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Andrea di Giovanni
Chiesa di San Lodovico, Orvieto. Nell’edificio si conserva lo stendardo firmato e datato da Andrea di Giovanni nel 1410, dedicato ai Santi Innocenti. Foto: LigaDue, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.
Andrea di Giovanni fu pittore orvietano attivo tra la fine del XIV e i primi decenni del XV secolo. Le notizie che lo riguardano provengono soprattutto dai documenti del cantiere del Duomo di Orvieto, dove compare nel 1378 come aiuto di Ugolino di Prete Ilario nella decorazione della tribuna. Nel 1380 lavorò ancora nel Duomo, insieme a Cola Petruccioli e Francesco d’Antonio, agli affreschi del finto coro, oggi in gran parte nascosti dagli stalli lignei. La sua attività appare legata a una cultura figurativa umbra nutrita di rapporti con Siena. Il confronto con Andrea di Bartolo, richiamato dalla critica, aiuta a comprendere la linea elegante e devota della sua pittura: figure allungate, ritmo controllato dei panneggi, persistenza del fondo prezioso e una costruzione dell’immagine ancora pienamente gotica, lontana dalle ricerche spaziali più avanzate della pittura fiorentina coeva. Nel 1402 Andrea dipinse una Maestà per la chiesa di Sant’Egidio a Corneto, opera oggi perduta. Nel 1404 ricevette pagamenti per immagini della Madonna destinate al Capitolo del Duomo di Orvieto. La sua opera più importante, ancora conservata, è lo stendardo del 1410 nella chiesa di San Lodovico a Orvieto, firmato e datato, dedicato ai Santi Innocenti. L’iscrizione ricorda anche il ruolo ideativo di ser Lutio Berardini, dato prezioso perché mostra il rapporto fra pittore, committente e programma iconografico. Nel 1411 Andrea fu pagato per affreschi nella cappella Monaldeschi del Duomo, con Storie dei Magi e Incoronazione della Vergine, poi distrutti. Nel 1412 eseguì l’affresco con la Madonna in Maestà con il Bambino e angeli nella lunetta della porta della Canonica del Duomo di Orvieto. Tra il 1412 e il 1417 svolse incarichi minori e nel 1417 fu chiamato, con Bartolomeo di Pietro, a restaurare i mosaici della facciata del Duomo, procurandosi a Siena materiali adatti, vetro e oro. È ricordato ancora nel 1424. La sua fisionomia resta legata a poche opere documentate, alcune perdute, altre difficili da leggere per stato di conservazione o collocazione. Andrea di Giovanni appartiene a quella pittura orvietana di cantiere, tenace e devota, che lavora tra affresco, stendardo processionale, restauro musivo e immagine liturgica, entro una tradizione tardo-gotica ancora vitale nei primi decenni del Quattrocento.
A.R.
BibliografiaCristina Fratini, “Pittura e miniatura ad Orvieto dal XII al XIV secolo”, in Giuseppe M. Della Fina, Cristina Fratini, a cura di, Storia di Orvieto. Medioevo, Pacini, Pisa, 2007.
Filippo Todini, La pittura umbra dal Duecento al primo Cinquecento, Longanesi, Milano, 1989.
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Federico Zeri, a cura di, La pittura in Italia. Il Duecento e il Trecento, Electa, Milano, 1986.
Thieme-Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart, E. A. Seemann, Leipzig, ristampa 1992.
Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall’XI al XX secolo, Giulio Bolaffi Editore, Torino, 1972.
Raimond van Marle, The Development of the Italian Schools of Painting, Martinus Nijhoff, The Hague, 1925.
Umberto Gnoli, Pittori e miniatori nell’Umbria, Unione Tipografica Cooperativa, Perugia, 1923.
Luigi Fumi, Il Duomo di Orvieto e i suoi restauri, Tipografia dell’Unione Cooperativa Editrice, Roma, 1891.
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