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Rosalba Carriera (Venezia 1675 – 1757)

 

 

 

 

Rosalba Carriera nacque a Venezia nella parrocchia di San Basilio il 17 ottobre 1675 (Zava Boccazzi 1981). Il “padre era impiegato nelle podesterie, la madre Angela Foresti ricamava. È difficile dire quale fu la formazione della pittrice. Il primo dilemma che si presenta è se Rosalba fosse allieva di qualche pittore veneziano o brillante autodidatta, cresciuta nella «bottega artigianale» della sua famiglia dove, cosa rara per l’epoca, la pratica del ricamo, e quindi del disegno, era unita ad una certa cultura letteraria e musicale. È certo che Rosalba, con le sorelle Giovanna e Angela, imparava il francese, la storia, la letteratura e infatti poté sempre scrivere le sue lettere ai corrispondenti stranieri in buon francese. Delle sorelle, Giovanna [andata sposa al pittore Antonio Pellegrini] si cimentò con componimenti petrarcheschi, e Angela seppe ben figurare alla corte del Pfalz a Düsseldorf facendo musica e recitando insieme ai virtuosi italiani” (Sani 1988).
“Prima di mettersi a dipingere, questa sapiente giovinetta non aveva altra occupazione che tracciare modelli per i merletti chiamati punto Venezia, e quando passarono di moda si venne a trovare in grande imbarazzo, perché bisognava pur vivere, e né lei né i suoi genitori ne avevano i mezzi” (Mariette 1851-1853).
Fin da ragazza però Rosalba Carriera aveva dimostrato inclinazione al disegno, e quando la famiglia tornò a Venezia, dopo gli incarichi del padre nelle cancellerie del Friuli, la giovinetta vi si applicò sistematicamente. Le fonti ricordano come suo primo maestro Giuseppe Diamantini, al quale seguì Antonio Balestra (Zanetti 1771; Campori 1866). “Ritornatosene il padre suo in Vinegia, e quivi fermata la sua dimora, ebbe Rosalba miglior agio di studiare e di esercitarsi nella pittura; e fu allora che, oltre al lavorare ad olio, diedesi con più attenzione alla miniatura, producendo di quando in quando varie teste e mezze figure di buon gusto. Di queste però non era conosciuto né il pregio, né il valore, avendo ella cominciato a dipingerle sul rovescio dei coperchi di certe tabacchiere d’avorio ch’erano allora in gran pregio, lavorate con picciole borchie d’oro o d’argento, ma che tuttavia assai scarsamente le si pagavano per la miniatura” (Memorie intorno alla vita di Rosalba Carriera, 1755 [1843]).
Il passo verso una ritrattistica maggiore fu breve, e da subito le sue composizioni a pastello suscitarono l’interesse della nobiltà veneziana. Il 27 settembre 1705 fu ammessa all’Accademia di San Luca a Roma presentando una miniatura in avorio.  
La notorietà dell’artista, in crescente ascesa, trova conferma nelle numerose ordinazioni di ritratti che le iniziarono a pervenire anche da parte di principi e signori di passaggio a Venezia. Ricevette infatti commissioni dal duca Cristiano di Meclemburgo (1706), da Federico IV di Danimarca (1709), dall’elettore di Sassonia (1717).    
Nel marzo del 1720, assieme alla madre e alle due sorelle, accompagnata da Pellegrini, si recò a Parigi ospite di Pierre Crozat, che la introdusse nei fastosi ricevimenti dei personaggi di corte. Oltre a dare concerti assai apprezzati, essendo ella anche valente musicista, conobbe Watteau, Coypel, Rigaud e, soprattutto, eseguì numerosi ritratti che riscossero un notevole successo. A conferma di tale consenso fu ammessa, nell’ottobre dello stesso anno, all’Académie de Peinture di Parigi.
Rientrata poco dopo fra le lagune, l’artista continuò a lavorare e a ricevere gratificazioni, come l’invito, formulato dall’imperatore Carlo VI, di recarsi a Vienna per ritrarre l’imperatrice (1630). “All’apice del suo successo, reduce dai trionfi parigini, quando si preparava a coglierne altri nel suo viaggio viennese, la pittrice accolse nella sua casa Felicita Sartori che sarebbe diventata la sua allieva prediletta” (Sani 2003).
Sfortunatamente “verso il 1746 cominciò a manifestarsi in tutta la sua gravità una incurabile malattia agli occhi, cui tenne seguito un forte squilibrio mentale, sicché da tale momento Rosalba pose fine alla sua incredibile operosità. Visse quindi in estrema tristezza i suoi ultimi anni fino al 15 ottobre 1757” (Cessi 1965), quando morì nella parrocchia di San Vio (Santi Vito e Modesto) a Venezia.
 


Daniele D'Anza

 

 

marzo 2005