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Andrea di Nicolò di Giacomo
Andrea di Niccolò di Giacomo, spesso indicato più semplicemente come Andrea di Niccolò, fu pittore senese attivo tra la seconda metà del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento. La nascita viene posta intorno al 1440. La sua formazione si svolse entro la cultura figurativa senese maturata dopo Sassetta, Vecchietta e Giovanni di Paolo, in un ambiente nel quale la continuità gotica, il gusto devozionale e le prime aperture rinascimentali continuarono a convivere a lungo. Nel 1469 sposò Angelica di Francesco di Michele. L’anno successivo, secondo una notizia riferita dalla letteratura critica e oggi non verificabile direttamente nella fonte originaria, avrebbe collaborato con Giovanni di Paolo ad alcune pitture per l’Ospedale di Santa Maria della Scala a Siena. Il dato va registrato con cautela, ma resta coerente con l’ambiente in cui Andrea si mosse: quello delle commissioni confraternali, ospedaliere e devozionali della città senese [1]. Nel 1470 dipinse un tabernacolo per l’Oratorio della Compagnia di San Bernardino sul Prato di San Francesco. Nel 1477 affrescò con le Storie di santa Lucia la facciata dell’Oratorio della Compagnia di Santa Lucia, sempre a Siena. Queste opere, oggi perdute o non più leggibili nel loro assetto originario, indicano un pittore già inserito nei circuiti pubblici della devozione cittadina. La facciata di un oratorio confraternale non era spazio secondario: parlava ai confratelli, ai devoti, ai passanti, con immagini capaci di fissare episodi esemplari della vita dei santi [2]. Nel 1489 Andrea ricevette un pagamento per pitture e stucchi dorati nella cappella maggiore della Compagnia della Santissima Trinità. Due anni dopo dichiarò al fisco una condizione economica fragile: possedeva una casa bisognosa di riparazioni nella compagnia di San Giusto e si definiva povero, con scarso guadagno e debiti. La stessa dichiarazione fu confermata nel 1498. È un dettaglio non marginale. Dietro un’attività abbastanza estesa, anche con opere firmate, si intravede la condizione concreta di molti pittori di provincia: lavoro continuo, committenze locali, compensi irregolari, dipendenza da confraternite e istituzioni religiose [3]. La prima opera firmata e datata giunta fino a noi è la grande pala del 1498 per la Collegiata di Santa Maria Assunta a Casole d’Elsa, oggi nel Museo Archeologico e della Collegiata. Il pannello principale raffigura la Madonna in trono col Bambino, incoronata da angeli e affiancata dai santi Bernardino da Siena, Pietro, Sebastiano e Sigismondo; la lunetta presenta la Strage degli innocenti, mentre la predella comprende episodi della vita dei santi e la Crocifissione. L’iscrizione sulla base del trono conserva il nome del pittore: “Andree Nicholai Pictoris Senensis”. È un’opera fondamentale perché permette di riconoscere con sicurezza la sua maniera [4]. La pala di Casole mostra bene il carattere di Andrea. L’impianto resta arcaizzante: fondo dorato, disposizione ordinata dei santi, solennità frontale, gusto per la superficie preziosa. Nella lunetta con la Strage degli innocenti si avverte la dipendenza da Matteo di Giovanni, autore di celebri versioni dello stesso tema; Andrea ne riprende lo schema drammatico, ma lo semplifica, riducendo la tensione patetica e irrigidendo il movimento delle figure. La scena conserva energia narrativa, però senza la violenza compressa e quasi febbrile del modello matteiano. Nel 1500 firmò e datò la Madonna in trono col Bambino e i santi Caterina d’Alessandria, Agostino, Monica e Sebastiano, proveniente dal convento di Santa Chiara di Radicondoli e oggi nella Pinacoteca Nazionale di Siena. Il dipinto, privo della cornice originaria, conserva un’iscrizione latina che ricorda l’anno giubilare. Qui Andrea appare pienamente dentro la pittura senese di fine secolo: volti delicati, panneggi scanditi con cura, colori chiari, costruzione ancora devota più che spaziale. La tavola guarda a Vecchietta, Benvenuto di Giovanni e Matteo di Giovanni, con un risultato meno complesso, ma coerente con la destinazione religiosa dell’opera [5]. Alla Pinacoteca Nazionale di Siena si conservano anche l’Adorazione dei pastori con sant’Agostino, santa Maria Maddalena, sant’Antonio da Padova e san Girolamo, datata intorno al 1490, e il Cristo crocifisso con la Madonna, san Giovanni Evangelista, san Benedetto, santa Scolastica e donatore, datato 1502. L’Adorazione dei pastori è particolarmente interessante perché realizzata a tempera su tela, con cornice dorata originale: un caso significativo per la pittura senese del periodo. La scena ha un tono raccolto; le figure sono disposte in modo chiaro, con una devozione semplice, quasi domestica, lontana dalle sperimentazioni prospettiche più avanzate del tempo [6]. Nel 1502 la Crocifissione con santi e donatore mostra un linguaggio più severo. Il Crocifisso domina la composizione; ai lati, la Vergine e san Giovanni mantengono una gestualità composta, mentre i santi benedettini e il donatore collocano l’immagine in un orizzonte monastico e memoriale. Anche in questo caso l’iscrizione latina fissa la data. Andrea non cerca effetti di monumentalità moderna: lavora sulla frontalità, sulla chiarezza devozionale, sulla riconoscibilità dei santi. È una pittura che conserva la memoria del Quattrocento senese mentre il secolo nuovo sta già producendo linguaggi diversi [7]. Nel 1509 Andrea compare come testimone in una causa promossa da Giovanni di Bartolomeo contro Neroccio di Benedetto. Nel 1510 dipinse la Madonna col Bambino tra i santi Crispino e Crispiniano per la chiesa di Santa Mustiola a Siena. Nel 1512 risulta sposato in seconde nozze con Elisabetta di Giano di Antonio. Le ultime notizie sicure arrivano al 1514, anno al quale è riferito l’affresco firmato e datato di Santa Maria a Piantasala, presso Casciano di Murlo, raffigurante una Sacra Conversazione con la Madonna col Bambino e santi. L’affresco fu poi staccato e trasferito nella pieve dei Santi Giusto e Clemente a Casciano; nella cappella restò la sinopia [8]. La cultura di Andrea nasce dal Vecchietta e da Matteo di Giovanni, con riflessi di Benvenuto di Giovanni e di Neroccio di Bartolomeo de’ Landi. In lui questi riferimenti non producono una sintesi innovativa, ma una pittura piana, affettuosa, leggibile, spesso conservatrice. I volti hanno una dolcezza ripetuta; le figure si dispongono con ordine; l’oro e la tempera mantengono un ruolo decisivo; l’architettura dipinta resta subordinata alla presenza dei santi e della Vergine. Le sue opere appartengono alla lunga durata della pittura senese, capace di resistere al pieno naturalismo fiorentino attraverso una fedeltà tenace all’immagine devozionale. Questa posizione spiega il suo valore storico. Andrea di Niccolò non fu un protagonista di svolta, ma un interprete significativo della Siena periferica e confraternale tra Quattrocento e Cinquecento. Il suo catalogo documenta la circolazione di modelli cittadini nel contado: Casole d’Elsa, Radicondoli, Casciano di Murlo, Santa Mustiola, la rete degli oratori e delle compagnie. In questi luoghi la pittura aveva compiti precisi: custodire devozioni locali, ornare altari, rendere presenti santi protettori, fissare memorie familiari e comunitarie. La morte è posta tradizionalmente intorno al 1514, ma la questione resta aperta. Milanesi ricordava notizie fino a quell’anno; De Nicola riprese la stessa data nel repertorio Thieme-Becker; Brandi lo indicò invece documentato fino al 1529. Per una scheda prudente conviene indicarlo come “documentato fino al 1514, forse ancora nel 1529 secondo Brandi”, evitando di fissare una data di morte non provata [9].
A.R.
Note[1] La voce del Dizionario Biografico degli Italiani indica Andrea come senese, nato intorno al 1440, sposato nel 1469 con Angelica di Francesco di Michele. La notizia della collaborazione con Giovanni di Paolo per l’Ospedale di Santa Maria della Scala nel 1470 è riferita come tradizione critica non più direttamente controllabile nella fonte citata da De Nicola. [2] Gaetano Milanesi pubblicò i principali documenti relativi all’attività dell’artista: nel 1470 Andrea dipinse un tabernacolo per l’Oratorio della Compagnia di San Bernardino; nel 1477 affrescò con Storie di santa Lucia la facciata dell’Oratorio della Compagnia di Santa Lucia. [3] Nel 1489 fu pagato per pitture e stucchi dorati nella cappella maggiore della Compagnia della Santissima Trinità. Le denunce fiscali del 1491 e del 1498 mostrano una situazione economica modesta, con una casa in cattivo stato e debiti personali. [4] La pala di Casole d’Elsa del 1498 è la prima opera firmata e datata conservata. La firma “Andree Nicholai Pictoris Senensis” consente di ancorare con sicurezza il catalogo dell’artista. [5] La Madonna in trono col Bambino e i santi Caterina d’Alessandria, Agostino, Monica e Sebastiano, oggi nella Pinacoteca Nazionale di Siena, proviene dal convento di Santa Chiara di Radicondoli ed è firmata e datata 1500. [6] L’Adorazione dei pastori della Pinacoteca Nazionale di Siena, datata intorno al 1490, è eseguita a tempera su tela e conserva la cornice dorata originale. La tecnica e il supporto ne fanno un’opera di particolare interesse nel contesto senese del tardo Quattrocento. [7] Il Cristo crocifisso con la Madonna, san Giovanni Evangelista, san Benedetto, santa Scolastica e donatore, oggi nella Pinacoteca Nazionale di Siena, è datato 1502 dall’iscrizione dipinta. [8] L’affresco di Santa Maria a Piantasala, presso Casciano di Murlo, è firmato e datato 1514. Fu staccato e trasferito nella pieve dei Santi Giusto e Clemente; nella cappella resta la sinopia. [9] La morte intorno al 1514 è una data tradizionale. La documentazione ricordata da Brandi estenderebbe l’attività o almeno la presenza documentaria dell’artista fino al 1529; il dato va mantenuto con formula cauta.
Bibliografia
Gaetano Milanesi, Documenti per la storia dell’arte senese, 3 voll., Onorato Porri, Siena, 1854-1856. Gaetano Milanesi, La scrittura di artisti italiani, Le Monnier, Firenze, 1873. Francesco Brogi, Inventario generale degli oggetti d’arte della provincia di Siena, Lazzeri, Siena, 1897. Corrado Ricci, Il Palazzo pubblico di Siena e la Mostra d’arte antica senese, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Bergamo, 1904. Bernard Berenson, “Tesori artistici in un villaggio dilapidato della provincia di Grosseto”, in Rassegna d’arte, V, Milano, 1905. Frederick Mason Perkins, “Un dipinto di Andrea di Niccolò”, in Rassegna d’arte senese, XIII, Siena, 1920. Frederick Mason Perkins, Pitture senesi, Siena, 1933. Cesare Brandi, La Regia Pinacoteca di Siena, Libreria dello Stato, Roma, 1933. George L. McCann, “A Sienese Altarpiece in the Museum Collection”, in Cincinnati Museum Bulletin, IV, Cincinnati, 1933. Bernard Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, Hoepli, Milano, 1936. John Pope-Hennessy, “Some Aspects of the Cinquecento in Siena”, in Art in America, XXXI, New York, 1943. Millard Meiss, Painting in Florence and Siena after the Black Death, Princeton University Press, Princeton, 1951. Enzo Carli, Dipinti senesi del contado e della Maremma, Electa, Milano, 1955. Enzo Carli, La pittura senese, Electa, Milano, 1955. Ornella Francisci Osti, “Andrea di Niccolò di Giacomo”, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. III, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1961. Piero Torriti, La Pinacoteca Nazionale di Siena. I dipinti, Sagep, Genova, 1977. Ulrike Thieme, Felix Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart, vol. I, Engelmann, Leipzig, 1907.
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