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Liberale di Iacopo da Verona, detto Liberale da Verona
Liberale da Verona, San Sebastiano, 1495-1500 circa. Olio su tavola, cm 198 × 95. Milano, Pinacoteca di Brera, inv. 263. Provenienza: Ancona, chiesa di San Domenico.
Liberale di Iacopo da Verona, detto Liberale da Verona, nacque intorno al 1445 in una famiglia radicata nella città scaligera. Il padre, Iacopo della Biava o della Biada, era fornaio e drappiere, originario di Monza ma residente a Verona almeno dal 1433; la madre, Iacopa Solimani, apparteneva a una famiglia di pittori, essendo figlia di Zenone Solimani e parente del pittore Nicolò Solimani [1]. Il nome familiare Bonfanti compare soltanto nel testamento del 1527 e va quindi usato con prudenza [2]. Nel 1455 Liberale risulta registrato a Verona all’età di dieci anni. Nel 1465 abitava ancora in città e comparve come testimone in un atto del monastero olivetano di Santa Maria in Organo, dove viene indicato come fornaio [3]. La notizia è utile perché mostra una condizione iniziale ancora legata al mestiere paterno. La formazione pittorica resta un punto critico: Vasari lo dice allievo di Vincenzo di Stefano, artista poco documentato; la critica moderna ha osservato che la notizia potrebbe riflettere una confusione con Nicolò Solimani, zio di Liberale, attivo a Mantova e sensibile alla cultura mantegnesca [4]. La sua prima educazione figurativa va quindi ricostruita attraverso indizi stilistici. L’ambiente veronese di metà Quattrocento offriva ancora memorie tardogotiche; la vicinanza con Mantova apriva alla forza plastica di Andrea Mantegna; la cultura ferrarese forniva modelli espressivi, colori accesi, panneggi nervosi e figure taglienti [5]. Liberale assorbì questi stimoli in modo personale, sviluppando fin da giovane una pittura mobile, inquieta, fortemente grafica, capace di passare dalla miniatura alla tavola con la stessa energia lineare. Il primo grande capitolo della carriera si svolse a Siena. Nei primi mesi del 1467 l’artista lavorava per l’Opera del duomo, impegnato nella decorazione dei libri corali oggi conservati nella Biblioteca Piccolomini [6]. L’incarico iniziale, una lettera “C” data come prova d’esame, è stato collegato alla miniatura con Cristo in gloria oggi al Barber Institute di Birmingham. Nel corso di quasi un decennio Liberale miniò almeno sedici libri di canto per il duomo, lasciando una delle testimonianze più alte della miniatura italiana del secondo Quattrocento [7]. La fase senese è fondamentale per comprendere la sua personalità. Nei primi corali il pittore conserva motivi tardogotici, ornati minuti, fondi preziosi, colori intensi. Progressivamente la pagina si fa più ariosa, le figure acquistano corpo, le architetture si dispongono con maggiore sicurezza, le cornici vegetali e gemmate diventano veri spazi figurativi [8]. Nel graduale 20.5, interamente decorato da lui e firmato nel bas-de-page, la figura dell’Aquilone mostra una libertà inventiva rara: corpo in torsione, movimento violento, panneggi tesi, fantasia quasi fantastica. Durante il soggiorno senese fu decisivo l’incontro con Girolamo da Cremona, miniatore più anziano, educato alla cultura ferrarese e mantegnesca [9]. Girolamo arrivò a Siena all’inizio del 1470 e intervenne su alcuni corali dell’Opera. Dopo un primo momento di autonomia parallela, Liberale ebbe modo di confrontarsi direttamente con i suoi motivi ornamentali: perle, rosette, boccioli, medaglioni, foglie d’acanto, strutture classicheggianti. Da quel contatto nacque un linguaggio più ricco, nel quale l’espressività veronese si unì a una decorazione più moderna. Tra il 1468 e il 1472 lavorò anche per Monte Oliveto Maggiore e per i corali olivetani oggi conservati nel duomo di Chiusi [10]. Il rapporto con gli olivetani attraversa gran parte della sua vita: dagli inizi toscani al contratto veneziano del 1487, fino alle committenze veronesi. La miniatura olivetana gli offrì un campo ideale: libri liturgici monumentali, destinati al canto corale, dove il segno, il colore e la figura dovevano essere visibili anche a distanza e insieme sostenere la meditazione monastica. Alla fase senese sono state accostate anche alcune piccole tavole, tra cui Madonne col Bambino su fondo oro, una piccola Natività e alcune predelle di soggetto apostolico [11]. Le attribuzioni dipendono spesso da confronti con le miniature. In questi dipinti si riconoscono volti allungati, panneggi spezzati, colori vivaci, gesti rapidi, figure sottili e una materia pittorica quasi miniata. La pittura su tavola conserva la memoria del libro corale: ogni dettaglio è tracciato con precisione, ogni superficie appare lavorata come una pagina preziosa. Un episodio critico rilevante riguarda la pala del duomo di Viterbo, con Cristo Redentore tra santi e vescovo donatore, datata 1472 [12]. L’opera è stata assegnata a Liberale sulla base di analogie con le miniature senesi, dopo una precedente attribuzione a Girolamo da Cremona. La questione va presentata con cautela, ma la tavola documenta un possibile passaggio dell’artista verso una pittura monumentale, nella quale le figure allungate, i panneggi tesi e la spazialità architettonica mostrano contatti con la cultura senese e con il gusto di Francesco di Giorgio. Sempre agli anni senesi risale il rapporto con la pittura domestica e con i cassoni. Le tavole con il Ratto di Elena, il Ratto d’Europa, la Serenata, i Giocatori di scacchi e i Giovani uomini sono state collegate a quel contesto [13]. Il Metropolitan Museum conserva due pannelli, Scene from a Novella e The Chess Players, provenienti dal fronte di un cassone, datati intorno al 1475. Le scene mostrano giovani dai capelli biondi arricciati, abiti alla moda, interni e logge, gesti cortesi e una sottile allusione amorosa. Qui Liberale traduce la sua esperienza miniatoria in pittura profana, con figure eleganti e spazi narrativi di gusto senese. Fra aprile e maggio 1476 lasciò Siena e tornò a Monte Oliveto Maggiore; poco dopo scomparve dalla documentazione toscana [14]. Il rientro nell’Italia settentrionale è probabile. Nel 1481 firmò con Nicolò Solimani un accordo per decorare la cappella Tonso nella chiesa servita dell’Annunziata a Rovato; gli affreschi sono perduti [15]. La collaborazione con Solimani rafforza l’ipotesi di un legame familiare e professionale importante per la sua formazione e per la sua rete di lavoro. Nel 1487 Liberale si trovava a Venezia. Il 7 maggio stipulò un contratto con gli olivetani di Sant’Elena per la pala dell’altare maggiore della chiesa, raffigurante l’Assunzione della Vergine con i dodici apostoli, da eseguire a Verona entro due anni e mezzo per il compenso di quattrocento ducati [16]. Il contratto è prezioso perché indica una committenza prestigiosa, misure e soggetto della tavola, e conferma che l’artista aveva ormai una bottega veronese. L’esecuzione effettiva della pala resta incerta; il documento ricorda anche un San Sebastiano dipinto da Liberale per Alessandro Marescalchi, assunto come riferimento dai committenti. Nel 1488 sostenne a Verona una lite giudiziaria con l’arte dei falegnami; nel 1489 sposò Ginevra, figlia di Giovanni Piccinino, barbiere di origine cremonese [17]. Nel 1492 abitava con la moglie e le figlie Lucrezia e Girolama nella contrada di San Giovanni in Valle. Nel gennaio 1493 fu chiamato dal Comune, insieme con Domenico Morone e Antonio Giolfino, a stimare le sculture destinate alla loggia del Consiglio [18]. La notizia mostra il prestigio raggiunto nell’ambiente artistico veronese. Alla fase veronese appartiene la pala firmata e datata 1489, oggi a Berlino, con la Madonna col Bambino tra i santi Lorenzo, Cristoforo, Bernardo e un beato olivetano [19]. L’iconografia suggerisce ancora un rapporto con l’ordine olivetano. La tavola è importante perché costituisce il punto più sicuro del catalogo pittorico su tavola: il corpo delle figure si fa più solido, i panneggi conservano energia lineare, il colore è vivo, la costruzione assume maggiore respiro. Liberale vi fonde la precisione del miniatore con un impianto più monumentale. Tra le opere veronesi ricordate da Vasari e discusse dalla critica figurano l’Adorazione dei Magi nel duomo, le tre tavolette di predella con Natività, Adorazione dei Magi e Morte della Vergine già appartenenti all’altare dell’Assunta, oggi nel Palazzo vescovile, l’Assunzione di santa Maria Maddalena in Sant’Anastasia, il San Metrone tra santi già in Santa Maria del Paradiso e lo sportello con scene sacre oggi al Museo di Castelvecchio [20]. La documentazione è scarsa, e molte attribuzioni poggiano su dati stilistici, ma il gruppo mostra la varietà della sua attività cittadina. La cappella Bonaveri in Sant’Anastasia a Verona conserva il più sicuro complesso ad affresco della fase matura. La firma di Liberale è posta su una lesena a sinistra dell’arco d’ingresso [21]. La datazione è discussa, oscillando tra una collocazione prossima al 1491 e campagne successive, intorno al 1495 o al 1498. Il programma comprende la Pietà nella lunetta superiore, il Padre Eterno con una gloria di angeli, santi e allegorie. Il lunettone con la Pietà mostra la sua capacità di portare su scala monumentale l’intensità emotiva delle piccole immagini devozionali. Il San Sebastiano della Pinacoteca di Brera, proveniente dalla chiesa di San Domenico ad Ancona, è una delle opere più forti della sua maturità [22]. La figura del martire, isolata e luminosa, si staglia davanti a un paesaggio urbano di tipo veneziano. Il corpo è teso, allungato, inciso da un disegno fermo; la pelle chiara contrasta con la complessità narrativa dello sfondo. In basso e lateralmente compaiono dettagli di straordinaria vivezza: personaggi, imbarcazioni, architetture, episodi minuti. L’immagine unisce il santo votivo, invocato contro la peste, alla capacità miniatoria di animare ogni zona della superficie. Il dipinto di Brera mostra anche una componente teatrale. San Sebastiano appare come figura centrale, quasi statuaria, mentre il mondo intorno si muove in episodi secondari. La città dietro il santo non è un semplice fondale: diventa luogo di vita, traffici, sguardi, gesti, conversazioni. La pittura crea una distanza tra il corpo sacro del martire e la scena urbana, fra immobilità devozionale e movimento narrativo. È proprio in questa tensione che si coglie la qualità di Liberale: il dettaglio non disperde il centro, ma lo rende più acuto. Alla stessa stagione appartiene un gruppo di immagini devozionali raccolte attorno alla Pietà firmata già in collezione Torrigiani [23]. Lo schema fu replicato in diverse varianti, tra cui la Lamentazione dell’Alte Pinakothek di Monaco. Volti piangenti, mani contratte, corpi inclinati, lacrime e panneggi spezzati costruiscono una meditazione intensa sulla Passione. Vasari apprezzò proprio questa capacità di rendere il pianto, la commozione e il dolore con forza visibile. Negli anni Novanta ricevette pagamenti dagli olivetani di Santa Maria in Organo per pitture nelle celle del convento e nelle cappelle della chiesa; i lavori non sono stati identificati [24]. La lunga relazione con l’ordine rimane uno dei fili portanti della sua biografia. Liberale aveva iniziato la carriera come miniatore per ambienti olivetani e continuò a lavorare per essi anche a Verona, segno di un rapporto di fiducia consolidato nel tempo. La sua attività comprese probabilmente anche facciate dipinte e cassoni matrimoniali. Vasari ricorda un intervento sulla casa dei Cartai e segnala opere domestiche in case veronesi [25]. A questo filone è stato collegato il Trionfo della Castità e dell’Amore del Museo di Castelvecchio. L’esperienza senese gli aveva fornito modelli adatti alla pittura profana e narrativa; a Verona questa pratica poteva trovare spazio nelle abitazioni delle famiglie cittadine. La miniatura sembra ridursi dopo il ritorno a Verona, anche se alcune tipologie facciali ritornano in minii provenienti da un graduale di Santa Maria in Organo, con Natività, Adorazione dei Magi e San Giovanni Evangelista [26]. Sono state avanzate anche proposte relative a disegni per xilografie, in particolare per l’Aesopus moralisatus stampato a Verona nel 1479, e per il frontespizio delle Antiquarie prospettiche romane. Queste ipotesi restano aperte, ma confermano l’interesse degli studi per il rapporto tra Liberale, libro illustrato, disegno e stampa. La vita familiare è documentata dagli estimi e dagli atti notarili. Entro il 1501 rimase vedovo di Ginevra; nel 1502 aveva sposato Paola; nel 1525 stipulò un patto nuziale con Eva, figlia del medico Rodolfo [27]. Risulta ancora vivo negli estimi del 1502, 1515 e 1518, e compare come testimone o parte in atti del 1515, 1519 e 1523. Questi documenti mostrano un artista ormai anziano, stabilmente residente a Verona e ancora inserito nella vita civile cittadina. Il 5 agosto 1527 dettò testamento nella casa di San Giovanni in Valle [28]. Nominò la moglie Eva usufruttuaria dei beni e dispose che, alla morte di lei, fossero eredi Margherita e Lucrezia, figlie del pittore Francesco Torbido. A Torbido lasciò un’ancona con l’Assunzione della Vergine e affidò il compito di completare una pala per la Confraternita laica della Beata Vergine nella cattedrale di Verona [29]. La notizia documenta il rapporto con uno dei pittori veronesi della generazione successiva e conferma l’esistenza di opere lasciate incompiute. La morte avvenne tra il 1527 e il 1529. Vasari la collocava nel giorno di santa Chiara del 1536, ma l’anagrafe veronese del 1529 registra l’artista già deceduto [30]. È possibile che la data dell’11 agosto 1527, immediatamente successiva alla registrazione del testamento, corrisponda alla morte. La formula più prudente resta quindi 1527/1529. Liberale da Verona fu pittore e miniatore di forte personalità. La sua arte nasce dall’incrocio tra Verona, Mantova, Ferrara, Siena, Monte Oliveto, Venezia e il territorio adriatico. La miniatura gli insegnò il controllo del dettaglio, la densità ornamentale, la brillantezza cromatica; la cultura mantegnesca e ferrarese gli diede figure nervose, panneggi increspati, tensione espressiva; Siena gli offrì un confronto con Francesco di Giorgio, Neroccio, Vecchietta e la pittura domestica; Verona gli fornì il terreno della maturità. Il suo linguaggio è riconoscibile per i contorni taglienti, le figure allungate, i volti intensi, gli occhi umidi, le pieghe mosse, il colore acceso e la capacità di animare anche i dettagli più piccoli. Nei risultati migliori, come i corali senesi, il San Sebastiano di Brera e le Pietà devozionali, la pittura produce un’intensità emotiva rara. Liberale non appartiene alla linea più serena del Rinascimento veneto; incarna un Rinascimento inquieto, espressivo, mobile, nutrito di libro miniato, teatro sacro, pathos devozionale e cultura padana. La sua importanza storica consiste nel ruolo di mediatore tra arti diverse e territori diversi. Fu miniatore di altissimo livello, pittore su tavola, frescante, autore di immagini devozionali, cassoni, forse disegni per stampa. Attraverso di lui si comprende come la cultura figurativa del secondo Quattrocento circolasse tra botteghe, monasteri, cattedrali, collezioni domestiche e libri liturgici. Liberale porta nella pittura veronese una forza espressiva maturata lontano da Verona, e restituisce alla città un linguaggio personale, acceso, fragile e insieme potentissimo.
A.R.
Note[1] Liberale nacque a Verona intorno al 1445. Il padre, Iacopo della Biava o della Biada, era fornaio e drappiere; la madre, Iacopa Solimani, apparteneva a una famiglia di pittori. [2] Il nome Bonfanti è attestato nel testamento del 1527 e va considerato dato documentario tardo. [3] Nel 1455 Liberale risulta registrato a Verona all’età di dieci anni; nel 1465 compare come testimone in un atto del monastero di Santa Maria in Organo, indicato come fornaio. [4] Vasari lo dice discepolo di Vincenzo di Stefano. La critica moderna ha messo in rapporto la notizia con Nicolò Solimani, pittore veronese e parente materno di Liberale. [5] La formazione viene discussa in rapporto all’ambiente veronese, alla cultura mantovana e mantegnesca, alla Ferrara estense e alla tradizione tardogotica padana. [6] Nel 1467 Liberale era a Siena, al servizio dell’Opera del duomo, impegnato nella miniatura dei libri corali. [7] La sua attività senese comprende almeno sedici libri di canto per l’Opera del duomo, oggi conservati nella Biblioteca Piccolomini. [8] Nei corali senesi si osserva il passaggio da motivi tardogotici a una costruzione più moderna della figura e dello spazio. [9] Il confronto con Girolamo da Cremona, documentato a Siena nel 1470, fu decisivo per l’adozione di un repertorio ornamentale più classicheggiante. [10] I corali olivetani oggi nel duomo di Chiusi documentano il rapporto di Liberale con Monte Oliveto Maggiore. [11] Alla fase senese sono state avvicinate piccole tavole devozionali e predelle attribuite su base stilistica. [12] La pala del duomo di Viterbo, datata 1472, è stata assegnata a Liberale attraverso confronti con le miniature senesi. [13] Le tavole profane con episodi amorosi e mitologici documentano il rapporto con la pittura domestica senese e con i modelli di Francesco di Giorgio. [14] Nel 1476 Liberale lasciò Siena e tornò a Monte Oliveto Maggiore; il rientro nel Nord Italia è collocabile entro gli anni successivi. [15] Nel 1481 stipulò con Nicolò Solimani un accordo per decorare la cappella Tonso nella chiesa dell’Annunziata a Rovato; gli affreschi sono perduti. [16] Il contratto del 7 maggio 1487 con gli olivetani di Sant’Elena a Venezia riguardava una pala con l’Assunzione della Vergine e i dodici apostoli, da eseguire a Verona. [17] Nel 1489 sposò Ginevra, figlia di Giovanni Piccinino; nel 1492 abitava con lei e con le figlie Lucrezia e Girolama in contrada San Giovanni in Valle. [18] Nel 1493 il Comune di Verona lo chiamò, con Domenico Morone e Antonio Giolfino, a stimare le sculture per la loggia del Consiglio. [19] La pala di Berlino con la Madonna col Bambino tra i santi Lorenzo, Cristoforo, Bernardo e un beato olivetano, firmata e datata 1489, è il principale punto fermo pittorico della fase veronese. [20] Vasari ricorda numerose opere veronesi di Liberale; molte attribuzioni sono confermate per via stilistica. [21] Gli affreschi della cappella Bonaveri in Sant’Anastasia a Verona sono firmati; la loro datazione resta discussa tra 1491, 1495 e 1498 circa. [22] Il San Sebastiano della Pinacoteca di Brera, datato 1495-1500 circa, proviene dalla chiesa di San Domenico ad Ancona. [23] Il gruppo delle Pietà e delle immagini della Passione mostra la componente più intensa e patetica della pittura devozionale di Liberale. [24] I pagamenti del 1495-1496 per lavori a Santa Maria in Organo non sono stati collegati con opere conservate. [25] Vasari ricorda facciate dipinte e cassoni matrimoniali; a questo filone è stato collegato il Trionfo della Castità e dell’Amore del Museo di Castelvecchio. [26] Alcuni minii provenienti da un graduale di Santa Maria in Organo sono stati messi in rapporto con la fase veronese dell’artista. [27] La documentazione registra tre matrimoni: con Ginevra Piccinino, poi con Paola, infine con Eva, figlia del medico Rodolfo. [28] Il testamento fu dettato il 5 agosto 1527 nella casa di San Giovanni in Valle. [29] Nel testamento Liberale lasciò un’ancona con l’Assunzione della Vergine a Francesco Torbido e gli affidò il completamento di una pala per la Confraternita della Beata Vergine nella cattedrale di Verona. [30] L’anagrafe veronese del 1529 registra l’artista già morto; la data vasariana del 1536 risulta quindi da respingere.
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