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Girolamo di Benvenuto
Girolamo di Benvenuto di Giovanni, detto anche Girolamo del Guasta
Girolamo di Benvenuto, Madonna della Neve o Madonna col Bambino in trono con angeli e santi, 1508. Tempera su tavola, cm 184 × 206. Siena, Pinacoteca Nazionale, già Siena, chiesa di San Domenico, cappella Sozzini.
Girolamo di Benvenuto nacque a Siena prima del 23 settembre 1470, data del suo battesimo, da Benvenuto di Giovanni del Guasta e da Iacopa di Tommaso da Cetona [1]. Appartenne a una delle botteghe più radicate della pittura senese del secondo Quattrocento. Il padre, Benvenuto di Giovanni, aveva costruito una produzione ampia, fedele alla tradizione locale, legata al retaggio di Vecchietta, Giovanni di Paolo, Sano di Pietro e alla cultura figurativa senese maturata prima dell’arrivo dei grandi protagonisti forestieri del primo Cinquecento [2]. La formazione di Girolamo avvenne nell’impresa paterna. La bottega di Benvenuto era ancora attiva e richiesta negli anni Novanta del Quattrocento, in un momento in cui Siena stava cambiando profondamente. Il governo di Pandolfo Petrucci modificava il rapporto tra arte, istituzioni pubbliche e committenza privata; la città entrava in contatto con Luca Signorelli, Pinturicchio, Perugino, Sodoma, Gerolamo Genga e altri artisti capaci di portare nuove soluzioni figurative entro un ambiente ancora segnato da moduli locali molto resistenti [3]. Un documento del 30 agosto 1491 ricorda che Benvenuto di Giovanni dichiarava di avere presso di sé “poco d’aiuto” da circa un anno. La notizia è stata collegata all’ingresso del figlio nella bottega, intorno al 1490 [4]. Nei primi anni Girolamo dovette lavorare accanto al padre in posizione subordinata. Questa circostanza rende complessa la distinzione delle mani nelle opere uscite dalla bottega tra l’ultimo decennio del Quattrocento e i primi anni del secolo seguente. La prima fase resta quindi attraversata da problemi attributivi. Alcuni dipinti firmati o tradizionalmente assegnati a Benvenuto mostrano interventi che la critica ha ricondotto a Girolamo, soprattutto nell’Assunzione della Vergine già al Metropolitan Museum e oggi in collezione privata, nell’Ascensione del 1491 della Pinacoteca Nazionale di Siena, nella Madonna e i santi Giovanni Evangelista e Andrea del 1497 a Torrita e in alcuni affreschi di ambito senese [5]. La cautela è necessaria, perché in queste opere agiscono cartoni, schemi e pratiche comuni di bottega. Attorno agli ultimi anni del Quattrocento si colloca un gruppo di Adorazioni del Bambino, conservate o documentate a Montalcino, Tulsa, Siena, nella collezione Chigi-Saracini e a Digione [6]. In queste tavole, oltre il gruppo centrale della Vergine e del Bambino, si apre un paesaggio dolce, con colline, alberi, rocce, città lontane e figure minute. La pittura conserva la linea senese del padre, ma introduce una spazialità più ampia, sensibile a modelli umbri e, in alcuni dettagli, alla cultura nordica filtrata dalla bottega. La produzione dell’ultimo Quattrocento comprende anche pale con l’Assunzione della Vergine. Tra queste, l’Assunzione con i santi Francesco e Antonio da Padova del Museo civico e diocesano di Montalcino, proveniente dall’Osservanza, è uno dei punti di riferimento per la fase iniziale [7]. L’opera è stata a lungo legata alla data 1498; gli studi più recenti tendono a riferirla alla fine del decennio, in rapporto alla produzione di Benvenuto e alla fortuna dei suoi modelli. Intorno a questo nucleo sono state collocate altre tavole, tra cui l’Assunzione della Santissima Trinità alla Selva presso Santa Fiora, il San Girolamo penitente del Musée du Petit Palais di Avignone e l’Annunciazione del Museo d’arte sacra della Val d’Arbia a Buonconvento [8]. Verso la metà del primo decennio del Cinquecento si colloca la pala di Sant’Agostino ad Acquapendente. Lo scomparto principale, riconosciuto da Federico Zeri, raffigura la Madonna col Bambino e i santi Agostino, Nicola da Tolentino, Monica e Giovanni Evangelista ed è oggi al Fogg Art Museum di Cambridge, Massachusetts; la lunetta con la Pietà si conserva ad Acquapendente, nella chiesa di San Lorenzo [9]. Il complesso mostra un artista ormai autonomo, capace di uscire dall’ambito strettamente senese e di lavorare per committenze dell’Alto Lazio. Negli stessi anni Girolamo dovette eseguire il Giudizio finale destinato alla cripta della chiesa dell’Osservanza a Siena, oggi nel Museo Aurelio Castelli [10]. Il soggetto, legato alla funzione funeraria del luogo, risente della grande stagione signorelliana, in particolare degli affreschi di Orvieto. I corpi, le anime, gli angeli e le figure dei dannati rivelano un interesse per una narrazione più drammatica, entro una cultura senese che stava assimilando, con tempi propri, le novità dell’Italia centrale. Il punto fermo della maturità è la Madonna della Neve, detta anche Pala Sozzini, firmata e datata 1508 [11]. L’iscrizione, posta sul pavimento, dichiara l’opera di Girolamo di Benvenuto da Siena. La pala era destinata alla cappella patrocinata dalla famiglia Sozzini nella chiesa di San Domenico. La Vergine siede in trono con il Bambino, circondata da angeli e accompagnata dai santi Domenico, Caterina d’Alessandria, Girolamo e Caterina da Siena. La composizione riprende una tipologia già frequentata nella bottega paterna, in rapporto anche alla pala Borghesi dipinta da Benvenuto nel 1478 per la stessa chiesa [12]. La Pala Sozzini permette di cogliere il linguaggio di Girolamo nella sua forma più stabile. Il trono centrale, il pavimento prospettico, la simmetria dei santi, gli angeli disposti dietro la Vergine e la brillantezza dei colori conservano la disciplina della tradizione senese. La figura di Caterina d’Alessandria, inginocchiata in primo piano, presenta una grazia più naturalistica e viene spesso avvicinata al Ritratto di giovane donna della National Gallery of Art di Washington [13]. Questo confronto è utile perché mostra l’interesse dell’artista per la fisionomia, per l’abbigliamento femminile e per una bellezza più concreta, nutrita anche da suggestioni umbre. La pala era completata da una lunetta con la Pietà, dispersa nell’Ottocento e poi ricongiunta al complesso grazie alla segnalazione di Zeri, e da una predella con episodi del miracolo della neve [14]. Alcuni scomparti della predella sono ancora rintracciabili: la Nevicata sull’Esquilino nella collezione Longhi e il Sogno del patrizio Giovanni nella collezione Berenson; altri pannelli sono passati sul mercato antiquario o risultano dispersi. La vicenda materiale dell’opera mostra la fragilità dei complessi d’altare senesi smembrati tra Otto e Novecento. Nel 1510 Girolamo fu chiamato, con Giacomo Pacchiarotti, Gerolamo Genga e Girolamo Pacchia, a stimare la tavola eseguita da Perugino per la cappella Vieri in San Francesco a Siena [15]. Il documento testimonia il riconoscimento professionale raggiunto dall’artista. Due anni dopo la pala Sozzini, Girolamo era ormai considerato un maestro in grado di intervenire in una valutazione importante, accanto ad artisti inseriti nel rinnovamento senese del primo Cinquecento. Nel 1513 lavorò nella chiesa dello Spedale di Santa Maria della Scala, accanto a Domenico Beccafumi e Giacomo Pacchiarotti, per un fregio destinato a un nuovo baldacchino, oggi perduto [16]. L’intervento appare di entità limitata, ma conferma la presenza dell’artista nei cantieri cittadini. Lo Spedale costituiva uno dei luoghi più prestigiosi della committenza senese e conservava una lunga tradizione di lavori affidati a pittori, miniatori, scultori e maestranze diverse. L’opera documentata più rilevante del secondo decennio è l’Assunzione della Vergine nella chiesa senese della Madonna di Fontegiusta, completata entro l’11 agosto 1515 [17]. L’affresco, realizzato sulla parete dell’altare maggiore, comprendeva anche la decorazione della volta, poi perduta. Il lavoro fu giudicato da Girolamo di Giovanni e Domenico Beccafumi. La presenza di Beccafumi come stimatore è un segnale significativo: l’arte senese stava entrando in una fase nuova, e Girolamo si trovava a operare accanto a pittori di generazione diversa. L’Assunzione di Fontegiusta segna una svolta nella sua pittura. Il disegno più severo della tradizione paterna si ammorbidisce; le figure acquistano volumi più larghi; l’andamento dei panneggi appare meno rigido; il colore tende a una maggiore fusione. La critica ha collegato questo cambiamento all’osservazione del Sodoma e al clima figurativo dei primi anni del Cinquecento senese [18]. Girolamo non abbandona la propria matrice, ma la distende entro forme più sciolte, adatte a un linguaggio ormai entrato nel pieno Rinascimento. A questa fase sono state riferite varie opere di piccolo e medio formato, tra cui i santi Ludovico da Tolosa ed Elisabetta d’Ungheria, il San Leonardo e il Sant’Antonio da Padova del Museo di Montalcino, la Crocifissione affrescata nell’oratorio dei santi Gherardo e Ludovico all’Osservanza di Siena e la tavola con Santa Caterina convince papa Gregorio XI a tornare da Avignone, conservata presso la Società di esecutori di pie disposizioni a porta Romana [19]. Queste opere documentano una devozione senese ancora legata ai santi locali e francescani, ma ormai attraversata da una pittura più aperta. Un gruppo di pannelli con storie di santa Caterina da Siena, oggi divisi tra Avignone, Denver, Cambridge e Berlino, è stato collegato alla predella di una pala dedicata alla santa [20]. La ricostruzione più recente li avvicina alla tavola della Società di esecutori di pie disposizioni. I piccoli episodi mostrano un gusto narrativo minuto, con interni, paesaggi, gruppi di figure e dettagli quotidiani. Girolamo vi appare come pittore capace di coniugare tradizione devozionale e racconto domestico. Intorno al 1518 morì Benvenuto di Giovanni, lasciando al figlio la piena responsabilità della bottega [21]. Da questo momento la ricostruzione dell’attività diventa più difficile per la scarsità dei documenti. Nello stesso anno Girolamo risulta coinvolto in un lodo arbitrale relativo a un “festone” eseguito da Bartolomeo di David per lo Spedale della Scala, e viene ricordato anche per un intervento di restauro sugli affreschi di Ambrogio Lorenzetti nella Sala della Pace del Palazzo Pubblico, in particolare sul Buon governo [22]. Quest’ultima notizia rivela un aspetto importante della professione: il pittore non era soltanto autore di nuove immagini, ma anche tecnico chiamato a intervenire su opere celebri della tradizione civica senese. Accanto ai soggetti religiosi, Girolamo praticò la pittura profana e domestica. Gli sono assegnati alcuni deschi da parto, tra cui la Punizione di Amore della Yale University Art Gallery, il Giudizio di Paride del Louvre, Venere e Amore del Denver Art Museum e l’Ercole al bivio della Ca’ d’Oro di Venezia [23]. Questo settore mostra un lato diverso della sua attività: immagini destinate alla casa, alla celebrazione familiare, alla nascita, al matrimonio, alla cultura morale e mitologica delle élite senesi. Più incerta è la serie di eroi ed eroine dell’antichità, oggi in collezioni private, con figure come Giugurta, Ottaviano Augusto, Cleopatra, una Vestale e la Vestale Tuccia [24]. La critica ha discusso a lungo il rapporto tra questi pannelli e il cosiddetto ciclo eroico Piccolomini. Le differenze di posa, ambientazione e paesaggio inducono oggi a collocare la serie in un contesto distinto, probabilmente nel primo decennio del Cinquecento, entro la cultura domestica e signorile fiorita a Siena durante il governo di Pandolfo Petrucci. La data e il luogo della morte non sono documentati direttamente. La morte dovette avvenire entro il 28 giugno 1524, quando fu redatto l’inventario dei beni del defunto pittore nella sua casa senese in contrada Rialto [25]. Il luogo più probabile resta Siena. Un documento del gennaio 1501 ricorda il contratto matrimoniale con Alessandra di Bernardino di ser Stefano de Cesari, ma le fonti note non permettono di ricostruire con sicurezza eventuali figli o la sopravvivenza della moglie [26]. Girolamo di Benvenuto occupa una posizione interessante nella pittura senese tra Quattro e Cinquecento. La sua opera nasce dalla bottega paterna e dalla lunga durata della tradizione locale; poi assorbe elementi umbri, signorelliani, sodomeschi e, più in generale, le novità introdotte a Siena nel primo Cinquecento. Il suo linguaggio resta ordinato, devoto, spesso misurato nella costruzione delle figure, ma nei momenti migliori raggiunge una qualità narrativa e cromatica di notevole finezza. La sua figura va letta come quella di un maestro di transizione nella Siena petrucciana e post-petrucciana. Le sue pale, i suoi affreschi, le sue predelle e i suoi deschi da parto mostrano il modo in cui una bottega senese seppe mantenere continuità produttiva dentro un ambiente mutato. Girolamo non fu un innovatore radicale; fu un pittore capace di far dialogare eredità locale, committenza privata, devozione confraternale, pittura domestica e aggiornamento stilistico. Proprio questa posizione intermedia lo rende utile per comprendere la pittura senese negli anni in cui la città, tra tradizione e nuove presenze, cercava una lingua figurativa capace di restare riconoscibile e di aprirsi al secolo nuovo.
A.R.
Note[1] Girolamo nacque a Siena prima del 23 settembre 1470, giorno del battesimo. Era figlio del pittore Benvenuto di Giovanni del Guasta e di Iacopa di Tommaso da Cetona. [2] Benvenuto di Giovanni fu uno dei principali pittori senesi del secondo Quattrocento e guidò una bottega molto produttiva, fondata su modelli locali e su una lunga pratica di pale, miniature e immagini devozionali. [3] La Siena degli anni di Pandolfo Petrucci conobbe una trasformazione della committenza e un progressivo confronto con artisti forestieri, tra cui Signorelli, Pinturicchio, Perugino, Sodoma e Gerolamo Genga. [4] La dichiarazione di Benvenuto del 30 agosto 1491, nella quale afferma di avere presso di sé “poco d’aiuto” da circa un anno, è stata collegata all’avvio dell’attività di Girolamo nella bottega paterna. [5] La distinzione tra Benvenuto e Girolamo nelle opere degli anni Novanta resta un problema critico rilevante, perché la bottega utilizzava modelli e cartoni comuni. [6] Le Adorazioni del Bambino attribuite a Girolamo mostrano un paesaggio più ampio e sensibile a modelli umbri e nordici rispetto alla produzione più strettamente paterna. [7] L’Assunzione della Vergine con i santi Francesco e Antonio da Padova di Montalcino, già riferita al 1498, viene oggi collocata con maggiore prudenza alla fine dell’ultimo decennio del Quattrocento. [8] Attorno all’Assunzione di Montalcino sono state riunite altre opere riferite alla fase iniziale di Girolamo, tra Santa Fiora, Avignone e Buonconvento. [9] La pala di Sant’Agostino ad Acquapendente è stata ricostruita da Federico Zeri attraverso il rapporto tra lo scomparto principale oggi al Fogg Art Museum e la lunetta con la Pietà conservata ad Acquapendente. [10] Il Giudizio finale dell’Osservanza, oggi nel Museo Aurelio Castelli, mostra richiami alla pittura di Luca Signorelli e alla funzione funeraria dell’ambiente originario. [11] La Madonna della Neve, firmata “opus Iheronimi Benvenuti de Senis” e datata 1508, è il principale punto fermo del catalogo dell’artista. [12] La Pala Sozzini si collega alla tradizione della bottega paterna e alla pala Borghesi dipinta da Benvenuto nel 1478 per San Domenico a Siena. [13] La figura di santa Caterina d’Alessandria nella Pala Sozzini è stata avvicinata al Ritratto di giovane donna della National Gallery of Art di Washington. [14] La pala era completata da una lunetta con la Pietà e da una predella con episodi del miracolo della neve, oggi in parte dispersa. [15] Nel 1510 Girolamo partecipò alla stima della tavola dipinta da Perugino per la cappella Vieri in San Francesco a Siena, insieme con Giacomo Pacchiarotti, Gerolamo Genga e Girolamo Pacchia. [16] Nel 1513 lavorò nello Spedale di Santa Maria della Scala, accanto a Beccafumi e Pacchiarotti, per un fregio destinato a un baldacchino perduto. [17] L’Assunzione della Vergine di Fontegiusta era compiuta entro l’11 agosto 1515 e fu giudicata da Girolamo di Giovanni e Domenico Beccafumi. [18] L’affresco di Fontegiusta segna l’apertura della pittura di Girolamo verso forme più sciolte e volumi più larghi, in rapporto anche alla presenza del Sodoma a Siena. [19] Le opere del secondo decennio comprendono tavole e affreschi legati a Montalcino, all’Osservanza e alla Società di esecutori di pie disposizioni. [20] I pannelli con storie di santa Caterina, oggi dispersi tra diversi musei, sono stati ricondotti a una predella pertinente a una pala dedicata alla santa. [21] La morte di Benvenuto di Giovanni, intorno al 1518, lasciò a Girolamo la responsabilità della bottega familiare. [22] Nel 1518 Girolamo fu coinvolto in un lodo arbitrale per lo Spedale della Scala e intervenne sugli affreschi di Ambrogio Lorenzetti nella Sala della Pace del Palazzo Pubblico. [23] I deschi da parto e le tavole profane attribuite a Girolamo documentano la sua attività per la committenza domestica senese. [24] La serie di eroi ed eroine dell’antichità resta discussa; oggi tende a essere distinta dal ciclo eroico Piccolomini e riferita a un diverso contesto domestico del primo Cinquecento. [25] L’inventario dei beni del defunto pittore, redatto il 28 giugno 1524 nella casa senese in contrada Rialto, stabilisce il termine ante quem per la morte. [26] Il contratto matrimoniale con Alessandra di Bernardino di ser Stefano de Cesari risale al gennaio 1501; la documentazione nota non permette di ricostruire con certezza eventuale discendenza.
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