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Arte egizia. Parte IV

 

Secondo Periodo Intermedio e Hyksos: frontiera orientale, cultura asiatica, armi, cavalli e trasformazioni prima del Nuovo Regno.

 

 

 

 

 

Il Secondo Periodo Intermedio appartiene alle fasi più complesse della storia egizia. La tradizione dinastica lo colloca tra la crisi della XIII dinastia e la formazione del Nuovo Regno, con il Delta orientale governato da dinastie di origine asiatica, il Medio Egitto attraversato da poteri instabili, Tebe rafforzata come centro meridionale e la Nubia di Kerma attiva lungo il confine sud. L’immagine più antica di questo periodo, costruita dalle fonti egizie posteriori, insisteva sulla presenza straniera, sulla rottura dell’ordine e sulla liberazione tebana. L’archeologia recente ha reso il quadro più denso: il Delta orientale appare come area di lunga immigrazione, commercio, insediamento levantino, interazione religiosa e trasformazione tecnologica.

Gli Hyksos, forma greca dell’egiziano heqa khasut, “capi dei paesi stranieri”, costituiscono la XV dinastia. Essi governano soprattutto il nord dell’Egitto, con capitale ad Avaris, identificata nel sito di Tell el-Dab‘a. Il loro potere nasce in un ambiente di frontiera: porto, città commerciale, crocevia fra Egitto, Sinai, Levante, Cipro, Siria e Mediterraneo orientale. La loro importanza storico-artistica non risiede in un grande stile monumentale paragonabile a quello menfita o tebano, bensì in una cultura materiale ibrida, capace di modificare il rapporto egizio con guerra, diplomazia, mobilità, oggetto straniero, identità regale.

1. Dalla XIII dinastia alla frammentazione politica

La XIII dinastia eredita l’apparato del Medio Regno, ma la successione rapida dei sovrani, la dispersione dell’autorità e il peso crescente dei poteri locali indeboliscono la coesione dello Stato. Itj-tawy, il Fayum, Tebe, il Delta e le province conservano strutture amministrative, scribali e cultuali; il sistema centrale perde progressivamente capacità di coordinamento.

Sul piano artistico questa fase non produce una rottura immediata. Le forme medio-regie continuano: steli, sarcofagi, statue di funzionari, piccoli oggetti, gioielli, scarabei, sigilli, pitture tombali, culti osiriaci. L’arte della XIII dinastia conserva ancora la qualità lineare e testuale del Medio Regno, con una crescente dispersione dei centri di produzione.

Il Secondo Periodo Intermedio nasce da questa trasformazione interna. Nel Delta orientale, gruppi di origine levantina erano presenti già dalla fine del Medio Regno. La loro presenza è visibile in case, tombe, oggetti, pratiche funerarie, ceramiche, armi, nomi personali e forme cultuali. Avaris non appare come una città improvvisamente conquistata da un esercito esterno; appare come un insediamento cosmopolita, cresciuto per strati, dove popolazioni asiatiche si integrarono nel tessuto egiziano e poi acquisirono potere.

2. Avaris / Tell el-Dab‘a: città di frontiera e capitale hyksos

Tell el-Dab‘a è il centro decisivo. Gli scavi diretti da Manfred Bietak hanno identificato nel sito l’antica Avaris, capitale della XV dinastia, e hanno ricostruito una sequenza insediativa che parte dal Medio Regno e attraversa l’età hyksos fino al Nuovo Regno, quando la zona di Qantir-Piramesse diventerà nuovamente centrale.

La città nasce presso una fondazione fortificata della XII dinastia e cresce come porto orientale dell’Egitto. La posizione nel Delta la rende punto naturale di contatto con il Levante. Le case, i quartieri, le tombe intramurali, i complessi cultuali, le ceramiche e gli oggetti mostrano una popolazione composita. In alcune fasi le tombe sono collocate dentro o accanto alle abitazioni, secondo pratiche vicino-orientali. Compaiono armi di tipo siro-palestinese, toggle pins, ceramiche levantine, sepolture di equidi, resti di banchetti e culti domestici.

La cultura materiale di Avaris rivela una comunità capace di vivere entro due codici. Da un lato adotta elementi egizi: geroglifici, titolatura, amministrazione, scarabei, formule regali, culti locali. Dall’altro mantiene pratiche occidentali asiatiche: architetture di tipo vicino-orientale, sepolture domestiche, armi, nomi semitici, forme di culto legate a Baal e al dio Seth reinterpretato in chiave di tempesta. La città funziona come luogo di negoziazione identitaria.

La scoperta di un frammento di tavoletta cuneiforme in un palazzo di Avaris ha ampliato il quadro diplomatico. Essa indica rapporti con reti alto-mesopotamiche e amorree, in anticipo rispetto al più noto sistema epistolare delle lettere di Amarna. Avaris non era soltanto capitale regionale; era nodo internazionale, coinvolto in scambi di merci, persone, tecnologie e linguaggi amministrativi.

3. Gli Hyksos e la questione dell’origine

La domanda “da dove venivano gli Hyksos?” ha dominato a lungo la ricerca. Le fonti egizie e greche, soprattutto attraverso Manetone, alimentarono l’idea di un’invasione straniera. L’archeologia, la bioarcheologia e lo studio della cultura materiale hanno modificato il problema. La presenza levantina nel Delta precede il dominio hyksos. L’ascesa politica della XV dinastia appare come risultato di una lunga mobilità, di insediamenti stabili e di élites asiatiche già radicate.

Lo studio isotopico dello smalto dentale su individui di Tell el-Dab‘a ha fornito un dato rilevante. I valori dello stronzio mostrano un’alta percentuale di non locali nella fase pre-hyksos, durante XII e XIII dinastia, mentre nel periodo di governo hyksos cresce la componente nata localmente nel Delta. Il risultato suggerisce un processo di immigrazione anteriore alla presa del potere. La dinastia hyksos appare quindi come vertice politico di una società mista già presente da generazioni.

Anche la distribuzione di genere dei non locali ha attirato attenzione: la presenza consistente di donne provenienti da fuori regione suggerisce dinamiche matrimoniali, residenziali e sociali articolate. Il Delta non fu soltanto teatro di eserciti; fu spazio di famiglie, artigiani, mercanti, funzionari, culti domestici, matrimoni e appartenenze multiple.

4. Cultura materiale hyksos: oggetti, sigilli, scarabei, armi

La cultura materiale hyksos si riconosce soprattutto attraverso oggetti mobili e contesti domestici o funerari. Gli scarabei con nomi regali, i sigilli, le ceramiche, le armi, le placche, gli ornamenti, le sepolture e gli oggetti importati costruiscono un quadro più eloquente dei grandi monumenti. I nomi di sovrani come Khayan e Apepi circolano su scarabei e oggetti anche fuori dall’Egitto, segnalando ampiezza di relazioni e prestigio internazionale.

Gli scarabei hyksos svolgono una funzione politica e amministrativa. Essi combinano il supporto egizio dello scarabeo con nomi e titoli di sovrani asiatici inseriti nella grammatica regale egizia. Il sigillo diventa luogo di ibridazione: forma egizia, nome straniero, uso amministrativo, circolazione commerciale.

Le armi rivestono un ruolo speciale. Asce fenestrate, pugnali, punte di lancia, archi compositi, elementi di carro e oggetti metallici di tipo levantino segnalano un nuovo orizzonte militare. La violenza delle guerre di liberazione tebana e le ferite sulla mummia di Seqenenra Tao mostrano quanto le tecnologie belliche asiatiche avessero inciso sul conflitto. L’ascia di tipo vicino-orientale, con taglio penetrante, entra quasi come firma materiale del periodo.

La cultura hyksos produce quindi una modificazione profonda nel repertorio egizio. Anche dopo la cacciata della XV dinastia, il Nuovo Regno conserverà e svilupperà strumenti e tecnologie legati alla fase di contatto: cavallo, carro, nuove armi, diplomazia internazionale, lessico militare, modelli di scambio con Asia occidentale e Mediterraneo orientale.

5. Cavallo e carro: tecnologia, guerra, iconografia

Il cavallo e il carro da guerra costituiscono uno dei lasciti più importanti della fase hyksos e del più ampio contatto siro-palestinese. Il carro leggero a due ruote, trainato da cavalli, cambia la pratica militare e, di conseguenza, l’immagine del re guerriero. All’inizio del Nuovo Regno il faraone sul carro diventerà uno dei temi centrali della propaganda imperiale: caccia, battaglia, inseguimento del nemico, dominio del caos.

Nella cultura dell’Antico e Medio Regno il sovrano colpisce il nemico a piedi, in una formula cerimoniale antichissima. Dopo il Secondo Periodo Intermedio il re può apparire anche come arciere sul carro, figura dinamica, rapida, tecnicamente superiore. La trasformazione non riguarda solo la guerra. Riguarda l’immagine del potere: il faraone non è soltanto corpo stabile e rituale; è guida mobile, cacciatore, condottiero, signore dei cavalli e della velocità.

I carri ritrovati in tombe della XVIII dinastia, soprattutto nel corredo di Tutankhamon, mostrano la maturazione egizia di una tecnologia introdotta attraverso l’Asia. Legni scelti, cuoio, lamine d’oro, intarsi, ruote leggere, casse decorate trasformano il veicolo militare in oggetto di lusso e regalità. L’origine straniera viene assorbita e rifusa in una forma faraonica.

6. Seth, Baal e la religione della frontiera

Il mondo hyksos mostra una particolare attenzione per Seth, dio egizio delle tempeste, del deserto e delle forze liminari, identificato o accostato a Baal e ad altre divinità levantine della tempesta. Avaris si colloca in uno spazio geografico e simbolico adatto a questa associazione: frontiera orientale, rotte asiatiche, zone palustri, margine fra Egitto e mondo siro-palestinese.

La religione della frontiera non produce semplicemente sostituzioni divine. Lavora per equivalenze, sovrapposizioni, traduzioni. Un dio egizio assume tratti semitici; un dio levantino riceve forma e nome leggibili nel contesto egizio. Questa mobilità cultuale anticipa fenomeni più ampi del Nuovo Regno, quando divinità asiatiche come Reshef, Astarte e Anat entreranno stabilmente nell’orizzonte egizio.

L’arte segue questa logica. Sigilli, scarabei, piccoli oggetti, nomi teofori e architetture cultuali mostrano un mondo in cui la divinità può essere riconosciuta attraverso attributi, titoli, animali, armi, posture e segni condivisi. La frontiera orientale produce una grammatica religiosa flessibile.

7. Nubia, Kerma e il fronte meridionale

Mentre gli Hyksos governano il Delta, a sud il regno di Kerma cresce come potenza autonoma. La Nubia medio-regia era stata controllata dagli Egizi attraverso fortezze, scambi, presidi e stazioni commerciali; durante il Secondo Periodo Intermedio Kerma diventa interlocutore e rivale. La tradizione egizia ricorda contatti ostili tra Tebe, Hyksos e Kush. La situazione meridionale costringe i principi tebani a pensare la guerra su due fronti: Delta e Nubia.

L’arte e la cultura materiale nubiana mostrano caratteri propri: ceramiche finissime, tombe monumentali, tumuli, letti funerari, oggetti in avorio, mica, osso, ornamenti, forme locali influenzate dal contatto egizio e levantino. Le fonti enciclopediche ricordano l’arrivo di doni hyksos a Kerma, con intarsi di osso confrontabili con materiali di Gaza e Sedment, e il loro effetto sugli artigiani kusiti. Questo dato suggerisce una circolazione ampia di oggetti e motivi, dal Delta alla Nubia, passando attraverso reti politiche e diplomatiche.

Il Secondo Periodo Intermedio non è quindi solo storia del Delta. È storia di un Egitto compresso fra poteri regionali, nel quale Tebe costruisce la propria identità proprio attraverso il conflitto con nord e sud. La futura espansione del Nuovo Regno in Nubia nasce anche da questa esperienza di vulnerabilità.

8. Abydos Dynasty e i regni minori dell’Alto Egitto

Le scoperte recenti ad Abydos hanno aggiunto un capitolo essenziale alla comprensione del periodo. La cosiddetta Abydos Dynasty, confermata dagli scavi di Josef Wegner e della Penn Museum Expedition, indica l’esistenza di una linea regale locale nell’Alto Egitto durante il Secondo Periodo Intermedio. La tomba di Seneb-Kay, annunciata nel 2014, e la grande tomba reale individuata nel 2025 nella necropoli di Anubis Mountain mostrano che l’Alto Egitto era più frammentato di quanto suggerissero i soli schemi dinastici tradizionali.

La tomba scoperta nel 2025, con camera funeraria in calcare, ingresso decorato, volte in mattoni crudi e iscrizioni danneggiate, illumina una regalità locale fragile ma ambiziosa. I testi geroglifici perduti o mutili avevano registrato il nome del sovrano; le immagini di Iside e Nefti presso l’ingresso collegavano il sepolcro al linguaggio funerario regale. La perdita del nome rende il monumento ancora più eloquente: mostra una regalità che voleva iscriversi nella tradizione, ma la cui memoria fu travolta da saccheggi, riusi e discontinuità politiche.

Abydos, luogo di Osiride e necropoli regale arcaica, diventa così spazio di legittimazione per sovrani locali del Secondo Periodo Intermedio. La scelta del sito indica una volontà precisa: radicarsi in una memoria antichissima, appropriarsi di un paesaggio sacro, trasformare una regalità minore in continuità dinastica.

9. Tebe, XVII dinastia e arte della resistenza

La XVII dinastia tebana costruisce progressivamente la propria autorità nel sud. I sovrani Seqenenra Tao, Kamose e Ahmose diventeranno protagonisti della guerra contro gli Hyksos. Le fonti tebane presentano questa guerra come liberazione dell’Egitto dal dominio straniero. Le stele di Kamose, con linguaggio energico e polemico, sono documenti politici di alta intensità. Esse non registrano soltanto eventi militari; costruiscono una retorica della legittimità tebana.

La mummia di Seqenenra Tao, con ferite traumatiche al capo, offre una rara evidenza corporea della violenza del conflitto. L’analisi delle lesioni ha suggerito armi di tipo vicino-orientale. Il corpo del re diventa documento storico e politico. La morte violenta entra nella memoria dinastica e prepara la celebrazione di Ahmose come riunificatore.

L’arte tebana della XVII dinastia non possiede ancora la magnificenza del Nuovo Regno, ma sviluppa un tono di transizione. Sarcofagi rishi, con decorazione a piume, oggetti funerari, armi, gioielli e testi costruiscono una cultura regale più concentrata, militare, mobile. I sarcofagi rishi trasformano il corpo del defunto in figura alata, avvolta da piumaggio protettivo. La decorazione piumata suggerisce rinascita, potenza celeste, protezione divina. Questo tipo accompagna il passaggio verso la XVIII dinastia.

10. Ahhotep: gioielli, armi e memoria dinastica

La tomba della regina Ahhotep, madre o parente stretta dei sovrani della liberazione tebana, ha restituito oggetti di straordinario interesse: armi, gioielli, insegne, elementi decorati, pugnali, asce, ornamenti. L’Enciclopedia ricorda in particolare la lama di pugnale con leone che insegue un vitello, realizzata con figure in filo d’oro su fondo scuro mediante tecnica affine al niello, di possibile origine micenea. Questo oggetto concentra il carattere internazionale della transizione: tema animale dinamico, tecnica di provenienza egea o egeo-orientale, contesto tebano di lotta contro gli Hyksos.

Il corredo di Ahhotep mostra come la guerra di liberazione abbia prodotto anche un linguaggio di prestigio materiale. Armi e gioielli diventano segni di potere femminile, dinastico e militare. La regina appare legata alla stabilità della casa tebana, alla trasmissione del potere e al successo della campagna contro il nord.

La cultura artistica del passaggio alla XVIII dinastia nasce dunque da un intreccio: eredità medio-regia, competizione con Avaris, tecnologie asiatiche, contatti egei, memoria tebana, nuova ideologia imperiale.

11. Avaris dopo gli Hyksos: continuità e Mediterraneo

Dopo la vittoria di Ahmose, Avaris non scompare dalla storia egizia. L’archeologia indica la permanenza di popolazioni di origine asiatica e la trasformazione del sito entro la politica del Nuovo Regno. Nella zona di Tell el-Dab‘a / Ezbet Helmi, i palazzi thutmosidi conservano una delle scoperte più sorprendenti: frammenti di pitture murali in stile minoico, con scene di tauromachia, grifoni, motivi a rosetta e tecniche legate al mondo egeo.

Queste pitture appartengono alla fase thutmoside, quindi successiva al pieno dominio hyksos. Il loro significato è però essenziale per comprendere la lunga vocazione internazionale di Avaris. Il sito che era stato capitale hyksos diventa nel Nuovo Regno uno spazio di ricezione mediterranea. Artisti o modelli egei, committenze egizie, palazzi del Delta e immagini di tradizione cretese si incontrano in un contesto politico ormai faraonico.

Avaris mostra così una continuità di funzione: porta dell’Egitto verso il Mediterraneo orientale. La città cambia signori, ma conserva la propria posizione di cerniera.

12. Significato storico-artistico del Secondo Periodo Intermedio

Il Secondo Periodo Intermedio ha un’importanza superiore alla quantità di grandi opere conservate. Il suo valore sta nei processi. In questa fase l’arte egizia entra in contatto intenso con cultura levantina, armi asiatiche, cavallo, carro, pratiche funerarie domestiche, diplomazia cuneiforme, culti di frontiera, regni locali dell’Alto Egitto, Nubia di Kerma, nuova regalità tebana.

L’immagine egizia si prepara a cambiare scala. Il Nuovo Regno erediterà dal conflitto con gli Hyksos una regalità più militare, più internazionale, più mobile. Il faraone della XVIII dinastia sarà costruttore di templi, signore di impero, vincitore su carro, interlocutore diplomatico di re asiatici, destinatario di tributi, patrono di un’arte raffinata e cosmopolita. Questa grande stagione nasce anche dalle tensioni del Secondo Periodo Intermedio.

La fase hyksos, letta attraverso Avaris, supera la vecchia immagine di parentesi oscura. È un momento di trasformazione. Porta dentro l’Egitto nuovi corpi, nuove tecnologie, nuovi oggetti, nuovi contatti e nuovi modi di immaginare il potere. La successiva arte tebana del Nuovo Regno non nasce dal semplice ritorno all’ordine antico; nasce da una civiltà che ha attraversato la frontiera e l’ha convertita in energia imperiale.

 

 

Continua: Arte egizia. Parte V - Nuovo Regno - Tebe imperiale

 

 

 

Note

[1] Per la periodizzazione canonica del Secondo Periodo Intermedio e la definizione tradizionale degli Hyksos si veda la voce “Egitto antico” dell’Enciclopedia Universale dell’Arte, vol. IV.

[2] Manfred Bietak, Avaris: The Capital of the Hyksos. Recent Excavations at Tell el-Dab‘a, British Museum Press, London, 1996.

[3] Manfred Bietak, “Where Did the Hyksos Come from and Where Did They Go?”, in Marcel Marée, a cura di, The Second Intermediate Period (Thirteenth-Seventeenth Dynasties): Current Research, Future Prospects, Peeters, Leuven, 2010.

[4] Chris Stantis, Arwa Kharobi, Nina Maaranen, Geoff M. Nowell, Manfred Bietak, Silvia Prell, Holger Schutkowski, “Who were the Hyksos? Challenging traditional narratives using strontium isotope (87Sr/86Sr) analysis of human remains from ancient Egypt”, PLOS ONE, 15, 7, 2020.

[5] Danielle Candelora, “Defining the Hyksos: A Reevaluation of the Title ḥqꜣ ḫꜣswt and its Implications for Hyksos Identity”, Journal of the American Research Center in Egypt, 53, Cairo-New York, 2017.

[6] Danielle Candelora, “Entangled in Orientalism: How the Hyksos Became a Race”, Journal of Egyptian History, 11, Leiden, 2018.

[7] Irene Forstner-Müller, “Tombs and Burial Customs at Tell el-Dab‘a during the Late Middle Kingdom and the Second Intermediate Period”, in Marcel Marée, a cura di, The Second Intermediate Period, Peeters, Leuven, 2010.

[8] Sulla diplomazia internazionale di Avaris e sul frammento cuneiforme: Manfred Bietak, “Avaris/Tell el-Dab‘a”, aggiornamenti e sintesi recenti sul sito.

[9] Per la cultura nubiana e Kerma nel periodo: Charles Bonnet, Dominique Valbelle, The Nubian Pharaohs: Black Kings on the Nile, American University in Cairo Press, Cairo-New York, 2006; si veda anche la voce “Nubiani” dell’Enciclopedia Universale dell’Arte, vol. X.

[10] Per Abydos Dynasty e scoperte recenti: Josef Wegner, Penn Museum Expedition ad Abydos, comunicazioni 2014 e 2025 sulla tomba di Seneb-Kay e sulla tomba reale anonima di Anubis Mountain.

[11] Per i sarcofagi rishi e la cultura funeraria tebana della XVII dinastia: Daniel Polz, studi sulla necropoli tebana del Secondo Periodo Intermedio e sulla transizione alla XVIII dinastia.

[12] Per le pitture minoiche di Tell el-Dab‘a: Manfred Bietak, Nanno Marinatos, Clairy Palyvou, Taureador Scenes in Tell el-Dab‘a (Avaris) and Knossos, Österreichische Akademie der Wissenschaften, Wien, 2007.

 

 

 

Bibliografia essenziale

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