Sandro Vacchetti nasce il 1 febbraio
del 1889 a Carrù, un paesino del cuneese, da Giuseppe Vacchetti e
Francesca Beccaria.
Il contesto familiare era ben propenso all'arte; il padre, era stato
maestro elementare nel paese per oltre quarant'anni, ed aveva trasmesso
l'amore per la musica e la pittura a tutti i suoi otto figli: Ignazio,
Margherita, Filippo, Emilio, Giovanna, Angelo, Sandro e Lina.
Sandro ebbe un rapporto molto profondo con il fratello maggiore Ignazio,
morto in giovane età, e con la piccola Lina, sua preferita, che
frequentemente andava a trovare a Carrù.
Ad appena dodici anni, nel 1901, Sandro lascia Carrù per recarsi a
Torino dove da tempo risiedono i suoi fratelli maggiori, Ignazio,
Angelo, 'Pippo' ed Emilio, questi ultimi due, studenti all'Accademia
Albertina sotto la guida di Giacomo Grosso, che sembra non accogliesse
di buon grado la presenza di un terzo Vacchetti ai corsi ordinari,
esclamando: «Ma ce n'è ancora un altro?». Questo episodio, sembra,
secondo una testimonianza della famiglia induce Sandro ad iscriversi ai
corsi serali di disegno e nudo dell'Accademia Albertina, con esiti molto
favorevoli.
Nello studio di pittura dei due fratelli, aperto qualche tempo dopo, in
corso San Maurizio, Sandro conosce Matteo Oliviero, amico di accademia
di Pippo, il quale seguirà il giovane Vacchetti nella sua prima
formazione artistica.

Fig.1
Fig. 2

Fig. 3
Di questo periodo sono un paio di disegni a matita, dal vero,
raffiguranti due ritratti di zingara (figg. 1-2), peraltro molto
espressivi ed un piccolo olio ovale, più tardo, firmato e datato 1911,
intitolato Pensiero triste (fig. 3). Già si manifestava la
predilezione di Vacchetti per il mondo femminile. La piccola tela, reca
su di un lato una poesia dello stesso Sandro, probabilmente dedicata
alla sua fidanzata Dorina 'improvvisamente' scomparsa.
“Dorma / Torino 1911 / Dorina di
addio di giovinezza / una fugge la bellezza / e giovinezza non torna /
Più e il tempo che passa / senza l'amore e non / tornerà. / Chi vuol
esser lieto sia / del diman non v'è certezza.”
In questi stessi anni, sempre a Torino, il giovane artista, insieme al
fratello Emilio, realizza una serie di cartelloni e manifesti per la
«Italia Film», anche se la collaborazione di
Sandro resta sempre nell'anonimato.
Gli studi di pittura proseguono sotto la guida di Giovanni Guarlotti,
del quale diviene l'allievo preferito.
I molti impegni non impedivano comunque a Sandro, appena possibile, di
tornare a Carrù e dedicarsi alla pittura degli incantevoli paesaggi
della zona. Nel 1913, la morte improvvisa del fratello Angelo, gettò
Sandro in un periodo di grande sconforto. Un'occasione di lavoro in
America, intorno al 1914, gli consentì di soggiornare a Boston per tre
anni, e successivamente, per un breve periodo, a New York.
Durante questa parentesi statunitense, Sandro Vacchetti avrebbe svolto
l'attività di illustratore pubblicitario e litografo; secondo Ernesto
Billò, il maestro si sarebbe esercitato anche nella realizzazione di
prodotti ceramici, piccole figure femminili nude che avrebbero riscosso
particolare successo presso i divi cinematografici dell'epoca; ma delle
quali non vi è documentazione certa.
Tuttavia il ritrovamento di alcuni
disegni e di un dipinto, firmati e datati tutti Sandro Vacchetti -
Boston 1916, costituisce un contributo fondamentale e
sin qui inedito del suo percorso artistico. È proprio negli anni
americani che vengono elaborate le tematiche femminili, riproposte con
continuità nei successivi lavori italiani. Richiamato in patria, in
seguito gli eventi bellici, il Vacchetti non vi prende però parte.
Nel 1919 a Torino, durante una festa a cui partecipano molti artisti,
Sandro conosce Enrico Scavini, proprietario della «Lenci», affermata manifattura di
bambole. Notato il talento e la creatività del giovane, Scavini lo
invita a collaborare nella sua fabbrica come decoratore e modellatore di
visi, a fianco ad artisti di notevole abilità come Lino Berzoini,
Giovanni Riva, Teonesto Deabate e l'illustratore Marcello Dudovich,
divenendone direttore artistico nel 1922. Sarà proprio durante gli anni
della sua guida che la «Lenci» conoscerà il momento di
maggior splendore, scandito dal successo di mostre come quella parigina
internazionale di arti decorative industriali moderne del 1925, quella
di Monza del 1927 e quella posteriore di due anni, tenuta alla «Gallows Gallery» di Londra, in occasione della
quale la rivista «The Studio» pubblica in copertina una
Madonna di Sandro Vacchetti.
Fondamentale è il legame affettivo
che lega Sandro alla moglie dello Scavini,
Elena König, già conosciuta a
Torino prima della guerra, e di cui realizzerà un intenso ritratto a
olio. L'attività internazionale della «Lenci», consentono a Sandro, tra gli
anni venti e trenta, di soggiornare almeno due volte a Parigi.
Di questi viaggi sono testimonianza
diversi ritratti di donna tra cui ricordiamo lo splendido pastello
Nasin (soggetto ripreso da Elena Scavini per il
catalogo della Lenci), un olio di piccolissime dimensioni,
un'autentica miniatura, del 1921, intitolato Nina e un Ritratto di donna.
In questo stesso periodo Sandro sposa
Amelia Raviola, giovane vedova di guerra, dalla quale avrà Giuseppe. A
Torino i due andranno ad abitare in via Cassini 37, in un villa
progettata dallo stesso Vacchetti, andata distrutta durante il secondo
conflitto mondiale. Nel 1934 Sandro abbandona la direzione della «Lenci» e dà vita ad una propria
manifattura ceramica, la
Essevi, che trae nome dalle sue
iniziali, i cui laboratori hanno sede nell'edificio di via Cassini. Con
l'inizio della guerra, l'attività della fabbrica si riduce drasticamente
e a seguito dei gravi danni alle strutture e al materiale causati dal
bombardamento del novembre 1942, Sandro decide di trasferire quanto ne
resta a Carrù, per non cessare del tutto la produzione. Terminato il
conflitto mondiale, la «Essevi» riprende a pieno ritmo ed
incrementa la produzione e l'esportazione dei suoi prodotti in Europa,
nelle Americhe e perfino in Oriente.
Il figlio Beppe, che aveva affiancato Sandro come amministratore
dell'azienda paterna, all'inizio degli anni cinquanta viene assunto da
una banca e lascia la «Essevi». Il Vacchetti, ormai
sessantenne, decide allora di ritirarsi a Carrù chiudendo, nel 1952, la
«Essevi» e dedicandosi a tempo pieno
alla pittura, che del resto non aveva mai abbandonato (la domenica
pomeriggio era da sempre nella vita di Sandro riservata alla pittura,
anche duranti gli intensi anni della produzione della Essevi).
A seguito di una lunga e dolorosa malattia, Sandro Vacchetti muore nel
1976.
A Carrù ancora tutti lo ricordano con la sua inseparabile cassetta dei
colori, vestito di un camice bianco e intento a fumare la pipa.
Due anni dopo, nella mostra Torino tra le due guerre per la prima volta
viene dato il giusto rilievo alla produzione della Lenci e della Essevi,
riconoscendo al Vacchetti un ruolo di protagonista.
LO STILE
Come già scrissi su Sandro Vacchetti e la Essevi, Ceramiche del
Novecento italiano, edito nel 2005 da Paparo Edizioni, ed al cui
testo rinvio il lettore per un accurato approfondimento sul tema,
risulta compito arduo, tracciare il profilo artistico di un personaggio
eclettico come Sandro Vacchetti, la cui intensa attività si estese,
dalla pittura alla ceramica. La produzione pittorica di Sandro Vacchetti
può dividersi agevolmente in due gruppi tematici principali: quello dei
ritratti, il cui linguaggio stilistico è affine a quello utilizzato
dall'artista per le realizzazioni ceramiche, e quello dei paesaggi, i
quali ritraggono per lo più luoghi familiari al maestro, legati ai
ricordi d'infanzia: luoghi dell'anima, filtrati attraverso le emozioni
che li rendono ancor più intimi. La pittura 'romantica', è fortemente
giocata sulle emozioni, con espliciti rinvii alla pittura
impressionista. In tutte le sue opere, prevale un senso di quiete,
un'atmosfera sospesa, meditativa.
Un altro aspetto della poetica pittorica di Sandro Vacchetti è la sua
concezione dello spazio, che è evidentemente anch'esso rapporto
emozionale svincolato dal dato reale, e dunque irrazionale e non
quantificabile e sempre aperto a modifiche e alterazioni. Lo spazio per
il maestro è soprattutto spazio dell'anima, spazio illimitato,
incompiuto, illusione, sensibilissimo gioco pittorico.
Maria Grazia Gargiulo
TESTI DI RIFERIMENTO:
Maria Grazia Gargiulo - Sandro
Vacchetti e la ESSEVI, Ceramiche del Novecento Italiano. Paparo -
Napoli 2005
Fulvio Maria Rosso, Per virtù del fuoco. Uomini e ceramiche del
Novecento italiano, Aosta 1983.
Le ceramiche Lenci, gli artisti-i secessionisti, Milano [s.a.].
«Antiquariato», 32, 1982.
Ceramiche Lenci ed Essevi 1927-1947, catalogo della mostra,
Torino 1982.
Rossana Bossaglia, Arti applicate e
decorative, in La metafisica: gli Anni Venti, catalogo della
mostra, II, Bologna 1980.
Ernesto Billò, Aria 'd Carù. Vicende, figure, umori, vitalità di un
paese tra Langa e pianura, Carrù 1980.
Luciano Proverbio, Lenci: le ceramiche
1919-1937, Torino 1979.
Ceramiche italiane 1900-1950, Milano 1978.
Rossana Bossaglia, Il decò italiano.
Fisionomia dello stile 1925 in Italia. Milano 1975.
Sitografia:
Sandro Vacchetti e la ESSEVI