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Alberegno Jacobello (attivo a Venezia nella seconda metà del XIV sec.; morto prima del 14 luglio 1397)

 

 

 

                                               

 

 

Trittico con Crocifissione e i Santi Gregorio e Gerolamo.

 

Polittico dell'Apocalisse.


 

Jacobello Alberegno, indicato anche come Jacopo o Iacobello Alberegno, è uno dei pittori più enigmatici della Venezia trecentesca. La sua fisionomia critica poggia su pochi dati sicuri: un documento che lo ricorda già morto nel 1397, la firma apposta su un piccolo trittico oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, e il rapporto attributivo stabilito da Roberto Longhi fra quel trittico e il grande complesso frammentario dell’Apocalisse, proveniente da Torcello.

L’opera firmata è il Cristo crocifisso tra la Vergine, san Giovanni, san Gregorio e san Girolamo, già noto come Trittico con Crocifissione e i santi Gregorio e Girolamo. È una tavola di formato ridotto, oggi conservata alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, proveniente dal legato Girolamo Molin del 1816. Sulla tavola compare la firma latina dell’artista: “Jacobus Alberegno pinsit”. La presenza della firma assume consente di fissare almeno un punto fermo dentro un catalogo molto ristretto.

Nel trittico convivono elementi diversi della pittura veneziana della seconda metà del Trecento. Il fondo oro, la struttura devozionale e l’allungamento dei santi laterali conservano memoria della tradizione veneto-bizantina, ancora viva nell’ambiente lagunare. La scena centrale della Crocifissione rivela invece un’attenzione più marcata alla costruzione spaziale, alla posa delle figure, al rapporto fra corpo e profondità. Proprio in questa parte dell’opera la critica ha riconosciuto rapporti con l’area padovana, in particolare con la cultura neogiottesca e con Giusto de’ Menabuoi; sono stati segnalati anche echi della tradizione di Guariento.

A Jacobello Alberegno è assegnato anche il Polittico dell’Apocalisse, già nella chiesa del convento benedettino di San Giovanni Evangelista a Torcello e oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. L’attribuzione, proposta da Roberto Longhi nel 1947, nasce dal confronto stilistico con il trittico firmato. L’opera era stata in precedenza avvicinata a Giusto de’ Menabuoi o alla sua cerchia, proprio per la stretta parentela con il ciclo apocalittico del Battistero di Padova.

Il complesso conservato a Venezia comprende cinque tavole: la Visione di San Giovanni a Patmos, la Vendemmia, la Grande meretrice di Babilonia, la Cavalcata dei re e il Giudizio universale. La Visione di San Giovanni, di formato maggiore, doveva costituire il centro della struttura originaria. La carpenteria è perduta e l’assetto primitivo resta ipotetico; la presenza di numeri romani alla base delle scene, corrispondenti ai capitoli dell’Apocalisse, suggerisce tuttavia una disposizione ordinata dei pannelli intorno all’episodio centrale.

Le ricerche più recenti hanno precisato che il complesso doveva essere più ampio delle cinque tavole oggi alle Gallerie dell’Accademia. Due frammenti segnalati da Tatiana Kustodieva nel 1997, la Gerusalemme celeste e Michele e i suoi angeli lottano contro il drago, appartenevano con ogni probabilità allo stesso manufatto. Entrambi si trovavano all’inizio del Novecento nel Museo Statale Russo di San Pietroburgo; furono poi trasferiti all’Ermitage nel 1923. Il secondo passò nel 1954 al Museo della Storia della Religione, da dove venne trafugato nel 1976 e risulta tuttora disperso.

Il Polittico dell’Apocalisse era destinato con ogni probabilità all’altare maggiore della chiesa di San Giovanni Evangelista a Torcello. Dopo le soppressioni napoleoniche, le tavole divennero proprietà demaniale e passarono al deposito di San Giovanni Evangelista. Due pannelli, il Giudizio universale e la Visione, furono inviati a Vienna nel 1838 e rientrarono nel 1919, nel quadro delle restituzioni postbelliche. Riunite alle altre tre tavole superstiti, entrarono alle Gallerie dell’Accademia nel 1951.

L’importanza di Jacobello Alberegno sta nella sua posizione di snodo. Venezia, nella seconda metà del Trecento, conserva ancora il prestigio del fondo oro, della frontalità sacra e della luminosità bizantina; nello stesso tempo assorbe sollecitazioni provenienti dalla terraferma, specialmente da Padova. Alberegno traduce questi apporti in una pittura di forte concentrazione narrativa: le scene dell’Apocalisse sono minute, affollate, leggibili, percorse da un gusto cromatico veneziano e da una tensione figurativa che guarda alla grande decorazione murale padovana.

Il catalogo dell’artista rimane esiguo. Proprio questa scarsità di opere rende Jacobello una figura decisiva per capire alcuni passaggi della pittura veneziana prima del pieno sviluppo tardogotico: il rapporto con Paolo Veneziano e la sua eredità, l’arrivo di modelli giotteschi e padovani, la trasformazione del polittico in macchina narrativa, la circolazione di immagini e schemi iconografici tra laguna, terraferma e grandi centri religiosi del Trecento.

 

 

 

Giorgio Catania

 

 

 

 

Bibliografia di riferimento

 

Luigi Lanzi, Storia pittorica dell’Italia, Bassano, 1809.

 

Michele Caffi, “Pittori veneziani del Milletrecento”, in Archivio Veneto, 1888.

 

Pietro Paoletti, Raccolta di documenti inediti, Padova, 1895.

 

Lionello Venturi, Le origini della pittura veneziana, Venezia, 1907.

 

Luigi Testi, Storia della pittura veneziana, I, Bergamo, 1909.

 

Maria Ciartoso Lorenzetti, “Di uno scomparso polittico di Giusto Padovano”, in L’Arte, XXX, 1927.

 

Sergio Bettini, Giusto de’ Menabuoi e l’arte del Trecento, Padova, 1944.

 

Roberto Longhi, “Calepino veneziano. III. L’altare apocalittico di Torcello e Jacobello Alberegno”, in Arte Veneta, I, 1947.

 

Pietro Toesca, Il Trecento, Torino, 1951.

 

Sandra Moschini Marconi, Gallerie dell’Accademia di Venezia. Opere d’arte dei secc. XIV e XV, Roma, 1955.

 

Rodolfo Pallucchini, La pittura veneziana del Trecento, Venezia-Roma, 1964.

 

Carlo Ludovico Ragghianti, Stefano da Ferrara, Firenze, 1972.

 

Franca Zuliani, “Alberegno, Jacopo”, in Enciclopedia dell’Arte Medievale, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1991.

 

Tatiana Kustodieva, “Due frammenti della pittura veneziana del Trecento”, in Arte Veneta, L, 1997.

 

Gallerie dell’Accademia di Venezia, schede online: Cristo crocifisso tra la Vergine, san Giovanni, san Gregorio e san Girolamo; Polittico dell’Apocalisse.

 

Catalogo generale dei Beni Culturali, schede online relative al trittico firmato e alle tavole del Polittico dell’Apocalisse.