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Angelino di Corrado di Novarello
Angelino di Corrado di Novarello è un pittore documentato ad Assisi nella seconda metà del XIV secolo. La sua figura emerge da poche attestazioni d’archivio, legate a lavori di decorazione pubblica e a un cantiere monumentale francescano. L’inserimento tra i pittori del Quattrocento deriva con ogni probabilità da una classificazione redazionale estensiva; la cronologia sicura lo colloca invece nel Trecento, in rapporto con la cultura umbro-assisiate successiva ai grandi cicli della basilica di San Francesco. Nel gennaio 1372 ricevette un pagamento per la pittura di stemmi pontifici, ricordati dalle fonti come stemmi di papa Gregorio XI, presso le porte della città di Assisi. Il lavoro fu eseguito insieme a Giovanni di maestro Nicola. Si trattava di un incarico civico e rappresentativo: gli stemmi sulle porte urbane rendevano visibile l’autorità politica e religiosa nel punto di passaggio tra città e territorio. Per Angelino è questa la notizia più precisa oggi disponibile [1]. La seconda attestazione lo lega alla cappella di Santa Caterina nella basilica inferiore di San Francesco ad Assisi. Qui Angelino collaborò con Giovanni di maestro Nicola e Pace di Bartolo alla parte ornamentale della decorazione. La cappella apparteneva al circuito della committenza albornoziana: era stata avviata nel contesto delle iniziative del cardinale Egidio Albornoz e divenne, dopo la sua morte, luogo funerario legato alla sua memoria. Il ciclo figurativo è riferito ad Andrea da Bologna, o Andrea de’ Bartoli; Angelino, Pace e Giovanni compaiono invece come esecutori della componente decorativa [2]. Questa distinzione è necessaria. Angelino non risulta autore autonomo del ciclo pittorico della cappella; il suo nome va collegato a fregi, partiture ornamentali, campiture, stemmi, elementi di raccordo architettonico dipinto. In un cantiere trecentesco queste mansioni avevano un peso concreto. Le cappelle affrescate richiedevano una regia figurativa, ma anche una rete di pittori capaci di costruire cornici, fasce decorative, motivi geometrici, araldica, ornati vegetali, integrazioni cromatiche sulle membrature. Il suo profilo resta quindi quello di un pittore-decoratore attivo dentro cantieri collettivi. Non conosciamo la data di nascita, la provenienza effettiva indicata dal nome “Novarello”, la bottega di formazione, eventuali legami familiari con altri pittori, né opere firmate. La documentazione permette soltanto di riconoscerlo come presenza operativa nel sistema artistico assisiate degli anni settanta del Trecento. La sua attività si comprende meglio nel clima della basilica inferiore di San Francesco, dove, dopo i grandi interventi duecenteschi e primo-trecenteschi, continuarono a lavorare pittori di diversa provenienza. Alla metà e alla seconda metà del secolo il cantiere assisiate accoglieva memorie giottesche, inflessioni senesi, apporti bolognesi e maestranze locali. In questa stratificazione Angelino occupa una posizione minore, ma documentariamente utile: mostra come l’esecuzione degli apparati decorativi dipendesse da collaboratori oggi quasi invisibili, registrati solo quando un pagamento o una nota contabile ne conserva il nome. La tradizione degli studi lo ricorda soprattutto attraverso Thieme-Becker e Van Marle. Quest’ultimo, trattando la pittura umbra del Trecento, cita Angelino in rapporto con Giovanni di maestro Nicola e Pace di Bartolo, distinguendo il lavoro ornamentale dal nucleo figurativo più rilevante della cappella. La notizia va mantenuta in questa forma: Angelino di Corrado di Novarello fu un pittore documentato ad Assisi nel 1372, impegnato in decorazioni araldiche e ornamentali, senza un corpus oggi ricostruibile.
A.R.
Note[1] La notizia del pagamento del gennaio 1372 riguarda la pittura degli stemmi di papa Gregorio XI presso le porte della città di Assisi, eseguita con Giovanni di maestro Nicola. Van Marle registra, per lo stesso contesto, la presenza di Giovanni e Angelino in lavori di stemmi sulle porte urbane. [2] La cappella di Santa Caterina nella basilica inferiore di San Francesco appartiene al contesto della committenza albornoziana. Il ciclo figurativo è riferito ad Andrea da Bologna; Angelino, Giovanni di maestro Nicola e Pace di Bartolo sono ricordati per la parte ornamentale. [3] Vasari confuse Pace di Bartolo con Pace da Faenza. La precisazione, già rilevata dalla storiografia moderna, è utile per evitare slittamenti attributivi nel gruppo dei collaboratori presenti ad Assisi. [4] Per Angelino non risultano, allo stato attuale, opere autonome firmate o attribuibili con fondamento stilistico. La sua identità storica dipende dalle attestazioni documentarie e repertoriali.
BibliografiaCarlo Fea, Descrizione della Basilica di S. Francesco d’Assisi, Roma, 1820. Giorgio Fratini, Storia della basilica e del convento di S. Francesco in Assisi, Tipografia Guasti, Prato, 1882. Henry Thode, Franz von Assisi und die Anfänge der Kunst der Renaissance in Italien, Grote, Berlin, 1904. Ulrich Thieme, Felix Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart, vol. II, E. A. Seemann, Leipzig, 1908. Francesco Filippini, “Andrea da Bologna miniatore e pittore del XIV secolo”, in Bollettino d’Arte del Ministero della Pubblica Istruzione, Roma, 1911. Raimond van Marle, The Development of the Italian Schools of Painting, vol. V, Martinus Nijhoff, The Hague, 1925. Enrico Castelnuovo, “Andrea da Bologna”, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. III, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1961.
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