![]() |
||
|
|
||
|
Franceschino Boxilioo Bosilio
Franceschino Boxilio, ricordato anche nella forma Bosilio, appartenne alla bottega tortonese dei Boxilio, attiva tra Piemonte, Lombardia e Liguria tra la seconda metà del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento [1]. La sua figura emerge da un gruppo ristretto di opere firmate, da affreschi ancora visibili nel territorio tortonese e da notizie legate alla fortuna della bottega familiare. Il profilo resta meno nitido rispetto a quello di Manfredino Boxilio, pittore di maggiore forza stilistica e di documentazione più consistente, ma Franceschino occupa un posto utile per comprendere la diffusione di una cultura figurativa lombardo-piemontese in un’area di confine attraversata da rapporti con Milano, Pavia, Genova e il territorio alessandrino. La forma del cognome oscilla nelle fonti tra Boxilio, Bosilio, Basilio e Boxilius. Negli studi recenti e nelle schede territoriali prevale Boxilio, mentre Bosilio rimane frequente nella bibliografia più antica e nei repertori. L’origine viene posta a Castelnuovo Scrivia, centro importante della diocesi di Tortona, da cui proveniva la famiglia di pittori attiva fra Quattro e Cinquecento [2]. Le fonti tradizionali lo presentano come fratello di Manfredino; alcune ricostruzioni recenti, legate al restauro del polittico di Carbonara Scrivia e alla mostra tortonese del 2018-2019, lo collocano entro una seconda generazione della bottega, come figlio di Manfredino [3]. La prudenza impone di parlare di appartenenza alla bottega familiare dei Boxilio, evitando una genealogia troppo rigida. La bottega dei Boxilio operò in un territorio di cerniera. La diocesi di Tortona guardava verso il Piemonte meridionale, la Lombardia sforzesca e la Liguria; le vie di comunicazione tra Scrivia, Oltregiogo, Pavia e Genova favorivano la circolazione di modelli, maestranze, committenti e oggetti d’altare. La pittura locale conserva caratteri tardogotici — fondo oro, bordure punzonate, figure allungate, frontalità devozionale — e li innesta progressivamente su forme più solide, con echi lombardi, liguri e sforzeschi [4]. Franceschino nasce dentro questo ambiente. La prima notizia rilevante riguarda il grande cantiere della Sala della Balla nel Castello Sforzesco di Milano, avviato nel 1490 in occasione delle nozze di Ludovico il Moro con Beatrice d’Este e di Anna Sforza con Alfonso d’Este [5]. La voce del Dizionario Biografico degli Italiani su Manfredino ricorda la chiamata del pittore, insieme al fratello minore Franceschino, a Butinone e a Zenale. I materiali recenti del Museo Diocesano di Tortona presentano invece la presenza di Manfredino con Beltramo, Butinone e Zenale [6]. Il dato certo è il prestigio raggiunto dalla bottega Boxilio, capace di entrare nell’orbita della corte sforzesca accanto a maestri di primo piano della Lombardia rinascimentale. L’esperienza milanese, diretta o mediata dalla bottega familiare, spiega alcuni caratteri del linguaggio di Franceschino. La pittura dei Boxilio guarda alla cultura lombarda, a Foppa, al Bergognone, al clima di Butinone e Zenale, con una tendenza alla figura robusta, al disegno squadrato, alla solennità frontale e alla narrazione ordinata [7]. A questi elementi si aggiungono persistenze tardogotiche: oro, pastiglia, punzonature, ornati, mantelli ampi e bordure decorative. La loro pittura vive in una zona intermedia tra devozione popolare, tradizione di bottega e aggiornamento rinascimentale. Il complesso più importante per il nome di Franceschino è l’abbazia cistercense di Santa Maria a Rivalta Scrivia, presso Tortona. L’edificio conserva un vasto ciclo di affreschi databili tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, distribuiti su pilastri, cappelle e pareti [8]. La tradizione e le schede territoriali riconoscono l’intervento del pittore castelnovese in diverse parti della chiesa, con due opere firmate: il San Cristoforo del quarto pilastro destro, datato secondo la scheda Città e Cattedrali al 1490, e il gruppo con la Vergine, il Bambino e un monaco certosino, sovrastato dal Cristo Redentore [9]. Il San Cristoforo di Rivalta Scrivia è una delle immagini più note attribuite a Franceschino. Il santo appare monumentale, secondo l’iconografia tradizionale: avanza con il Bambino sulle spalle, bastone in mano, corpo massiccio, mantello rosso e veste chiara. La figura, collocata su un pilastro, rispondeva a una funzione devozionale e protettiva. San Cristoforo era invocato contro la morte improvvisa e guardato dai fedeli come santo di passaggio, viaggio e salvezza quotidiana. In una chiesa abbaziale lungo vie di transito, l’immagine assumeva una presenza concreta e familiare. La pittura di Rivalta Scrivia conserva un carattere votivo. I santi si dispongono su pilastri e pareti come presenze protettrici di una comunità agricola e religiosa. La scheda sull’abbazia registra trentadue santi identificati e altri ancora privi di nome [10]. L’apparato non va letto come un ciclo unitario di alta committenza cortese, bensì come un corredo devozionale stratificato, nel quale ogni figura risponde a bisogni concreti: protezione, guarigione, intercessione, memoria di donatori, appartenenze monastiche e confraternali. Nel gruppo con la Vergine, il Bambino e il monaco certosino, Franceschino lavora su un’immagine più raccolta. Il monaco inginocchiato introduce il tema della committenza o della devozione personale; la Vergine e il Figlio appartengono al repertorio mariano della bottega; il Cristo Redentore soprastante dà alla scena un asse teologico verticale. L’immagine collega preghiera individuale, protezione mariana e salvezza. Anche qui la struttura appare semplice, ma l’organizzazione dello spazio e dei registri rivela un pensiero devozionale preciso. A Franceschino sono stati collegati anche altri affreschi dell’abbazia: santi isolati, immagini mariane, forse la Lactatio Virginis e figure votive presenti nelle cappelle e sui pilastri [11]. Il problema attributivo resta delicato, perché la decorazione di Rivalta coinvolse più mani e più momenti. La bottega dei Boxilio operava spesso con procedimenti collettivi: modelli comuni, repertori condivisi, interventi di maestri e aiuti, completamenti successivi. In questo contesto il nome di Franceschino identifica una mano e insieme un ambiente operativo. Un altro capitolo importante riguarda il polittico di Carbonara Scrivia, restaurato nell’ambito di Restituzioni 2018. La scheda di restauro riconosce nell’opera la presenza di più mani e propone l’intervento di Manfredino nell’invenzione generale, con parti riconducibili a Franceschino, forse impegnato nel completamento dopo la morte del maestro [12]. L’opera raffigura la Madonna in trono con il Bambino, Cristo con i simboli della Passione, san Martino con un donatore, san Sebastiano, san Giacomo e la Crocifissione nella lunetta centrale. Il restauro ha permesso di leggere meglio bordure dorate, punzonature, disegno sottostante, pentimenti e stratificazioni. La riflettografia sul polittico di Carbonara ha mostrato una tecnica di costruzione mediante linee leggere per i volumi, più marcate nei volti e nelle zone d’ombra [13]. Le indagini hanno rilevato pochi pentimenti e variazioni in corso d’opera. Il confronto con opere firmate della bottega, tra cui il polittico di Quirico Boxilio del 1503 e il trittico di Franceschino del 1507, ha confermato la complessità delle mani e dei modi interni alla famiglia [14]. Questi dati sono preziosi perché permettono di studiare Franceschino non soltanto attraverso stile e attribuzioni, ma anche attraverso procedure tecniche di bottega. Il trittico firmato e datato 1507, proveniente dall’oratorio della Santissima Trinità di Pozzolo Formigaro, è il principale documento autografo della maturità di Franceschino [15]. L’opera raffigura la Madonna col Bambino tra san Bartolomeo e san Sebastiano; la predella contiene storie di san Bartolomeo. La committenza è legata alla Confraternita di San Bartolomeo, che aveva sede nella chiesa della Trinità. Il trittico fu alienato nel 1894, passò sul mercato antiquario, venne rintracciato nel Novecento e acquistato dalla Provincia di Alessandria; oggi è custodito a Palazzo Ghilini [16]. Il trittico di Pozzolo Formigaro mostra il carattere della pittura tarda di Franceschino. L’impostazione riprende il repertorio familiare: tavola centrale con la Vergine e il Bambino, santi laterali, predella narrativa, carpenteria ancora legata a formule tardogotiche. San Bartolomeo, protettore della confraternita, garantisce il rapporto con la committenza; san Sebastiano, raffigurato vestito e con le frecce in mano, presenta una variante interessante rispetto all’iconografia più diffusa del santo nudo trafitto [17]. La predella sviluppa il racconto del martirio e della devozione confraternale. La scheda Città e Cattedrali segnala che, pur riprendendo impostazione e repertorio decorativo paterno, Franceschino mostra nel trittico di Pozzolo panneggi taglienti e profondi e visi ben modellati [18]. Il rilievo è utile per definire la sua personalità. Il pittore conserva il telaio arcaico della bottega, ma cerca una maggiore definizione plastica. Le pieghe dei mantelli si scavano con passaggi più netti; i volti acquistano volume; le ombre diventano più pesanti. La qualità non raggiunge la raffinatezza di Manfredino, ma possiede una fisionomia riconoscibile. La tradizione critica ha giudicato Franceschino inferiore a Manfredino, soprattutto per il colore più scuro nelle carni e più pesante nelle ombre [19]. Questo giudizio, nato dentro la ricostruzione novecentesca della scuola tortonese, coglie un dato visivo reale: le sue figure hanno spesso una materia più greve, meno trasparente, con carnagioni compatte e ombre accentuate. La valutazione va però misurata sulla funzione delle opere. Si tratta di immagini destinate a chiese, pilastri, confraternite e comunità locali, con una richiesta primaria di leggibilità, protezione e riconoscibilità devozionale. Il rapporto con la pittura lombarda è uno dei nodi principali. Franceschino guarda probabilmente al Bergognone, alla cultura pavese e milanese, alla tradizione foppesca, ai modi di Butinone e Zenale, filtrati attraverso Manfredino e la bottega [20]. Gli affreschi di Rivalta e il trittico di Pozzolo mostrano figure solide, panneggi scanditi, colori intensi, fondi dorati, gusto per il profilo marcato. La dimensione locale resta forte, ma l’orizzonte culturale non è chiuso nel Tortonese. Il linguaggio nasce da scambi tra Milano, Pavia, Genova e il Piemonte meridionale. La committenza di Franceschino appartiene soprattutto a chiese, abbazie, confraternite e comunità rurali o semirurali. Rivalta Scrivia, Pozzolo Formigaro, Carbonara Scrivia, Grondona, Volpedo e altri centri legati alla scuola Boxilio formano una geografia coerente [21]. Le immagini rispondono a esigenze concrete: altari, ex voto, cappelle, apparati mariani, santi protettori, predelle narrative, confraternite dei Battuti, comunità monastiche e parrocchiali. La pittura dei Boxilio ha quindi valore storico anche come documento di religiosità territoriale. La notizia dell’oratorio dell’Annunciata di Grondona amplia la cronologia oltre il 1507 [22]. Alcune fonti attribuiscono a Franceschino affreschi eseguiti probabilmente nel 1519, con riquadri di santi e scene mariane. La documentazione richiede controlli puntuali, ma conferma la lunga durata della sua attività entro la diocesi di Tortona. La mostra tortonese del 2018-2019 ha indicato Franceschino e Giovanni Quirico come documentati sino al 1522 [23]. Per questo motivo l’intestazione aggiornata deve superare la vecchia formula “notizie dal 1490 al 1507”. La tecnica impiegata nelle opere della bottega combina pittura murale, tempera su tavola, dorature, pastiglia, punzonature e carpenterie lignee [24]. Le ancone mantengono spesso una struttura tardo-gotica o proto-rinascimentale, con tavole verticali, registri sovrapposti, lunette, colonne, scomparti laterali e predelle. La superficie dorata ha valore ornamentale e liturgico; i punzoni a rosetta e le bordure richiamano procedure consolidate; il disegno sottostante guida volumi e fisionomie. Franceschino opera dentro questa cultura materiale, dove pittura, intaglio, doratura e decorazione formano un organismo unitario. Il suo stile appare più chiaro quando si osservano insieme Rivalta e Pozzolo. Negli affreschi domina il carattere votivo: figure grandi, contorni semplici, colori leggibili, iscrizioni e santi riconoscibili. Nel trittico emergono un maggiore controllo di tavola e carpenteria, una più decisa articolazione dei panneggi, un rapporto più stretto con la tradizione dell’ancona ligure-piemontese. Le immagini murali parlano alla comunità che attraversa la chiesa; il trittico parla alla confraternita e all’altare. Franceschino adatta la medesima cultura figurativa a funzioni diverse. La sua importanza sta anche nel ruolo di tramite. Attraverso la bottega Boxilio, modelli lombardi e liguri penetrano nei centri della diocesi di Tortona; al tempo stesso, formule devozionali locali raggiungono circuiti più ampi attraverso altari, mercati, alienazioni, restauri e raccolte pubbliche. Il caso del trittico di Pozzolo, passato dalla chiesa al mercato antiquario e infine a Palazzo Ghilini, mostra quanto la storia materiale di queste opere sia complessa. La pittura locale del Quattrocento e primo Cinquecento non resta ferma nei suoi luoghi: viene spostata, smembrata, restaurata, rivalutata. Franceschino Boxilio va quindi presentato come pittore della bottega tortonese dei Boxilio, attivo tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento, con opere documentate o attribuite in Rivalta Scrivia, Pozzolo Formigaro, Carbonara Scrivia e altri centri della diocesi di Tortona. La sua personalità, più modesta rispetto a Manfredino, conserva comunque una precisa fisionomia: disegno robusto, panneggi incisi, ombre dense, fondi e bordure dorate, santi votivi, strutture d’altare tardogotiche aggiornate da stimoli lombardi. Il suo catalogo documenta una cultura figurativa di provincia colta e operosa, collocata lungo le vie che collegavano Milano, Pavia, Genova e il Piemonte meridionale.
A.R.
Note[1] Le forme Boxilio, Bosilio, Basilio e Boxilius ricorrono nella bibliografia e nelle fonti. Nella letteratura recente prevale spesso la forma Boxilio. [2] Castelnuovo Scrivia è indicato come centro d’origine della famiglia di pittori Boxilio, attiva nella diocesi di Tortona tra Quattro e Cinquecento. [3] La genealogia della famiglia è presentata in modi diversi: la voce DBI su Manfredino parla di Franceschino come fratello, mentre i materiali recenti della mostra tortonese indicano una bottega articolata in due generazioni, con Manfredino e Beltramo e i rispettivi figli Franceschino e Giovanni Quirico. [4] La pittura dei Boxilio si sviluppa in un’area di cerniera tra Lombardia, Piemonte e Liguria, con persistenze tardogotiche e aperture alla cultura rinascimentale lombarda. [5] Nel 1490 i Boxilio entrarono, secondo le fonti, nel contesto della decorazione della Sala della Balla del Castello Sforzesco di Milano, in occasione delle nozze sforzesche. [6] La tradizione più antica associa a quel cantiere Manfredino e Franceschino; i materiali più recenti collegano la notizia a Manfredino e Beltramo, insieme a Butinone e Zenale. [7] I riferimenti culturali principali della bottega sono Foppa, Bergognone, Butinone, Zenale e la pittura ligure-piemontese di fine Quattrocento. [8] L’abbazia di Santa Maria a Rivalta Scrivia conserva un vasto apparato di affreschi del XV secolo, con interventi attribuiti anche a Franceschino Boxilio. [9] La scheda Città e Cattedrali sull’abbazia registra due opere firmate da Franceschino: il San Cristoforo del quarto pilastro destro, datato 1490, e le due scene con la Vergine, il Bambino e un monaco certosino, sovrastate dal Cristo Redentore. [10] Il ciclo di Rivalta comprende numerosi santi protettori, legati alla devozione di una comunità agricola e religiosa. [11] Diverse immagini dell’abbazia sono state attribuite a Franceschino o alla scuola dei Boxilio, tra cui santi isolati e immagini mariane. [12] Il restauro del polittico di Carbonara Scrivia ha evidenziato la presenza di più mani e una possibile partecipazione di Franceschino nel completamento dell’opera. [13] La riflettografia sul polittico di Carbonara ha mostrato linee preparatorie leggere per i volumi e più marcate nei volti e nelle ombre. [14] Il confronto diagnostico ha incluso il polittico di Quirico Boxilio del 1503 e il trittico di Franceschino del 1507. [15] Il trittico di Pozzolo Formigaro è firmato e datato 1507 da Franceschino Boxilio. [16] L’opera proveniva dall’oratorio della Santissima Trinità di Pozzolo Formigaro, sede della Confraternita di San Bartolomeo; dopo l’alienazione ottocentesca e vari passaggi sul mercato, è oggi conservata a Palazzo Ghilini, sede della Provincia di Alessandria. [17] Il trittico raffigura la Madonna col Bambino tra san Bartolomeo e san Sebastiano, con storie di san Bartolomeo nella predella. [18] Le schede della mostra tortonese sottolineano nel trittico panneggi taglienti e profondi e visi ben modellati. [19] La voce DBI su Manfredino, richiamando gli studi della Gabrielli, descrive in Franceschino un colore più scuro nelle carni e più pesante nelle ombre rispetto a Manfredino. [20] Il riferimento al Bergognone e alla cultura lombarda è ricorrente nelle letture moderne della bottega. [21] La geografia della scuola Boxilio comprende Rivalta Scrivia, Pozzolo Formigaro, Carbonara Scrivia, Volpedo, Pontecurone, Vigevano e altri centri del territorio tortonese e alessandrino. [22] All’oratorio dell’Annunciata di Grondona sono stati attribuiti affreschi riferiti a Franceschino, datati probabilmente al 1519. [23] I materiali della mostra “I Boxilio. Una famiglia di pittori tortonesi tra ’400 e ’500” indicano Franceschino e Giovanni Quirico documentati sino al 1522. [24] Le opere della bottega mostrano tecniche miste: affresco, tempera su tavola, doratura, pastiglia, punzonature, carpenterie lignee e predelle narrative.
BibliografiaSanto Varni, “Cose artistiche in Gavi”, in Il Michelangelo, Genova, 1855, n. 12, pp. 46-48. Federigo Alizeri, Notizie dei professori del disegno in Liguria dalle origini al secolo XVI, vol. I, Genova, 1870. Santo Varni, “Di una tavola di Franceschino da Castelnuovo Scrivia”, in Giornale ligustico, I, Genova, 1874, p. 93. Santo Varni, “Della Pieve di Gavi”, in Giornale ligustico, II, Genova, 1875, pp. 355-367. Giorgio Stara Tedde, La Pieve di Volpedo e i pittori Manfredino e Franceschino Basilio, Tortona, Tipografia Adriano Rossi, 1915. Noemi Gabrielli, Monumenti della pittura nella provincia di Alessandria dal secolo XI al XVI, Alessandria, 1935. Anna Maria Brizio, La pittura in Piemonte dall’età romanica al Cinquecento, Torino, 1942. Georges Martin-Méry, Les Primitifs méditerranéens, catalogo della mostra, Bordeaux, 1952. Noemi Gabrielli, Arquata e le vie dell’Oltregiogo, Torino, 1959. Piero Torriti, La quadreria dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, Genova, 1963. Piero Torriti, Manfredino Bosilio, Genova, 1966. Antonello Brunetti, “Il trittico di Franceschino Boxilio scomparso da Pozzolo Formigaro”, in studi sulla pittura tortonese e alessandrina, 1982. F. Miotti, La genealogia dei Boxilio, pittori in Tortona, Tortona, 1999. Angelo Dalerba, studi sulla bottega Boxilio e sul polittico di Carbonara Scrivia, 2005. Pier Giorgio Caramagna, Trittico Boxilio, studi sul trittico di Pozzolo Formigaro. R. Gabrieli, studi sulla pittura dei Boxilio nel Tortonese, 2007. Giovanni Romano, studi sulla pittura lombardo-piemontese del Quattrocento. Bottega tortonese dei Boxilio. Polittico di Carbonara Scrivia, in Restituzioni 2018. Tesori d’arte restaurati, Marsilio, Venezia, 2018. Museo Diocesano di Tortona, I Boxilio. Una famiglia di pittori tortonesi tra ’400 e ’500, materiali della mostra, Tortona, 2018-2019. Città e Cattedrali, I Boxilio. Una famiglia di pittori tortonesi tra ’400 e ’500, itinerario storico-artistico online. Città e Cattedrali, Abbazia di Rivalta Scrivia. Ciclo di affreschi del XV secolo, scheda di approfondimento. BeWeB - Beni ecclesiastici in Web, schede relative alla chiesa di Santa Maria Assunta di Rivalta Scrivia e alla bottega Boxilio. Provincia di Alessandria, materiali su Palazzo Ghilini e sul trittico di Pozzolo Formigaro. Fondazione Federico Zeri, schede fotografiche relative alla bottega Boxilio, Università di Bologna.
|