Bernardo Daddi

Firenze, ultimo decennio del XIII secolo – 1348 circa

 

 

Bernardo Daddi fu uno dei principali pittori fiorentini della generazione successiva a Giotto. Figlio di Daddo di Simone, originario del Salto nel Mugello, nacque probabilmente a Firenze nell’ultimo decennio del XIII secolo. Il suo nome compare nella matricola dell’Arte dei Medici e Speziali nel registro compreso fra il 1312 e il 1320, dato che attesta la sua presenza professionale nella città già nei primi decenni del Trecento.

La sua formazione si svolse nell’ambiente giottesco fiorentino. Daddi assimilò da Giotto il senso del volume, la chiarezza narrativa, la costruzione ordinata delle scene; a questi elementi aggiunse una grazia più minuta, una sensibilità cromatica più tenera e una disposizione più devozionale dell’immagine. La sua pittura ebbe grande fortuna perché seppe rendere accessibile il linguaggio giottesco a una committenza ampia, fatta di chiese, conventi, confraternite e privati cittadini.

La prima opera datata è il trittico con la Madonna col Bambino e santi del 1328, oggi agli Uffizi. Agli stessi anni appartengono gli affreschi della cappella Pulci-Berardi in Santa Croce, con il Martirio di san Lorenzo e il Martirio di santo Stefano, dove il racconto sacro assume una misura narrativa controllata, con figure disposte entro spazi architettonici nitidi. La materia pittorica è limpida, i gesti sono leggibili, i volti hanno una dolcezza che diventerà uno dei segni riconoscibili del maestro.

Negli anni Trenta e Quaranta Daddi fu molto attivo nella produzione di tavole d’altare e piccoli dipinti devozionali. Tra le opere principali si ricordano il polittico di San Pancrazio, oggi agli Uffizi, e il polittico destinato al Cappellone degli Spagnoli in Santa Maria Novella, datato 1344. Nel 1346-1347 dipinse una Madonna per Orsanmichele, luogo centrale della devozione civica fiorentina.

Daddi lavorò anche per formati destinati alla devozione privata. Questa produzione contribuì alla diffusione di immagini della Vergine col Bambino, crocifissioni, santi e piccoli tabernacoli domestici. La sua bottega fu attiva e organizzata, capace di replicare modelli di successo con variazioni di qualità. Attorno a lui si formarono pittori come Puccio di Simone e altri maestri della cerchia fiorentina.

La sua morte è collocata intorno al 1348, probabilmente in rapporto alla grande pestilenza. La sua opera segna una fase essenziale della pittura fiorentina: dopo la forza monumentale di Giotto, Daddi elabora un linguaggio più raccolto, devoto, calibrato per la tavola e per l’immagine di preghiera. La sua fortuna fu vasta e duratura.

 

A.R.

 

 

Bibliografia

 

Giovanna Damiani, “Daddi, Bernardo”, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 31, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1985.

 

Miklós Boskovits, Pittura fiorentina alla vigilia del Rinascimento. 1370-1400, Edam, Firenze, 1975.

 

Richard Offner, Klara Steinweg, A Critical and Historical Corpus of Florentine Painting, sec. III, vol. III, Institute of Fine Arts, New York, 1967-1969.

 

Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall’XI al XX secolo, Giulio Bolaffi Editore, Torino, 1972.

 

Richard Offner, A Critical and Historical Corpus of Florentine Painting, sec. III, vol. II, Institute of Fine Arts, New York, 1930.