Abate Cristoforo, (Abbati, Abati), dell'

 

(Abbati, Abati; in Francia Christophle Labbé; documentato tra 1560-1561 e 1585)

 

 

 

Cristoforo dell’Abate, ricordato nelle fonti francesi come Christophle Labbé, fu pittore attivo in Francia nella seconda metà del Cinquecento. Apparteneva con ogni probabilità alla famiglia modenese degli Abate, o dell’Abate, trasferitasi nell’orbita di Fontainebleau dopo la chiamata di Niccolò in Francia. Le forme del cognome variano nei documenti e nei repertori: Abate, Abbati, Abati, Abbate, dell’Abate; in area francese compaiono adattamenti quali Labbé e L’Abbé.[1]

La sua identità resta fragile. Treccani lo ricorda tra i figli probabili di Niccolò dell’Abate, insieme a Giulio Camillo e Giovanni. La formula usata dalla fonte è prudente: Cristoforo “sembra” essere stato figlio di Niccolò. Tale cautela va conservata, poiché la documentazione non offre una genealogia pienamente continua. La famiglia, peraltro, appare nei documenti francesi con nomi italianizzati e francesizzati, spesso entro atti di pagamento, registri parrocchiali e liste professionali.[2]

Il primo nucleo documentario riguarda gli anni 1560-1561. Il conte de Laborde, nei suoi studi sulla corte francese, cita dai Comptes des Bâtiments un “Christophe l’Abbé”, maestro pittore. La notizia inserisce Cristoforo nel sistema dei pittori retribuiti o comunque registrati nell’ambiente dei cantieri reali. Treccani lo segnala anche in una lista parigina di pittori del 1561, dato che conferma la sua presenza in Francia in un momento ancora vivo dell’attività del padre.[3]

L’indicazione tradizionale “documentato attorno al 1568” va quindi leggermente corretta. La traccia sicura è anteriore: 1560-1561. Un atto parrocchiale del 17 settembre 1567 registra la morte di Pierre Labbé, figlio di Christophle Labbé, “maistre peintre”, e di Geneviève Nauguier. Questo documento non riguarda un’opera, ma conferma l’esistenza familiare e professionale dell’artista a Parigi o nel circuito parigino. Il dato mostra anche che Cristoforo, in quegli anni, aveva già una famiglia stabilita in Francia.[4]

Un secondo documento, del 1º agosto 1585, riguarda il seppellimento di Geneviève, figlia di Jehan Labbé. La bambina aveva avuto come madrina Geneviève Nantier o Nauguier, moglie di Christofle Labbé. Henry Jouin, che pubblicò la nota, osservò che Christophe e Jehan erano entrambi maestri pittori e abitavano nella parrocchia di Saint-André-des-Arcs. La relazione tra i due resta ipotetica: potrebbero essere fratelli o parenti stretti; la parentela non è dichiarata in modo definitivo dal documento.[5]

La notizia fornita nei repertori secondo cui Cristoforo avrebbe collaborato con Niccolò a Fontainebleau fra il 1560 e il 1585 va quindi ridotta a una formulazione più controllata. È verosimile che abbia operato nell’ambiente di Fontainebleau e nella rete familiare dei Labbé/dell’Abate; è documentato come maestro pittore in Francia; manca però un’opera certa che consenta di riconoscerne la mano. Per Arte Ricerca conviene parlare di pittore documentato in Francia, probabilmente figlio di Niccolò, inserito nell’ambiente dei cantieri reali e della comunità artistica parigina.

La vicinanza a Niccolò pone un problema attributivo quasi insolubile. Il padre aveva lavorato a Fontainebleau come collaboratore di Francesco Primaticcio, partecipando alla decorazione del castello e alla diffusione di un linguaggio emiliano trasformato in pittura di corte. Giulio Camillo, fratello meglio documentato, risulta attivo nelle grottesche, negli apparati per l’Entrata di Carlo IX e nella sovrintendenza delle pitture del castello nel 1571. Cristoforo rimane invece in una zona più opaca: la sua presenza è attestata, il suo catalogo non è identificabile.[6]

Questa condizione non rende superflua la voce. In una genealogia degli Abate, Cristoforo serve a chiarire la dispersione francese della famiglia e la progressiva trasformazione del cognome in Labbé. La sua figura mostra come la bottega di Niccolò non fosse soltanto una presenza individuale, legata al maestro modenese, ma una piccola rete familiare e professionale attiva fra Fontainebleau e Parigi. I figli, o presunti tali, parteciparono in modi diversi alla continuità di questa presenza italiana in Francia.

Il confronto con Giovanni Labbé è utile. Treccani ricorda Giovanni come pittore documentato a Parigi tra 1585 e 1593. Jouin pubblica atti parrocchiali nei quali Jehan Labbé compare come maestro pittore nella stessa area parigina in cui è ricordato anche Christophe. I due nomi, letti insieme, disegnano un piccolo ambiente familiare di pittori attivi nella capitale francese alla fine del secolo. La bottega, o almeno la memoria professionale della famiglia, sembra sopravvivere alla morte di Niccolò e di Giulio Camillo.

La prudenza resta decisiva. Cristoforo non può essere presentato come collaboratore certo in specifiche imprese pittoriche del castello di Fontainebleau. La documentazione consente di indicarlo come pittore, maestro, membro probabile della famiglia dell’Abate, attivo nel circuito francese dal 1560-1561 e ancora indirettamente attestato nel 1585 attraverso la moglie. La mancanza di opere certe impedisce analisi stilistiche autonome.

La scheda deve quindi conservare un carattere archivistico. Cristoforo dell’Abate appartiene alla storia di Fontainebleau per contiguità documentaria, familiare e professionale. La sua importanza nasce dalla rete: Niccolò, Giulio Camillo, Giovanni, i cantieri reali, i registri parrocchiali, i maestri pittori parigini, la progressiva francesizzazione del nome. In questa trama, anche una figura quasi priva di opere riconoscibili acquista una funzione storica: misura la diffusione materiale della cultura figurativa modenese e italiana nella Francia dei Valois.

 

Questioni critiche

La prima questione riguarda la genealogia. Cristoforo viene indicato da Treccani come probabile figlio di Niccolò dell’Abate. La formula “probabile” va mantenuta, perché la documentazione oggi accessibile non permette una certezza piena.

La seconda riguarda la cronologia. L’artista è documentato già nei Comptes des Bâtiments 1560-1561 come Christophe l’Abbé, maestro pittore. Il 1567 è attestato da un atto parrocchiale relativo alla morte del figlio Pierre. Il 1585 riguarda la moglie Geneviève, madrina di una figlia di Jehan Labbé, e costituisce una traccia indiretta della continuità familiare.

La terza riguarda Fontainebleau. È corretto collegarlo all’ambiente di Fontainebleau e alla famiglia di Niccolò; è più rischioso assegnargli singoli interventi decorativi nel castello senza documenti d’opera.

La quarta riguarda il catalogo. Non risultano opere certe. Le eventuali attribuzioni a Cristoforo richiederebbero verifica su esemplari, documenti di pagamento o registri inventariali.

La quinta riguarda il rapporto con Giovanni Labbé. Le fonti francesi registrano entrambi come pittori; una parentela stretta è plausibile, ma va presentata come ipotesi.

 

 

A.R.

 

 

Note

[1] Le varianti Abate, Abbati, Abati, Abbate e dell’Abate sono comuni nella tradizione italiana. In Francia il cognome appare nelle forme Labbé e L’Abbé, secondo una normale adattazione linguistica del nome familiare.

[2] Il Dizionario Biografico degli Italiani, nella voce dedicata a Niccolò dell’Abate, ricorda Cristoforo, o Christophle Labbé, tra i figli probabili del pittore modenese, insieme a Giulio Camillo e Giovanni.

[3] La menzione di Christophe l’Abbé nei Comptes des Bâtiments 1560-1561 fu segnalata da Laborde e ripresa dalla bibliografia successiva. Treccani ricorda inoltre la sua presenza in una lista parigina di pittori del 1561.

[4] L’atto del 17 settembre 1567 registra la morte di Pierre Labbé, figlio di Christophle Labbé, maestro pittore, e di Geneviève Nauguier. Il documento è pubblicato da Henry Jouin negli Archives de l’art français.

[5] Nel 1585 Geneviève, moglie di Christofle Labbé, compare come madrina di una figlia di Jehan Labbé. Jouin osserva che Christophe e Jehan risultano entrambi maestri pittori e gravitano nella parrocchia di Saint-André-des-Arcs.

[6] Giulio Camillo dell’Abate, meglio documentato, è ricordato per la collaborazione con Niccolò, per le grottesche di Fontainebleau e per la carica di sovrintendente delle pitture del castello nel 1571. Il confronto mette in evidenza la maggiore fragilità documentaria di Cristoforo.

 

 

Bibliografia

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Luigi Lanzi, Storia pittorica della Italia dal risorgimento delle belle arti fin presso al fine del XVIII secolo, Remondini, Bassano, 1795-1796; edizioni successive Firenze, 1809 e 1822.

Léon de Laborde, La Renaissance des arts à la cour de France, Renouard, Paris, 1850-1855.

Léon de Laborde, Les comptes des Bâtiments du Roi (1528-1571), Imprimerie Nationale, Paris, 1877-1880.

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Adolfo Venturi, Storia dell’arte italiana, vol. IX, parte VI, Hoepli, Milano, 1933.

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Ugo Galetti, Ettore Camesasca, Enciclopedia della pittura italiana, Garzanti, Milano, 1950.

Sylvie Béguin, a cura di, Mostra di Nicolò dell’Abate. Catalogo critico, Edizioni Alfa, Bologna, 1969.

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Enciclopedia Universale dell’Arte, Istituto per la Collaborazione Culturale / Sansoni, Firenze-Roma.