Albertinelli Mariotto (Firenze 1471 - 1515)


 

 

                                                            

                               Albertinelli Mariotto, Annunciazione (1503). Firenze, Galleria degli Uffizi

 

Mariotto Albertinelli nacque a Firenze il 13 ottobre 1474 da Biagio di Bindo, battiloro, e da Vittoria di Biagio Rosani. Dopo un primo avvio nell’attività paterna, entrò nella bottega di Cosimo Rosselli, dove conobbe Baccio di Paolo, il futuro fra’ Bartolomeo. Il rapporto con lui fu decisivo per tutta la sua vicenda artistica: amicizia, collaborazione, dipendenza stilistica, momenti di separazione e nuove riprese di lavoro comune scandiscono buona parte della sua produzione.

Nel 1493 Albertinelli e Baccio della Porta avevano bottega presso Porta San Pier Gattolini. Gli anni giovanili si svolgono in un ambiente fiorentino ancora legato alla tradizione del Quattrocento, ma già attraversato da forti tensioni religiose e politiche: la caduta dei Medici, la predicazione di Savonarola, la crisi della committenza tradizionale e la presenza di pittori come Piero di Cosimo, Filippino Lippi, Perugino e Cosimo Rosselli costituiscono il quadro entro cui si forma il suo linguaggio.

Un momento problematico della prima fase riguarda l’Annunciazione del duomo di Volterra, datata 1497, alla quale la critica ha talvolta riferito una collaborazione con Baccio della Porta. Il dato va presentato con cautela, poiché il ruolo di Albertinelli non risulta definito in modo univoco. Al primo periodo si collegano anche opere di carattere devozionale nelle quali emergono ricordi di Filippino Lippi, Perugino e Piero di Cosimo, con una pittura ancora sottile, nitida, misurata.

La svolta nella vicenda dell’artista avvenne intorno al 1500, quando Baccio della Porta, profondamente segnato dall’esperienza savonaroliana, entrò nel convento domenicano di San Marco prendendo il nome di fra’ Bartolomeo. Albertinelli portò a compimento l’affresco del Giudizio finale iniziato dall’amico per Gerozzo Dini nell’ospedale di Santa Maria Nuova, oggi conservato staccato nel Museo di San Marco. Questo intervento lo colloca in rapporto diretto con uno dei maggiori cantieri fiorentini della fine del Quattrocento e, insieme, con l’eredità spirituale e formale del compagno.

Nel 1503 dipinse la Visitazione, oggi alla Galleria degli Uffizi, considerata il suo capolavoro. L’opera fu eseguita per l’oratorio di San Michele Vecchio a Firenze. Maria ed Elisabetta si incontrano al centro di una composizione limpida, costruita davanti a un’ampia arcata in pietra serena. Le due figure sono monumentali, raccolte, legate da un gesto misurato. Nella predella compaiono l’Annunciazione, la Natività e la Presentazione al tempio. Il dipinto mostra la maturità dell’artista: equilibrio compositivo, colore caldo, atmosfera chiara, sentimento trattenuto, memoria peruginesca e assimilazione della misura di fra’ Bartolomeo.

Negli anni successivi Albertinelli lavorò con esiti discontinui. La Crocifissione della Certosa del Galluzzo, datata 1506, rivela un linguaggio più convenzionale, mentre la pala con la Vergine e due santi oggi al Louvre, iniziata da Filippino Lippi e compiuta da Albertinelli, mostra maggiore ampiezza compositiva. In questo momento il pittore cerca una forma più solenne, capace di rispondere al nuovo clima fiorentino, ma la sua inclinazione resta più vicina alla grazia cromatica e alla chiarezza devozionale che alla grande invenzione monumentale.

La biografia tramandata da Vasari ricorda anche una crisi di sfiducia nella pittura e una temporanea apertura di osterie presso il Ponte Vecchio e Porta San Gallo. Il dato, pur colorito dalla narrazione vasariana, è utile per comprendere il carattere irregolare della sua vicenda. Albertinelli non fu pittore di carriera lineare: alternò fasi di lavoro intenso, collaborazioni, difficoltà, interruzioni e ritorni alla pratica pittorica.

Nel 1509 riprese la collaborazione con fra’ Bartolomeo nel convento di San Marco. Questa nuova società durò fino al gennaio 1512. In quegli anni la posizione di Albertinelli appare spesso subordinata a quella del frate, ormai rinnovato in senso più ampio e monumentale anche dopo il viaggio veneziano del 1508. Alcune opere maggiori della bottega spettano prevalentemente a fra’ Bartolomeo, mentre la mano di Albertinelli va cercata con prudenza nei passaggi più chiari, nel colore più limpido, in certi accenti di grazia ancora quattrocentesca.

Alla fase della rinnovata collaborazione appartiene l’Annunciazione oggi al Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra, firmata da entrambi e datata 1511. Nel 1510 Albertinelli dipinse la grande Annunciazione per la compagnia di San Zanobi, oggi alla Galleria dell’Accademia di Firenze. L’opera, di formato monumentale, conferma la volontà di misurarsi con una pittura più solenne, costruita su figure ampie, architettura ordinata e chiaroscuro più marcato.

Sempre intorno al 1510 si colloca il piccolo trittico del Museo Poldi Pezzoli di Milano, con la Madonna che allatta il Bambino, santa Caterina d’Alessandria e santa Barbara; sugli sportelli esterni è dipinta l’Annunciazione a monocromo. Il formato raccolto consente ad Albertinelli una pittura più intima, precisa e preziosa. La dimensione dell’altarolo domestico o privato valorizza la sua qualità più felice: la finezza cromatica, la grazia delle figure, il rapporto controllato fra devozione e ornamento.

La Trinità della Galleria dell’Accademia di Firenze, databile intorno al 1510, appartiene a questo gruppo di opere mature. Il dipinto presenta Dio Padre, Cristo, la colomba dello Spirito Santo, angeli e cherubini entro una struttura di forte evidenza devozionale. La critica ha discusso il rapporto con fra’ Bartolomeo e l’eventuale uso di cartoni o modelli comuni; l’opera resta comunque significativa per valutare il tentativo di Albertinelli di ampliare la propria forma senza perdere la chiarezza cromatica che lo distingue.

Nel 1512 sono datate due tavolette con le sante Caterina e Maddalena nella Pinacoteca di Siena. Nel 1514 eseguì la Madonna con santi per Volognano, una delle ultime opere datate. Negli ultimi anni sembra che si sia recato a Viterbo, dove avrebbe lavorato nel convento di Santa Maria della Quercia, e a Roma, in San Silvestro al Quirinale; di questi lavori non resta testimonianza sicura.

Ammalatosi a Roma, Albertinelli fu ricondotto a Firenze, dove morì il 5 novembre 1515. Fu sepolto in San Pier Maggiore. La sua morte chiude una vicenda breve, segnata da un rapporto costante con fra’ Bartolomeo e da una posizione critica non facile: troppo vicino al frate per essere letto sempre in piena autonomia, ma dotato di una personalità riconoscibile nei momenti migliori.

Il linguaggio di Albertinelli si fonda su equilibrio, colore limpido, compostezza affettiva e senso ordinato della scena. La sua pittura conserva una grazia ancora quattrocentesca, anche quando cerca forme più monumentali e chiaroscuri più moderni. L’influenza di Perugino, Filippino Lippi, Piero di Cosimo e soprattutto fra’ Bartolomeo non annulla la sua fisionomia; la orienta verso una pittura devozionale chiara, pacata, più sensibile alla misura che alla tensione drammatica.

La Visitazione degli Uffizi resta l’opera in cui questa fisionomia raggiunge l’equilibrio più alto. L’incontro fra Maria ed Elisabetta è costruito con una semplicità quasi architettonica: poche figure, gesto essenziale, spazio limpido, luce ferma. In quella tavola Albertinelli partecipa al rinnovamento della pittura fiorentina dei primi anni del Cinquecento senza perdere la propria natura più raccolta.

Il suo interesse storico risiede proprio in questa posizione intermedia. Albertinelli appartiene alla Firenze che passa dal Quattrocento maturo alla “maniera moderna”, ma ne interpreta il mutamento con prudenza, eleganza e una certa nostalgia formale. Accanto ai protagonisti maggiori, la sua opera documenta il lavoro di una bottega colta, devota, aggiornata a tratti, capace di tradurre la grande lezione di fra’ Bartolomeo in immagini più semplici, domestiche, cromaticamente fresche.

 

 

A.R.

 

 

Note

[1] La data di nascita tradizionale al 1471 va corretta: le fonti documentarie indicano Firenze, 13 ottobre 1474. La morte avvenne a Firenze il 5 novembre 1515.

[2] Il padre Biagio di Bindo era battiloro; Vasari ricorda che Mariotto seguì inizialmente il mestiere paterno prima di entrare nella bottega di Cosimo Rosselli.

[3] Il rapporto con Baccio della Porta, poi fra’ Bartolomeo, è documentato fin dal 1493, quando i due avevano bottega presso Porta San Pier Gattolini.

[4] La collaborazione all’Annunciazione del duomo di Volterra, datata 1497, resta discussa. È preferibile presentarla come opera legata al primo rapporto con Baccio della Porta, evitando attribuzioni troppo nette.

[5] La Visitazione degli Uffizi, datata 1503, è il capolavoro riconosciuto dell’artista. La predella comprende Annunciazione, Natività e Presentazione al tempio; per questo la vecchia didascalia “Annunciazione, 1503, Uffizi” va corretta.

[6] L’Annunciazione della Galleria dell’Accademia di Firenze è datata 1510 e proviene dalla compagnia di San Zanobi.

[7] Il trittico del Museo Poldi Pezzoli di Milano raffigura, a sportelli aperti, la Madonna con Bambino, santa Caterina d’Alessandria e santa Barbara; sugli sportelli esterni compare l’Annunciazione a monocromo.

[8] La Trinità della Galleria dell’Accademia di Firenze è generalmente datata intorno al 1510; la critica ha discusso il rapporto con fra’ Bartolomeo e l’eventuale ruolo di disegni preparatori.

[9] Le opere ricordate a Viterbo e Roma negli ultimi anni non risultano conservate o identificabili con sicurezza.

 

 

Bibliografia

 

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