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Bartolo di FrediSiena, 1330 circa – 1410
Bartolo di Fredi fu uno dei principali pittori senesi della seconda metà del XIV secolo. Figlio di un maestro Fredi, pittore, nacque probabilmente intorno al 1330. La prima notizia documentaria risale al 1353, quando aprì bottega a Siena insieme ad Andrea Vanni. Da quel momento la sua attività si sviluppò in modo continuo, con incarichi artistici e pubblici che ne fanno una figura centrale della vita cittadina senese. La sua pittura nasce dalla grande tradizione del primo Trecento: Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Ambrogio Lorenzetti. Bartolo ne riprese l’eleganza lineare, il gusto narrativo, la preziosità del colore e la costruzione solenne delle immagini sacre, adattandole a una committenza ancora profondamente legata al fondo oro, alla tavola d’altare e al racconto biblico. La sua fedeltà alla tradizione senese fu attiva e produttiva: attraverso di lui quel linguaggio continuò a circolare in città e nel territorio. La prima opera datata è la Madonna della Misericordia del 1364, oggi nel Museo Diocesano di Pienza. Nel 1367 Bartolo lavorò alla Collegiata di San Gimignano, dove affrescò le Storie del Vecchio Testamento. Il ciclo, ampio e articolato, mostra una capacità narrativa molto sviluppata: le scene sono costruite per episodi riconoscibili, con figure numerose, gesti chiari, ambientazioni ordinate e una forte attenzione alla leggibilità del racconto sacro. La sua pittura ad affresco mantiene un rapporto diretto con la tradizione senese, ma dimostra anche un controllo notevole dello spazio murale. Fra il 1377 e il 1380 Bartolo fu attivo a Volterra, nella Cappella Maggiore del Duomo. Nel 1380 eseguì un importante polittico per la chiesa di San Francesco a Montalcino; nel 1388 realizzò, sempre a Montalcino, la pala con l’Incoronazione della Vergine. Il territorio senese fu dunque il vero spazio della sua affermazione, con incarichi distribuiti tra Siena, San Gimignano, Volterra, Montalcino e altri centri. Bartolo ebbe anche un ruolo civico. Fu impegnato in incarichi pubblici e fece parte di quella categoria di pittori senesi capaci di muoversi tra bottega, istituzioni comunali e committenze religiose. La sua produzione fu ampia, e il figlio Andrea di Bartolo proseguì l’attività familiare nei primi decenni del Quattrocento. Il suo linguaggio si riconosce per il disegno netto, la vivacità narrativa, la ricchezza decorativa e l’adesione a un’immagine sacra di forte chiarezza. Bartolo, sebbene non apportò una trasformazione radicale alla pittura senese, ne garantì la continuità in una fase di crisi politica, sociale e demografica seguita alla peste del 1348.
A.R.
Bibliografia
Riccardo Traldi, “Gli affreschi di Bartolo di Fredi a Volterra e un raro combattimento apocalittico”, in Prospettiva, 22, Centro Di, Firenze, 1980.
Cristina De Benedictis, La pittura senese 1330-1370, Centro Di, Firenze, 1979.
Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall’XI al XX secolo, Giulio Bolaffi Editore, Torino, 1972.
Enrico Castelnuovo, “Bartolo di Fredi”, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1964 circa.
Guglielmo Della Valle, Lettere sanesi sopra le belle arti, Giovanni Zempel, Roma, 1782-1786.
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