Caselli Cristoforo detto il Temperello


(Parma, 1460 ca. - 1521)

 

 

 

 

 

 

Cristoforo Caselli, ricordato anche come Cristoforo Parmense, Cristoforo da Parma, Cristoforo Temperelli o il Temperello, nasce a Parma intorno al 1460. Era figlio di Giovanni di Cristoforo, forse anch’egli pittore. Le notizie sulla prima formazione restano sottili: la tradizione ha proposto un apprendistato presso Iacopo Loschi, ma il primo tratto davvero leggibile della sua fisionomia artistica si definisce a Venezia, dove risulta documentato dal 1488. Qui lavora, dal 1489, alla decorazione della Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, insieme a Giovanni Bellini, Alvise Vivarini, Lattanzio da Rimini e altri pittori; l’intero complesso andò distrutto nell’incendio del 1577.

La permanenza veneziana fu decisiva. Caselli portò a Parma un linguaggio fondato su disegno nitido, colore limpido, tessuti preziosi, costruzione plastica misurata, gusto per l’oro e per gli ornati; un vocabolario che guarda a Bellini, Alvise Vivarini, Carpaccio, Cima da Conegliano, Bartolomeo Montagna e, in alcune soluzioni volumetriche, ad Antonello da Messina. Nel 1495 firma e data il trittico per San Cipriano a Murano, oggi al Seminario patriarcale di Venezia. L’anno seguente è di nuovo a Parma: il 10 marzo 1496 sottoscrive il contratto per la pala del Consorzio dei Vivi e dei Morti nel Duomo, compensata con cinquantacinque ducati d’oro.

L’opera maggiore resta la Madonna col Bambino in trono, i santi Ilario e Giovanni Battista, angeli musici e cantori, Dio Padre benedicente, firmata e datata 1499, oggi alla Galleria Nazionale di Parma. La tavola, proveniente dal Duomo, misura 325 x 211 cm ed è eseguita a olio e tempera su tavola. La scena è organizzata come una cappella architettonica aperta verso il cielo: la Vergine siede su un trono alto, gli angeli cantano e suonano, sant’Ilario e il Battista scandiscono lo spazio con una frontalità solenne. Il dato veneziano si avverte nella superficie preziosa, nelle stoffe damascate, nella chiarezza dei contorni, nella luce pulita; il registro resta però parmense per compostezza devozionale e per una certa concretezza dei volti.

Nel 1499 Caselli dipinge anche l’Adorazione dei Magi in San Giovanni Evangelista a Parma e il Padre eterno nel catino absidale del transetto destro del Duomo. Seguono la Natività tra san Pietro e il Battista del 1502, conservata a Castell’Arquato, e il Cristo morto tra due angeli del 1507, nel Duomo parmense, sopra il monumento Montini. Il suo catalogo comprende inoltre il San Pietro in cattedra nella parrocchiale di Almenno San Bartolomeo; i laterali con San Paolo e san Giacomo maggiore e San Matteo e san Sebastiano sono al Detroit Institute of Arts, datati intorno al 1499.

Un altro nucleo rilevante è formato dai pannelli oggi alla Walters Art Museum di Baltimora: San Ludovico da Tolosa, san Francesco e il beato Giovanni da Capestrano, datati 1499-1500 circa. La scheda del museo registra i tre pannelli come opere di Cristoforo Caselli, a olio su tavola, e li colloca nel contesto del Rinascimento italiano. Il dato conferma l’ampiezza della circolazione moderna del suo corpus, spesso smembrato fra collezioni e musei.

La Galleria Nazionale di Parma conserva anche opere utili a misurare il versante più minuto e meno ufficiale della sua pittura. Le Due coppie di putti musici, datate 1500-1510, provenienti dalla sagrestia di San Giovanni Evangelista, mostrano una vena più libera: putti ignudi, strumenti musicali, basamenti a finti marmi, una memoria veneta mescolata a inflessioni lombarde. La Vergine incoronata, frammento su tavola datato 1500-1510, rivela invece il gusto per il manto prezioso, la testa reclinata, la misura devota della figura mariana.

La sua posizione storica è chiara: Caselli è un pittore parmense formato in area veneziana, attivo nel momento immediatamente precedente alla grande stagione di Correggio e Parmigianino. Accanto ad Alessandro Araldi, Filippo Mazzola e Francesco Marmitta, contribuisce a rinnovare la pittura a Parma tra Quattro e Cinquecento. La sua importanza sta nel trasferimento controllato di modelli lagunari in un ambiente padano ancora legato a forme devozionali e a committenze ecclesiastiche locali. Il risultato non è sempre omogeneo: nelle opere più solenni tende a irrigidire la composizione; nei dettagli, nei putti, nei tessuti e nei brani narrativi raggiunge spesso una freschezza più persuasiva.

Questioni attributive

Il catalogo di Caselli presenta ancora zone incerte. Alcune opere furono attribuite in passato a Filippo Mazzola, Alessandro Araldi, Girolamo da Santacroce, Cima da Conegliano o a pittori vicentini e veneziani affini. Treccani segnala varie attribuzioni discusse: Madonne, ritratti, tavole devozionali, frammenti e opere passate sul mercato. Questa instabilità dipende dalla natura stessa del suo linguaggio, costruito su elementi belliniani, alvisiani, carpacceschi, montagneschi e lombardi. Il nucleo più sicuro resta quello documentato o firmato: il trittico di San Cipriano, la pala parmense del 1499, l’Adorazione dei Magi, il San Pietro in cattedra di Almenno e i pannelli collegati.

 

 

Note

[1] La data di nascita viene indicata intorno al 1460; alcune schede museali preferiscono 1461. La morte è da collocare nel giugno 1521, poiché le spese funerarie risultano registrate il 27 giugno nel libro mastro del convento di San Francesco del Prato a Parma.

[2] La documentazione veneziana dal 1488-1489 è il punto di partenza sicuro per la ricostruzione della carriera. La decorazione della Sala del Maggior Consiglio, distrutta nel 1577, impedisce di valutare direttamente il suo intervento in quell’impresa.

[3] La pala del 1499 per il Consorzio dei Vivi e dei Morti è l’opera cardine del catalogo: documentata, firmata, datata, conservata in sede museale pubblica e riccamente studiata.

[4] Le opere disperse o smembrate complicano la lettura dell’artista. I pannelli di Detroit, dell’Accademia Carrara e della Walters Art Museum derivano da complessi originari oggi non più integri.

[5] Il rapporto con Venezia va letto come dato strutturale. Caselli porta a Parma modelli figurativi e ornamentali lagunari, ma li adatta a un contesto ecclesiastico e devozionale emiliano.

 

 

Bibliografia

Anchise Tempestini, Caselli, Cristoforo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 21, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1978.

Rodolfo Pallucchini, Pittura veneta del Quattrocento, Neri Pozza, Venezia, 1953.

Fritz Heinemann, Giovanni Bellini e i belliniani, Neri Pozza, Venezia, 1962.

Andrea Bacchi, Caselli, Cristoforo, in La pittura in Italia. Il Quattrocento, vol. II, Electa, Milano, 1987.

Mauro Lucco, a cura di, La pittura nel Veneto. Il Quattrocento, Electa, Milano, 1990.

Lucia Fornari Schianchi, a cura di, Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere. Dall’Antico al Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1997.

Carlo Volpe, Una Madonna di Cristoforo Caselli e un prototipo di Piero per il Veneto, in “Notizie da Palazzo Albani”, XII, Urbino, 1983.

Federico Zeri, Italian Paintings in the Walters Art Gallery, Walters Art Gallery, Baltimore, 1976.