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|
|
Raffaele
Barscigliè
Napoli,
2
gennaio
1913
-
Napoli,
9
gennaio
1994
PITTORE,
DISEGNATORE
E
SCENOGRAFO

Raffaele
Barscigliè,
Mercato
a
Napoli,
50
x
40
cm.
Raffaele
Barscigliè
appartiene
alla
generazione
di
artisti
napoletani
attivi
tra
il
secondo
dopoguerra
e
gli
anni
Ottanta
che
conservarono
un
rapporto
diretto
con
la
città,
il
teatro
e
la
figurazione.
La
sua
produzione
comprende
scene
urbane,
mercati,
processioni,
interni
popolari,
vedute
costiere,
composizioni
con
Pulcinella,
disegni
e
acquerelli.
Un
nucleo
distinto
nacque
durante
la
prigionia
nei
campi
tedeschi
e
austriaci
della
Seconda
guerra
mondiale.
La
lunga
esperienza
scenografica,
maturata
anche
nell'ambiente
teatrale
di
Eduardo
De
Filippo,
contribuì
alla
costruzione
spaziale
dei
dipinti
e
alla
loro
intensa
qualità
narrativa.[1]
Formazione
e
primi
anni
Nato
a
Napoli
il
2
gennaio
1913,
Barscigliè
sviluppò
precocemente
l'interesse
per
il
disegno,
la
pittura
e
la
poesia.
La
sua
cultura
figurativa
maturò
nell'ambiente
napoletano
del
primo
Novecento,
dove
la
tradizione
naturalistica
conviveva
con
la
decorazione,
il
teatro
e
una
pratica
pittorica
legata
all'osservazione
quotidiana.
Le
opere
note
mostrano
una
formazione
fondata
sull'esercizio
del
disegno
e
sulla
capacità
di
organizzare
rapidamente
una
scena:
edifici,
balconi,
tendoni
e
banchi
di
mercato
vengono
definiti
con
pochi
tratti;
le
figure
si
dispongono
nello
spazio
come
presenze
narrative,
rese
attraverso
gesti
e
posture
essenziali.[2]
Questa
attitudine
restò
costante
nel
corso
della
carriera.
La
prospettiva
viene
spesso
abbreviata
per
concentrare
l'attenzione
sull'azione;
il
colore
individua
i
piani
principali
e
lascia
alle
linee
scure
il
compito
di
precisare
ruote,
profili,
parapetti
e
strutture.
La
città
appare
così
come
un
organismo
mobile,
attraversato
da
venditori,
passanti,
pescatori
e
maschere
teatrali.
La
guerra
e
la
prigionia
Durante
la
Seconda
guerra
mondiale
Barscigliè
prestò
servizio
come
ufficiale
di
artiglieria
nell'Egeo.
Dopo
l'armistizio
dell'8
settembre
1943
fu
catturato
dalle
forze
tedesche
e
conobbe
l'internamento
a
Wietzendorf,
Markt
Pongau
e
Mauthausen.
L'esperienza
segnò
profondamente
la
sua
vicenda
umana
e
produsse
una
serie
di
disegni,
pastelli
e
acquerelli
dedicati
alla
vita
dei
prigionieri.[3]
Tra
i
titoli
ricordati
figurano
Sveglia,
Fustigazione
e
Docce
fredde.
Sono
immagini
costruite
con
mezzi
ridotti,
nelle
quali
il
segno
registra
gli
appelli,
le
punizioni,
le
baracche
e
la
disciplina
quotidiana
del
campo.
L'artista
rinuncia
all'effetto
spettacolare
e
concentra
l'attenzione
sui
corpi,
sulle
attese,
sui
gesti
ripetuti.
Questi
fogli
costituiscono
il
settore
più
severo
della
sua
opera:
il
disegno
assume
una
funzione
testimoniale
e
conserva
la
memoria
dell'internamento
militare
italiano.[4]
Il
dopoguerra
e
il
teatro
Rientrato
a
Napoli,
Barscigliè
riprese
la
pittura
e
sviluppò
l'attività
scenografica.
Una
cronaca
del
1954
ricorda
una
sua
ricostruzione
della
Napoli
ottocentesca,
indicandolo
come
giovane
pittore
impegnato
nell'allestimento
di
ambienti.
Negli
anni
successivi
lavorò
a
lungo
nel
teatro
napoletano
e
collaborò
con
Eduardo
De
Filippo.
La
corrispondenza
conservata
nel
Fondo
Eduardo
De
Filippo
presso
l'Archivio
Contemporaneo
Alessandro
Bonsanti
del
Gabinetto
Vieusseux
documenta
un
rapporto
protratto
almeno
sino
agli
anni
Ottanta.[5]
La
pratica
della
scena
incise
sulla
pittura.
Nei
mercati
e
nei
vicoli
il
fondale
architettonico
occupa
spesso
la
parte
superiore
della
composizione,
mentre
il
primo
piano
raccoglie
persone,
carretti,
merci
e
tavoli.
Tende,
balconi
e
porticati
regolano
gli
ingressi
della
luce.
La
profondità
viene
compressa
per
rendere
immediata
l'azione;
le
figure,
anche
quando
ridotte
a
macchie
rapide,
mantengono
una
posizione
leggibile
e
una
funzione
precisa
nel
racconto.
Esposizioni
e
riconoscimenti
La
fase
meglio
documentata
della
carriera
pubblica
si
concentra
tra
la
fine
degli
anni
Cinquanta
e
l'inizio
del
decennio
successivo.
Nel
1959
Barscigliè
partecipò
alla
IX
Mostra
nazionale
di
pittura
contemporanea
di
Bari
con
Mare
e
pini,
olio
su
faesite
raffigurante
una
pineta
aperta
verso
la
spiaggia.
L'opera
entrò
nella
raccolta
della
Galleria
d'Arte
Moderna
di
Genova,
dove
è
registrata
con
il
numero
d'inventario
GAM
1415.[6]
Nello
stesso
anno
ricevette
la
Grande
Coppa
del
quotidiano
Roma
al
Premio
di
pittura
estemporanea
Città
di
Napoli.
Il
riconoscimento
attesta
la
sua
presenza
nel
circuito
espositivo
cittadino
e
nelle
manifestazioni
dedicate
alla
pittura
dal
vero,
molto
diffuse
nell'Italia
meridionale
del
dopoguerra.[7]
Nel
giugno
1960
fece
parte
della
commissione
della
Seconda
Mostra
nazionale
di
pittura
del
Corpus
Domini
a
Campobasso,
insieme
con
Guglielmo
Mattia,
Sabino
D'Acunto,
Franco
Miele
e
Carlo
Barbieri.
Firmò
inoltre
una
breve
introduzione
al
catalogo,
nella
quale
collegava
l'arte
al
sentimento
e
alla
passione.
La
mostra
riunì
circa
270
opere
di
144
artisti
e
confermò
il
ruolo
di
Barscigliè
anche
nell'organizzazione
e
nella
presentazione
della
pittura
contemporanea
meridionale.[8]
Nel
1961
ottenne
il
primo
premio
ex
aequo
alla
terza
edizione
del
Premio
Vasto
con
La
pagoda
di
Porta
Romana.
Gli
altri
vincitori
furono
Antonietta
Lande,
Luigi
Martella
e
Giulio
Vito
Poggiali.
La
manifestazione,
alla
quale
parteciparono
118
pittori,
era
allora
impostata
come
concorso
nazionale
di
pittura
estemporanea.[9]
La
pittura
di
Napoli
Il
nucleo
più
ampio
della
produzione
conosciuta
è
costituito
dalle
scene
napoletane.
Barscigliè
dipinse
strade,
cortili,
balconi,
processioni,
mercati,
pescatori,
carretti,
friggitorie,
edicole
votive
e
piccoli
teatri
di
Pulcinella.
Napoli
viene
osservata
attraverso
luoghi
minuti:
una
tenda
sopra
un
banco,
un
gruppo
raccolto
davanti
a
un
tabernacolo,
i
panni
stesi
fra
due
facciate,
una
carrozza
ferma
sotto
un
balcone.
La
rappresentazione
concentra
l'interesse
sulla
vita
del
luogo.
Gli
edifici
sono
inclinati,
contratti,
talvolta
sovrapposti;
le
quinte
laterali
conducono
lo
sguardo
verso
un
centro
luminoso.
Il
colore
procede
per
campiture
rapide.
Grigi
azzurrati,
verdi
terrosi,
ocra
e
bruni
costruiscono
l'ambiente;
rossi,
gialli
e
blu
si
addensano
sulle
merci,
sulle
tende
o
sugli
abiti.
Il
segno
scuro
conserva
la
funzione
del
disegno
e
delimita
le
forme
principali.
La
pennellata
è
sciolta,
con
passaggi
lasciati
volutamente
aperti.
Gli
esiti
più
convincenti
coincidono
con
le
composizioni
in
cui
la
rapidità
esecutiva
sostiene
il
movimento
della
scena:
nei
mercati,
nei
porti
e
nelle
processioni
la
materia
pittorica
restituisce
il
ritmo
della
folla
e
il
carattere
provvisorio
delle
architetture
urbane.
La
superficie
conserva
tracce
del
gesto,
correzioni
e
sovrapposizioni
che
accentuano
la
vitalità
dell'immagine.
Pulcinella
occupa
una
posizione
particolare.
Compare
come
maschera,
attore,
emblema
cittadino
e
figura
isolata.
Nelle
tecniche
miste
su
carta
il
segno
diventa
più
nervoso
e
aderisce
alla
mobilità
del
costume,
alle
torsioni
del
corpo,
all'espressività
caricata
del
personaggio.
Il
teatro
popolare
e
la
strada
convergono
così
in
un'immagine
immediatamente
riconoscibile
della
cultura
napoletana.[10]
Paesaggi,
marine
e
opere
su
carta
Accanto
alla
città
compaiono
marine,
pinete,
porti
e
scorci
della
costa
campana.
Mare
e
pini
mostra
una
pittura
più
distesa,
nella
quale
la
figura
umana
è
subordinata
al
paesaggio.
Anche
in
queste
opere
Barscigliè
conserva
una
visione
scenica:
alberi,
cabine
e
strutture
balneari
organizzano
il
campo
visivo
come
elementi
di
un
allestimento.
La
produzione
su
carta
fu
consistente.
Disegni,
pastelli
e
acquerelli
consentivano
un'esecuzione
rapida
e
accompagnavano
sia
l'attività
pittorica
sia
quella
teatrale.
Nel
2016
la
casa
d'aste
Stadion
di
Trieste
presentò
quattro
cartelle,
ciascuna
contenente
diciannove
acquerelli
firmati,
per
un
totale
di
settantasei
fogli
di
50
x
35
centimetri,
provenienti
da
una
quadreria
napoletana
di
via
Toledo.[11]
Barscigliè
lavorò
a
olio
su
tela,
tavola
e
faesite;
impiegò
inoltre
pastello,
acquerello
e
tecniche
miste.
La
varietà
dei
supporti
corrisponde
a
una
pratica
continua,
destinata
alle
esposizioni,
al
teatro
e
al
collezionismo
privato.
Le
opere
mostrano
livelli
esecutivi
differenti,
ma
conservano
un
lessico
coerente:
composizione
per
quinte,
centralità
della
figura,
colore
rapido,
segno
grafico
evidente.
Scrittura
e
orientamento
critico
La
partecipazione
alla
mostra
di
Campobasso
documenta
anche
un'attività
di
scrittura
sull'arte.
Barscigliè
intervenne
in
cataloghi
e
presentazioni
di
altri
pittori,
secondo
una
consuetudine
diffusa
nelle
gallerie
e
nelle
associazioni
artistiche
napoletane
e
sorrentine.
La
sua
posizione
estetica
rimase
legata
alla
realtà
visibile,
alla
figura
e
al
valore
dell'esperienza.
La
libertà
della
pennellata
e
le
deformazioni
prospettiche
introducono
una
tensione
espressiva
senza
interrompere
la
continuità
del
racconto.
La
sua
pittura
si
colloca
nell'area
della
figurazione
napoletana
del
secondo
dopoguerra.
La
cultura
scenografica
le
conferisce
un
carattere
specifico:
lo
spazio
viene
concepito
come
ambiente
da
attraversare,
le
figure
agiscono
come
comparse,
gli
oggetti
stabiliscono
il
ritmo
della
composizione.
Il
vicolo,
il
mercato
e
la
processione
diventano
forme
di
teatro
urbano.
Ultimi
anni
e
fortuna
critica
Barscigliè
continuò
a
dipingere
sino
agli
ultimi
anni.
Morì
a
Napoli
il
9
gennaio
1994,
pochi
giorni
dopo
aver
compiuto
ottantuno
anni.
La
memoria
della
sua
attività
è
stata
conservata
dalla
famiglia,
mentre
le
opere
hanno
continuato
a
circolare
soprattutto
nel
mercato
campano
e
nelle
raccolte
private.[12]
La
fortuna
critica
è
rimasta
prevalentemente
regionale.
Mercati,
porti,
balconi
e
figure
di
Pulcinella
compaiono
con
regolarità
nelle
aste,
dove
il
cognome
è
spesso
trascritto
nelle
forme
Barsciglie,
Barsigliè
o
Barsciglié;
anche
l'iniziale
R
della
firma
è
stata
talvolta
letta
come
F.
La
presenza
di
Mare
e
pini
in
una
raccolta
museale
pubblica,
i
riconoscimenti
ottenuti
tra
Napoli
e
Vasto
e
il
legame
con
il
teatro
di
Eduardo
De
Filippo
definiscono
tuttavia
un
profilo
più
articolato
rispetto
alla
semplice
produzione
di
vedute
decorative.
Il
settore
di
maggiore
intensità
resta
quello
legato
alla
guerra
e
alla
prigionia,
nel
quale
il
disegno
si
fa
memoria
diretta.
Nelle
scene
napoletane
Barscigliè
raggiunge
una
qualità
diversa,
fondata
sulla
rapidità
dello
sguardo
e
sulla
capacità
di
trasformare
la
vita
quotidiana
in
rappresentazione.
La
città
è
osservata
come
un
palcoscenico
concreto:
muri,
tende,
carretti
e
figure
costruiscono
uno
spazio
instabile,
attraversato
da
una
continua
energia
narrativa.
Giorgio
Catania
(2026)
Note
[1]
L'Istituto
Centrale
per
il
Catalogo
e
la
Documentazione
registra
l'autore
come
Raffaele
Barscigliè,
nato
a
Napoli
nel
1913
e
morto
nella
stessa
città
nel
1994.
I
giorni
di
nascita
e
morte
sono
riportati
dalla
testimonianza
biografica
del
figlio
Giuseppe.
[2]
Giuseppe
Barscigliè
ricorda
l'interesse
giovanile
del
padre
per
poesia,
pittura
e
scultura
e
ne
descrive
la
successiva
attività
scenografica.
[3]
La
vicenda
militare
e
l'internamento
sono
ricostruiti
attraverso
la
documentazione
familiare
e
i
riferimenti
relativi
all'Oflag
di
Wietzendorf.
[4]
I
titoli
Sveglia,
Fustigazione
e
Docce
fredde
sono
riportati
nel
testo
pubblicato
per
il
centenario
della
nascita
dell'artista.
[5]
Il
Fondo
Eduardo
De
Filippo
dell'Archivio
Contemporaneo
Alessandro
Bonsanti,
Gabinetto
Vieusseux,
conserva
lettere
di
Barscigliè
del
marzo
1974
e
dell'ottobre
1981,
oltre
a
una
cartolina
dell'ottobre
1984.
[6]
Mare
e
pini,
olio
su
faesite,
è
registrato
nel
Catalogo
generale
dei
Beni
Culturali
con
il
codice
0700280115
e
nella
Galleria
d'Arte
Moderna
di
Genova
con
l'inventario
GAM
1415.
[7]
La
Grande
Coppa
del
quotidiano
Roma
è
riportata
nel
catalogo
del
Premio
di
pittura
estemporanea
Città
di
Napoli
del
1959.
[8]
La
Seconda
Mostra
nazionale
di
pittura
del
Corpus
Domini
si
svolse
a
Campobasso
dal
12
al
21
giugno
1960;
Barscigliè
partecipò
alla
commissione
e
firmò
la
nota
introduttiva.
[9]
La
terza
edizione
del
Premio
Vasto
si
tenne
dal
25
giugno
al
31
agosto
1961
presso
l'Istituto
Carlo
Della
Penna.
[10]
Un
Pulcinella,
tecnica
mista
su
carta
di
48
x
33
centimetri,
comparve
in
asta
a
Napoli
nel
2012
e
documenta
la
continuità
di
questo
soggetto
nella
produzione
grafica.
[11]
Stadion
Casa
d'Aste,
asta
del
22
ottobre
2016,
lotti
425-428:
quattro
cartelle
di
diciannove
acquerelli
firmati
ciascuna.
[12]
Giuseppe
Barscigliè
ha
pubblicato
nel
2013
due
testi
dedicati
alla
vita
e
alla
memoria
del
padre,
principali
testimonianze
biografiche
disponibili.
Bibliografia
essenziale
Cataloghi
e
documenti
Autori
vari,
IX
Mostra
nazionale
di
pittura
contemporanea,
catalogo
della
mostra,
s.e.,
Bari,
1959.
Autori
vari,
Premio
di
pittura
estemporanea
“Città
di
Napoli”,
catalogo
della
manifestazione,
s.e.,
Napoli,
1959.
Raffaele
Barscigliè
et
al.,
Seconda
Mostra
nazionale
di
pittura.
Corpus
Domini,
ENAL,
Campobasso,
1960.
Gabinetto
Scientifico
Letterario
G.P.
Vieusseux,
Fondo
Eduardo
De
Filippo.
Serie
Corrispondenza.
Fascicolo
Raffaele
Barscigliè,
Archivio
Contemporaneo
Alessandro
Bonsanti,
Firenze,
1974-1984.
Stadion
Casa
d’Aste,
Asta
di
antiquariato
e
arte
moderna,
22
ottobre
2016,
Stadion,
Trieste,
2016.
Paola
Di
Felice,
a
cura
di,
Forme
di
luce.
55°
Premio
Vasto,
Comitato
Premio
Vasto
d’Arte
Contemporanea,
Vasto,
2022.
Studi
e
testimonianze
Giuseppe
Barscigliè,
“Il
Centenario
della
nascita
di
Raffaele
Barscigliè”,
in
Surrentum,
Editrice
Surrentum,
Sorrento,
6
gennaio
2013.
Giuseppe
Barscigliè,
“Figlio
di
Raffaele
Barscigliè”,
in
Surrentum,
Editrice
Surrentum,
Sorrento,
27
gennaio
2013.
Redazione,
“Trieste
vende
all’asta
un
pezzo
di
Napoli”,
in
Il
Piccolo,
GEDI
News
Network,
Trieste,
20
ottobre
2016.
Repertori
e
schede
Istituto
Centrale
per
il
Catalogo
e
la
Documentazione,
Mare
e
pini.
Spiaggia.
Scheda
OA
0700280115,
Catalogo
generale
dei
Beni
Culturali,
Roma,
s.d.
Galleria
Recta,
Raffaele
Barscigliè,
repertorio
biografico
degli
artisti,
Galleria
Recta,
Roma,
s.d.
Comitato
Premio
Vasto
d’Arte
Contemporanea,
Edizione
1961,
archivio
storico
del
Premio
Vasto,
Vasto,
s.d.
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