Gabriella Crespi

 

 

Gabriella Crespi, dopo aver conseguito la laurea in architettura al Politecnico di Milano, negli anni Cinquanta inizia la sua carriera di designer con una produzione di oggetti, lampade e sculture d'acciaio, la “Small Lune Collection”, a forma di luna.


Dagli inizi degli anni Sessanta realizzerà gioielli (orecchini, collane, bracciali, fibbie), oggetti per la casa e servizi per la tavola (candelieri e posate, piatti e coppe) per "Dior" - anche Mobili, a partire dagli anni Settanta. Tutte realizzazioni esclusive realizzate da valenti artigiani.

Utilizzerà legno e lacche, accostati a metalli dall’effetto prezioso quali ottone dorato e acciaio inox, ma anche cristallo, marmo e bambù disposto in lunghissimi raggi.

Trasferitasi a Roma dopo la separazione dal marito, nel 1964 apre un suo showroom a Palazzo Cenci.

 

Nel 1968, in rappresentanza del design italiano dell’epoca, viene presentato a Dallas il prototipo del suo primo “Plurimo”, studiati per mutare nello spazio - omaggio all'artista Emilio Vedova. Una serie di mostre, tra Stati Uniti, Europa e Medio Oriente, contribuiranno al successo di Gabriella Crespi fuori dai confini italiani.  

Le sue realizzazioni entrano nelle residenze di personalità illustri del tempo, come lo scià di Persia e la principessa Grace di Monaco.


Nel 1970, Elisabetta Crespi, figlia di Gabriella inizia la collaborazione nella produzione dei plurimi "Tavolo 2000", "Cubo Magico", "Tavolo Dama", "Tavolo Scultura".
Nello stesso anno nascono “Caleidoscopi” e “Lune”,
 leitmotiv della particolare poetica di Gabriella. Nelle “Lune”, vere sculture in pietra, viene utilizzato il travertino, il piperino marino, il marmo di Persia, montati su metallo o plexiglas.

Sempre del 1970, una sfera portafotografie, dotata di lente di ingrandimento su un supporto di ottone dorato.
Nel 1972 viene presentato il "Divano Quick Change" e tra il 1972 e il 1974, la linea "Z".
E' tra il 1970 e il 1974 che Gabriella Crespi realizza i suoi lavori a cera persa più importanti, tra cui la serie degli “Animali”, sculture in bronzo dall’approccio fiabesco, le collezioni “Gioielli” e “Gocce Oro”, le lampade “Caleidoscopio” (1970), e in un solo esemplare la scultura “My Soul” (La mia anima).
Tra il 1973 e il 1975 nasce la collezione “Rising Sun”, realizzata con l'uso di bamboo ed ottone, di cui fanno parte le celebri lampade "Fungo"; disegna il “Quick Change Sofa”, e della linea “Z”, “Z Bar” e “Z Desk” (quest'ultimo in più versioni).

 

 


 

Tavolo "Ellisse" in travertino

 

Nel 1976 vengono prodotti i nuovi plurimi "Ellisse" e "Cubo Tondo", la collezione “Sheherazade” e le “Stone Sculptures”.

 

"Menhir", mobiletto bar

 


Nel 1978 nasce il "Menhir", blocco-libreria e della stessa serie un mobiletto bar, nel 1979 il mobile “Yang Yin”.

 

La dualità è forse il linguaggio distintivo di Gabriella - quale riconoscimento di questa fondamentale natura delle cose, tra materia e spirito.

 

"La Pluralità danza sul seno dell'Unità, la Materia gioca nel cuore dello Spirito".

(Gabriella Crespi)

 

 

« Gabriella Crespi sente in sé le forze di Yang e Yin. È così che i cinesi chiamano la dualità cosmica della creazione di cielo e terra, uomo e donna, fuoco e acqua. Contrapposti che si attraggono e che, come avviene con i Plurimi, si fondono tra loro. » (Veit Mölter)

 

 Le realizzazioni di Gabriella Crespi sono esclusive, spesso pezzi unici o prodotti in poche copie, firmate e numerate. L’accuratissima esecuzione artigianale italiana si evidenzia negli ingegnosi meccanismi che ne decretano il funzionamento, ogni particolare è curato fino al raggiungimento della perfezione.


Tra il 1979 e il 1980 ancora nuovi 'Plurimi': "Blow Up", "Eclipse", "Sit & Sip", due tavoli scolpiti, "Ara", in legno massello, "Lunante", in travertino e lavagna e il tavolino multipiano “Ninfee”, in cedro del Libano e il blocco-libreria “Menhir”. Di particolare menzione uno scrittoio-libreria, parte della collezione “Yang Yin”, in acciaio lucido e plexiglas, composto da due parti utilizzabili chiuse o aperte, che celano al loro interno cassetti e scaffali.

 

«.. la raffinata Gabriella Crespi numera e firma mobili e suppellettili che sono, come negli anni trenta, vere e proprie sculture, presenze plastiche rivestite di ottone, di lacca o scavate nel cedro del Libano. » (Guido Guerrasio, 1981)


Nel 1982 Gabriella realizza in un unico esemplare il suo ultimo "Plurimo", il “Punto ‘83”, che verrà esposto nello stesso anno a Milano nella sala del Cenacolo al Museo della Scienza e della Tecnica, nell’ambito della Mostra “I Plurimi di Gabriella Crespi” presentata da Vanni Scheiwiller.

La mostra proporrà, in un suggestivo allestimento, alcuni pezzi iconici realizzati a partire dal 1970.

 

« I mobili di Gabriella Crespi hanno una notevole forza di seduzione anche se al primo approccio possono sconcertare il visitatore sprovveduto (o prevenuto) perché apparentemente contraddittori. Sono invece, a loro modo, perfettamente post-moderni per la critica elegantissima che essi fanno, nella loro massiccia solidità, alla fragilità del mobile moderno. Post-moderni perché mobili che cedono al fascino della solidità, del peso specifico, al richiamo dell’archeologia e qualche volta, dell’esotismo, frutto questo dei suoi tanti viaggi in ogni parte del mondo. Nei mobili di Gabriella Crespi provi il piacere della materia naturale ma sempre preziosa ... Mobili mobilissimi per diventare infine mobili plurimi. Mobili a sorpresa che come per un gioco magico si aprono, si chiudono, si cambiano, si trasformano: ‘Apriti Sesamo’ » (Vanni Scheiwiller, 1982)

 

 

 

« Gabriella Crespi, una grande donna che ha avuto
la rivelazione della creazione artigiana.
Il rigore del suo stile è temperato dal gioco dei materiali che usa e che sa animare con la complicità della luce. La sua arte di grande creatrice ha già fatto scuola.
» (Jacques Couëlle - architetto e scenografo)

 

 

 

« Parlare del mio lavorosignifica parlare di come io sento ciò che mi circonda e ciò che è necessario. Così un’idea, un disegno nasce lontano dal mio lavoro di routine e inizia non appena si crea intorno a me l’isolamento, per me la materia è plasmata innanzi tutto dal pensiero e da quella parte inconscia così importante che è in noi, non disgiunta da una realtà di vita attuale che può determinarne la realizzazione. » (Gabriella Crespi per Il Mobile, dicembre 1983)
 

 

Nel 1987, assecondando un percorso di ricerca spirituale, decide di lasciare Milano e si reca in India, sulle pendici dell'Hymalaia, dove conosce Sri Muniraji, che diverrà il suo Maestro spirituale.
Vivrà quasi stabilmente in India per circa vent’anni.
Nel 2005, Gabriella rientra definitivamente in Italia e scrive il libro “Ricerca di Infinito, Himalaya”, pubblicato nel 2007, in cui racconta le sue esperienze spirituali.

Nel 2008, ha acconsentito, per Stella McCartney, alla riedizione di una serie limitata di alcuni suoi gioielli degli anni '70.

Nel 2011 Palazzo Reale gli dedicherà a mostra antologica "Il Segno e lo Spirito", promossa dal Comune di Milano-Cultura e del Gruppo Mediolanum Farmaceutici Spa.
Nell'aprile 2012 nasce la "Gabriella Crespi Srl" con l'obiettivo di promuovere le nuove creazioni dell'Artista-Designer e nello stesso anno viene costituito, da Elisabetta Crespi, figlia dell'artista,  l'"Archivio Gabriella Crespi".
Nel 2013 è stata presentata una nuova edizione limitata del “Tavolo Scultura” in una nuova versione realizzata in marmo Nero Belga.

 

"Ellisse"


In occasione del Salone del Mobile 2015, nella Galleria Rita Fancsaly di Milano, Gabriella Crespi ha presentato “New Bronze Age”, una serie di nuove edizioni limitate realizzate per la prima volta in bronzo: "Ellisse", "Dama", "Yang Yin", "Z Desk".

 

 

 

Nello stesso anno nasce, in sodalizio con l’architetto Franco Deboni, "4Hand Puzzle Table" in soli due esemplari, uno con il piano in tessere di vetro blu e l’altro in rosso.

 


« Conoscevo il lavoro di Gabriella Crespi fin da quando ero studente d'architettura, nei primi anni Settanta. Ero rimasto affascinato da alcuni suoi mobili dalle forme purissime, eseguiti per lo più in metallo, con curiosi sistemi di aperture invisibili, diversi da tutto quello che veniva fatto all'epoca. A distanza di anni, oggi possiamo riconsiderare con obiettività il suo lavoro, constatando che alcune sue opere sono quasi senza tempo, vivono di vita propria, senza poter essere assimilate ad un qualsiasi movimento che ha attraversato il XX° secolo, ma che invece hanno influenzato tutta una serie di designer attivi specialmente in area romana negli anni Settanta e Ottanta ».

(Franco Deboni - Architetto, esperto di design del Novecento)

 

 

 


Nel 2016 Gabriella Crespi realizzerà il suo ultimo lavoro “Wave Desk”, pezzo unico.
 

Si spegnerà nella sua casa di Milano, il 14 febbraio 2017.

 

« Il giorno 14 febbraio 2017 Gabriella Crespi, celebre creativa milanese, ci ha lasciato.
Con eleganza inimitabile, nel corso della sua lunga vita, ha saputo destreggiarsi negli ambienti più disparati, dalle fatue luci del jet set internazionale, dove comunque riuscì sempre a brillare come una stella di prima grandezza, senza per questo farsi coinvolgere troppo da mode e tendenze, sino alle esperienze mistiche più estreme, che la portarono, ad un certo punto della sua vita, a ritirarsi per quasi vent’anni alle pendici dell’Himalaya, per completare quella ricerca del sé, che l’aveva sempre affascinata e profondamente coinvolta.
La sua storia professionale, iniziata con studi d’architettura, in anni durante i quali ben poche erano le donne che intraprendevano una tale strada accademica, ritenuta dai più ad esclusivo appannaggio maschile, dopo un percorso creativo variegato, seppe raggiungere, negli anni ’70 e ’80, le vette più elevante di un design minimalista ed al tempo stesso sofisticato, senza per questo scordarne l’uso funzionale, ma anzi inventando soluzioni geniali che ne moltiplicavano le potenzialità di fruizione.

Volere inquadrare la sua opera entro gli angusti spazi di una qualche scuola o corrente, risulta praticamente impossibile: Gabriella Crespi ha rappresentato un episodio creativo a sé stante, unico ed inimitabile, caratterizzato da una forte componente spirituale, che solo in anni più recenti ha iniziato ad essere percepita per i suoi valori più profondi, che travalicano quelli che sono i limiti dell’elemento di arredo.
Ritiratasi ad un certo punto della sua vita, nel suo meraviglioso eremo, nel cuore di Milano, circondata dai segni tangibili dei suoi percorsi creativi e spirituali, fino in ultimo ha continuato ad occuparsi di progettazione: è infatti dello scorso anno la sua ultima creatura, lo “Wave Desk”, ideale prosieguo delle sue opere più essenziali.
La firma continuerà ad operare, sotto la guida della figlia Elisabetta, da sempre attiva collaboratrice della madre, prendendosi anche cura dell’Archivio a lei dedicato, che cura gli aspetti storiografici della sua opera, come altresì l’autenticazione dei suoi lavori passati
. »

 

(Franco Deboni per il "Giornale dell'Arte", 2017)

 

 

 

Rita Fancsaly

 

 

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Bibliografia di riferimento:

Flash Art, V maggio/giugno - Emanuela Nobile Mino, Gabriella Crespi, The new golden age, 2014;

Gabriella Crespi. Il Segno e lo Spirito. Electa 2011;

Casa Vogue novembre 1980 - Il ritorno delle colonne - Yang Yin;

Casa Vogue dicembre 1979 - Dal Salone del Mobile di Milano il nuovo degli anni '80;

Casa Vogue novembre 1978 - Dove abitano, dove lavorano gli architetti;

Loeil, novembre 1978 - Structures lumineuses, éléments des décor;

Casa Vogue novembre 1976 - Come abitano i collezionisi, Ellissi nello spazio;

Casa Vogue giugno 1974 - Cosa c'è di nuovo nei mobili trasformabili

 

Sitografia:

https://www.gabriellacrespi.it/biography

http://www.ritafancsaly.com/it_biografia/15/Gabriella_Crespi.html

 

 

 

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