Gabriella Crespi

 

 

 

« Il giorno 14 febbraio 2017 Gabriella Crespi, celebre creativa milanese, ci ha lasciato.
Con eleganza inimitabile, nel corso della sua lunga vita, ha saputo destreggiarsi negli ambienti più disparati, dalle fatue luci del jet set internazionale, dove comunque riuscì sempre a brillare come una stella di prima grandezza, senza per questo farsi coinvolgere troppo da mode e tendenze, sino alle esperienze mistiche più estreme, che la portarono, ad un certo punto della sua vita, a ritirarsi per quasi vent’anni alle pendici dell’Himalaya, per completare quella ricerca del sé, che l’aveva sempre affascinata e profondamente coinvolta.
La sua storia professionale, iniziata con studi d’architettura, in anni durante i quali ben poche erano le donne che intraprendevano una tale strada accademica, ritenuta dai più ad esclusivo appannaggio maschile, dopo un percorso creativo variegato, seppe raggiungere, negli anni ’70 e ’80, le vette più elevante di un design minimalista ed al tempo stesso sofisticato, senza per questo scordarne l’uso funzionale, ma anzi inventando soluzioni geniali che ne moltiplicavano le potenzialità di fruizione.

Volere inquadrare la sua opera entro gli angusti spazi di una qualche scuola o corrente, risulta praticamente impossibile: Gabriella Crespi ha rappresentato un episodio creativo a sé stante, unico ed inimitabile, caratterizzato da una forte componente spirituale, che solo in anni più recenti ha iniziato ad essere percepita per i suoi valori più profondi, che travalicano quelli che sono i limiti dell’elemento di arredo.
Ritiratasi ad un certo punto della sua vita, nel suo meraviglioso eremo, nel cuore di Milano, circondata dai segni tangibili dei suoi percorsi creativi e spirituali, fino in ultimo ha continuato ad occuparsi di progettazione: è infatti dello scorso anno la sua ultima creatura, lo “Wave Desk”, ideale prosieguo delle sue opere più essenziali.
La firma continuerà ad operare, sotto la guida della figlia Elisabetta, da sempre attiva collaboratrice della madre, prendendosi anche cura dell’Archivio a lei dedicato, che cura gli aspetti storiografici della sua opera, come altresì l’autenticazione dei suoi lavori passati
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(Franco Deboni per il "Giornale dell'Arte", 2017)


 

 

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Bibliografia di riferimento:

Franco Deboni - Il Giornale dell'Arte, 2017