Alessandro Abate
(Catania
25 novembre 1867 – 29 marzo 1953)

Alessandro
Abate, La figlia Giannina al pianoforte, collezione eredi Abate.
Alessandro Abate appartiene alla generazione di artisti siciliani formatasi tra verismo tardo ottocentesco, pittura di genere, grande decorazione murale e gusto liberty. Nato a Catania, ricevette i primi insegnamenti da Antonino Gandolfo, figura centrale del realismo sociale catanese, dal quale assimilò l’attenzione per i soggetti popolari, per la povertà urbana e per una pittura capace di muovere lo spettatore attraverso la figura umana. La fase iniziale comprende opere come La cantatrice ambulante e I cantastorie, quest’ultima conservata a Catania, al Castello Ursino, spesso ricordata come uno degli esordi dell’artista nel clima del verismo siciliano [1].
La formazione proseguì a Napoli, dove Abate seguì i corsi di Vincenzo Marinelli all’Accademia di Belle Arti, e poi a Roma, città nella quale soggiornò grazie a un sussidio del Comune di Catania. Qui frequentò i corsi di nudo e il Museo Artistico Industriale; le fonti ricordano anche l’insegnamento di Francesco Jacovacci e, per la decorazione, l’ambiente legato a Raffaello Ojetti [2]. Nel 1894 prese parte all’Esposizione Nazionale di Roma con Dolore e miseria, opera ancora legata al registro patetico-sociale. Seguono I senza tetto, esposto nel 1897, e, nel 1900-1901, dipinti come Autoritratto, Porta dell’Ara Coeli in Roma, Odalisca, Alleluia ed Eppur si muove [3].
Dopo il rientro in Sicilia, Abate consolidò una posizione stabile nella Catania dei primi decenni del Novecento. La sua pittura si orientò progressivamente verso il ritratto, la scena domestica, l’allegoria e la decorazione di interni. Il legame con la committenza cittadina fu decisivo: aristocrazia, clero, borghesia professionale, famiglie imprenditoriali e istituzioni pubbliche gli affidarono ritratti, soffitti, apparati decorativi, pale d’altare e cicli murali. Il successo derivò anche dalla capacità di offrire alla società catanese un’immagine di sé: colta, ordinata, mondana, ancora legata alla tradizione figurativa, sensibile al lessico ornamentale del nuovo gusto liberty.
Nel 1907, all’Esposizione Nazionale Agricola di Catania, presentò un gruppo consistente di dipinti e partecipò alla decorazione del padiglione espositivo. In quella occasione la sua pittura decorativa assunse una visibilità pubblica ampia: allegorie del lavoro, dell’arte, della volontà e dell’economia si intrecciavano con figure contadine, riferimenti all’Etna, motivi agricoli e invenzioni decorative di gusto moderno [4]. Il linguaggio rimaneva saldo nella cultura figurativa meridionale, con aperture simboliste e liberty; nelle grandi superfici Abate mostrò una particolare inclinazione per scorci, corpi femminili sospesi, cornici vegetali, putti, illusionismi architettonici e apparati allegorici.
La decorazione divenne uno dei campi più riconoscibili della sua attività. Intervenne in edifici pubblici, chiese, ville e palazzi privati a Catania e in altri centri siciliani; le fonti ricordano, tra gli altri, lavori per il Teatro Minimo, Casa Zappalà Asmundo, Palazzo Ferrarotto, Palazzo Monaco, oltre a commissioni religiose e decorazioni in chiese e santuari anche fuori dalla Sicilia [5]. In queste opere Abate rielabora una tradizione scenografica che guarda al Settecento veneziano, soprattutto a Tiepolo, filtrata attraverso il decorativismo di primo Novecento. I cieli aperti, le figure allegoriche, le architetture dipinte e i motivi floreali rispondono al gusto di ambienti destinati alla rappresentanza sociale.
La carriera espositiva ebbe anche proiezione internazionale. Eppur si muove fu presentato a Torino e successivamente acquistato all’Esposizione Internazionale di Santiago del Cile; il Comanducci ricorda l’acquisto da parte del Presidente della Repubblica cilena per la Galleria d’Arte Moderna [6]. Alla fine degli anni Venti Abate ottenne un riconoscimento a Parigi, indicato dalle fonti come “Grand Prix”, con una data oscillante tra 1927 e 1929 [7]. Tra il 1929 e il 1931 lavorò ed espose anche a Tripoli, dove realizzò decorazioni e opere allegoriche per committenze pubbliche. La sua attività si estese poi, secondo le fonti repertoriali, ad Alessandria d’Egitto e a Tunisi.
Il ritratto occupa un posto centrale nella produzione matura. Abate dipinse membri del clero, esponenti della nobiltà e dell’alta borghesia, musicisti, letterati, personalità pubbliche e familiari. Tra i ritratti ricordati dalle fonti figurano quelli di Antonino di Sangiuliano, del cardinale Giuseppe Francica Nava, di Francesco Paolo Frontini, dei coniugi Lorenzo Vigo-Fazio e Renée Rouxel. Nel 1949 realizzò un ultimo Autoritratto, oggi conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi [8]. L’opera, firmata e datata “Alessandro Abate / Catania 1949”, chiude idealmente un percorso lungo, attraversato da mutamenti di gusto che l’artista accolse con misura, mantenendo il rapporto con la figurazione.
La pittura di Abate resta legata a un eclettismo colto, costruito su mestiere, decorazione, capacità narrativa e adesione alla committenza. Il suo limite critico coincide in parte con la sua fortuna: l’essere stato un pittore richiesto, abile, versatile, adatto agli interni rappresentativi e alla celebrazione pubblica. La sua opera più interessante emerge quando la disciplina accademica si apre al colore acceso, alla sensualità della figura, alla memoria barocca e al decorativismo liberty; appare meno incisiva quando il repertorio allegorico prevale sull’invenzione pittorica. Per la storia artistica di Catania tra Otto e Novecento rimane comunque una figura di rilievo: mediatore tra verismo, pittura ufficiale, ritratto borghese e decorazione moderna
Giorgio Catania
Note
[1] La data di nascita di Alessandro Abate presenta oscillazioni nelle fonti. Il Comanducci e alcune schede del Catalogo generale dei Beni Culturali riportano 1872; fonti più recenti e specifiche, tra cui l’Istituto Matteucci, BeWeB e il catalogo della mostra catanese del 2006-2007, indicano 1867. La data completa, 25 novembre 1867, è registrata anche nelle note biografiche pubblicate da Gesualdo Manzella Frontini nel 1932.
[2] Sulla prima formazione: Antonino Gandolfo a Catania; Vincenzo Marinelli a Napoli; perfezionamento romano con Francesco Jacovacci e frequenza del Museo Artistico Industriale. Le fonti repertoriali più antiche semplificano talvolta il percorso in “Accademia e Museo d’arte applicata”.
[3] L’Istituto Matteucci ricorda I senza tetto nel 1897, Autoritratto, Porta dell’Ara Coeli in Roma e Odalisca nel 1900, Alleluia ed Eppur si muove nel 1901. Il Comanducci pone l’esordio alla Nazionale di Roma del 1894.
[4] L’Esposizione Nazionale Agricola di Catania del 1907 fu un momento rilevante per la fama decorativa di Abate. Le descrizioni moderne ricordano ventidue dipinti esposti e la partecipazione alla decorazione del padiglione, con motivi allegorici e agricoli.
[5] Le decorazioni di Teatro Minimo, Casa Zappalà Asmundo, Palazzo Ferrarotto e Palazzo Monaco sono ricordate dall’Istituto Matteucci. Il Comanducci menziona pale per chiese, affreschi in chiese e santuari di Catania e dintorni, Tindari, Voghera, Roma, oltre a pitture decorative in case patrizie a Catania, Acireale e Avola.
[6] Il Comanducci registra l’acquisto di Eppur si muove all’Internazionale di Santiago del Cile per la Galleria d’Arte Moderna da parte del Presidente della Repubblica cilena. Gesualdo Manzella Frontini precisa che l’opera era stata presentata alla Quadriennale di Torino del 1902 e poi acquistata in Cile.
[7] Il riconoscimento parigino è indicato dal Comanducci al 1929; Frontini, nelle note biografiche del 1932, parla del 1927. In assenza di controllo sul catalogo ufficiale dell’esposizione parigina, conviene mantenere la formula “alla fine degli anni Venti”.
[8] L’Autoritratto del 1949 è schedato dal Catalogo generale dei Beni Culturali come dipinto su tavola a olio, conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze, con iscrizione “Alessandro Abate / Catania 1949”.
Bibliografia
Gesualdo Manzella Frontini, Abate. Trenta riproduzioni e note critiche, Francesco Strano Editore, Catania 1932.
Agostino Mario Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, IV edizione, vol. I, Luigi Patuzzi Editore, Milano 1970.
Ugo Galetti, Ettore Camesasca, Enciclopedia della pittura italiana, Garzanti, Milano 1950-1951.
Emmanuel Bénézit, Dictionnaire critique et documentaire des peintres, sculpteurs, dessinateurs et graveurs, Gründ, Paris, edizioni varie.
Dizionario enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall’XI al XX secolo, vol. I, Giulio Bolaffi Editore, Torino 1972.
Luisa Paladino, a cura di, Alessandro Abate (1867-1953). Un pittore a Catania tra Otto e Novecento, introduzione di Giuseppe Giarrizzo, Biblioteca della Provincia Regionale di Catania, Catania 2007.
Istituto Matteucci, Dizionario degli artisti. Abate Alessandro, scheda online.
Catalogo generale dei Beni Culturali, schede ICCD relative ad Alessandro Abate e alle opere Autoritratto di Alessandro Abate, Galatea, Ritratto dei coniugi Lorenzo Vigo Fazio e Renée Rouxel, consultazione online.
BeWeB - Beni ecclesiastici in Web, scheda persona Alessandro Abate, CEI - Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto, consultazione online.