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Antonio Boselli
Antonio Boselli fu pittore e scultore ligneo attivo tra Val Brembana, Bergamo e territorio bergamasco nei primi decenni del Cinquecento. La sua figura resta legata a una documentazione frammentaria, a molte opere perdute e a un gruppo ristretto di dipinti conservati, sufficienti però a delineare una personalità operosa, radicata nella cultura lombardo-veneta di confine, sensibile alla pittura veneziana tardoquattrocentesca, ai modi di Zenale e, in alcuni passaggi, al clima nuovo portato a Bergamo da Lorenzo Lotto [1]. Le origini sono collocate in Val Brembana. La voce del Dizionario Biografico degli Italiani lo dice figlio di Pietro, pittore originario di San Giovanni Bianco; anche il fratello Lorenzo è ricordato nel 1502 come pittore [2]. La nascita viene posta, su base indiziaria, tra il 1470 e il 1480. Questa cronologia si accorda con la lunga attività documentata tra 1495 e 1527 e con la posizione dell’artista nella generazione successiva ai grandi maestri lombardi del secondo Quattrocento. La prima notizia certa è del settembre 1495, quando Boselli firmò e datò un affresco con la Vergine con san Pietro e la Maddalena nel coro della chiesa di Ponteranica [3]. L’opera, già trasportata su tela, risulta oggi irreperibile. Il dato conferma comunque una piena attività professionale entro la metà degli anni Novanta. Da questo momento l’artista appare inserito in una rete di commissioni ecclesiastiche, restauri, polittici, affreschi, stime e lavori civici. Nel novembre 1500 fu chiamato a restaurare gli affreschi trecenteschi di Pacino da Nova in Santa Maria Maggiore a Bergamo [4]. L’incarico è significativo: un pittore relativamente giovane veniva coinvolto nel mantenimento di un complesso prestigioso, legato a uno dei luoghi religiosi più importanti della città. La pratica del restauro, nel senso antico di ripresa, integrazione e manutenzione pittorica, richiedeva familiarità con superfici murali, tecniche diverse e decoro liturgico. Nel 1503 si impegnò a dipingere un polittico per la chiesa di Santa Maria della Consolazione, con la Vergine, il Battesimo di Cristo, l’Eterno e vari santi [5]. Nello stesso anno dipinse a fresco sulla facciata di una casa a Zogno; l’anno seguente lavorò sulla volta del presbiterio della chiesa del Bretto, presso Camerata [6]. Queste notizie mostrano la varietà della sua attività: pale d’altare, cicli murali, decorazioni esterne, interventi in edifici religiosi e civili. Nel 1507 partecipò alla stima delle pitture di Iacopino de Scipioni per Santa Maria delle Grazie a Bergamo [7]. L’anno seguente acquistò un terreno nel territorio di Seriate, segno di una condizione economica relativamente stabile. Nel 1509 firmò e datò un polittico con i santi Pietro, Luca e Paolo per la chiesa di San Cristoforo a Seriate [8]. La perdita o dispersione di molti di questi lavori rende oggi difficile valutare l’evoluzione del suo stile, ma la sequenza documentaria restituisce il profilo di un maestro richiesto e professionalmente riconosciuto. Tra 1510 e 1516 i documenti lo registrano più volte a Bergamo; nel 1514 abitava nella vicinia di San Matteo [9]. Nello stesso anno gli fu pagata la tavola identificata con il Cristo e la gloria di Ognissanti, ancora conservata nella basilica di Santa Maria Maggiore [10]. L’opera è il punto più importante per comprendere l’ambizione del Boselli maturo. Cristo siede in alto, entro una mandorla mistica, circondato dalla Madonna, da angeli e da una moltitudine di santi. La destra benedice, la sinistra regge un libro. Attorno, in una composizione affollata e gerarchica, si dispongono figure identificate da iscrizioni, attributi, abiti, insegne e tradizioni locali. La Pala di Ognissanti appartiene a un progetto iconografico complesso, promosso dai Reggenti della Misericordia. Il Catalogo generale segnala trentasei santi, molti con il nome dipinto sugli abiti, altri riconoscibili per attributi, altri ancora di lettura più difficile [11]. Sul lato destro compaiono, tra gli altri, san Giovanni Battista, san Pietro, santo Stefano, sant’Ambrogio, sant’Agostino, san Pietro da Verona, san Marco e sant’Onofrio; al centro, sotto la mandorla, Mosè, un profeta con turbante, Abramo, san Gregorio Magno e san Girolamo; sul lato sinistro, santa Caterina d’Alessandria, san Giuseppe, san Vincenzo, Maria Maddalena, sant’Alessandro, sant’Alvise, san Bernardino, il beato Guala, san Proiettizio e san Lorenzo [12]. La costruzione della pala rivela una cultura composita. L’impianto verticale e gerarchico appartiene alla tradizione devozionale; la folla dei santi risponde a un’esigenza liturgica e comunitaria; la mandorla di Cristo mantiene un valore ancora arcaico; alcuni moduli figurativi richiamano la pittura veneta di fine Quattrocento. La scheda ministeriale segnala apporti da Zenale e dal Romanino, due riferimenti utili per collocare l’opera nel clima lombardo dei primi decenni del Cinquecento [13]. Boselli non appare come inventore di una lingua nuova; lavora piuttosto come mediatore, capace di riunire modelli diversi in una pala di ampia destinazione pubblica. Sempre nel 1514, dopo l’entrata degli Spagnoli a Bergamo, dipinse stemmi imperiali in Cittadella e nella sala delle Provvisioni [14]. Nel 1519, tornata la dominazione veneziana, colorì gli stemmi dei nuovi rettori e preparò insegne per il podestà [15]. Questi incarichi civici mostrano la funzione pratica dell’artista dentro la città: pittura sacra, araldica, apparati pubblici, segni del potere politico. Boselli fu dunque anche pittore di servizio istituzionale, pronto ad aggiornare visivamente i simboli della sovranità. Nel 1515 firmò e datò una statua lignea di san Rocco collocata in una nicchia di un polittico con la Vergine e quattro santi nella chiesa degli agostiniani di Almenno San Salvatore [16]. Il dato conferma la sua attività come scultore in legno, ricordata dalle fonti. La combinazione di pittura e scultura lignea era frequente nelle ancone lombarde e alpine, dove tavole dipinte, statue, cornici intagliate e dorature concorrevano alla costruzione dell’altare. Boselli appartiene a questo ambiente artigianale complesso, più vicino alla pratica di bottega che alla separazione moderna tra arti maggiori e minori. Nel 1517 eseguì la pala con San Lorenzo tra san Giovanni Battista e san Barnaba di Cipro, oggi all’Accademia Carrara di Bergamo [17]. La tavola, a olio e oro, misura cm 146 × 186 e proveniva dalla chiesa di Sant’Agata, acquistata nel 1858 [18]. Al centro sta san Lorenzo, giovane diacono con dalmatica riccamente decorata, palma del martirio e libro; ai lati compaiono san Giovanni Battista, riconoscibile dalla croce astile e dall’abito ascetico, e san Barnaba, con barba lunga, mani incrociate e aspetto penitente. L’arco superiore e il fondo scuro chiudono la scena in uno spazio raccolto. Questa pala è probabilmente il suo dipinto più leggibile sul piano stilistico. Le figure sono frontali, solide, allungate, costruite con una certa fissità devozionale. San Lorenzo occupa il centro come immagine di autorità liturgica; la veste rossa e oro produce un forte effetto ornamentale; i due santi laterali creano un equilibrio simmetrico, con Giovanni Battista più nervoso e Barnaba più chiuso e meditativo. Il colore resta compatto, talvolta sordo, ma attraversato da preziosità metalliche. La pittura guarda ancora alla tradizione veneta, con echi lontani carpacceschi, mentre la severità dei corpi rinvia al mondo lombardo. La valutazione severa del DBI parla, per le pale certe della Carrara e di Santa Maria Maggiore, di forme venete ripetute con colore abbastanza sordo e impianto meccanico [19]. Questo giudizio va letto storicamente. Boselli non appartiene alla linea più innovativa della pittura bergamasca, quella che da Previtali e Lotto porterà a una più sottile cultura del colore e del sentimento. Il suo lavoro conserva formule più ferme, adatte a un pubblico devozionale, con figure riconoscibili, santi ben identificati e composizioni ordinate. La forza dell’artista sta nella tenuta professionale, nella continuità delle commissioni e nella capacità di rispondere a esigenze liturgiche locali. Gli affreschi della Cappella dei morti presso San Martino a Sovere, attribuiti a Boselli, costituiscono un ulteriore punto importante [20]. La scheda ministeriale registra due volte a crociera affrescate in blu di lapislazzulo con costolonature giallo oro, lunette con san Gerolamo e san Francesco d’Assisi, angeli musicanti nell’arco trionfale e una Resurrezione di Cristo nel catino absidale, con quattro armati seduti e dormienti in primo piano, paesaggio montano e cielo azzurro [21]. Il cartiglio della Resurrezione reca l’iscrizione “1517 Antonius Bosellus” [22]. Il ciclo di Sovere mostra un versante più luminoso e decorativo. Il blu delle volte, le costolonature dorate, gli angeli, i santi nelle lunette e la Resurrezione compongono un insieme pensato per uno spazio devozionale raccolto. La scheda del Catalogo generale sottolinea la formazione lombarda dell’artista, il decorativismo luministico e il cromatismo ricco [23]. La pittura murale, in questo caso, permette a Boselli di lavorare su effetti più aperti rispetto alle pale: cielo, paesaggio, volta, figure e ornati concorrono a un’immagine complessiva di riscatto e speranza. La data del 1517 per Sovere coincide con quella della pala della Carrara. Questo rende l’anno particolarmente significativo. Da un lato abbiamo una tavola d’altare ferma, frontale, segnata da oro e figure monumentali; dall’altro un ciclo affrescato più decorativo, dove il colore e la struttura della cappella producono un effetto ambientale. Boselli appare così capace di adattare la propria maniera a supporti diversi, mantenendo riconoscibili la chiarezza narrativa e il gusto per l’ordine. Nel 1521 fu consultato per un’ancona in rame destinata a Santa Maria Maggiore [24]. Nel 1524 stimò con Lorenzo Lotto la pala di Andrea Previtali nel Duomo di Bergamo [25]. Nel 1526 Lotto lo indicò tra i possibili modificatori di un disegno per una tarsia di Santa Maria Maggiore [26]. Questi documenti sono preziosi. Collocano Boselli accanto ad artisti di livello più alto e mostrano la sua considerazione come uomo di mestiere esperto, capace di valutazioni tecniche, interventi su progetti decorativi e consultazioni in cantieri importanti. Nel 1527 era ancora vivo e presente a Bergamo [27]. La data di morte viene posta entro il 1532, sulla base della tradizione documentaria recepita dai repertori recenti [28]. Il suo ultimo profilo biografico rimane dunque aperto entro un margine ristretto: attività accertata fino al 1527, scomparsa prima o intorno al 1532. La lunga durata del lavoro, dagli anni Novanta del Quattrocento agli anni Venti del Cinquecento, lo pone a contatto con cambiamenti politici e figurativi rilevanti: dominio veneziano, presenza spagnola, ritorno veneto, arrivo di Lotto a Bergamo, maturazione della pittura lombarda di primo Cinquecento. La cultura visiva di Boselli è composita. La base più riconoscibile resta lombardo-veneta. Nei volti fermi, nelle pose frontali, nella scansione delle figure e nell’uso dell’oro sopravvivono formule devozionali quattrocentesche. Nei tentativi di profondità, nei paesaggi, negli angeli e in alcuni passaggi cromatici si avvertono aperture più moderne. Zenale fornisce un riferimento utile per la solidità delle figure e per certi equilibri architettonici; Romanino può spiegare, soprattutto nella lettura moderna della Pala di Ognissanti, alcune vibrazioni più corpose; Lotto entra nella sua biografia come interlocutore documentario e come presenza culturale a Bergamo. Il limite dell’artista sta nella ripetizione di tipi e formule. I santi hanno spesso espressioni trattenute, corpi frontali, gesti convenzionali; gli impianti compositivi privilegiano la chiarezza rispetto all’invenzione. Questo limite non cancella il valore storico del suo lavoro. Boselli rappresenta la fascia dei maestri locali colti e affidabili, capaci di portare nei centri bergamaschi una pittura aggiornata in misura controllata. La sua opera documenta il tessuto reale della committenza: parrocchie, confraternite, ordini religiosi, basiliche cittadine, apparati civici, restauri, stime, polittici e cappelle. La sua attività come scultore ligneo amplia il quadro. Il san Rocco di Almenno, firmato nel 1515 secondo la testimonianza del Tassi, indica una competenza che attraversava pittura, legno, doratura e struttura d’altare. Nel territorio bergamasco del primo Cinquecento le ancone erano spesso organismi misti: tavole dipinte, statue, nicchie, cornici intagliate, dorature, stemmi. Boselli operò in questo ambiente concreto, dove l’artista era anche progettista e coordinatore di oggetti liturgici complessi. Antonio Boselli va quindi presentato come un pittore bergamasco di cultura lombardo-veneta, nato o proveniente dall’area di San Giovanni Bianco, attivo soprattutto a Bergamo e nei centri del territorio. La sua personalità emerge tra documenti, opere perdute, pale conservate e affreschi attribuiti. La Pala di Ognissanti in Santa Maria Maggiore, il San Lorenzo tra san Giovanni Battista e san Barnaba dell’Accademia Carrara e gli affreschi di Sovere bastano a restituire un profilo coerente: un maestro di mestiere, legato alla devozione locale, capace di immagini solenni, cromaticamente dense, formalmente prudenti, storicamente preziose per comprendere la pittura bergamasca nel passaggio dal Quattrocento al Cinquecento.
A.R.
Note[1] Antonio Boselli è ricordato dalle fonti come pittore e scultore in legno, attivo prevalentemente a Bergamo e nel territorio bergamasco. [2] Il Dizionario Biografico degli Italiani lo indica come figlio di Pietro, pittore originario di San Giovanni Bianco in Valle Brembana. Il fratello Lorenzo è registrato nel 1502 come pittore. [3] La prima notizia certa è la firma con data settembre 1495 su un affresco con la Vergine con san Pietro e la Maddalena nel coro della chiesa di Ponteranica, già riportato su tela e oggi irreperibile. [4] Nel novembre 1500 Boselli fu chiamato a restaurare gli affreschi trecenteschi di Pacino da Nova in Santa Maria Maggiore a Bergamo. [5] Nel dicembre 1503 si impegnò a dipingere un polittico per la chiesa di Santa Maria della Consolazione, con la Vergine, il Battesimo di Cristo, l’Eterno e vari santi. [6] Nel 1503 lavorò a fresco sulla facciata di una casa a Zogno; l’anno successivo affrescò la volta del presbiterio della chiesa del Bretto presso Camerata. [7] Nel 1507 stimò, insieme con altri, le pitture di Iacopino de Scipioni per Santa Maria delle Grazie a Bergamo. [8] Il 23 febbraio 1509 firmò e datò un polittico con i santi Pietro, Luca e Paolo per San Cristoforo a Seriate. [9] I documenti lo registrano a Bergamo tra 1510 e 1516; nel 1514 abitava nella vicinia di San Matteo. [10] Nel 1514 gli fu pagata la tavola identificata con il Cristo e la gloria di Ognissanti, nella basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo. [11] Il Catalogo generale dei Beni culturali descrive la Pala di Ognissanti come tavola a olio, attribuita ad Antonio Boselli, conservata in Santa Maria Maggiore a Bergamo. [12] La stessa scheda registra trentasei santi, molti identificati da nomi dipinti sugli abiti o da attributi iconografici. [13] La scheda ministeriale della Pala di Ognissanti segnala apporti culturali da Zenale e dal Romanino. [14] Nel 1514, dopo l’entrata degli Spagnoli in Bergamo, Boselli dipinse stemmi imperiali in Cittadella e nella sala delle Provvisioni. [15] Nel 1519, tornati i Veneti, colorì gli stemmi dei nuovi rettori e preparò insegne per il podestà. [16] Nel 1515 firmò e datò una statua lignea di san Rocco, collocata in una nicchia di un polittico con la Vergine e quattro santi nella chiesa degli agostiniani di Almenno San Salvatore. [17] Il San Lorenzo tra san Giovanni Battista e san Barnaba di Cipro è conservato all’Accademia Carrara di Bergamo. [18] La scheda Lombardia Beni Culturali registra l’opera come tavola a olio e oro, cm 146 × 186, datata post 1517, proveniente dalla chiesa parrocchiale di Sant’Agata e acquistata nel 1858. [19] Franco R. Pesenti, nella voce DBI, valuta le pale certe della Carrara e di Santa Maria Maggiore come opere legate a forme venete tra Quattro e Cinquecento, con echi carpacceschi. [20] Gli affreschi della Cappella dei morti a Sovere sono attribuiti ad Antonio Boselli dal Catalogo generale dei Beni culturali. [21] La scheda ministeriale descrive le volte blu, le costolonature giallo oro, le lunette con san Gerolamo e san Francesco, l’arco con angeli musicanti e il catino absidale con la Resurrezione di Cristo. [22] Il cartiglio della Resurrezione reca l’iscrizione “1517 Antonius Bosellus”. [23] La scheda di Sovere segnala formazione lombarda, decorativismo luministico e ricchezza cromatica. [24] Nel 1521 Boselli fu consultato per un’ancona in rame da eseguire per Santa Maria Maggiore. [25] Nel 1524 stimò con Lorenzo Lotto la pala di Andrea Previtali nel Duomo di Bergamo. [26] Nel 1526 Lotto lo indicò tra i possibili modificatori di un disegno per una tarsia di Santa Maria Maggiore. [27] Nel 1527 Boselli risulta ancora vivo e presente a Bergamo. [28] BeWeB e vari repertori correnti indicano per l’artista la cronologia 1470/1480-1532; la documentazione sicura consente di fissarne l’attività fino al 1527.
BibliografiaFrancesco Maria Tassi, Vite de’ pittori, scultori e architetti bergamaschi, Bergamo, 1793. Luigi Lanzi, Storia pittorica della Italia, Venezia, 1838. Pietro Locatelli, Illustri bergamaschi, Bergamo, 1867-1879. Cenni intorno agli intagliatori e intarsiatori bergamaschi, in Bergamo o sia notizie patrie, LIX, Bergamo, 1873. Pietro Pinetti, “Per la storia della pittura bergamasca del ’500”, in Bollettino della Biblioteca Civica di Bergamo, II, Bergamo, 1908, pp. 234-236, 238. Gustav Ludwig, “Archivalische Beiträge zur Geschichte der venezianischen Malerei”, in Jahrbuch der Königlichen Preussischen Kunstsammlungen, XXIV, Berlin, 1903. Joseph Archer Crowe, Giovanni Battista Cavalcaselle, A History of Painting in North Italy, vol. III, John Murray, London, 1912. Pietro Pinetti, Inventario degli oggetti d’arte d’Italia. Provincia di Bergamo, Roma, 1931. Edoardo Arslan, Inventario degli oggetti d’arte d’Italia. Provincia di Padova, Roma, 1936. Bortolo Belotti, Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, Bergamo, 1959. Lorenzo Lotto, Lettere inedite, a cura di L. Chiodi, Bergamo, 1962. Gaetano Panazza, contributi in Storia di Brescia, vol. II, Brescia, 1963. Franco R. Pesenti, “Boselli, Antonio”, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 13, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1971. Federico Zeri, Fondazione Federico Zeri, schede fotografiche relative ad Antonio Boselli, Università di Bologna. Mirella Argenti, Giovanni Barachetti, I pittori bergamaschi dal XII al XIX secolo, Bergamo. Amalia Pacia, Mariolina Olivari, studi su scultori e intagliatori del legno in Lombardia nel Rinascimento. Simone Facchinetti, studi sull’ancona dell’Immacolata in Sant’Agata del Carmine e sulla pittura bergamasca del primo Cinquecento. Catalogo generale dei Beni culturali, Cristo e la gloria di Ognissanti, scheda OA 0302055766, Ministero della Cultura. Catalogo generale dei Beni culturali, San Lorenzo tra san Giovanni Battista e san Barnaba di Cipro, scheda OA 0302024568, Ministero della Cultura. Catalogo generale dei Beni culturali, Affreschi della Cappella dei morti, scheda OA 0300000984, Ministero della Cultura. Lombardia Beni Culturali, Antonio Boselli, Cristo e la gloria di Ognissanti, scheda online. Lombardia Beni Culturali, Antonio Boselli, San Lorenzo tra san Giovanni Battista e san Barnaba di Cipro, scheda online. BeWeB - Beni ecclesiastici in Web, Antonio Boselli, scheda persona, Conferenza Episcopale Italiana.
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