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Bastiani Lazzaro
Lazzaro Bastiani, indicato talvolta anche come Sebastiani, fu pittore veneziano attivo per oltre sessant’anni, dal 1449 al 1512. La sua figura attraversa quasi interamente la seconda metà del Quattrocento lagunare, in una posizione appartata ma storicamente significativa: vicino ai Vivarini, ai Bellini, a Gentile Bellini e alla cultura padovano-mantegnesca, senza appartenere pienamente a nessuna di queste linee. La nascita viene posta intorno al 1425-1430, probabilmente a Venezia; nel 1449 è già ricordato con la qualifica di pittore. La prima documentazione nota lo registra dunque in età già professionale. Nel 1460 si impegnò a dipingere una pala per la chiesa veneziana di San Samuele, oggi perduta; nel 1473 ricevette una commissione per Pera di Fassa; nel 1479 eseguì una Storia di David per la Scuola Grande di San Marco e nello stesso anno risulta legato alla confraternita di San Girolamo. Questi incarichi indicano una presenza stabile nei circuiti cittadini della devozione, delle scuole e delle committenze ecclesiastiche. Il problema più delicato riguarda la fase iniziale. La cronologia delle opere giovanili resta incerta, perché i dipinti datati anteriori al 1480 mancano o non sono più conservati. La critica ha riconosciuto in alcune opere firmate o tradizionalmente riferitegli una componente toscana e padovana: il mosaico con San Sergio in San Marco, la Pietà di Sant’Antonino, gli arcangeli Michele e Gabriele del Museo Civico di Padova. In questi lavori emergono contorni secchi, pieghe taglienti, una costruzione quasi scultorea delle figure, con ricordi di Andrea del Castagno, di Mantegna e della cultura squarcionesca filtrata attraverso Venezia. La Pietà di Sant’Antonino, opera firmata, è fra i punti più importanti per capire il primo Bastiani. La composizione è compatta, intensa, più aspra rispetto alle pale tarde. Il dolore non è ancora ridotto a formula; i corpi hanno una durezza quasi intagliata, i panneggi si piegano con energia, i volti conservano una tensione severa. È il momento in cui l’artista appare più inquieto e più ricettivo, vicino alla pittura padovana e alle ricerche plastiche che attraversavano la Venezia di metà secolo. Intorno agli anni Settanta si colloca l’Adorazione dei Magi della Frick Collection di New York, datata generalmente al decennio 1470-1479. La tavola, piccola e allungata, mostra una capanna costruita con forte evidenza prospettica, figure disposte in piani ordinati, un corteo che si sviluppa verso il fondo e un paesaggio chiaro, già animato da gusto narrativo. L’opera fu acquistata in antico come Bartolomeo Vivarini, circostanza significativa: il suo linguaggio poteva essere scambiato per quello vivarinesco, soprattutto per la secchezza dei profili, la qualità disegnativa e il colore trattenuto. Il rapporto con i Vivarini è uno dei fili più costanti della sua pittura. Da Bartolomeo Vivarini Bastiani derivò probabilmente una certa rigidità dei santi, la scansione netta delle figure, la predilezione per impianti simmetrici e fondi architettonici. Da Antonio e Alvise Vivarini ricevette invece stimoli diversi: una maggiore preziosità cromatica, un gusto più arioso per lo spazio, l’attenzione al paesaggio. La sua pittura rimane però meno sottile, più ferma, talvolta più arida. La Natività con i santi Eustachio, Giacomo, Benedetto e Filippo, dipinta nel 1480 per la chiesa veneziana di Sant’Elena e oggi alle Gallerie dell’Accademia, è un’opera chiave della prima maturità. La capanna, costruita con travi e assi secondo un impianto prospettico ben esibito, domina la scena quasi quanto le figure sacre. La Vergine, san Giuseppe, il Bambino e i santi sono ordinati entro uno spazio calcolato, dove l’architettura rustica diviene prova di mestiere. Il dipinto mostra bene la sua capacità di unire cultura vivarinesca, memoria padovano-mantegnesca e suggestioni belliniane. Nel 1484 firmò e datò la lunetta con la Madonna tra santi e donatore nella chiesa dei Santi Maria e Donato a Murano. La composizione è solenne, costruita su figure verticali e panneggi compatti. La qualità non è uniforme: la struttura è chiara, il disegno disciplinato, ma il ritmo appare già più chiuso rispetto alle opere giovanili. Bastiani sembra affidarsi a moduli ripetibili, con un senso dello spazio rigoroso e una minore vivacità emotiva. Alla stessa fase appartiene la Santa Veneranda in trono tra sante e angeli musici, proveniente dalla chiesa del Corpus Domini e oggi alle Gallerie dell’Accademia. È una delle sue pale più interessanti. La scelta quasi esclusiva di figure femminili, a eccezione degli angeli musici, si spiega con il contesto monastico domenicano femminile e con la reliquia di santa Veneranda conservata nella chiesa. La santa siede al centro come figura di autorità devozionale; intorno, Lucia, Agnese, Caterina, Maddalena, Chiara e altre presenze costruiscono una comunità ideale di santità femminile. Il quadro conserva un tono austero, ma l’insieme è meno povero di quanto un giudizio puramente stilistico potrebbe far pensare. Nel 1490 firmò l’Incoronazione della Vergine tra i santi Bernardo e Orsola, oggi riferita alla provenienza cremasca e conservata nell’ambito dell’Accademia Carrara. L’opera conferma il suo modo tardo: figure allungate, panneggi lineari, composizione ordinata, fondo architettonico o celeste governato da simmetrie. L’immagine funziona come apparato devozionale e rappresentativo, ma la pittura mostra un irrigidimento progressivo. I personaggi hanno una verticalità quasi seriale; la prospettiva organizza lo spazio senza accenderlo. Negli ultimi anni del Quattrocento Bastiani partecipò alla grande stagione dei teleri veneziani. L’Offerta della reliquia della Santa Croce ai confratelli della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, oggi alle Gallerie dell’Accademia, faceva parte del ciclo della Sala dell’Albergo della Scuola. Il dipinto rappresenta la consegna della reliquia da parte di Filippo de Mézières nel 1369. La scena è impostata davanti e dentro la chiesa di San Giovanni Evangelista, con una complessa architettura vista dall’esterno. Qui il pittore dimostra grande padronanza prospettica, ma fatica a unificare pienamente il racconto: le figure sono distribuite con ordine, la veduta architettonica è accurata, la scena rimane però più descrittiva che drammatica. Questa inclinazione prospettica è uno dei tratti più riconoscibili dell’artista. Bastiani costruisce spesso capanne, portici, logge, troni e ambienti con cura quasi dimostrativa. Lo spazio è misurato, controllato, reso leggibile attraverso linee convergenti, pavimenti, parapetti, travature e quinte architettoniche. La prospettiva non genera però sempre un racconto vivo; in molte opere tarde diventa disciplina compositiva, cornice rigida entro cui le figure si dispongono con solennità quieta. Il rapporto con Carpaccio va formulato con cautela. La tradizione antica e una parte della critica lo considerarono maestro o precursore del giovane Vittore Carpaccio. Oggi è preferibile parlare di affinità formali e di anticipazioni parziali: alcune architetture, certi impianti narrativi, il gusto per il racconto confraternale e per la veduta urbana possono aver fornito a Carpaccio un precedente. Mancano però la brillantezza cromatica, l’invenzione narrativa e la qualità atmosferica che rendono Carpaccio un artista di rango diverso. Bastiani non spiega Carpaccio, ma contribuisce a preparare un terreno figurativo veneziano nel quale Carpaccio poté muoversi con maggiore libertà. Nel 1505 Bastiani dipinse con Benedetto Diana stendardi per piazza San Marco. Nel 1508 fu chiamato, insieme a Vittore Carpaccio e ad altri pittori, a giudicare il valore degli affreschi di Giorgione al Fondaco dei Tedeschi. Il dato è significativo. Anche se la sua pittura appariva ormai distante dalla nuova sensibilità giorgionesca, la città lo considerava ancora un pittore autorevole, capace di esprimere un giudizio professionale su una delle imprese più importanti del primo Cinquecento veneziano. La produzione tarda comprende numerose Madonne col Bambino, alcune firmate, altre attribuite, talvolta difficili da ordinare cronologicamente. La Vergine col Bambino della National Gallery di Londra è firmata sul parapetto marmoreo e mostra la Madonna dietro una soglia architettonica, mentre sostiene il Bambino inginocchiato su un cuscino. Il formato è semplice, quasi domestico, ma il parapetto, la posa e la cura del volto rivelano la volontà di adattarsi al tipo della Madonna devozionale veneziana, sviluppato in quegli anni da Giovanni Bellini e dalla sua cerchia. Le ricerche della Fondazione Zeri hanno mostrato l’esistenza di più Madonne col Bambino derivate da schemi simili, alcune considerate autografe, altre di bottega o di attribuzione discussa. In questi dipinti il paesaggio laterale, la tenda, il parapetto e il rapporto ravvicinato tra Madre e Figlio registrano l’influsso belliniano e, negli anni intorno al 1490, il confronto con Cima da Conegliano e Alvise Vivarini. Bastiani accoglie tali modelli con una certa freddezza: le sue Madonne sono ordinate e devote, meno luminose e meno interiori rispetto a quelle belliniane. La bottega dovette essere numerosa. Gli ultimi decenni di attività producono molti dipinti che richiamano il suo stile senza poter essere considerati tutti autografi. I figli Sebastiano e Vincenzo furono anch’essi attivi; Sebastiano è ricordato tra 1489 e 1500, anche in rapporto alla Scuola di San Marco e a lavori decorativi; Vincenzo era ancora vivo nel 1513 e va distinto dall’omonimo mosaicista di San Marco. Attorno a Bastiani si formò dunque un piccolo ambiente familiare e professionale, capace di perpetuare formule devozionali ormai consolidate. Il giudizio critico su Lazzaro Bastiani deve restare misurato. Le opere giovanili sono più vive, dure, sperimentali, con una componente toscano-padovana che lo rende interessante dentro la pittura veneziana di metà Quattrocento. La maturità porta maggiore ordine prospettico e un rapporto più stretto con Bellini e Vivarini. La tarda attività mostra una progressiva fissazione di moduli: santi verticali, spazi ordinati, Madonne dietro parapetti, architetture nitide, narrazioni lente. In alcune opere questo produce solennità; in altre genera secchezza. La sua importanza non sta nell’invenzione di una nuova lingua veneziana. Bastiani fu un pittore di raccordo: conserva memorie padovane e toscane, assimila schemi vivarineschi, registra la svolta belliniana, partecipa alla stagione dei teleri confraternali e lascia qualche traccia formale nel terreno da cui si muoverà Carpaccio. Ebbe reputazione cittadina, lavorò per chiese, scuole e monasteri, e fu ancora nel 1508 chiamato a valutare gli affreschi di Giorgione. Questa stima pubblica va considerata insieme ai limiti della sua pittura. Morì nel 1512. La sua lunga carriera, cominciata quando Venezia era ancora fortemente segnata da modelli gotici, padovani e bizantini, si chiude quando Giorgione e il giovane Tiziano avevano già cambiato il clima della pittura lagunare. Bastiani resta così una figura di transizione lenta: non un innovatore, ma un testimone tenace del modo in cui la cultura veneziana del Quattrocento assorbì, ordinò e irrigidì stimoli diversi prima della grande svolta tonale del primo Cinquecento.
A.R.
Note[1] Lazzaro Bastiani è documentato a Venezia già nel 1449 con la qualifica di pittore. La nascita viene posta intorno al 1425-1430, probabilmente a Venezia. [2] Nel 1460 si impegnò a dipingere una pala per San Samuele, oggi perduta. Nel 1473 ricevette una commissione per Pera di Fassa e nel 1479 eseguì una Storia di David per la Scuola Grande di San Marco. [3] Le opere giovanili più discusse comprendono il mosaico con San Sergio in San Marco, la Pietà firmata di Sant’Antonino e gli arcangeli del Museo Civico di Padova. In esse sono stati riconosciuti caratteri toscani, castagneschi, padovani e mantegneschi. [4] L’Adorazione dei Magi della Frick Collection, datata al 1470-1479 circa, mostra un linguaggio vicino ai modi vivarineschi e una struttura prospettica già molto controllata. [5] La Natività con i santi Eustachio, Giacomo, Benedetto e Filippo, del 1480, proviene dalla chiesa veneziana di Sant’Elena ed è oggi alle Gallerie dell’Accademia. [6] La lunetta con la Madonna fra santi e donatore nella chiesa dei Santi Maria e Donato a Murano è firmata e datata 1484. [7] La Santa Veneranda in trono tra sante e angeli musici, proveniente dal Corpus Domini e oggi alle Gallerie dell’Accademia, è legata a una committenza monastica femminile domenicana. [8] L’Incoronazione della Vergine tra i santi Bernardo e Orsola è firmata e datata 1490. [9] L’Offerta della reliquia della Santa Croce ai confratelli della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista faceva parte del ciclo della Sala dell’Albergo della Scuola; la datazione è posta intorno al 1494. [10] Nel 1505 Bastiani dipinse con Benedetto Diana stendardi per piazza San Marco. [11] Nel 1508 fu chiamato a giudicare gli affreschi di Giorgione al Fondaco dei Tedeschi, insieme a Carpaccio e ad altri pittori. Il dato conferma la sua reputazione professionale nella Venezia del primo Cinquecento. [12] Il rapporto con Carpaccio va presentato come affinità e possibile precedente formale, non come rapporto di maestro e allievo pienamente documentato. [13] La morte è posta nel 1512. I figli Sebastiano e Vincenzo furono attivi come pittori o decoratori, ma vanno distinti da altri omonimi, in particolare nel campo del mosaico marciano.
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