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Andrea di Bertolotto detto
Bellunello
Andrea di Bertolotto, detto il Bellunello, nacque probabilmente nell’area di Belluno fra il 1430 e il 1435. Le fonti più antiche indicano Belluno; una proposta di Giuseppe Fiocco lo collocava presso San Nicolò di Comelico; il Dizionario biografico dei Friulani specifica il borgo di Campedello presso Belluno. Il soprannome deriva dalla sua origine bellunese, mentre nelle opere firmate egli si qualifica spesso in rapporto a San Vito al Tagliamento, centro nel quale stabilì la propria attività. Figlio di Bertolotto, ricevette probabilmente la prima educazione pittorica in ambiente bellunese e veneto settentrionale. Lucia Sartor ha proposto un possibile apprendistato presso Leonardo da Bressanone. La sua cultura figurativa si formò comunque entro un’area complessa, aperta a Belluno, al Friuli, a Venezia, alla pittura muranese e alle novità padovane legate alla cerchia di Mantegna. Antonio e Bartolomeo Vivarini, Dario da Treviso, Andrea da Murano e la cultura mantegnesca costituiscono i riferimenti più utili per comprenderne il linguaggio. Dal 1455 Andrea è documentato a San Vito al Tagliamento. Qui trovò un ambiente favoreo Vivarini, Dario da Treviso, Andrea da Murano e la cultura mantegnesca costituiscono i riferimenti più utili per comprenderne il linguvole, legato alla nobiltà locale e in particolare alla famiglia Altan, con la quale risulta in rapporto dal 1460. San Vito rimase il suo centro stabile, anche se l’attività lo condusse a Udine, Aquileia, Pordenone, Spilimbergo, Forni di Sopra e in altri luoghi del Friuli occidentale. La tradizione ottocentesca ricorda inoltre la sua qualifica di maestro di fraglia a San Vito nel 1462, dato da mantenere come notizia storiografica antica, bisognosa di confronto con la documentazione moderna. Il primo documento certo della sua carriera riguarda il contratto del 1468 per una pala destinata alla chiesa di Flumignano, opera oggi perduta. Nel 1470 fu chiamato a dipingere l’armadio e le portelle dell’organo del duomo di Udine; in questa occasione è ricordato come “da Pordenone”, ulteriore segno della mobilità geografica e della complessa identità territoriale del pittore. Nel 1484 gli vennero sollecitate due ancone già promesse per il duomo di Aquileia. La prima grande opera pubblica conservata e firmata è la Crocifissione con santi del 1476, oggi nella Galleria d’Arte Antica dei Civici Musei di Udine, nel Castello. Il dipinto, proveniente dal Palazzo Comunale, fu commissionato dal luogotenente veneto in Friuli Jacopo Morosini per la sala del Consiglio. La presenza del leone di san Marco, degli stemmi Morosini e della città di Udine conferisce all’opera un forte valore civico e politico. Il soggetto sacro viene integrato in un’immagine di governo veneziano e di identità urbana. La composizione presenta al centro Cristo crocifisso, con la Vergine, san Giovanni e la Maddalena ai piedi della croce. Ai lati compaiono san Pietro, sant’Ermacora, san Giacomo e san Girolamo. Il gesto di san Pietro che consegna il pastorale al protomartire aquileiese introduce un riferimento diretto alla Chiesa friulana. Il grande leone marciano, l’arma dei Morosini e quella udinese ampliano il significato dell’opera: il sacrificio di Cristo, la tradizione ecclesiastica locale e la sovranità veneziana vengono riuniti in una sola immagine. La Crocifissione mostra ancora una pittura segnata da grafismo duro, contorni insistiti, figure rigide e un colore acceso. La profondità spaziale resta limitata; il paesaggio di fondo, con città turrita, altura fortificata, sentieri e vegetazione, conserva un gusto narrativo minuto. Proprio questa combinazione di solennità pubblica, arcaismo formale e vivacità provinciale definisce uno degli aspetti più riconoscibili dell’artista. Nel 1480 Andrea dipinse il polittico per la chiesa di San Floriano a Forni di Sopra. L’opera, articolata in più scomparti, comprende san Floriano, venti santi disposti in due file, l’Annunciazione e l’Ecce Homo nelle cimase. Il complesso conferma la sua capacità di rispondere a committenze devozionali di ampia struttura, secondo un impianto ancora tardogotico, ma attraversato da una maggiore ricerca di monumentalità. Al 1481 risale il San Vincenzo Ferreri per la chiesa di San Lorenzo a San Vito. Nel 1488 è documentata la Madonna col Bambino e santi per la chiesa dell’Annunciata, sempre a San Vito. Nel 1490 firmò e datò l’affresco con la Madonna col Bambino e donatrice nella parrocchiale di Savorgnano presso San Vito, ultima opera firmata e datata giunta fino a noi. Questi lavori mostrano un pittore ormai radicato nel territorio friulano, richiesto da comunità ecclesiastiche e aristocratiche. Il catalogo include anche opere attribuite, frammenti, affreschi murali, dipinti devozionali e sculture lignee riferite alla sua bottega o al suo ambito. Il Dizionario biografico dei Friulani segnala, tra le opere rilevanti, la Madonna col Bambino e angeli nella lunetta del portale della parrocchiale di Bagnara, con data 1463 sull’architrave, gli affreschi di palazzi signorili e altre testimonianze diffuse tra San Vito e il Friuli. Le attribuzioni richiedono sempre verifica caso per caso, perché il corpus ha subito perdite gravi e perché la bottega dovette produrre immagini devozionali e decorative oggi difficili da separare dalla mano del maestro. La sua pittura nasce da un equilibrio instabile fra tradizione tardogotica e aggiornamento rinascimentale. Il contorno ha grande importanza; la linea tende a chiudere i volumi; le figure appaiono spesso immobili, frontali, fortemente segnate. La profondità prospettica è presente come aspirazione più che come conquista pienamente dominata. Il colore, talvolta aspro, conferisce alle scene un’energia immediata. Questa apparente rusticità non impedisce al pittore di raggiungere effetti di notevole forza. Nelle opere più mature, la figura acquista peso; le immagini sacre hanno una presenza solenne; i dettagli narrativi e araldici arricchiscono la superficie. La sua arte parla a un Friuli ancora legato a forme devozionali tradizionali, ma ormai aperto alla cultura veneta e padovana del secondo Quattrocento. Il rapporto con Dario da Treviso e con Andrea da Murano aiuta a comprendere il versante più moderno del suo linguaggio. Dal primo può derivare l’interesse per una spazialità più costruita e per una figura più robusta; dal mondo muranese e vivariniano arrivano il gusto per il polittico, la nettezza del disegno, la preziosità dei colori e la solennità delle figure sacre. L’ambiente mantegnesco-padovano agisce soprattutto nella durezza lineare e nella ricerca di rilievo plastico. La storiografia locale attribuì al Bellunello un ruolo molto alto. L’umanista Giovanni Stefano Emiliani, detto Cimbriaco, lo definì “Apelle della sua età”; nel XVI secolo Girolamo Cesarino ricordava ancora la fama dell’artista. Nel Settecento e nell’Ottocento, Federico Altan, de Renaldis, Fabio di Maniago e Cavalcaselle contribuirono a rafforzare l’immagine di Bellunello come caposcuola della pittura friulana rinascimentale. La critica novecentesca ha ridimensionato questa lettura celebrativa, riconoscendo i limiti tecnici e culturali del pittore, ma anche il suo ruolo effettivo nel passaggio dalla cultura tardogotica a un linguaggio più moderno nel Friuli occidentale. La committenza aristocratica ebbe un peso rilevante nella sua fortuna. Gli Altan di San Vito, i Filittini, gli Arcoloniani e altri nuclei nobiliari del territorio friulano sembrano aver sostenuto il suo lavoro. In questo ambiente, le immagini non avevano solo funzione devozionale; potevano celebrare lignaggio, governo locale, cultura umanistica, memoria familiare e rapporti con Venezia. La Crocifissione di Udine è il caso più chiaro di una pittura che fonde religione, autorità politica e segni civici. Nel 1492, già malato, Andrea fece testamento. Morì entro il 1494 a San Vito al Tagliamento, dove volle essere sepolto. La sua attività lasciò tracce nella generazione successiva, soprattutto in rapporto a Gianfrancesco da Tolmezzo e all’ambiente pittorico friulano di fine Quattrocento. La sua eredità va cercata nella diffusione di una pittura devozionale più monumentale e nel progressivo aggiornamento delle botteghe locali sui modelli veneti. Andrea Bellunello resta una figura significativa per la storia artistica del Friuli e del Veneto orientale. Il suo valore non consiste nella piena adesione al Rinascimento prospettico e classicista, ma nella capacità di portare in un territorio periferico una pittura più ampia, grafica, solenne, nutrita di stimoli muranesi, padovani e veneziani. La sua arte conserva l’asprezza della provincia e, nei momenti migliori, la trasforma in energia figurativa.
A.R.
Note[1] La nascita è indicata dalle fonti in forma oscillante. Treccani propone Belluno intorno al 1430, ricordando l’ipotesi di Fiocco a favore di San Nicolò di Comelico; il Dizionario biografico dei Friulani indica Campedello presso Belluno e una data intorno al 1435. [2] Il padre è ricordato come Bertolotto. Le forme del nome variano nelle fonti: Andrea di Bertolotto, Andrea di Bortolotto, Andrea Bellunello, Andrea da San Vito, Andrea da Pordenone. [3] Dal 1455 Andrea risulta stabilito a San Vito al Tagliamento. Nelle opere firmate egli si presenta spesso come legato a San Vito. [4] La notizia della sua qualifica di maestro di fraglia a San Vito nel 1462 è presente nella storiografia ottocentesca, in particolare in Crowe e Cavalcaselle. Le ricostruzioni moderne privilegiano la documentazione dal 1455 e il contratto del 1468 per Flumignano. [5] Il contratto del 1468 riguardava una pala per la chiesa di Flumignano, oggi perduta. [6] Nel 1470 fu deliberato di affidargli la pittura dell’armadio e delle portelle dell’organo del duomo di Udine; in quel documento è indicato come “da Pordenone”. [7] La Crocifissione con santi del 1476, oggi ai Civici Musei di Udine, proviene dal Palazzo Comunale e fu commissionata dal luogotenente veneto Jacopo Morosini. L’opera è firmata “Andrea Belunelo de San Vido”. [8] Il polittico di San Floriano a Forni di Sopra è datato 1480 e comprende san Floriano, venti santi in due registri, l’Annunciazione e l’Ecce Homo nelle cimase. [9] Nel 1484 gli furono sollecitate due ancone già promesse per il duomo di Aquileia. [10] L’affresco con la Madonna col Bambino e donatrice nella parrocchiale di Savorgnano, datato 1490, è l’ultima opera firmata e datata conservata. [11] Il testamento fu redatto il 30 giugno 1492. La morte avvenne entro il 1494 a San Vito al Tagliamento. [12] Il catalogo dell’artista resta complesso per la perdita di molte opere, per la presenza della bottega e per attribuzioni formulate dalla storiografia locale. Le singole opere non firmate richiedono controllo specifico.
Bibliografia
Patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia, scheda OA_50777, Cristo crocifisso e santi, Andrea di Bertolotto detto Andrea Bellunello, 1476, Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte, Castello di Udine, scheda online. Musei del Castello di Udine, Galleria d’Arte Antica, scheda online della Crocifissione di Andrea Bellunello, 1476. Dizionario biografico dei Friulani, Nuovo Liruti, voce “Bellunello Andrea”, edizione online. Lucia Sartor, “Matteo Cesa e Antonio Rosso e la pittura bellunese del secondo Quattrocento”, in A nord di Venezia. Scultura e pittura nelle vallate dolomitiche tra Gotico e Rinascimento, catalogo della mostra, a cura di Anna Maria Spiazzi, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2004. Elisabetta Farisco, Andrea Bellunello da San Vito: 1435 c.-1494 c. L’opera del maestro e della scuola, Del Bianco, Udine, 1993. Camillo Semenzato, “Andrea di Bertolotto, detto il Bellunello”, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1966. Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall’XI al XX secolo, Torino, 1972. Aldo Rizzi, “Contributo agli studi sul Bellunello”, in Ce Fastu?, XXXIII-XXXV, 1957-1959. Giuseppe Fiocco, “Cadore e Friuli”, in Ce Fastu?, XXVII-XXVIII, 1951-1952. Rodolfo Marini, La scuola di Tolmezzo, Padova, 1942. Ugo Thieme, Felix Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart, vol. III, Leipzig, 1909. Giovanni Battista Cavalcaselle, Vita e opere dei pittori friulani, manoscritto 1876, Biblioteca Civica di Udine; edizione moderna, Udine, 1973. Faio di Maniago, Storia delle belle arti friulane, Udine, 1819. Luigi Lanzi, Storia pittorica della Italia, Bassano, 1795-1796.
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