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Acciaccaferri Antonio Giacomo
(Anton Iacopo, Antongiacomo; San Severino Marche?, documentato dal 1509/1519 al 1545)
Antonio Giacomo Acciaccaferri, ricordato nelle fonti come Anton Iacopo, Antongiacomo o Acciaccaferro, fu pittore attivo a San Severino Marche nella prima metà del XVI secolo. La sua biografia è documentata in modo frammentario, ma alcuni dati consentono di inserirlo con precisione nella cerchia di Bernardino di Mariotto dello Stagno, pittore perugino stabilitosi a lungo nel territorio settempedano tra il 1502 e il 1521.[1] La tradizione più antica lo volle allievo del Pinturicchio. Il dato riflette il persistente accostamento fra la pittura di Bernardino di Mariotto e l’ambiente peruginesco, ma la ricostruzione accolta dalla critica moderna lo colloca nella scuola di Bernardino. Il rapporto con quest’ultimo è il punto fermo della sua formazione. A San Severino, in quegli anni, la cultura figurativa locale viveva dell’eredità di Lorenzo d’Alessandro, della presenza di Bernardino, dei richiami umbri e dei modelli marchigiani ancora segnati dalla fortuna di Crivelli.[2] Un primo possibile documento figurativo è lo stendardo processionale con la Madonna del Soccorso, firmato e datato da Bernardino di Mariotto nel 1509 per il duomo di Sant’Agostino e oggi nella Pinacoteca “Tacchi Venturi” di San Severino Marche. La tavola, secondo la voce treccani dedicata a Bernardino, reca un’iscrizione che ricorda Anton Iacopo Acciaccaferri come committente e collaboratore. Se il dato viene assunto in senso pieno, la sua attività andrebbe fatta iniziare già nel 1509; la voce del Dizionario Biografico degli Italiani dedicata ad Acciaccaferri, più prudente, registra invece il primo documento operativo nel 1519.[3] Nel 1519 Acciaccaferri lavorò con Bernardino di Mariotto per il Comune di San Severino. I due dipinsero stemmi e baculi in occasione della venuta del legato. Si tratta di un incarico civico, legato alla cerimonia pubblica e alla rappresentazione istituzionale della città. Questo tipo di lavoro, spesso trascurato nelle ricostruzioni storico-artistiche, era parte ordinaria dell’attività dei pittori: armi, insegne, pennoni, bastoni processionali o cerimoniali, elementi effimeri e oggetti destinati a eventi pubblici richiedevano competenze decorative, rapidità esecutiva, conoscenza dell’araldica e capacità di adattare l’immagine a un uso collettivo.[4] Attorno al 1521 Acciaccaferri eseguì una tempera con la Trinità per la chiesa di San Francesco a San Severino. L’opera risulta dispersa. La perdita impedisce una valutazione stilistica diretta, ma il soggetto indica una commissione religiosa autonoma. Alcune schede derivate parlano di Crocifissione; la lezione più controllata, sulla base del Dizionario Biografico degli Italiani, resta Trinità. La notizia è comunque sufficiente a mostrare che l’artista non operò soltanto come aiuto di Bernardino in lavori civici, ma ricevette anche incarichi pittorici per chiese cittadine.[5] Un documento del 1531 amplia il suo raggio d’azione. Il catalogo dei beni culturali della Regione Marche, nella scheda relativa al Palazzo Carradori di Macerata, già Palazzo Floriani, registra che il 13 novembre di quell’anno Alessandro Floriani, mercante sanseverinate, contrattò con il settempedano Antongiacomo Acciaccaferri le decorazioni interne del palazzo. L’edificio era stato avviato poco prima con maestranze lombarde; i lavori subirono poi rallentamenti e riprese fino al completamento del 1539. La notizia colloca Acciaccaferri in un contesto diverso dalla pittura devozionale: un cantiere di palazzo, legato all’ambizione sociale di un committente ricco e alla cultura abitativa delle élites marchigiane.[6] Questo incarico maceratese è importante anche per definire il livello professionale dell’artista. Il palazzo Floriani, poi Carradori, non era una commissione marginale. La decorazione interna di una residenza signorile richiedeva ornati, fregi, forse stemmi, apparati pittorici e interventi coordinati con la struttura architettonica. La documentazione non permette di riconoscere quanto di quei lavori sia stato eseguito, né di distinguere eventuali sopravvivenze. Resta però l’evidenza di un pittore chiamato fuori da San Severino per una committenza privata di rilievo. La sua attività è attestata ancora nel 1545. La fonte non precisa opere conservate in quella data, ma indica che l’artista era vivo. La cronologia complessiva, dal 1509/1519 al 1545, lo pone entro una generazione di pittori marchigiani minori formati nella scia delle botteghe tardocinquecentesche locali, attivi tra incarichi religiosi, lavori civici, decorazioni di palazzo e pratiche artigianali della pittura. La sua fisionomia resta affidata più ai documenti che alle opere. Il confronto con Bernardino di Mariotto consente almeno di immaginare l’ambiente visivo nel quale Acciaccaferri si mosse. Bernardino portò a San Severino un linguaggio peruginesco irrigidito ma ancora elegante, con figure ferme, colori chiari, fondi decorati, richiami signorelliani e memorie crivellesche. Il giovane collaboratore settempedano dovette apprendere in quel contesto una pittura fondata su disegno lineare, ordine compositivo, dorature, ornati e immagini devozionali di immediata riconoscibilità. La mancanza di opere certe impedisce di attribuirgli un linguaggio individuale. La sua importanza va cercata nel tessuto artistico locale. San Severino Marche, tra Quattrocento e primo Cinquecento, aveva una tradizione pittorica tutt’altro che secondaria: Lorenzo e Jacopo Salimbeni, Lorenzo d’Alessandro, Bernardino di Mariotto e la presenza di opere di area umbra e adriatica costruirono un ambiente nel quale pittori minori, collaboratori e artigiani specializzati continuarono a garantire committenze pubbliche e private. Acciaccaferri appartiene a questa fascia intermedia. La scheda deve quindi conservare misura. Antonio Giacomo Acciaccaferri fu pittore settempedano, allievo e collaboratore di Bernardino di Mariotto, documentato nel 1519 in lavori per il Comune di San Severino, autore di una Trinità perduta per San Francesco verso il 1521, incaricato nel 1531 delle decorazioni interne del Palazzo Floriani a Macerata e ancora vivo nel 1545. Il suo catalogo non è ricostruibile; il suo nome resta utile per comprendere la continuità della pittura sanseverinate dopo la grande stagione tardogotica e nel tempo della presenza umbro-marchigiana di Bernardino.
Questioni criticheLa forma del nome varia nelle fonti: Antonio Giacomo, Anton Iacopo, Antongiacomo, Acciaccaferro. Abbiamo preferito usare “Acciaccaferri, Antonio Giacomo”, segnalando le varianti storiche. La cronologia iniziale richiede cautela: il Dizionario Biografico degli Italiani dedicato ad Acciaccaferri registra il 1519 come primo documento operativo; la voce su Bernardino di Mariotto collega però già nel 1509 Anton Iacopo allo stendardo della Madonna del Soccorso come committente e collaboratore. Il presunto discepolato presso Pinturicchio appartiene alla tradizione antica. Le fonti moderne collocano Acciaccaferri nella scuola di Bernardino di Mariotto. La tempera per San Francesco va indicata come Trinità, secondo il Dizionario Biografico degli Italiani. La denominazione Crocifissione, presente in alcune schede derivate, richiederebbe un ulteriore controllo. Il documento del 1531 relativo al Palazzo Floriani, poi Carradori, apre un campo di ricerca importante. Le decorazioni interne non risultano oggi identificabili con sicurezza; la notizia resta però utile per misurare la sua attività oltre San Severino.
A.R.
Note[1] Il Dizionario Biografico degli Italiani registra la forma “Acciaccaferri (Acciaccaferro), Anton Iacopo (Antongiacomo)” e lo definisce pittore di San Severino Marche, attivo nel XVI secolo. [2] La stessa voce corregge la tradizione che lo voleva allievo del Pinturicchio e lo colloca invece nella scuola di Bernardino di Mariotto. [3] La voce del Dizionario Biografico degli Italiani dedicata a Bernardino di Mariotto ricorda che lo stendardo della Madonna del Soccorso, firmato e datato 1509, reca un’iscrizione con il nome di Anton Iacopo Acciaccaferri, indicato come committente e collaboratore. La Fondazione Zeri registra l’opera come stendardo processionale su tavola, cm 193 × 118, conservato alla Pinacoteca Comunale “P. Tacchi Venturi” di San Severino Marche. [4] Nel 1519 Acciaccaferri, insieme a Bernardino di Mariotto, dipinse per il Comune di San Severino armi e baculi in occasione della venuta del legato. [5] Il Dizionario Biografico degli Italiani ricorda una tempera con la Trinità, eseguita verso il 1521 per la chiesa di San Francesco a San Severino e oggi dispersa. [6] La scheda regionale del Palazzo Carradori di Macerata registra il contratto del 13 novembre 1531 tra Alessandro Floriani e il settempedano Antongiacomo Acciaccaferri per le decorazioni interne dell’edificio.
BibliografiaAmico Ricci, Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, vol. II, Macerata, 1834. Domenico Valentini, Il forastiere in Sanseverino-Marche, Sanseverino-Marche, 1868. Vincenzo Emanuele Aleandri, Bernardino di Mariotto da Perugia pittore del sec. XVI e la sua dimora in Sanseverino dal 1502 al 1521, in Nuova Rivista Misena, IV, San Severino Marche, 1891. Ulrich Thieme, Felix Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart, vol. I, E. A. Seemann, Leipzig, 1907. Ugo Galetti, Ettore Camesasca, Enciclopedia della pittura italiana, Garzanti, Milano, 1950. Giuseppe Fabiani, Acciaccaferri, Anton Iacopo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. I, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1960. Fausta Gualdi, Bernardino di Mariotto dello Stagno, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. IX, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1967. Raoul Paciaroni, Bernardino di Mariotto da Perugia. Il ventennio sanseverinate (1502-1521), Federico Motta, Milano, 2005. Raoul Paciaroni, Lo stendardo sanseverinate della Madonna del Soccorso, Città di San Severino Marche, San Severino Marche, 2009. Francesca Coltrinari, Un dipinto di Antonio da Faenza per Recanati, in Il capitale culturale. Studies on the Value of Cultural Heritage, Università di Macerata, Macerata, 2014. Fondazione Federico Zeri, scheda Bernardino di Mariotto dello Stagno, Madonna del Soccorso, Catalogo online, Università di Bologna. Regione Marche, Catalogo beni culturali, scheda Palazzo Carradori, Macerata.
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