Fungai Bernardino

Siena, 1460 – documentato fino all’8 aprile 1516

 

 

 

 

 

Incoronazione della Vergine dei Servi tra 1498 e 1501, unica opera firmata e datata nel 1512

 

 

 

 

Bernardino Fungai, il cui nome completo era Bernardino Cristofano di Niccolò d’Antonio di Pietro da Fungaia, fu battezzato a Siena il 14 settembre 1460. Il cognome deriva da Fungaia, località nei pressi della città. Figlio di Niccolò e di Battista di Tonio, appartiene alla pittura senese di fine Quattrocento e primo Cinquecento, in una stagione segnata dalla lunga durata della tradizione locale e dall’arrivo di modelli umbri, fiorentini e centroitaliani.

Nel 1482 è documentato come garzone di Benvenuto di Giovanni, impegnato nelle pitture a monocromo dei Profeti nel tamburo della cupola del Duomo di Siena. Questa notizia chiarisce il primo ambiente di formazione: una bottega senese colta, ancora fedele alla linea nitida, alla preziosità decorativa, alla misura devota della tradizione cittadina. Da Benvenuto derivano la pulizia del disegno, la compostezza delle figure, l’amore per le superfici ornate e per i fondi luminosi.

La sua attività giovanile resta documentariamente rada. Alcune opere anteriori agli anni Novanta vengono ricostruite per via stilistica, tra cui una Madonna col Bambino del Museum of Art di Columbus e la Madonna col Bambino, angeli e due santi monaci dello Szépművészeti Múzeum di Budapest. In queste tavole la matrice di Benvenuto si addolcisce attraverso una sensibilità più fiorentina, diffusa a Siena negli ultimi decenni del Quattrocento. La figura mariana conserva una calma antica, mentre gli angeli, i fondi dorati e i dettagli ornamentali rivelano una mano attenta alla miniatura pittorica.

Una notizia del 1494 mostra Fungai impegnato in un lavoro di carattere pubblico e cerimoniale: era a capo di un gruppo di pittori incaricati di dipingere drappelloni per l’ingresso a Siena di Carlo VIII di Francia. L’episodio, apparentemente laterale, permette di collocarlo dentro la vita civica della città, dove i pittori lavoravano per altari, immagini devozionali, decorazioni effimere, feste e apparati. La sua pittura nasce anche da questa familiarità con il colore prezioso e con l’ornamento destinato alla visione collettiva.

Tra 1495 e 1497 si colloca il complesso cateriniano nell’Oratorio della Cucina del santuario di Santa Caterina a Siena, con le Stimmate di santa Caterina e la Santa Caterina in gloria tra santi. È uno dei momenti più felici del pittore. La santa, posta entro un paesaggio e circondata da figure devote, viene trattata con tono narrativo e affettuoso. Il racconto non cerca grande tensione drammatica; procede per dettagli minuti, colori limpidi, figure assortite, piccoli accenti di devozione domestica. La predella con episodi della vita della santa rivela una vena più libera, capace di animare scene piccole con gesti, architetture, alberi, strade e figure in movimento.

L’opera che meglio rappresenta la fase matura è l’Incoronazione della Vergine della basilica di San Clemente in Santa Maria dei Servi a Siena, eseguita tra 1498 e 1501. Il 10 aprile 1501 Fungai risultava creditore del convento dei Servi per 180 fiorini, residuo della somma pattuita per la pala. La Vergine e Cristo occupano il centro della scena, circondati da angeli, cherubini e serafini; in basso si dispongono i santi. L’immagine conserva la solennità tradizionale della grande pala senese, ma la arricchisce con una luminosità più larga e con una disposizione più ariosa delle figure.

La pala dei Servi mostra bene il suo linguaggio. La costruzione generale resta ordinata e devozionale; i dettagli lavorano invece in una dimensione quasi favolistica. Le stoffe preziose, le ali degli angeli, i piccoli volti, il paesaggio intravisto in basso, i bagliori d’oro costruiscono una superficie intensa, minuziosa, talvolta più seducente nei particolari che nell’insieme. Fungai appare qui come pittore di ornamento e racconto, capace di trasformare la pala d’altare in un tessuto visivo fitto, accessibile e festivo.

Alla stessa impresa dei Servi appartenevano probabilmente pannelli di predella con Storie di san Clemente, oggi smembrati tra York e Strasburgo. In questi frammenti la sua attitudine narrativa emerge con particolare chiarezza. Navi, coste, città, personaggi in movimento e piccoli episodi laterali compongono scene vivaci, ordinate come racconti illustrati. La predella diventa per Fungai uno spazio privilegiato: le figure minute gli consentono una libertà che nelle grandi pale risulta più controllata.

Nei primi anni del Cinquecento si accentua l’attenzione verso la pittura umbra. A Siena erano presenti e conosciute opere di artisti legati a Perugino, Pinturicchio e Signorelli; il linguaggio di Fungai registra questa circolazione con paesaggi più ampi, figure più morbide, volti più distesi. La Natività del Metropolitan Museum of Art, databile dopo il 1500, riprende elementi di una pala del Duomo di Chiusi e mostra una cura particolare per l’ornamento dorato e per i dettagli minuti. Il paesaggio, più elaborato, allarga la scena e attenua la severità senese.

Un settore importante della sua produzione è formato da predelle, pannelli di cassone e tavole di destinazione privata. Qui Fungai raggiunge spesso risultati più vivi. Le storie di Scipione, oggi tra San Pietroburgo e Mosca, e il grande pannello del Museum of Fine Arts di Houston con L’amata di Enalo sacrificata a Poseidone e salvata mostrano una capacità narrativa rara. Le scene si popolano di cavalieri, città, marine, barche, animali, piccole architetture e figure in abiti preziosi. L’oro, usato con abbondanza, conferisce al racconto un tono irreale, quasi di favola cortese.

Il pannello di Houston, a lungo interpretato come episodio legato a Ippona e poi ricondotto a una storia tratta da Plutarco, è una delle opere più affascinanti del suo catalogo. La narrazione si dispiega in più momenti entro lo stesso paesaggio: sacrificio, salvataggio, episodi secondari, figure lungo la riva e in mare. La pittura procede come una cronaca fantastica. Berenson definì Fungai “cantafavola” proprio in rapporto a questa qualità: una capacità di raccontare attraverso piccoli accadimenti, più che attraverso grandi costruzioni monumentali.

Nel 1512 esegue la Madonna in trono col Bambino e i santi Sebastiano, Girolamo, Nicola e Antonio da Padova, già nella chiesa di San Niccolò del Carmine e oggi nella Pinacoteca Nazionale di Siena. È l’unica opera firmata e datata dell’artista. La tavola conferma il suo gusto per il broccato, per i dettagli paesistici e per una disposizione ordinata dei santi. Rispetto alla pala dei Servi, l’insieme appare più rigido, ma conserva quella preziosità minuta che costituisce una delle sue cifre più riconoscibili.

Tra le opere tarde rientrano l’Assunzione della Vergine della Pinacoteca Nazionale di Siena e alcune tavole con la Vergine, il Bambino, cherubini e santi. La pittura assume una cadenza più ripetitiva, con formule già sperimentate: volti chiari, gesti composti, paesaggi ordinati, fondi luminosi, dettagli dorati. L’artista mantiene fedeltà alla tradizione senese anche quando accoglie modelli umbri e centroitaliani.

La Galleria Borghese conserva una Comunione di santa Caterina da Siena, tempera su tavola di piccolo formato, attribuita dalla critica a Fungai e datata alla fine del XV secolo. Il soggetto, raro, mostra Caterina inginocchiata mentre riceve miracolosamente l’Eucaristia da un angelo. La tavola conferma il legame del pittore con l’iconografia cateriniana e con una devozione senese costruita su episodi intimi, visioni, miracoli, presenze angeliche.

La morte avvenne dopo l’8 aprile 1516, data dell’ultimo documento noto, relativo a un prelievo di denaro dal conto che il pittore aveva presso il Comune di Siena. La data tradizionale 1516 resta quindi accettabile, con la formula “documentato fino all’8 aprile 1516”.

Bernardino Fungai occupa una posizione appartata nella pittura senese del Rinascimento. La sua arte conserva una forte fedeltà alla linea locale: oro, ornamento, volti dolci, figure raccolte, attenzione alla superficie. Accanto a questa matrice compaiono suggestioni umbre, fiorentine e pinturicchiesche, filtrate con misura personale. Le grandi pale mostrano il pittore devoto e istituzionale; le predelle e i cassoni rivelano il narratore, più sciolto, più inventivo, più vicino al racconto popolare e cortese. La sua qualità migliore emerge proprio in questi formati minori, dove il paesaggio, l’oro e la folla dei dettagli danno vita a una pittura lieve, minuziosa, sospesa tra devozione e favola.

 

Questioni aperte

La cronologia giovanile presenta ampie lacune. La documentazione parte dal 1482, mentre le opere anteriori agli anni Novanta sono ricostruite attraverso confronti stilistici.

Il viaggio romano del 1484, ipotizzato in relazione agli apparati per l’elezione di Innocenzo VIII, resta una proposta critica da registrare con cautela.

L’intervento di Fungai nella pala di San Domenico con la Natività, iniziata da Francesco di Giorgio o da Lodovico Scotti, riguarda probabilmente alcune parti e la predella. La ricostruzione del complesso richiede attenzione alle diverse mani.

Le opere di piccolo formato, predelle e cassoni, costituiscono il settore più fertile per comprendere la sua vena narrativa e la sua capacità di lavorare su paesaggio, oro e dettaglio.

 

 

A.R.

 

 

Note

[1] Bernardino Cristofano di Niccolò d’Antonio di Pietro da Fungaia fu battezzato a Siena il 14 settembre 1460.

[2] Nel 1482 lavorava come garzone sotto Benvenuto di Giovanni alle pitture monocrome dei Profeti nel tamburo della cupola del Duomo di Siena.

[3] Nel 1494 fu incaricato, con altri pittori, di dipingere drappelloni per l’ingresso a Siena di Carlo VIII di Francia.

[4] Le Stimmate di santa Caterina dell’Oratorio della Cucina sono collocate tra 1495 e 1497 e rappresentano uno dei momenti più riusciti della sua attività.

[5] L’Incoronazione della Vergine dei Servi fu eseguita tra 1498 e 1501; il 10 aprile 1501 il pittore risultava ancora creditore del convento.

[6] I pannelli con Storie di san Clemente, oggi smembrati, sono collegati alla predella della pala dei Servi.

[7] La Madonna in trono col Bambino e i santi Sebastiano, Girolamo, Nicola e Antonio da Padova della Pinacoteca Nazionale di Siena, datata 1512, è l’unica opera firmata e datata dell’artista.

[8] Il pannello del Museum of Fine Arts di Houston con L’amata di Enalo sacrificata a Poseidone e salvata mostra la fortuna della sua pittura narrativa di destinazione privata.

[9] L’ultimo documento noto è dell’8 aprile 1516.

 

 

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