Francescuccio Ghissi

 

 

 

Fabriano, documentato dal 1345 al 1374; morte ignota

 

 

Francescuccio di Cecco Ghissi è uno dei pittori marchigiani più riconoscibili della seconda metà del Trecento. Originario di Fabriano, lavora entro un ambiente nel quale la cultura umbro-marchigiana si intreccia con la pittura senese, con il giottismo diffuso nell’Italia centrale e soprattutto con la bottega di Allegretto Nuzi. Il suo nome è legato in modo particolare alla Madonna dell’Umiltà, soggetto che ripete più volte con varianti sottili, trasformandolo in una immagine di devozione raccolta, decorativa e affettuosa.[1]

Il primo documento certo risale al 1345, quando la Confraternita di Santa Maria del Mercato di Fabriano effettuò un pagamento a favore di Francescuccio di Cicco. Questa notizia offre il punto di partenza per la ricostruzione della sua attività, che le fonti seguono poi attraverso due tavole firmate e datate: la Madonna dell’Umiltà del 1359, già nella chiesa di Santa Lucia o San Domenico a Fabriano e oggi nella Pinacoteca Civica, e la Madonna dell’Umiltà del 1374 in Sant’Andrea a Montegiorgio, proveniente da Sant’Agostino.[2]

Le due opere firmate permettono di fissare una fisionomia abbastanza chiara. La Madonna dell’Umiltà fabrianese, datata 1359, reca la sottoscrizione Franciscutius Cicchi; quella di Montegiorgio, del 1374, usa la formula Franciscutius Ghissi de Fabriano. Tra le due date si distende una carriera ormai matura, capace di mantenere costante il tipo iconografico e di adattarlo a contesti diversi. La scelta di firmare indica inoltre una consapevolezza professionale non trascurabile, entro un ambiente di botteghe e committenze religiose locali.[3]

Il tema della Madonna dell’Umiltà occupa il centro del catalogo. Maria siede in basso, a terra o su un cuscino, con il Bambino vicino al corpo; l’immagine riduce la distanza fra la Vergine e il fedele, favorendo una preghiera più intima. Ghissi riprende un tipo già diffuso nella pittura del secondo Trecento, vicino alla sensibilità mendicante e alla devozione mariana, e lo rende con un gusto decorativo elegante, fatto di linee sottili, fondi dorati, bordi ornati e una grazia tenera, talvolta quasi minuta.[4]

Alla stessa famiglia iconografica appartengono la Madonna dell’Umiltà della Pinacoteca Civica di Fermo, quella conservata in Sant’Agostino ad Ascoli Piceno e la tavola della Pinacoteca Vaticana. Treccani considera la versione di Fermo così prossima alle due opere firmate da non lasciare dubbi sull’autografia; la tavola vaticana viene descritta come una delle prove più aggraziate e sottili, al punto da poter essere considerata il suo capolavoro oppure una delle opere più riuscite di Allegretto Nuzi. Questo margine di incertezza rivela quanto i due pittori siano vicini nel linguaggio.[5]

Il rapporto con Allegretto Nuzi è decisivo. Ghissi sembra formarsi nella sua orbita e, almeno nella prima fase, partecipare a lavori usciti dalla stessa bottega. Federico Zeri aprì una lettura più precisa del suo ruolo, riconoscendo una mano meno sciolta e talvolta più meccanica in opere collegate a Nuzi. Questa osservazione ha permesso di superare l’immagine di un artista limitato alla replica della Madonna dell’Umiltà, mostrando una partecipazione più ampia a polittici, sportelli, trittici e dossali.[6]

La National Gallery di Londra conserva un pannello con Santa Caterina e san Bartolomeo, attribuito ad Allegretto Nuzi e Francescuccio Ghissi. La scheda del museo lo considera probabilmente parte destra di un trittico, con i due santi rivolti verso un pannello centrale, forse una Vergine col Bambino. L’opera è interessante anche per il metodo attributivo: le punzonature del fondo oro rimandano alla bottega di Nuzi, mentre lo stile pittorico e le iscrizioni avvicinano il pannello a Ghissi. La collaborazione fabrianese appare così come un fatto di bottega, strumenti, modelli e mani diverse.[7]

Tra le opere nate nel rapporto con Allegretto vengono ricordati anche sportelli con Angeli e santi oggi al Museum of Fine Arts di Houston, già parte di un polittico con l’Incoronazione della Vergine conservata al Civic Centre Art Gallery di Southampton, il trittico con i santi Nicola da Tolentino, Agostino e Stefano nella Pinacoteca di Fabriano, e un dossale con Crocifissione e storie di san Giovanni, oggi diviso fra vari musei statunitensi. Questo gruppo mostra una produzione più articolata di quanto suggeriscano le sole Madonne.[8]

Il dossale con Storie di san Giovanni Evangelista è oggi ricostruibile attraverso pannelli dispersi, alcuni dei quali conservati al Metropolitan Museum of Art. Il museo newyorkese data le scene intorno al 1370 e le collega a un altare probabilmente destinato a una chiesa della natia Fabriano. Le storie erano disposte in due registri ai lati di una Crocifissione centrale, secondo un impianto narrativo complesso, capace di unire devozione, racconto agiografico e preziosità del fondo oro.[9]

Una delle tavolette del Metropolitan raffigura San Giovanni Evangelista che risuscita Satheus. La scena, di piccolo formato, usa una narrazione chiara e facilmente leggibile: il santo compie il miracolo davanti ai personaggi raccolti intorno al giovane riportato in vita. Un’altra tavola mostra San Giovanni che provoca il crollo di un tempio pagano, episodio tratto dalla Legenda aurea. In queste opere il pittore non raggiunge la libertà inventiva dei maggiori narratori del secolo, ma possiede una misura efficace, ordinata, adatta alla lettura devozionale ravvicinata.[10]

Il legame con Fabriano rimane costante. La città, nel Trecento, era un centro artistico di notevole vitalità, posto tra Umbria, Marche, Toscana e Adriatico. Allegretto Nuzi vi rientrò dopo l’esperienza fiorentina, portando una cultura aggiornata; Ghissi operò in questo contesto, assorbendo modelli senesi e giotteschi attraverso la mediazione locale. La sua pittura appartiene a una provincia colta, capace di trasformare le novità in un linguaggio accessibile a confraternite, conventi e comunità cittadine.

Gli affreschi della sala capitolare di San Domenico a Fabriano, con la Dormizione della Vergine e la Morte di sant’Arsenio, sono stati collegati alla sua attività. Treccani vi riconosce citazioni delle storie francescane di Assisi, segno della formazione su testi giotteschi, insieme alla conoscenza di Puccio di Simone e di Andrea da Bologna. Questi riferimenti allargano l’immagine del pittore: non soltanto autore di tavole devozionali, ma artista consapevole di modelli monumentali circolanti nell’Italia centrale.[11]

La sua maniera si distingue per una certa regolarità esecutiva. Le figure hanno volti dolci, occhi allungati, mani sottili, corpi poco voluminosi; l’ornato mantiene grande importanza, specialmente nei fondi oro, nei bordi, nelle aureole e nelle stoffe. Il confronto con Allegretto Nuzi è inevitabile: il maestro possiede maggiore invenzione, più scioltezza e più forza; Ghissi lavora con una grazia più controllata, talvolta ripetitiva, ma capace di una gentilezza mistica che la critica antica aveva già notato.[12]

La Madonna dell’Umiltà rispondeva a una sensibilità religiosa precisa. Nel secondo Trecento il soggetto si diffuse in molti ambienti mendicanti, anche in relazione alla devozione mariana e alla riflessione sull’umiltà della Vergine. Nelle Marche fabrianesi questo tipo iconografico trovò un terreno favorevole, perché univa semplicità affettiva e splendore materiale. L’immagine era vicina al fedele, ma restava preziosa, circondata dall’oro e da un apparato decorativo che ne ribadiva la sacralità.

La questione della tavola firmata Franciscus me fecit e datata 1395, già nella collezione Fornari di Fabriano e poi in collezione Carminati a Gallarate, è delicata. Treccani segnala la qualità più modesta dell’opera e preferisce tenerla separata dal catalogo, riferendola a un altro pittore omonimo, forse Franceschino di Francesco, documentato negli anni Novanta al servizio dei Chiavelli. La distinzione è importante per evitare di prolungare artificialmente la carriera di Ghissi fino alla fine del secolo.[13]

La morte resta ignota. Una tradizione riferita da Scevolini e ripresa da Serra lo voleva morto a Firenze nel 1386, ma il dato contrasta con altre notizie documentarie relative a pittori fabrianesi omonimi o prossimi. La voce del Dizionario Biografico degli Italiani conclude prudentemente che non si conoscono né luogo né data della morte. Il limite documentario impone quindi di fermare il profilo alle opere alle attestazioni sicure tra 1345 e 1374.[14]

La fortuna critica moderna ha avuto due momenti principali. La storiografia tra Otto e primo Novecento lo collocò soprattutto fra i ripetitori della Madonna dell’Umiltà; Zeri, nel 1975, ne riconsiderò il ruolo nella bottega di Allegretto Nuzi e nei complessi smembrati. Gli studi successivi, culminati nella voce di Walter Angelelli, hanno restituito un artista meno monotono, inserito in una rete di collaborazioni e capace di partecipare a opere narrative più complesse.[15]

Nel repertorio dei pittori italiani del Trecento, Francescuccio Ghissi va presentato come uno dei principali interpreti marchigiani della devozione mariana tardotrecentesca e come collaboratore di rilievo nell’orbita di Allegretto Nuzi. La sua pittura non ambisce alla grande monumentalità dei maggiori centri toscani, ma conserva un valore storico preciso: mostra come Fabriano e le Marche abbiano assimilato la cultura senese, giottesca e umbra in immagini di piccolo e medio formato, destinate al culto, alla preghiera e alla memoria delle comunità locali.[16]

 

 

A.R.

 

 

 

Note

[1]

Treccani indica Francescuccio di Cecco Ghissi come pittore originario di Fabriano, documentato dal 1345 al 1374.

[2]

Il pagamento della Confraternita di Santa Maria del Mercato di Fabriano nel 1345 e le due tavole firmate e datate 1359 e 1374 costituiscono i principali punti fermi documentari.

[3]

La Madonna dell’Umiltà di Fabriano reca la firma Franciscutius Cicchi; quella di Montegiorgio reca la formula Franciscutius Ghissi de Fabriano.

[4]

Treccani collega le due Madonne dell’Umiltà a uno stesso schema iconografico, probabilmente in rapporto con la dottrina dell’Immacolata Concezione cara agli ordini mendicanti.

[5]

Le versioni di Fermo, Ascoli Piceno e della Pinacoteca Vaticana sono ricordate da Treccani tra le opere attribuite al pittore.

[6]

Federico Zeri riconobbe la mano di Ghissi in opere uscite dalla bottega di Allegretto Nuzi, superando l’immagine di un semplice ripetitore di Madonne dell’Umiltà.

[7]

La National Gallery di Londra attribuisce il pannello con Santa Caterina e san Bartolomeo ad Allegretto Nuzi e Francescuccio Ghissi e lo collega a una possibile esecuzione fabrianese.

[8]

Treccani ricorda sportelli, trittici e dossali connessi alla collaborazione con Allegretto Nuzi.

[9]

Il Metropolitan Museum of Art conserva pannelli con Storie di san Giovanni Evangelista, datati intorno al 1370 e provenienti da un altare probabilmente destinato a una chiesa di Fabriano.

[10]

Il Metropolitan Museum descrive le scene come parte di un complesso disposto in due registri ai lati di una Crocifissione.

[11]

Gli affreschi della sala capitolare di San Domenico a Fabriano sono collegati da Treccani alla formazione giottesca del pittore e alla conoscenza di Puccio di Simone e Andrea da Bologna.

[12]

L’Enciclopedia Italiana Treccani riconosce in Ghissi una gentilezza mistica e una derivazione da Allegretto Nuzi.

[13]

La tavola firmata Franciscus me fecit e datata 1395 è generalmente tenuta separata dal catalogo e riferita a un altro pittore omonimo.

[14]

Treccani dichiara ignoti luogo e data della morte.

[15]

La rivalutazione moderna passa soprattutto attraverso Federico Zeri e la voce di Walter Angelelli nel Dizionario Biografico degli Italiani.

[16]

Francescuccio Ghissi è rilevante per la pittura marchigiana del secondo Trecento, per il tema della Madonna dell’Umiltà e per il rapporto con Allegretto Nuzi.

Bibliografia

Walter Angelelli, Ghissi, Francescuccio di Cecco, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 54, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 2000.

Fabio Marcelli, Francescuccio di Cecco Ghissi, in Pittori a Fabriano nel Trecento, Fabriano, 1997.

Dillian Gordon, The Italian Paintings before 1400, National Gallery Catalogues, London, 2011.

Federico Zeri, Francescuccio Ghissi e Allegretto Nuzi, in Diari di lavoro 2, Einaudi, Torino, 1976.

Federico Zeri, Italian Paintings in the Walters Art Gallery, Walters Art Gallery, Baltimore, 1976.

Miklós Boskovits, Pittura umbra e marchigiana fra Medioevo e Rinascimento, Edam, Firenze, 1973.

Luigi Serra, L’arte nelle Marche, Pesaro, 1929.

Raimond van Marle, The Development of the Italian Schools of Painting, Martinus Nijhoff, The Hague, 1925.

Ulrich Thieme, Felix Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart, vol. XIII, Leipzig, 1920.

Amico Ricci, Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, Macerata, 1834.

Enciclopedia Universale dell’Arte, voce Francescuccio Ghissi, Istituto per la Collaborazione Culturale / Sansoni, Firenze-Roma.