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Fedeli Matteo de’
Milano, prima del 1450 – Milano, 1502
Matteo de’ Fedeli appartiene a una famiglia di pittori milanesi attiva nella seconda metà del Quattrocento. Era figlio di Antonio de’ Fedeli e fratello di Stefano, artista impiegato in importanti cantieri ducali. La prima formazione dovette svolgersi nella bottega paterna, secondo una pratica comune nelle famiglie di mestiere. Alla morte del padre, avvenuta tra il 1469 e il 1470, Matteo era già adulto; la nascita va quindi collocata prima del 1450. La sua carriera documentata è più ampia del catalogo pittorico superstite. Nel 1474 prese come apprendista Ambrogio Bevilacqua; negli anni successivi accolse nella propria bottega altri garzoni e collaboratori, tra cui Guido Antonio da Lovere, Andrea Interminelli, Gerolamo Cagnola da Caravaggio, Cesare Cesariano, Giovanni Maria da Varese e Francesco Tizoni. Questo dato mostra una bottega viva, capace di attrarre giovani artisti e tecnici. Nel 1481 Matteo risulta membro della scuola di San Luca, l’università dei pittori milanesi. Un episodio di grande interesse è il suo coinvolgimento nell’incisione Prevedari del 1481, tratta da un disegno di Bramante ed eseguita da Bernardo Prevedari. Il documento lo presenta come possessore del disegno bramantesco e committente dell’incisione. La circostanza è preziosa: Matteo non appare soltanto come pittore di tavole devozionali, ma come figura inserita in un ambiente dove disegno, stampa, architettura prospettica e mercato delle immagini cominciavano a intrecciarsi. La Milano di Ludovico il Moro non era composta soltanto da grandi maestri e opere monumentali; viveva anche di botteghe, intermediari, disegni, copie, stampe, decorazioni, apparati. Nel 1482, insieme con Marcolino Lombardo, Matteo fu incaricato di dorare e dipingere un elaborato tabernacolo ligneo intagliato da Pietro da Bussero per Santa Maria presso San Satiro. Nel 1484 ricevette un pagamento dal consigliere ducale Andrea Corradi per un’ancona oggi perduta. Intorno al 1487 gli fu affidata la decorazione della “camera de lauro” nella casa di Gian Giacomo Trivulzio. Tra 1493 e 1499 partecipò ai lavori dell’altare nella cappella Colleoni, dove la natura esatta del suo intervento sembra riguardare dorature, campiture ornamentali e parti decorative. La sola opera certa conservata è la Madonna in trono col Bambino e due angeli della Pinacoteca di Brera, firmata e datata 1491 con l’iscrizione “Mateus Defidelibus de Mediolano pinsit MCCCCLXXXXI”. È una piccola tavola a tempera e oro, di formato raccolto, nella quale la Vergine siede su un trono riccamente ornato, con il Bambino sulle ginocchia e due angeli ai lati. L’opera fu pubblicata da Federico Zeri nel 1983 e divenne il punto di partenza per ricostruire il profilo dell’artista. La tavola di Brera è sorprendente perché apre una linea poco frequentata della pittura milanese. Il trono, ornato da elementi fantastici e da una sfinge, richiama la fantasia decorativa ferrarese di Cosmè Tura; l’impianto della Madonna rinvia a modelli prossimi a Ercole de’ Roberti; alcuni passaggi più morbidi suggeriscono una conoscenza precoce di forme umbre e marchigiane, fino all’area peruginesca. La pittura milanese degli stessi anni viene spesso letta attraverso Foppa, Bergognone, Bramante e Leonardo. Matteo introduce un accento diverso: una vena eccentrica, ornamentale, ferrarese, con innesti centroitaliani. Zeri attribuì a Matteo, sulla base del confronto con la tavola di Brera, anche un San Cristoforo conservato a Oxford, Christ Church College, e una Crocifissione del Museo di Castelvecchio a Verona. Il San Cristoforo sviluppa il gusto per la figura allungata, per il movimento tagliente del panneggio e per una tensione lineare che guarda oltre il naturalismo lombardo più consueto. La Crocifissione veronese mostra una costruzione più ampia, con accenti riconducibili alla cultura del Perugino e una misura più distesa dello spazio. Queste attribuzioni delineano un catalogo minimo, ma coerente. La particolarità di Matteo de’ Fedeli sta proprio nella sua posizione laterale. A Milano, nel pieno passaggio tra cultura sforzesca, bramantesca e leonardesca, egli mantiene una lingua figurativa con forti echi ferraresi. La sua opera documentata lo colloca nel sistema delle botteghe urbane, vicino a cantieri prestigiosi e a committenze di rango; la tavola di Brera rivela un pittore capace di un’invenzione decorativa più rara, quasi fuori asse rispetto alla linea dominante della pittura lombarda. La questione più delicata riguarda l’autenticità della firma della tavola di Brera. Giovanni Romano avanzò riserve, giudicando problematico il carattere del trono grottesco per un dipinto milanese del 1491. La critica successiva ha mantenuto vivo il dibattito. La posizione di Zeri conserva però forza: proprio quell’ornamentazione insolita può spiegarsi attraverso contatti ferraresi e attraverso la cultura decorativa milanese che, pochi anni dopo, avrebbe trovato in Cesare Cesariano un interprete di grande rilievo. Cesariano entrò infatti nella bottega di Matteo nel 1493. Matteo morì nel 1502. Il suo testamento è datato 17 agosto e prima dell’ottobre dello stesso anno l’artista risultava già morto. Gli sopravvissero Giovanni Antonio, pittore e figlio della prima moglie, Francesco, nato dal secondo matrimonio, e le figlie Margarita, Costanza e Susanna. Giovanni Antonio proseguì l’attività di bottega, soprattutto nel campo di bardature, apparati e lavori decorativi, confermando la natura ampia e pratica del mestiere familiare. Il valore di Matteo de’ Fedeli, per una scheda storico-artistica, sta nella sua capacità di mostrare una Milano meno prevedibile. Il suo nome collega pittura, stampa, doratura, apparati, bottega, committenze ducali e cultura ferrarese. La Madonna di Brera è piccola, ma apre un varco critico: dentro la Milano degli Sforza circolavano modelli e fantasie ornamentali provenienti da Ferrara, dall’Umbria e dalle Marche; la cultura figurativa lombarda appare così più composita, più mobile, più sperimentale.
Questioni aperteLa firma della tavola di Brera è stata discussa dalla critica, in particolare da Giovanni Romano. Il problema incide sull’intera ricostruzione del catalogo. Il San Cristoforo di Oxford e la Crocifissione di Verona dipendono dall’attribuzione proposta da Zeri e dal confronto con la tavola firmata di Brera. Il ruolo di Matteo nell’incisione Prevedari del 1481 resta un nodo interessante: possedeva il disegno di Bramante e commissionò l’incisione a Bernardo Prevedari. La natura dei rapporti economici e progettuali tra Matteo e Bramante rimane da chiarire. Il catalogo pittorico è ridotto; la documentazione d’archivio mostra però una bottega attiva, inserita in cantieri e committenze di alto livello.
A.R.
Note[1] Matteo era figlio di Antonio de’ Fedeli e fratello di Stefano. Alla morte del padre, tra il 1469 e il 1470, risultava già adulto; per questo la nascita viene collocata prima del 1450. [2] Dal 1481 fu membro della scuola di San Luca, la corporazione dei pittori milanesi. [3] Nel 1481 fu coinvolto nell’incisione Prevedari, eseguita da Bernardo Prevedari da un disegno di Bramante. [4] Nel 1482 lavorò, con Marcolino Lombardo, alla doratura e pittura del tabernacolo ligneo per Santa Maria presso San Satiro. [5] La Madonna in trono col Bambino e due angeli di Brera è l’unica opera firmata e datata conservata: “Mateus Defidelibus de Mediolano pinsit MCCCCLXXXXI”. [6] Zeri collegò alla tavola di Brera il San Cristoforo di Oxford e la Crocifissione di Verona. [7] Le riserve di Giovanni Romano sull’autenticità della firma di Brera rendono prudente la ricostruzione del catalogo. [8] Matteo fece testamento il 17 agosto 1502 e morì prima dell’ottobre dello stesso anno.
BibliografiaFederico Zeri, “Matteo de’ Fedeli”, in Paragone, XXXIV, nn. 401-403, Firenze, 1983, pp. 60-63. Luciana Alberici, “L’incisore Prevedari”, in Rassegna di studi e notizie, VI, Milano, 1978, pp. 37-55. Luciana Alberici, “Notizie inedite su Bernardo Prevedari e aggiunte alla fortuna della sua incisione da disegno di Bramante nella pittura rinascimentale”, in Rassegna di studi e notizie, VIII, Milano, 1986, pp. 37-55. Sergio Marinelli, Proposte e restauri. Musei d’arte negli anni Ottanta, Verona, 1987, p. 100. Janice Shell, “Fedeli, famiglia”, in Dizionario della Chiesa ambrosiana, vol. II, NED, Milano, 1988, pp. 1193-1195. Pietro C. Marani, scheda in Pinacoteca di Brera. Scuola lombarda e piemontese. 1300-1535, Electa, Milano, 1988, pp. 155-156. Janice Shell, “Fedeli”, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 45, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1995. Giovanni Romano, “Per Matteo de’ Fedeli”, in Arte Lombarda, Milano, 1990. Francesco Frangi, “Lombardia sforzesca e pittura del secondo Quattrocento”, in La pittura in Lombardia. Il Quattrocento, Electa, Milano, 1993. Marco Rossi, Pittura a Milano. Rinascimento e Manierismo, Skira, Milano, 1998.
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