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Allegretto Nuzi
Fabriano, 1315/1320 circa - Fabriano, 1373
Allegretto Nuzi, detto anche Allegretto di Nuzio, Nuccii o Nuttii, è il maggiore pittore fabrianese del Trecento e una delle figure più significative dell’arte marchigiana prima di Gentile da Fabriano. La sua attività documentata si concentra fra gli anni Quaranta e il 1373, con un profilo che lega Fabriano, Siena, Firenze, l’Umbria e l’area adriatica. La sua pittura porta nella Marca una cultura aggiornata, nutrita di eleganza senese, solidità fiorentina, gusto narrativo e preziosità decorativa.[1] La nascita viene collocata a Fabriano intorno al 1315/1320. Il testamento fu redatto il 26 settembre 1373 presso il notaio Diotisalvi di Bonaventura; poco dopo l’artista dovette morire nella stessa città, dove venne sepolto nella chiesa di San Niccolò. Questi dati fissano una biografia abbastanza breve ma intensa, svolta in un momento in cui Fabriano era un centro economicamente attivo, posto lungo assi di comunicazione fra Marche, Umbria e Toscana.[2] La formazione resta discussa. La storiografia ha richiamato talvolta il Maestro di Campodonico, figura importante della pittura fabrianese del primo Trecento, ma l’ipotesi non ha un appoggio documentario sicuro. Il dato stilistico più convincente porta verso la Toscana. Allegretto appare infatti educato su modelli senesi e fiorentini, con attenzione ad Ambrogio Lorenzetti, Bernardo Daddi, Maso di Banco e alla cultura post-giottesca fiorentina.[3] Un documento del 1346 lo colloca a Firenze, dove è indicato come proveniente da Fabriano e probabilmente già in rapporto con l’ambiente senese. La presenza fiorentina è essenziale per comprendere la sua pittura. A Firenze Allegretto poté osservare le botteghe derivate da Giotto, la chiarezza compositiva di Bernardo Daddi, la gravità di Maso di Banco, l’attività di Puccio di Simone e la cultura dell’Orcagna. In questa fase si forma il lessico che porterà poi a Fabriano.[4] Il rientro nella città natale avvenne probabilmente nel 1347. Da quel momento Fabriano diventa il centro principale della sua attività. Allegretto vi lavora per chiese, conventi e committenze locali, trasformando il linguaggio toscano in una pittura adatta al tessuto religioso e civile della Marca. Le sue figure sono delicate e plastiche, spesso rivestite da ricami dorati; i contorni restano netti, quasi calligrafici; la superficie mantiene una qualità preziosa, con colori limpidi e un gusto attento alla decorazione.[5] La collaborazione con Puccio di Simone è uno dei dati più importanti della sua prima maturità. Nel 1354 i due pittori eseguirono la Madonna col Bambino in trono con santi e angeli, oggi alla National Gallery of Art di Washington, opera in cui la cultura fiorentina e l’identità fabrianese si incontrano con particolare evidenza. La tavola centrale, con la Vergine e il Bambino, rivela un modello vicino alla bottega di Bernardo Daddi e a Puccio, ma la sensibilità ornamentale e la morbidezza dei volti mostrano già la direzione personale di Allegretto.[6] Questa collaborazione va letta dentro la circolazione degli artisti del Trecento. Un pittore marchigiano poteva formarsi in Toscana, lavorare accanto a un maestro fiorentino, rientrare a Fabriano e diffondere in area appenninica un repertorio aggiornato. Allegretto non importa soltanto formule: adatta figure, pose, troni, santi e ornati a un contesto diverso, dove la pala d’altare assumeva funzione liturgica, devozionale e identitaria per comunità urbane e conventuali. La Pinacoteca Civica Bruno Molajoli di Fabriano conserva uno dei nuclei più importanti della sua produzione. Nelle sale dedicate al Trecento, Allegretto è presentato come protagonista della scuola fabrianese, accanto a Francescuccio di Cecco, Puccio Capanna e altri pittori attivi in quell’ambiente. La disposizione delle opere permette di misurare la sua funzione: egli diventa il punto di raccordo fra la cultura toscana e una tradizione locale destinata a incidere sulla formazione di Gentile da Fabriano.[7] Le opere su tavola di Allegretto mostrano una costante attenzione alla figura mariana. La Vergine è spesso presentata in trono, con il Bambino in rapporto affettuoso ma composto. L’oro, le punzonature, i tessuti, le cornici e i piccoli dettagli decorativi sono minuziosi. La pittura conserva un carattere devozionale immediato, ma i corpi sono costruiti con una presenza più solida rispetto alla tradizione locale precedente. La componente fiorentina disciplina l’immagine; quella senese le dà dolcezza e sentimento. Gli affreschi con Storie di san Lorenzo nella cattedrale di San Venanzio a Fabriano documentano il versante narrativo dell’artista. Il ciclo, datato di norma intorno al 1365, mostra Allegretto capace di organizzare episodi leggibili, con figure ben scandite e ambienti semplici. La narrazione ha un andamento chiaro, adatto alla funzione didattica e devozionale della pittura murale. Qui l’artista lavora con un registro più diretto rispetto alle tavole a fondo oro, pur conservando la precisione lineare che caratterizza il suo stile.[8] A Fabriano gli sono riferite anche le Storie di sant’Orsola nella chiesa di San Domenico, già Santa Lucia. Il tema, legato a una santa di forte fortuna medievale, permetteva una narrazione articolata, con episodi di viaggio, martirio, corteo e testimonianza. Anche in questo ambito Allegretto appare interessato alla chiarezza della scena e alla scansione dei personaggi. Il suo racconto procede attraverso ordine, ritmo, eleganza minuta.[9] Un momento alto della maturità è la Madonna dell’Umiltà, firmata e datata 1366, conservata nella Pinacoteca comunale Tacchi-Venturi di San Severino Marche. Il soggetto, con la Vergine seduta a terra o su un basso cuscino, ebbe ampia fortuna nel Trecento e conobbe sviluppi importanti anche nell’area adriatica. Allegretto lo interpreta con delicatezza affettiva e ricchezza decorativa: la maternità si raccoglie in una forma più intima, mentre l’oro e la struttura della tavola mantengono il carattere sacro dell’immagine.[10] Nel 1369 firmò un trittico per il Duomo di Macerata, con Madonna in trono e santi. L’opera conferma la diffusione della sua bottega oltre Fabriano e la capacità dell’artista di rispondere a committenze marchigiane diverse. L’impianto resta ordinato, con figure disposte entro una struttura gotica; la qualità dei volti e dei panneggi mostra una continuità coerente con la produzione fabrianese.[11] Nel 1372 dipinse la Madonna col Bambino in trono oggi alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. L’opera è firmata e datata nell’iscrizione alla base del trono: Hoc opus pinxit Alegrittus Nutii de Fabriano anno MCCCLXXII. La tavola, in tempera su legno, 167 per 96 centimetri è una delle testimonianze più importanti della fase tarda dell’artista. La provenienza ottocentesca dalla collezione Castrica e poi Fornari di Fabriano conferma il forte radicamento locale dell’opera prima dell’ingresso nelle raccolte statali.[12] La Madonna di Urbino mostra la tenuta finale del linguaggio di Allegretto. La Vergine è salda, costruita su un trono di impianto architettonico; il Bambino conserva una vivacità controllata; l’ornato dorato e la precisione dei contorni rivelano la permanenza di un gusto prezioso. L’opera appartiene a una fase in cui la pittura marchigiana, pur dipendente da modelli toscani, possiede ormai un’identità riconoscibile, dove Fabriano appare come un centro autonomo, capace di produrre opere di alta qualità e di diffondere un proprio modo di intendere la pittura devozionale. Nella fase tarda si colloca anche il trittico con San Nicola da Tolentino, Santo Stefano e sant’Agostino che presenta la Regola, conservato nella Pinacoteca Civica di Fabriano e datato intorno al 1372. Il tema agostiniano e la presenza di santi legati alla devozione locale indicano il rapporto dell’artista con ordini religiosi e committenze cittadine. La pittura mantiene una struttura frontale e liturgica, con figure solenni, ricami dorati, linee nette e forte leggibilità.[13] Il ruolo di Allegretto nella storia della pittura marchigiana è anche genealogico. La sua opera prepara il terreno per Gentile da Fabriano, nato nella stessa città pochi anni dopo la morte del maestro. Gli studi su Gentile hanno spesso ricordato Allegretto come tramite fondamentale: attraverso di lui Fabriano riceve la lezione senese e fiorentina, la assimila, la arricchisce di gusto decorativo e la consegna a una generazione capace di sviluppare il gotico internazionale.[14] Allegretto rende disponibili nella Marca le conquiste toscane, le innesta in un ambiente appenninico e costruisce un repertorio di Madonne, polittici, santi e cicli murali capace di alimentare una scuola locale. La mostra Allegretto Nuzi e il Trecento a Fabriano. Oro e colore nel cuore dell’Appennino, allestita alla Pinacoteca Civica Bruno Molajoli tra 2021 e 2022, ha avuto il merito di ricollocare l’artista nel suo contesto, affiancando opere su tavola, frammenti, affreschi e confronti con altri maestri del Trecento. Il progetto ha reso evidente il carattere non periferico di Fabriano: una città dell’Appennino capace di ricevere modelli, elaborarli e produrre una pittura di forte identità.[15]
A.R.
Note
BibliografiaAllegretto Nuzi e il Trecento a Fabriano. Oro e colore nel cuore dell’Appennino, catalogo della mostra, Pinacoteca Civica Bruno Molajoli, Fabriano, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2021. Fabio Marcelli, Allegretto di Nuzio, pittore fabrianese, Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, Fabriano, 2004. C. Ghisalberti, Allegretto Nuzi, in Enciclopedia dell’Arte Medievale, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1991. Jane Turner, a cura di, The Dictionary of Art, vol. 23, Grove, New York, 1996. Federico Zeri, Note su quadri italiani all’estero: ricostruzione di un dossale di Allegretto Nuzi, in Bollettino d’Arte, XXXIV, Roma, 1949. Luigi Serra, L’arte nelle Marche. Dalle origini cristiane alla fine del gotico, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Bergamo, 1929. Francesco Romagnoli, Allegretto Nuzi pittore fabrianese, Fabriano, 1927. Raimond van Marle, The Development of the Italian Schools of Painting, vol. V, Martinus Nijhoff, The Hague, 1925. Giuseppe Sassi, Documenti di pittori fabrianesi, in Rassegna marchigiana, 1923-1924. Enciclopedia Universale dell’Arte, voce Allegretto Nuzi, Istituto per la Collaborazione Culturale / Sansoni, Firenze-Roma.
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