Antonio Cicognara

Cremona?, documentato dal 1480; attivo almeno fino al 1500, forse ancora nel 1516

 

 

 

San Giorgio e la principessa, fine del XV secolo, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

 

Antonio Cicognara è pittore e miniatore lombardo, attivo soprattutto a Cremona e probabilmente in rapporto con Ferrara. La sua biografia resta povera di documenti continui: la voce del Dizionario Biografico degli Italiani lo considera attivo verso la fine del Quattrocento, con una documentazione sicura tra il 1480 e il 1500; un aggiornamento critico pubblicato nel catalogo della collezione Berenson di Villa I Tatti registra invece una prima attestazione nel 1480 e una presenza documentaria a Cremona ancora l’8 maggio 1516. Conviene quindi indicarlo come artista documentato dal 1480 e attivo almeno fino al 1500, con possibile estensione al 1516.

L’opera più antica firmata è una Madonna col Bambino della Pinacoteca Nazionale di Ferrara, datata 1480. La tavola, a tempera su legno, misura 60 x 36 cm ed è attribuita a Cicognara anche dal Catalogo generale dei Beni Culturali. Treccani ricorda l’iscrizione con il nome dell’artista e l’anno 1480, pur segnalando una qualità diseguale, forse da bottega. Il dato resta decisivo: già a quella data il suo nome circola in un contesto di committenza abbastanza qualificato.

Tra il 1482 e il 1483 lavora a Cremona come miniatore per la cattedrale, impegnato in due antifonari e in un salterio. Una pagina del quarto corale, con il profeta Isaia entro una grande lettera iniziale, reca firma e data 1483. La notizia è importante perché spiega la natura minuta e preziosa della sua pittura su tavola: architetture rifinite, panneggi taglienti, ori, dettagli vegetali e oggetti trattati con una cura quasi da pagina miniata.

Nel 1486 e nel 1487 è ancora a Cremona per lavori nella chiesa di San Rocco e nello Spedale della Pietà, oggi perduti. Nel 1490 dipinge la grande Madonna col Bambino, sant’Agnese e santa Caterina d’Alessandria, già in collezione Cologna e poi nella raccolta Cavallini Sgarbi: il Catalogo generale dei Beni Culturali la registra come tavola a olio, alta 169 cm e larga 122, con data 1490. È una delle opere più robuste per capire il suo linguaggio maturo, tra solennità lombarda, linee ferraresi e ricchezza ornamentale.

La sua cultura figurativa nasce nell’area cremonese, ma riceve un’impronta ferrarese evidente. Treccani richiama i rapporti con Francesco del Cossa, Ercole de’ Roberti, la miniatura estense e forse Piero della Francesca. La National Gallery, descrivendo la Mystic Figure of Christ, insiste sui panneggi spezzati, vicini alla pittura ferrarese e in particolare a Cosimo Tura. La matrice lombarda appare nei volti solidi, nella gravità delle figure, nella concretezza degli spazi; quella ferrarese nella tensione grafica, nei colori accesi, nel gusto bizzarro dell’immagine devota.

La Mystic Figure of Christ della National Gallery di Londra, assegnata con formula prudente “probably by Antonio Cicognara”, mostra Cristo seduto su un tronco, entro una piccola architettura voltata, con corona di spine e corda al collo. È una tavola portatile, a tempera all’uovo su legno, di 50,8 x 33,3 cm, entrata nel museo con il lascito Layard nel 1916. La sua iconografia resta insolita: immagine meditativa della Passione, forse destinata alla preghiera privata, con un paesaggio collinare minutamente descritto sullo sfondo.

A Cicognara viene attribuito anche il San Giorgio e la principessa della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, tavola tarda del Quattrocento. L’attribuzione va mantenuta con cautela: l’opera combina residui gotici, preziosità in pastiglia, cultura cortese e accenti lombardo-ferraresi. La scheda della Biblioteca Digitale Lombarda la registra come opera attribuita a Cicognara nella Pinacoteca bresciana.

Il piccolo dipinto con Santa Caterina adorata da una monaca, all’Accademia Carrara di Bergamo, appartiene al nucleo più compatibile con la sua produzione tarda. La scheda della Fondazione Cini lo registra come tempera su tavola, cm 30 x 22, già in collezione Morelli, attribuito a Cicognara su base bibliografica. La figura della santa, il taglio asciutto dei profili, la scala ridotta e la tensione lineare confermano l’intreccio fra pratica miniatoria e pittura devozionale.

Un capitolo particolare riguarda i tarocchi Visconti-Sforza. La Morgan Library conserva un nucleo del mazzo e segnala sei carte di stile diverso, probabilmente sostitutive, dipinte da Antonio Cicognara alla fine del Quattrocento; tra quelle della Morgan compaiono, per esempio, Temperanza e Il Sole. La questione va trattata con prudenza, perché Treccani ricorda che una notizia antica sull’esecuzione di tarocchi per il cardinale Ascanio Sforza deriva da una tradizione inattendibile; resta però l’attribuzione stilistica di alcune carte, sostenuta da una lunga linea critica.

 

Questioni aperte

La principale difficoltà riguarda il catalogo. Cicognara ha firmato poche opere; molte attribuzioni derivano da confronti stilistici. Già Longhi aveva ipotizzato l’esistenza di due pittori omonimi, per spiegare la distanza qualitativa tra la Madonna di Ferrara del 1480 e la tavola del 1490 già Cologna. Ragghianti propose una divisione in gruppi, distinguendo opere più alte, opere di bottega e dipinti di cultura ferrarese da espungere dal catalogo. Treccani conserva questa impostazione prudente: il nucleo più forte resta quello costruito attorno alla tavola del 1490 e alle miniature documentate.

La possibile partecipazione a Palazzo Schifanoia resta problematica. Se accolta, sposterebbe la sua attività almeno al 1469, nel cantiere ferrarese del Salone dei Mesi. L’ipotesi ha avuto fortuna nella storiografia, ma non possiede la stessa solidità dei documenti cremonesi del 1482-1483 e delle opere firmate.

Cicognara occupa una posizione laterale, ma significativa, nel Quattrocento padano. E' un pittore-miniatore capace di portare in pittura una sensibilità da oggetto prezioso: ori, stoffe, rilievi, minuzie botaniche, architetture minute, volti irrigiditi da una tensione devozionale un poco arcaica.

 

 

A.R.

 

Note

[1] La cronologia tradizionale 1480-1500 deriva dalla documentazione raccolta dalla voce Treccani; studi più recenti indicano una possibile presenza documentaria fino al 1516.

[2] La Madonna col Bambino di Ferrara del 1480 è opera firmata e datata, ma la qualità non uniforme ha fatto pensare a una partecipazione di bottega.

[3] Gli antifonari della cattedrale di Cremona sono essenziali per definire Cicognara come miniatore oltre che come pittore su tavola.

[4] La tavola del 1490 con la Madonna col Bambino, sant’Agnese e santa Caterina d’Alessandria costituisce uno dei punti più solidi del catalogo pittorico.

[5] Le attribuzioni a Schifanoia e ad alcuni gruppi di opere ferraresi vanno presentate come ipotesi storiografiche, non come dati acquisiti.

[6] Le carte dei tarocchi Visconti-Sforza sono da riferire a Cicognara sul piano stilistico; la tradizione documentaria più antica legata ad Ascanio Sforza è stata ridimensionata.

 

 

Bibliografia

Giambattista Zaist, Notizie istoriche de’ pittori, scultori ed architetti cremonesi, Cremona, 1774.

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