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Abate (Abbati, Abati), dell'
(Abbati, Abati; famiglia di artisti attiva tra Modena, Bologna, Scandiano e la Francia dal primo Cinquecento al primo Seicento)
Schema genealogico della famiglia dell’Abate: Giovanni; i figli Pietro Paolo I e Niccolò; i discendenti di Niccolò attraverso Giulio Camillo, Ercole e Pietro Paolo II. Lo schema mostra una continuità familiare rara nella pittura modenese del Cinquecento: dal capostipite Giovanni, plasticatore e forse pittore, si sviluppano la linea maggiore di Niccolò, attiva anche in Francia, e quella dei discendenti rientrati poi nell’ambiente estense.
La famiglia Abate, ricordata anche nelle forme Abbati, Abati, dell’Abate e dell’Abbate, appartiene alla storia artistica modenese del Cinquecento. La tradizione repertoriale la vuole originaria di Abate nel Reggiano e riconduce a questa provenienza il soprannome poi stabilizzato come nome familiare. Alcune fonti antiche ricordano anche il cognome Bellini, dato da registrare con prudenza, poiché la documentazione oggi più utilizzata conserva soprattutto la forma Abate o dell’Abate.[1] Il capostipite noto è Giovanni dell’Abate, attivo a Modena nella prima metà del XVI secolo e morto nel 1559. Le fonti lo presentano come plasticatore o scultore in gesso, autore di immagini sacre e crocifissi lodati per la ricerca anatomica. A lui viene ricondotta anche la prima formazione di Niccolò, che poi completò il proprio tirocinio nell’ambiente di Antonio Begarelli. Questa origine plastica ha un certo peso: nella pittura di Niccolò, soprattutto negli affreschi modenesi e bolognesi, la figura conserva una costruzione corporea salda, con panneggi che avvolgono i volumi e gesti calibrati entro spazi narrativi ampi.[2] Da Giovanni derivano almeno due linee: quella di Pietro Paolo I e quella di Niccolò. Pietro Paolo dell’Abate, fratello del più celebre Niccolò, è ricordato dalle fonti come pittore di battaglie, combattimenti di cavalli e mischie di guerra. Lanzi riferiva una tradizione attributiva che gli assegnava alcuni monocromi con scene belliche collocati sotto gli affreschi dell’Eneide nella raccolta ducale modenese. Questa attribuzione fu poi discussa: una parte della critica preferì vedere in quelle decorazioni il lavoro di aiuti o collaboratori operanti accanto a Niccolò nella Rocca di Scandiano. La figura di Pietro Paolo resta quindi storicamente utile, ma con un catalogo ancora fragile.[3] La personalità dominante della famiglia è Niccolò dell’Abate, nato a Modena nel 1509 o nel 1512 e morto a Fontainebleau nel 1571. Già nel 1537 è documentato con Alberto Fontana negli affreschi delle Beccherie di Modena. Negli anni successivi lavorò a Modena, a Scandiano, a Bologna e poi in Francia. Gli affreschi della Rocca dei Boiardo a Scandiano, con le storie dell’Eneide oggi conservate in parte alla Galleria Estense, mostrano il suo talento per il racconto profano, il paesaggio, l’architettura dipinta e la scena cortese. A Bologna, negli affreschi di Palazzo Poggi, la sua pittura raggiunse una qualità più libera: figure allungate, spazi ariosi, scene mitologiche e letterarie costruite con una leggerezza che avrà lunga fortuna.[4] Il trasferimento in Francia, avvenuto entro il 1552, portò la famiglia in un contesto europeo. Niccolò lavorò a Fontainebleau accanto a Francesco Primaticcio, partecipando alla decorazione di ambienti di corte e alla cultura figurativa che diffuse in Francia un linguaggio manierista emiliano, intriso di paesaggio, invenzione narrativa e memoria raffaellesca-parmigianinesca. La perdita di molte decorazioni francesi rende oggi più complessa la ricostruzione della sua attività, ma le fonti e le copie incisorie conservano la portata di quell’esperienza.[5] Nel ramo francese entrano i figli di Niccolò. Giulio Camillo, nato a Modena e trasferitosi in Francia con il padre, fu attivo a Fontainebleau, collaborò alle decorazioni del castello e partecipò agli apparati per l’ingresso di Carlo IX e di Elisabetta d’Austria nel 1571. Nello stesso anno risulta “sovrintendente” alle pitture del castello. La sua mano è spesso difficile da isolare da quella paterna, specialmente nelle opere di collaborazione. Morì prima dell’agosto 1582. Le fonti ricordano anche Cristoforo, documentato in ambiente francese come Christophle Labbé, e Giovanni, pittore presente a Parigi tra 1585 e 1593. Lo schema genealogico tradizionale registra inoltre un Camillo con punto interrogativo: la prudenza resta necessaria, perché le identità francesi della famiglia si confondono talvolta nelle grafie Labbé, de l’Abbé, dell’Abate.[6] Dal ramo di Giulio Camillo discende Ercole dell’Abate, figura di rilievo nella Modena tra tardo Cinquecento e primo Seicento. Le date oscillano nei repertori, con nascita indicata talvolta attorno al 1562, talvolta verso il 1573; la morte è fissata al 1613. Figlio di Giulio Camillo e nipote di Niccolò, Ercole rientrò nell’orbita modenese e lavorò per committenze religiose e pubbliche. Lanzi lo giudicava, dopo Niccolò, il migliore della famiglia, pur ricordando una condotta di vita irregolare che avrebbe compromesso la continuità e la cura della produzione. Tra le opere più ricordate vi sono gli interventi per la Sala del Consiglio del Palazzo Comunale di Modena, eseguiti in rapporto con Bartolomeo Schedoni, e varie tele conservate o documentate in chiese modenesi.[7] L’ultimo pittore noto della linea è Pietro Paolo II, figlio di Ercole, morto nel 1630 a trentotto anni secondo la tradizione tiraboschiana ripresa da Lanzi. La sua attività sembra proseguire la maniera paterna, con risultati meno incisivi. La storiografia antica avvertiva già una difficoltà attributiva: alcune opere venivano divise tra il padre e il figlio, oscillando fra dipinti mediocri di Ercole e lavori migliori di Pietro Paolo. Questo nodo resta tipico delle dinastie artistiche minori, dove il nome familiare assorbe spesso mani diverse e dove il catalogo si costruisce su pochi appigli sicuri.[8] La storia degli Abate attraversa tre spazi: Modena, dove la famiglia nasce e si afferma; la Francia di Fontainebleau, dove Niccolò e i figli entrano nel sistema decorativo della corte; di nuovo Modena, dove Ercole e Pietro Paolo II chiudono la linea entro la pittura tardo-manierista estense. La famiglia consente di leggere la circolazione delle competenze artistiche nel Cinquecento: plasticatori, frescanti, pittori di facciate, decoratori di palazzo, autori di apparati effimeri, pittori di battaglie e di pale d’altare appartengono a un medesimo tessuto di bottega. Il caso degli Abate chiarisce anche un problema di metodo. La fama di Niccolò ha oscurato i parenti, mentre il nome familiare ha favorito attribuzioni generose. Ogni voce della famiglia richiede quindi una distinzione precisa fra dati documentati, tradizione repertoriale e ipotesi attributiva. Giovanni resta soprattutto il capostipite plasticatore; Pietro Paolo I è ricordato come pittore di battaglie con opere discusse; Giulio Camillo appartiene alla fase francese; Cristoforo e Giovanni sono figure documentarie; Ercole riporta la famiglia nella Modena estense; Pietro Paolo II ne chiude la continuità pittorica.
Questioni criticheLa prima questione riguarda il nome. Le forme Abate, Abbati, Abati, dell’Abate e dell’Abbate convivono nelle fonti. Per uniformità bibliografica useremo “dell’Abate”, mantenendo tra parentesi le varianti storiche. La seconda riguarda il capostipite Giovanni. Le fonti lo indicano come plasticatore o scultore in gesso e gli assegnano un ruolo nella prima formazione di Niccolò. La sua eventuale attività pittorica rimane meno definita. La terza riguarda Pietro Paolo I. L’attribuzione dei monocromi di battaglia legati alla decorazione scandianese va presentata come tradizione critica antica, poi discussa. Il suo profilo resta quello di un pittore ricordato dalle fonti più che di un autore con opere certe. La quarta riguarda i figli francesi di Niccolò. Giulio Camillo è documentato con maggiore chiarezza; Cristoforo e Giovanni compaiono nelle fonti francesi con grafie adattate. Il Camillo indicato in alcuni schemi genealogici resta figura incerta. La quinta riguarda Ercole e Pietro Paolo II. La loro produzione appartiene alla fase tarda della pittura modenese, in rapporto con la corte estense e con il clima manierista ormai avanzato. Le attribuzioni tra padre e figlio richiedono controllo puntuale sulle opere.
A.R.
Note[1] La tradizione sull’origine da Abate nel Reggiano e sull’antico cognome Bellini è riportata dai repertori genealogici e artistici. La forma “dell’Abate” è oggi la più comoda per ordinare la famiglia, anche perché si collega direttamente a Niccolò, alla fortuna francese e alla bibliografia moderna. [2] Il Dizionario Biografico degli Italiani ricorda Giovanni come padre e primo maestro di Niccolò. Altre sintesi moderne lo definiscono plasticatore o stuccatore, dato coerente con il contesto modenese di Antonio Begarelli e dei maestri in terracotta e gesso. [3] Lanzi ricorda Pietro Paolo, fratello di Niccolò, come pittore di cavalli e mischie di guerra. La vecchia attribuzione dei monocromi scandianesi fu accolta da alcuni autori e poi ridiscussa da Venturi e Pallucchini. [4] Gli affreschi dell’Eneide provenienti dalla Rocca di Scandiano, oggi in parte alla Galleria Estense, sono tra i nuclei principali dell’attività emiliana di Niccolò. Le schede della Fondazione Zeri registrano singoli episodi del ciclo, con datazione intorno al 1540-1543. [5] La partenza per la Francia avvenne entro il 1552. Treccani ricorda che il 25 marzo di quell’anno Giovanni riferiva al Lancellotti il desiderio del figlio di avere con sé moglie e figli in Francia, dove godeva di buona provvisione presso il re. [6] Giulio Camillo è documentato a Fontainebleau e risulta collaboratore del padre; nel 1571 aveva la carica di sovrintendente alle pitture del castello. Cristoforo, o Christophle Labbé, e Giovanni sono ricordati nelle fonti francesi; la loro attività resta più frammentaria. [7] Lanzi giudica Ercole il migliore della famiglia dopo Niccolò e ricorda la sua attività per la corte di Modena, in particolare nella Sala del Consiglio, in rapporto con Schedoni. Le date di nascita oscillano nei repertori; la morte nel 1613 è comunemente accolta. [8] Pietro Paolo II, figlio di Ercole, è ricordato da Lanzi come ultimo pittore della famiglia, morto nel 1630 a trentotto anni. La distinzione fra alcune opere sue e alcune opere paterne era già percepita come problematica dalla storiografia antica.
BibliografiaLodovico Vedriani, Raccolta de’ pittori, scultori et architetti modonesi più celebri, Bartolomeo Soliani, Modena, 1662. Luigi Lanzi, Storia pittorica della Italia dal risorgimento delle belle arti fin presso al fine del XVIII secolo, Remondini, Bassano, 1795-1796; edizioni successive Firenze, 1809 e 1822. Girolamo Tiraboschi, Notizie de’ pittori, scultori, incisori e architetti natii degli Stati del serenissimo signor duca di Modena, Società Tipografica, Modena, 1786. Giambattista Venturi, L’Eneide di Virgilio dipinta in Scandiano da Nicolò dell’Abate, Modena, 1821. Cesare Galvani, Carlo Malmusi, Mario Valdrighi, Le opere di Guido Mazzoni e di Antonio Begarelli celebri plastici modenesi e le pitture eseguite nelle sale del palazzo dell’Illustrissima Comunità di Modena da Niccolò Abati, Bartolomeo Schedoni ed Ercole Abati, Vincenzi, Modena, 1823. Mario Valdrighi, Della vita e delle opere di Ercole Abati pittore modenese. Cenni, Vincenzi, Modena, 1826. Adolfo Venturi, La R. Galleria Estense in Modena, Tipografia di Paolo Toschi e C., Modena, 1882. Walter Bombe, Gli affreschi dell’Eneide di Nicolò dell’Abate nel Palazzo di Scandiano, in Bollettino d’Arte del Ministero della Educazione Nazionale, serie II, X, Roma, 1931. Rodolfo Pallucchini, I dipinti della Galleria Estense di Modena, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1945. Sylvie Béguin, a cura di, Mostra di Nicolò dell’Abate. Catalogo critico, Edizioni Alfa, Bologna, 1969. Sylvie Béguin, Francesca Piccinini, a cura di, Nicolò dell’Abate. Storie dipinte nella pittura del Cinquecento tra Modena e Fontainebleau, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2005. I luoghi di Nicolò dell’Abate. Pitture murali e interventi di restauro, atti del convegno, Scandiano, 10 giugno 2005, Interlinea, Novara, 2007. Angelo Mazza, Massimo Mussini, a cura di, Nicolò dell’Abate alla corte dei Boiardo, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2009. Giulia Brusori, Nicolò dell’Abate in Francia: disegni e progetti decorativi, tesi di dottorato, Università di Bologna / École Pratique des Hautes Études, 2022.
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