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Alfani Domenico (Perugia ca. 1480 - dopo il 1553)
Domenico Alfani, detto anche Domenico di Paride Alfani, nacque a Perugia intorno al 1480. Era figlio di Paride, orafo documentato nella città, figura che colloca l’origine familiare dell’artista in un ambiente artigianale qualificato. La prima formazione dovette svolgersi a contatto con questa cultura di bottega, dove disegno, metallo prezioso, ornato e pratica manuale costituivano un terreno comune a molti pittori del primo Cinquecento umbro. La sua figura si definisce soprattutto nel rapporto con Raffaello. Nel 1506 è ricordato per la prima volta insieme con il padre; nel 1510 risulta iscritto alla matricola dell’Arte dei pittori di Perugia per Porta Eburnea; nel 1511 compare come procuratore di Raffaello in una vertenza perugina. Già nel 1508 il Sanzio gli aveva affidato alcune commissioni in città. Questi dati indicano una relazione concreta, professionale e fiduciaria, più solida della generica tradizione che lo volle semplicemente allievo del Perugino. Il peso di Raffaello fu decisivo. Alfani appartiene alla generazione perugina che si trovò a lavorare dopo Perugino, Pintoricchio e Giannicola di Paolo, in un momento in cui il linguaggio umbro quattrocentesco veniva assorbito e superato dall’esempio raffaellesco e dalla maniera romana. La sua pittura conserva una base locale, ma guarda verso modelli più ampi: Raffaello, Giulio Romano, fra’ Bartolomeo, Andrea del Sarto e, nella fase tarda, il manierismo centroitaliano. Un punto importante della sua vicenda riguarda la Deposizione Baglioni di Raffaello. La cimasa con l’Eterno benedicente, rimasta a Perugia e oggi nella Galleria Nazionale dell’Umbria, è generalmente riferita ad Alfani su disegno di Raffaello. Il dato è rilevante perché mostra il pittore perugino in rapporto diretto con un progetto centrale della maturazione raffaellesca. La collaborazione non va intesa come subordinazione generica: Alfani fu un tramite operativo e fiduciario per il Sanzio a Perugia, capace di tradurre in pittura disegni e indicazioni del maestro. Alla relazione con Raffaello si collega anche la Sacra Famiglia con i santi Anna, Gioacchino e Giovannino, oggi nella Galleria Nazionale dell’Umbria, datata intorno al 1510. L’opera riprende un’invenzione raffaellesca e mostra una pittura ancora chiara, ordinata, costruita su equilibri devozionali e su una composizione larga. Le figure sono composte, i gesti misurati, la scena conserva un tono domestico e sacro insieme. L’interesse del dipinto risiede proprio nella mediazione: Alfani non inventa una lingua autonoma radicale, ma rende stabile a Perugia una formula raffaellesca destinata a larga fortuna. Nel 1518 eseguì la pala del Collegio Gregoriano, anch’essa fortemente segnata dal modello raffaellesco. L’opera conferma la sua posizione nella pittura perugina: un artista capace di rispondere alla committenza cittadina con immagini leggibili, devote, aggiornate sul nuovo linguaggio, ma ancora legate a una struttura compositiva controllata. Il peruginismo che vi sopravvive passa ormai attraverso Raffaello, più che attraverso una dipendenza diretta dal vecchio maestro umbro. Tra il 1521 e il 1532 si concentra il nucleo più importante della sua produzione matura. Nel 1521 dipinse una pala per il duomo di Città della Pieve; nel 1522 la Pietà per Santa Maria Nuova di Perugia, oggi nella Galleria Nazionale dell’Umbria; nel 1524 la grande Madonna con Bambino e Santi destinata alla cappella detta del Buio in Sant’Agostino a Perugia, poi trasferita nella Galleria; nel 1525 affrescò l’oratorio di Prepo; nel 1527 eseguì una pala con l’Epifania per la chiesa di Castel Rigone, oggi perduta; nel 1532 realizzò l’ancona per Santa Giuliana, anch’essa oggi nella Galleria Nazionale dell’Umbria. La Madonna con Bambino e Santi del 1524 è generalmente considerata una delle sue opere più significative. La tavola, centinata, presenta una composizione ampia, ordinata, di forte impianto devozionale. I riferimenti a Raffaello, Giulio Romano e fra’ Bartolomeo sono evidenti nella costruzione del gruppo, nell’allargamento monumentale delle figure, nella ricerca di un equilibrio più moderno. L’opera mostra però anche i limiti del pittore: la forma appare talvolta rigida, la composizione tende a una solennità costruita, il colore non sempre raggiunge la pienezza dei modelli. Proprio per questo è un documento importante della diffusione della maniera romana in un ambiente cittadino ancora segnato da abitudini locali. Nel 1530 Alfani fu eletto camerlengo dell’Arte dei pittori, carica che ottenne di nuovo nel 1546. Il dato conferma il suo radicamento nella vita professionale perugina. Egli non fu soltanto pittore di pale e affreschi, ma figura inserita nella struttura corporativa, nelle committenze ecclesiastiche, nelle reti familiari e nella trasmissione del mestiere. Nel 1520 aveva legittimato i figli Cesare e Orazio, avuti da Maddalena Filippi, che sposò nel 1536. Orazio divenne poi pittore e collaboratore del padre, assumendo un ruolo crescente nella fase tarda della bottega. Nel 1545 Domenico dipinse l’Adorazione dei Magi per Sant’Agostino di Perugia, oggi nella Galleria Nazionale dell’Umbria. Qui la cultura fiorentina e quella romana vengono filtrate da un artista ormai anziano, attento ai modelli manieristici ma legato a una pratica ordinata e devozionale. La scena presenta un impianto più movimentato rispetto alle opere precedenti, con ricordi di composizioni centroitaliane e una maggiore articolazione del gruppo. Dal 1545 circa il lavoro con Orazio diventa sempre più stretto. Gli affreschi di San Pietro a Perugia del 1547 e le opere per San Francesco al Prato, ricordate nel 1553 e oggi perdute, appartengono a questa fase di collaborazione familiare. La mano del figlio, più vicina al manierismo fiorentino, rende talvolta difficile distinguere con precisione gli interventi. La bottega degli Alfani rappresenta così uno dei casi in cui continuità familiare, aggiornamento stilistico e lunga attività locale si sovrappongono. Il profilo di Domenico Alfani va quindi letto come quello di un pittore perugino di transizione. La sua importanza non consiste in una invenzione personale di grande portata, ma nel ruolo di mediatore fra Raffaello e l’ambiente umbro del primo Cinquecento. Attraverso di lui passano disegni, formule, composizioni e modelli che aggiornano la pittura perugina dopo la stagione di Perugino e Pintoricchio. Il suo linguaggio conserva una certa aridità, spesso rilevata dalla critica, soprattutto nelle opere più solenni e ufficiali. Le figure possono apparire rigide, le composizioni costruite, il colore meno vibrante rispetto ai grandi modelli. Tuttavia la sua produzione ha valore storico preciso: documenta il modo in cui una città come Perugia assimilò Raffaello, fra’ Bartolomeo, Giulio Romano e la maniera centroitaliana, mantenendo una destinazione prevalentemente ecclesiastica e locale. Nelle opere migliori, Alfani raggiunge una chiarezza compositiva efficace. Le pale sono leggibili, ordinate, adatte all’altare; le figure mantengono decoro; la devozione resta controllata; il racconto sacro evita eccessi drammatici. La sua pittura parla a una committenza che chiedeva immagini aggiornate, riconoscibili e stabili. Per questo la sua presenza nella Galleria Nazionale dell’Umbria è essenziale: attraverso di lui si segue il passaggio dalla tradizione peruginesca alla cultura raffaellesca e poi al primo manierismo umbro. Morì dopo il 1553, anno in cui è ancora ricordato per opere nella chiesa di San Francesco al Prato a Perugia. La sua vicenda proseguì idealmente con Orazio, che portò la bottega familiare verso un linguaggio più tardo, legato ai modi fiorentini e romani. Domenico resta il punto di raccordo fra la Perugia di Raffaello e quella del pieno Cinquecento.
A.R.
Note[1] Le fonti indicano la nascita a Perugia intorno al 1480. Il padre Paride è documentato come orafo; non sono note opere certe riferibili alla sua attività. [2] Domenico è ricordato per la prima volta nel 1506 insieme con il padre. Nel 1510 risulta iscritto alla matricola dell’Arte dei pittori di Perugia per Porta Eburnea. [3] Nel 1511 compare come procuratore di Raffaello in una vertenza perugina. Il rapporto con il Sanzio doveva essere già attivo nel 1508, quando Raffaello gli affidò alcune commissioni a Perugia. [4] La cimasa con l’Eterno benedicente della Deposizione Baglioni è generalmente assegnata ad Alfani su disegno di Raffaello. L’opera è oggi conservata nella Galleria Nazionale dell’Umbria. [5] La Sacra Famiglia con i santi Anna, Gioacchino e Giovannino, oggi nella Galleria Nazionale dell’Umbria, è datata intorno al 1510 e testimonia il diretto rapporto con modelli raffaelleschi. [6] La Madonna con Bambino e Santi del 1524, proveniente dalla cappella del Buio in Sant’Agostino a Perugia e oggi nella Galleria Nazionale dell’Umbria, è ricordata dalle schede ministeriali come una delle opere più significative dell’artista, con forti influssi di Raffaello, Giulio Romano e fra’ Bartolomeo. [7] Nel 1530 Alfani fu eletto camerlengo dell’Arte dei pittori; la carica gli fu conferita nuovamente nel 1546. [8] Nel 1520 legittimò i figli Cesare e Orazio, avuti da Maddalena Filippi, che sposò nel 1536. Orazio Alfani divenne pittore e collaborò con il padre nella fase tarda. [9] Gli affreschi di San Pietro a Perugia del 1547 e le opere ricordate nel 1553 per San Francesco al Prato appartengono alla fase di collaborazione con Orazio. La distinzione fra le mani dei due pittori è spesso problematica. [10] Dopo il 1553 non si hanno notizie sicure di Domenico Alfani.
Bibliografia
Sheri Francis Shaneyfelt, Painting in Renaissance Perugia. Perugino, Raphael, and Their Circles, Cambridge University Press, Cambridge, 2023. Galleria Nazionale dell’Umbria, schede online delle opere di Domenico di Paride Alfani, Perugia, aggiornamenti recenti. Catalogo generale dei Beni culturali, schede ICCD relative alle opere di Domenico Alfani nella Galleria Nazionale dell’Umbria, aggiornamenti 2023-2024. Fausta Gualdi, “Per Domenico e Orazio Alfani pittori perugini”, in Accademia Raffaello. Atti e studi, 2, 2011. L. Pagnotta, “Alfani, Domenico”, in La pittura in Italia. Il Cinquecento, vol. II, Electa, Milano, 1988. Francesco Santi, Galleria Nazionale dell’Umbria. Dipinti, sculture e oggetti dei secoli XV-XVI, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1985; ristampa 1989. Francesco Federico Mancini, Pietro Scarpellini, a cura di, Pittura in Umbria tra il 1480 e il 1540. Premesse e sviluppi nei tempi di Perugino e Raffaello, Electa, Milano, 1983. Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall’XI al XX secolo, Torino, 1972. Francesco Santi, “Alfani, Domenico”, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. II, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1960. Ugo Thieme, Felix Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart, vol. I, Leipzig, 1907. Umberto Gnoli, Pittori e miniatori nell’Umbria, Spoleto, 1923. W. Bombe, “Domenico Alfani. Regesten und Urkunden”, in Jahrbuch der Preussischen Kunstsammlungen, XXXVII, Beiheft, 1916. Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, edizioni moderne.
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