Cristoforo di Bindoccio e Meo di Pero

documentati a Siena tra il 1361 e il 1407

 

 

Cristoforo di Bindoccio, detto Malabarba o Malombra, e Meo di Pero furono pittori senesi attivi nella seconda metà del XIV secolo. Cristoforo è documentato a Siena dal 1361 al 1407; Meo, figlio del pittore Pero o Piero di Castellano da Gerfalco, è documentato dal 1370 al 1407. La loro attività si svolse spesso in forma associata, secondo un sodalizio professionale che durò oltre trent’anni.

Il primo momento rilevante del loro lavoro comune è il ciclo affrescato della cappella delle Reliquie nello Spedale di Santa Maria della Scala a Siena, firmato e datato 1370. Il ciclo, oggi frammentario, apparteneva a uno degli spazi religiosi più importanti della città. La firma congiunta conferma la collaborazione stabile dei due pittori e offre un punto fermo per la ricostruzione del loro catalogo.

Negli anni successivi Cristoforo e Meo lavorarono in diversi centri del territorio senese. A loro sono riferiti affreschi nella chiesa di San Francesco a Pienza, con episodi della vita di san Francesco, e nella chiesa di Santa Maria della Misericordia a Campagnatico, con storie mariane. La loro pittura mostra una forte dipendenza dalla tradizione senese: figure sottili, panneggi lineari, narrazione ordinata, fondi e architetture semplificate, con una resa spesso più artigianale rispetto ai grandi maestri cittadini.

La distinzione delle mani resta comunque complessa. Le opere firmate o attribuite ai due pittori mostrano una produzione di bottega, dove i compiti potevano essere divisi per parti: disegno, stesura cromatica, volti, ornati, fondi, dettagli narrativi. Meo di Pero risulta iscritto all’arte dei pittori senesi nel 1389; Cristoforo aveva già una presenza documentaria più antica. La collaborazione fra i due rispondeva a esigenze pratiche: affrontare cicli estesi, lavorare in cantieri murali, produrre immagini devozionali per chiese, ospedali e comunità religiose.

La loro importanza risiede soprattutto nella diffusione della pittura senese nel territorio. Cristoforo e Meo portarono modelli cittadini in luoghi periferici, adattandoli a committenze francescane, ospedaliere e locali. Il loro linguaggio conserva formule tradizionali, ma permette di leggere la vita concreta della pittura trecentesca: botteghe associate, cantieri frammentari, cicli oggi lacunosi, firme dipinte, immagini destinate alla memoria devota e comunitaria.

 

A.R.

 

 

Bibliografia

 

Michele Bacci, Iconografia evangelica a Siena. Dalle origini al Concilio di Trento, Protagon, Siena, 2009.

 

Serena Padovani, “Cristoforo di Bindoccio”, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 31, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1985.

 

Miklós Boskovits, Pittura fiorentina alla vigilia del Rinascimento. 1370-1400, Edam, Firenze, 1975.

 

Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall’XI al XX secolo, Giulio Bolaffi Editore, Torino, 1972.

 

Gaetano Milanesi, Documenti per la storia dell’arte senese. Secoli XIII e XIV, Onorato Porri, Siena, 1854.