Andrea di Bartolo (Siena 1360 - 1370 ca. - 1428)

 





Andrea di Bartolo, Presentazione della Vergine al Tempio, 1400-1405 circa, tempera su tavola di pioppo, Washington, National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection.

 

 

Andrea di Bartolo, figlio di Bartolo di Fredi e di Bartolomea di Cecco, appartiene alla generazione senese che eredita la grande tradizione trecentesca della città e la prolunga nei primi decenni del Quattrocento. La prima attestazione sicura risale al 1389, quando compare nel ruolo dei pittori senesi e collabora con il padre e con Luca di Tommè a una tavola destinata alla cappella dell’Arte dei Calzolai nel Duomo di Siena.

La sua formazione si svolse nella bottega paterna. La pittura di Andrea conserva infatti un legame stretto con Bartolo di Fredi, ma recepisce anche sollecitazioni da Taddeo di Bartolo, da Spinello Aretino e, più indirettamente, dalla tradizione lorenzettiana. La National Gallery of Art lo definisce pittore e miniatore senese, attivo in varie città dell’Italia centrale e settentrionale; segnala inoltre una fase veneta intorno al 1394, con opere collegate a Murano, Zara e Treviso.

Tra le opere ricordate dalle fonti spicca l’Assunzione della Vergine con san Tommaso e due donatori, firmata con l’iscrizione Andreas Bartoli de Magistri Fredi de Senis pinxit, già in collezioni private e posta dalla critica intorno al 1395. Treccani ricorda anche la decorazione della cappella di San Vittorio nel Duomo di Siena, affidatagli il 27 maggio 1405 e pagata nel gennaio 1406; nel 1410 Andrea disegnò vetrate per la sagrestia del Duomo e fu incaricato di colorire figure lignee di Francesco di Valdambrino.

La sua attività fu ampia: tavole devozionali, polittici, parti di complessi smembrati, interventi a fresco, miniature e disegni per opere vetrarie. Il suo linguaggio rimase fedele alla linea senese tardotrecentesca, con fondi oro, figure sottili, panneggi nervosi, cromie nitide e una costruzione ancora legata al valore narrativo e liturgico dell’immagine. Nelle opere dei primi anni del Quattrocento si avverte un aggiornamento più gotico, con figure allungate, gesti più sciolti e una maggiore attenzione alle superfici, ai tessuti, ai capelli, ai dettagli ornamentali.

Andrea morì a Siena e fu sepolto il 3 giugno 1428 nel chiostro del convento di San Domenico, presso il refettorio, dove anche Bartolo di Fredi aveva chiesto di essere sepolto.

 

 

A.R.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA:

 

U. Galletti - E. Camesasca. Enciclopedia della Pittura Italiana. Garzanti, 1950

 

Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall'XI al XX secolo, Torino 1972
 

Thieme-Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler, Leipzig 1992