Ambrogio Lorenzetti

Siena, 1290 circa - Siena, 1348

 

 

 

 

 

Ambrogio Lorenzetti è una delle personalità più alte e più autonome della pittura italiana del Trecento. Fratello minore di Pietro Lorenzetti, appartiene alla grande stagione senese aperta da Duccio di Buoninsegna e proseguita da Simone Martini, ma il suo linguaggio assume presto una direzione personale: attenzione allo spazio costruito, osservazione della città, senso della vita civile, capacità di tradurre in immagine rapporti morali, politici e sociali. La sua pittura riguarda l’altare e la devozione privata, ma anche la casa, la strada, il mercato, il governo, il contado, il lavoro, la giustizia.[1]

La data di nascita è ricostruita per via indiretta, intorno al 1290. La prima opera certa è la Madonna col Bambino di Sant’Angelo a Vico l’Abate, firmata e datata 1319, oggi considerata il punto iniziale sicuro del catalogo. Ambrogio vi appare già artista maturo. La Vergine siede su un trono saldo, quasi architettonico; il Bambino possiede una presenza fisica concreta; la composizione ha una fermezza che distingue Ambrogio dalla linea più lirica e cortese di Simone Martini.[2]

La formazione dell’artista va collocata nella Siena di Duccio, Pietro Lorenzetti e Simone Martini. Da Duccio deriva la cultura del colore, del fondo oro, della tavola preziosa, della Vergine come centro della devozione civica senese. Da Pietro, con cui condivide ambiente familiare e bottega, Ambrogio può aver ricevuto la forza plastica e il gusto per figure più dense e corporee. Il confronto con Giotto, diretto o mediato, agisce nella sua attenzione all’architettura, alla gravità delle figure e alla chiarezza narrativa.[3]

Tra le opere della prima maturità si collocano immagini mariane e tavole devozionali oggi distribuite fra musei e raccolte diverse. Una posizione particolare occupa la cosiddetta Madonna del Latte, nella quale il tema dell’allattamento viene trattato con una naturalezza intensa e misurata. La maternità, in Ambrogio, è rapporto fisico, gesto concreto, presenza domestica innalzata a immagine sacra. Questo modo di portare il quotidiano dentro la pittura religiosa sarà una costante della sua opera.[4]

Intorno al 1332 si data il trittico di San Procolo, oggi agli Uffizi, proveniente dalla chiesa fiorentina di San Procolo. La tavola centrale raffigura San Nicola di Bari; ai lati e nella predella compaiono episodi della vita del santo. Le piccole scene narrative sono tra le prove più acute della pittura di Ambrogio: interni domestici, stanze, letti, porte, pavimenti, personaggi colti nell’azione, gesti minimi, episodi miracolosi resi attraverso una concretezza quasi teatrale.[5]

Nel 1335 Ambrogio partecipò, con Simone Martini e Pietro Lorenzetti, alla decorazione della facciata dello Spedale di Santa Maria della Scala, con Storie della Vergine, opera oggi perduta. Lo Spedale era uno dei centri religiosi, assistenziali ed economici più importanti della città. La presenza congiunta dei tre maggiori pittori senesi conferma il valore civico della commissione.[6]

Tra 1338 e 1339 circa l'artista raggiunge il vertice della pittura politica europea con l’Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo, nella Sala dei Nove, o Sala della Pace, del Palazzo Pubblico di Siena. Il ciclo occupa tre pareti della sala dove si riuniva il governo dei Nove. È un dispositivo visivo pensato per accompagnare l’azione di governo, costruito attraverso allegorie, virtù, città ordinata, contado produttivo, tirannide, paura, rovina urbana, devastazione del territorio.[7]

La parete del Buon Governo presenta un sistema allegorico complesso. La Giustizia, la Concordia, il Bene Comune, la Pace, la Fortezza, la Prudenza, la Magnanimità, la Temperanza, la Fede, la Speranza e la Carità compongono una grammatica morale del potere. Ambrogio costruisce la legittimità politica attraverso immagini leggibili.[8]

Negli Effetti del Buon Governo in città la pittura cambia registro. La città è viva. Si vedono case, botteghe, finestre, muratori al lavoro, mercanti, cavalieri, donne che danzano, artigiani, merci, scuole, attività quotidiane. Ambrogio costruisce una visione ordinata della vita urbana senese.

La campagna del Buon Governo è uno dei paesaggi più importanti della pittura medievale. Campi coltivati, colline, castelli, strade, poderi, vigne, contadini, viandanti, animali e attività agricole mostrano il contado come spazio produttivo e governato. La figura della Securitas, sospesa sopra il paesaggio, garantisce la circolazione e la protezione delle persone.[9]

La parete del Cattivo Governo rovescia questa visione. Tirannide, Crudeltà, Tradimento, Frode, Furore, Divisione e Guerra generano paura, violenza, case rovinate, campagna devastata, cittadini aggrediti, lavoro interrotto. Ambrogio mostra le conseguenze materiali del cattivo potere.[10]

Nel 1342 l'artista firmò e datò la Presentazione al Tempio, oggi agli Uffizi, proveniente dal Duomo di Siena. L’opera appartiene alla fase tarda e mostra il massimo controllo della sua cultura spaziale. La scena si svolge entro un edificio sacro gotico, con colonne, archi, pavimento geometrico, altare, figure disposte secondo una regia attentissima.[11]

Nel 1344 firmò e datò l’Annunciazione, oggi alla Pinacoteca Nazionale di Siena. La scena riduce il racconto a pochi elementi: l’angelo, la Vergine, il pavimento, il fondo oro, la linea di contatto tra i due protagonisti. L’opera è celebre per l’uso avanzato del pavimento prospettico, costruito con una coerenza geometrica che ha attirato molta attenzione critica.[12]

La stessa fase lo vede impegnato nel grande Mappamondo del Palazzo Pubblico, realizzato nel 1344-1345 e poi perduto, che diede il nome alla Sala del Mappamondo. Un pittore come Ambrogio, autore del Buon Governo, veniva incaricato anche di rappresentare il mondo in forma cartografica e figurativa.[13]

L’ultima documentazione lo mostra ancora inserito nella vita pubblica senese. L’11 novembre 1347 è ricordato come membro del Consiglio dei paciari; il 9 agosto 1348, durante la pestilenza, fece testamento. La peste travolse Siena e interruppe bruscamente la stagione più alta della pittura senese del primo Trecento.[14]

La fortuna critica moderna ha riconosciuto progressivamente questa grandezza. Gli studi novecenteschi hanno letto Ambrogio come pittore dello spazio, della città, della politica e della razionalità figurativa. Il catalogo della mostra senese del 2017-2018 ha offerto una ricognizione ampia della sua opera, dei documenti, dei restauri e del contesto storico. Il recente progetto espositivo Siena: The Rise of Painting, 1300-1350, tra New York e Londra, ha poi ricollocato Ambrogio accanto a Duccio, Simone Martini e Pietro Lorenzetti.[15][16]

 

 

A.R.

 

 

 

 

Note

[1]

Ambrogio Lorenzetti è documentato tra il 1319 e il 9 agosto 1348, data del testamento redatto durante la peste. torna al testo

[2]

La Madonna col Bambino di Sant’Angelo a Vico l’Abate, firmata e datata 1319, è il primo punto fermo del catalogo di Ambrogio. torna al testo

[3]

Il rapporto con Duccio, Pietro Lorenzetti, Simone Martini e Giotto costituisce il quadro essenziale per comprendere la formazione dell’artista. torna al testo

[4]

La Madonna del Latte è una delle opere più significative per la resa della maternità in Ambrogio e per il rapporto fra gesto domestico e immagine sacra. torna al testo

[5]

Il trittico di San Procolo, oggi agli Uffizi, è datato generalmente intorno al 1332. torna al testo

[6]

Gli affreschi perduti dello Spedale di Santa Maria della Scala furono eseguiti da Simone Martini, Pietro Lorenzetti e Ambrogio Lorenzetti. torna al testo

[7]

L’Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo si trova nella Sala dei Nove, o Sala della Pace, del Palazzo Pubblico di Siena. La datazione generalmente accolta è 1338-1339. torna al testo

[8]

Il programma allegorico della parete del Buon Governo articola il rapporto fra giustizia, concordia, bene comune e virtù del governo. torna al testo

[9]

Gli Effetti del Buon Governo in città e in campagna costituiscono una delle più alte rappresentazioni medievali del rapporto fra città, contado, sicurezza e lavoro. torna al testo

[10]

La parete del Cattivo Governo mostra la tirannide e i suoi effetti materiali: violenza, rovina urbana, devastazione del contado, sospensione della sicurezza. torna al testo

[11]

La Presentazione al Tempio, firmata e datata 1342, proviene dal Duomo di Siena ed è oggi conservata agli Uffizi. torna al testo

[12]

L’Annunciazione del 1344, oggi alla Pinacoteca Nazionale di Siena, è uno dei vertici della fase tarda di Ambrogio. torna al testo

[13]

Il Mappamondo del Palazzo Pubblico, eseguito nel 1344-1345 e perduto, diede il nome alla Sala del Mappamondo. torna al testo

[14]

L’ultima fase documentaria comprende la carica di paciere nel 1347 e il testamento del 9 agosto 1348. torna al testo

[15]

La mostra senese del 2017-2018 ha rappresentato uno dei principali aggiornamenti moderni sull’artista. torna al testo

[16]

La mostra Siena: The Rise of Painting, 1300-1350 ha presentato Duccio, Simone Martini e i fratelli Lorenzetti come protagonisti di una trasformazione europea della pittura del primo Trecento. torna al testo

 

 

 

Bibliografia

Joanna Cannon, Caroline Campbell, Laura Llewellyn, Stephan Wolohojian, a cura di, Siena: The Rise of Painting, 1300-1350, National Gallery Global / The Metropolitan Museum of Art, London-New York, 2024.

Max Seidel, Serena Calamai, Ambrogio Lorenzetti. The Masterpieces of the Uffizi Galleries, Giunti, Firenze, 2022.

Alessandro Bagnoli, Roberto Bartalini, Max Seidel, a cura di, Ambrogio Lorenzetti, catalogo della mostra, Siena, Santa Maria della Scala, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2017.

Patrick Boucheron, Conjurer la peur. Siena, 1338. Essai sur la force politique des images, Seuil, Paris, 2013.

Michela Becchis, “Lorenzetti, Ambrogio”, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 65, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 2005.

Diana Norman, Siena and the Virgin. Art and Politics in a Late Medieval City State, Yale University Press, New Haven-London, 1999.

Maria Monica Donato, “Ambrogio Lorenzetti. Il Buon Governo”, in La pittura in Italia. Il Duecento e il Trecento, Electa, Milano, 1986.

Enzo Carli, I Lorenzetti, Martello, Milano, 1965.

George Rowley, Ambrogio Lorenzetti, Princeton University Press, Princeton, 1958.

Enciclopedia Universale dell’Arte, Istituto per la Collaborazione Culturale / Sansoni, Firenze-Roma, voce “Lorenzetti, Ambrogio”.

Cesare Brandi, La Regia Pinacoteca di Siena, Libreria dello Stato, Roma, 1933.

Raimond van Marle, The Development of the Italian Schools of Painting, Martinus Nijhoff, The Hague, 1924.

Bernard Berenson, The Central Italian Painters of the Renaissance, G. P. Putnam’s Sons, New York-London, 1909.

Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, Giunti, Firenze, 1568.