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Andrea di Bonaiuto, detto Andrea da Firenze
Andrea di Bonaiuto, Sant’Agnese e santa Domitilla, 1365-1370 circa, tempera e oro su tavola, Firenze, Galleria dell’Accademia.
Andrea di Bonaiuto, ricordato anche come Andrea Bonaiuti o Andrea da Firenze, è tra i pittori fiorentini più rappresentativi della seconda metà del Trecento. Il suo nome compare nei documenti dal 1346, quando risulta iscritto all’Arte dei Medici e Speziali, corporazione alla quale appartenevano anche i pittori. Dal 1351 al 1376 abitò nel quartiere di Santa Maria Novella, ambiente che ebbe un ruolo decisivo nella sua attività. La sua opera maggiore è il ciclo di affreschi della sala capitolare di Santa Maria Novella, poi detta Cappellone degli Spagnoli. Il contratto con i frati domenicani risale al 1365: Andrea ricevette anche una casa come parte del compenso per la decorazione del Capitolo, da eseguire entro due anni. Il programma iconografico, legato alla cultura domenicana, unisce dottrina, predicazione e costruzione allegorica: il Trionfo di san Tommaso d’Aquino, l’esaltazione dell’Ordine domenicano, le scene cristologiche e gli episodi della vita di san Pietro Martire fanno della cappella uno dei grandi complessi figurativi fiorentini del secondo Trecento. Andrea fu anche miniatore e pittore su tavola. Nelle due tavolette con Sant’Agnese e Santa Domitilla, oggi alla Galleria dell’Accademia di Firenze, la figura si assottiglia, il fondo oro domina ancora lo spazio, le vesti acquistano un valore ornamentale minuto. Vi si riconosce una sensibilità vicina al gusto senese, filtrata però entro una cultura fiorentina ormai lontana dalla piena energia plastica del primo giottismo. Nel 1366-1367 Andrea fu consultato, insieme ad altri maestri, per questioni relative al completamento di Santa Maria del Fiore. Nel 1374 ricoprì la carica di console dell’Arte dei Medici e Speziali e risultò iscritto alla Compagnia di San Luca. L’ultima fase della sua attività è documentata a Pisa: nell’ottobre 1377 ricevette un pagamento per gli affreschi con Storie di san Ranieri nel Camposanto monumentale. Poco dopo fece testamento a Firenze, il 2 dicembre 1377; la morte dovette seguire entro breve tempo. La sua pittura conserva un impianto solenne e arcaizzante, con figure costruite più per valore gerarchico e dottrinale che per tensione narrativa. Proprio questa fedeltà alla funzione religiosa dell’immagine, unita a una certa eleganza lineare, spiega la sua posizione: Andrea dà forma compiuta a un momento della pittura fiorentina in cui la grande eredità giottesca viene rielaborata attraverso allegoria, ordine teologico e preziosità decorativa.
A.R.
BIBLIOGRAFIA:
U. Galletti - E. Camesasca. Enciclopedia della Pittura Italiana. Garzanti, 1950
Dizionario
Enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall'XI al
XX secolo, Torino 1972 Thieme-Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler, Leipzig 1992
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