Costantinopoli e la nuova capitale cristiana
Costantinopoli nasce come capitale nuova dell’impero romano. La sua fondazione sul sito dell’antica Bisanzio, inaugurata solennemente l’11 maggio 330, segna uno dei passaggi più importanti della tarda antichità. Costantino trasferisce il centro politico dell’impero in un luogo strategico, affacciato sul Bosforo, vicino al Mar di Marmara, proteso verso l’Asia Minore, i Balcani, il Mar Nero, la Siria, la Mesopotamia e le vie militari orientali. La nuova città controlla passaggi marittimi, rotte commerciali e frontiere decisive. La geografia diventa politica imperiale.
La scelta di Bisanzio rispondeva a esigenze concrete. Roma restava carica di memoria, monumenti, prestigio senatorio e culto della tradizione, ma il cuore militare e amministrativo dell’impero si era spostato verso Oriente già da tempo. Diocleziano aveva valorizzato Nicomedia; altri imperatori avevano preferito Treviri, Milano, Sirmio, Antiochia. Costantino compie un gesto più radicale: costruisce una capitale destinata a portare il suo nome e a presentarsi come Nuova Roma.
La città gesto più radicale: costruisce una capitale destin è pensata come rifondazione. Riceve senato, palazzo imperiale, foro, ippodromo, regioni amministrative, cerimonie, colonne, porte, mura, acquedotti, chiese, reliquie, piazze e assi monumentali. La topografia imita e supera quella di Roma: sette colli, quattordici regioni, dignità senatoria, apparati pubblici e spazi di rappresentanza. La memoria romana viene trapiantata in Oriente e inserita in un paesaggio cristiano destinato a diventare dominante.
Costantinopoli è quindi una città di continuità e di trasformazione. Continua Roma perché conserva imperatore, diritto, burocrazia, esercito, moneta, cerimoniale e universalità imperiale. Trasforma Roma perché colloca questi elementi in un ambiente greco-orientale e cristiano, legato al Bosforo, alla corte, al patriarcato, alla liturgia e alla nuova geografia del potere tardoantico.
Prima della rifondazione costantiniana, Bisanzio era una città greca di antica origine, posta in un punto eccezionale per il controllo degli stretti. Fondata secondo la tradizione da coloni megaresi nel VII secolo a.C., aveva vissuto per secoli nella storia politica del mondo greco, ellenistico e romano. La sua importanza derivava dalla posizione: un promontorio naturale tra Corno d’Oro, Bosforo e Mar di Marmara, difendibile e aperto ai traffici.
Settimio Severo, dopo la guerra civile contro Pescennio Nigro, aveva punito e poi ricostruito la città, dotandola di nuovi edifici. Già in età severiana Bisanzio possedeva quindi una struttura urbana romana, con mura, terme, portici e spazi pubblici. Costantino non fonda una città dal nulla; amplia, rifonda e carica di nuovo significato un centro antico.
Il Corno d’Oro offriva un porto naturale fra i più sicuri del Mediterraneo. Il Bosforo permetteva il controllo delle rotte fra Mar Nero e Mediterraneo. L’Asia Minore, ricca di città, eserciti, risorse e tradizioni cristiane, si trovava a breve distanza. La penisola balcanica e il Danubio, frontiere vitali, erano raggiungibili più agevolmente che da Roma. La Persia sasanide, grande rivale orientale, imponeva una capitale capace di guardare a Est.
La posizione era anche simbolica. La città stava su una soglia: Europa e Asia, mare e terra, Oriente e Occidente, classicità greca e potere romano. Costantinopoli nasce da questa condizione di frontiera e di sintesi.
Costantinopoli fu concepita come Nuova Roma. Il nome ufficiale, la dignità senatoria, le strutture amministrative e il programma monumentale dichiaravano la volontà di trasferire in Oriente il centro dell’impero. La nuova capitale non sostituiva la memoria dell’antica Roma; la assumeva e la proiettava in un futuro diverso.
Il modello romano era visibile negli edifici. Palazzo imperiale, foro, ippodromo, senato, terme, portici e grandi assi viari richiamavano funzioni già consolidate nella capitale antica. La Mese, principale arteria della città, collegava spazi cerimoniali e commerciali; il Foro di Costantino, con la colonna porfirea, segnava un centro politico e simbolico; l’Augustaion, fra palazzo, Santa Sofia e Senato, diventava uno dei luoghi nevralgici della nuova città.
La colonna di Costantino nel foro omonimo aveva un valore particolare. Innalzata su un fusto di porfido e coronata dalla statua dell’imperatore, raccoglieva elementi di trionfo, fondazione e sacralità. Il porfido, materiale imperiale per eccellenza, dava alla colonna un carattere dinastico e universale. La figura del sovrano si presentava come asse visivo della città.
La Nuova Roma era anche una città di privilegi. Ricevette distribuzioni, dignità, sedi amministrative e un proprio senato. L’aristocrazia venne attratta nella nuova capitale; funzionari, militari, ecclesiastici, mercanti, artigiani e maestranze contribuirono alla crescita urbana. In pochi decenni, Costantinopoli passò da rifondazione imperiale a vero centro del mondo romano d’Oriente.
Costantinopoli nasce in un momento in cui il cristianesimo è ormai religione riconosciuta e progressivamente favorita. La città assume quindi una fisionomia religiosa nuova rispetto a Roma. Le grandi chiese occup nuova rispetto a Roma. Le grandi chiese occupano una posizione decisiva: Sant’Irene, Santa Sofia e i Santi Apostoli sono legate alla prima identità cristiana della capitale.
Sant’Irene, la “Santa Pace”, richiama un tema fondamentale della politica costantiniana: la pace garantita da Dio dopo le guerre civili e le controversie religiose. Santa Sofia, la “Santa Sapienza”, diventerà il principale santuario della capitale. I Santi Apostoli, destinati anche alla memoria funeraria imperiale, collegheranno la dinastia alla testimonianza apostolica.
Costantino intervenne direttamente nella vita della Chiesa. Il Concilio di Nicea del 325, convocato per affrontare la controversia ariana, mostra il nuovo rapporto fra imperatore e comunità cristiana. Il sovrano agisce come garante dell’unità religiosa, guida dei laici e mediatore politico della fede. Questa impostazione sarà una delle basi della civiltà bizantina.
La capitale cristiana non è soltanto città di chiese. È città in cui il potere imperiale si esprime attraverso categorie cristiane: pace, sapienza, apostolicità, ortodossia, provvidenza, missione universale. La topografia sacra si sovrappone alla topografia politica. Il palazzo e la chiesa, l’ippodromo e il foro, il patriarca e l’imperatore, le reliquie e le cerimonie formano un unico teatro del potere.
Il palazzo imperiale di Costantinopoli era un complesso vasto e stratificato, sviluppato nel settore sud-orientale della città, tra l’ippodromo, l’Augustaion e il mare. Comprendeva sale di udienza, spazi residenziali, cappelle, cortili, portici, terrazze, padiglioni e ambienti cerimoniali. Il palazzo era il cuore del governo e il luogo dell’apparizione imperiale.
L’ippodromo, collegato al palazzo, svolgeva una funzione politica fondamentale. Erede del circo romano, ospitava corse, acclamazioni, cerimonie e manifestazioni popolari. Le fazioni, in particolare Azzurri e Verdi, ebbero un ruolo sociale e politico rilevante. L’imperatore appariva nel kathisma, la tribuna imperiale, e riceveva l’acclamazione del popolo. La città vedeva il sovrano in uno spazio pubblico regolato dal rito.
Il foro di Costantino e gli altri spazi monumentali articolavano la dimensione urbana del potere. Statue antiche, colonne, marmi, spolia, iscrizioni e monumenti portarono nella nuova capitale la memoria visiva del mondo greco-romano. Costantinopoli raccolse opere provenienti da varie città dell’impero, trasformandosi in museo politico della romanità.
Questi spazi definiscono il carattere della capitale: la città è amministrativa, cerimoniale, militare, religiosa e spettacolare. Il cittadino, il funzionario, il vescovo, il monaco, il mercante e il soldato si muovono entro un paesaggio costruito per rendere visibile la gerarchia dell’impero.
Costantinopoli si afferma anche come città di reliquie. La Nuova Roma aveva bisogno di una memoria sacra capace di competere con Roma, Antiochia, Alessandria, Gerusalemme ed Efeso. Le reliquie degli apostoli, dei martiri, della Vera Croce, della Passione e dei santi divennero progressivamente elementi essenziali della sua identità.
La chiesa dei Santi Apostoli ebbe un ruolo particolare. Collegava il potere imperiale alla memoria apostolica e accoglieva sepolture imperiali. Il mausoleo di Costantino fu pensato in rapporto agli apostoli, secondo una visione in cui l’imperatore si collocava dentro la storia cristiana della salvezza e della testimonianza.
Le reliquie non erano semplici oggetti devozionali. Erano presenze sacre, strumenti di protezione della città, segni di prestigio ecclesiastico e politico. Processioni, feste, traslazioni, reliquiari e chiese costruivano una geografia spirituale. La città diventava corpo sacro, protetto dai suoi santi.
Questa accumulazione di reliquie avrà lunga durata. Nei secoli successivi, Costantinopoli sarà percepita come un tesoro cristiano. Dopo il 1204, con la quarta crociata, molte reliquie e opere preziose verranno trasferite in Occidente, modificando profondamente il patrimonio sacro europeo.
La grandezza di Costantinopoli dipendeva anche dalle sue infrastrutture. Le mura terrestri, ampliate e rafforzate in età teodosiana, resero la città una delle fortezze più resistenti del mondo medievale. La triplice linea difensiva con fossato, antemurale e mura principali avrebbe protetto la capitale per secoli.
La difesa marittima sfruttava la conformazione naturale della città. Il Corno d’Oro poteva essere chiuso da catene e controllato militarmente. Le mura lungo il mare proteggevano i lati esposti. La posizione urbana permetteva di resistere ad assedi che avrebbero travolto centri meno fortificati.
Le acque erano altrettanto decisive. Acquedotti, cisterne e serbatoi garantivano approvvigionamenti a una popolazione numerosa e a una corte complessa. La cisterna Basilica, in età giustinianea, mostra la grandezza tecnica e architettonica di queste opere: colonne riusate, volte, acqua, penombra e struttura sotterranea formano uno spazio funzionale e quasi monumentale.
La capitale cristiana era quindi anche macchina urbana. Senza mura, porti, cisterne, strade, magazzini, mercati e arsenali, il suo ruolo politico e religioso sarebbe rimasto fragile. La spiritualità bizantina nasce dentro una città materialmente organizzata e difesa.
Santa Sofia è il centro simbolico della Costantinopoli cristiana. La prima chiesa, legata al programma costantiniano e costanziano, venne ricostruita più volte. Dopo la rivolta di Nika del 532, Giustiniano affidò ad Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto la costruzione di un edificio nuovo, consacrato nel 537. Il risultato fu una delle architetture più audaci della storia.
L’edificio combina pianta basilicale, spazio centrale, cupola, esedre, semicupole, gallerie, colonne, marmi policromi e luce. La cupola sembra sospesa su un anello di finestre. Il visitatore percepisce uno spazio dilatato e instabile, attraversato da riflessi, superfici preziose, lampade, canti e processioni. La materia muraria tende a dissolversi nella luce.
Santa Sofia è architettura imperiale e liturgica insieme. Essa celebra la Sapienza divina, la vittoria dell’ordine cristiano, la potenza di Giustiniano e la centralità di Costantinopoli. La chiesa non è soltanto luogo di culto; è manifesto della civiltà bizantina. In essa l’impero si presenta come riflesso terrestre dell’ordine celeste.
Nel corso dei secoli, Santa Sofia riceverà mosaici, restauri, trasformazioni e nuove letture. Le immagini di Cristo, della Vergine, degli imperatori e delle figure sacre faranno dell’edificio un archivio visivo della storia bizantina. La sua grandezza resta legata alla fusione tra ingegneria, luce, liturgia e politica.
Il rapporto fra Costantinopoli e Ravenna è fondamentale per comprendere la nuova capitale cristiana in un orizzonte mediterraneo. Ravenna fu capitale imperiale d’Occidente, sede ostrogota e poi centro bizantino dopo la riconquista giustinianea. I suoi mosaici permettono di cogliere, in Occidente, la forza del linguaggio politico e religioso elaborato dall’impero d’Oriente.
San Vitale, consacrata nel 547, presenta nei mosaici del presbiterio le celebri figure di Giustiniano e Teodora. L’imperatore e l’imperatrice appaiono frontalmente, accompagnati da corte, clero, soldati e dignitari, portando offerte liturgiche. Essi sono presenti nello spazio sacro pur trovandosi fisicamente altrove. L’immagine rende visibile la sovranità di Costantinopoli a Ravenna.
Il fondo oro, la frontalità, la fissità degli sguardi, la gerarchia delle figure e la dimensione liturgica trasformano la corte in visione sacra. L’imperatore entra nel rito come garante dell’ortodossia e dell’unità. Ravenna diventa così una sorta di specchio occidentale della capitale orientale.
Questa relazione mostra come Costantinopoli non agisse soltanto per controllo amministrativo. Diffondeva immagini, modelli liturgici, cerimoniali, materiali, maestranze e forme di rappresentazione. La capitale era centro di un sistema visivo.
Il ruolo religioso di Costantinopoli cresce rapidamente. La città, fondata da un imperatore e divenuta capitale, conquista progressivamente una posizione ecclesiastica di primo piano. Il patriarca di Costantinopoli diventa figura centrale della Chiesa orientale, accanto e poi in tensione con le antiche sedi di Roma, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme.
Il Concilio di Costantinopoli del 381 rafforza il rango della nuova sede. Il Concilio di Calcedonia del 451 sancisce ulteriormente il primato costantinopolitano in Oriente, riconoscendo alla città una dignità collegata al suo ruolo imperiale. La capitale politica genera capitale ecclesiastica.
Questa crescita ha conseguenze artistiche. Chiese, processioni, reliquie, cerimonie patriarcali, liturgia urbana e committenze ecclesiastiche creano un ambiente favorevole allo sviluppo di immagini sacre. Il patriarcato contribuisce a definire gerarchie, culti, feste, santi e spazi.
Il rapporto tra imperatore e patriarca rimane uno dei cardini della civiltà bizantina. La città vive in questa tensione: il palazzo e la Grande Chiesa, la corte e la liturgia, il decreto imperiale e il concilio, la porpora e l’omoforio. L’immagine bizantina nasce anche da questo dialogo.
Costantinopoli elabora un cerimoniale imperiale di straordinaria complessità. Udienze, incoronazioni, ingressi, feste, processioni, acclamazioni, apparizioni all’ippodromo, riti nella Grande Chiesa e movimenti fra palazzo e spazi sacri trasformano la città in scena politica permanente.
L’imperatore è visto attraverso distanza, splendore e rito. Vesti preziose, porpora, oro, gemme, loros, corona, trono, guardie, musiche, incenso, proskynesis e acclamazioni costruiscono un’immagine di sovranità sacra. Il corpo del sovrano è regolato da gesti e apparizioni; la città apprende il potere attraverso la cerimonia.
Questa teatralità incide sulle arti figurative. L’imperatore nei mosaici, negli avori, nelle monete e nei manoscritti appare frontale, ieratico, inserito in una gerarchia. Cristo può incoronarlo; la Vergine può proteggerlo; i santi possono intercedere; la corte terrena rispecchia la corte celeste.
La nuova capitale cristiana diventa quindi matrice di un linguaggio visivo fondato su ordine, luce, gerarchia e apparizione. Lo stile bizantino non nasce soltanto nelle botteghe; nasce anche nel cerimoniale urbano e nella liturgia della corte.
Costantinopoli raccolse molte statue e opere antiche provenienti da città greche e romane. Cavalli bronzei, statue di dei, eroi, imperatori, filosofi, personificazioni e animali decoravano fori, ippodromo, palazzi e spazi pubblici. La nuova capitale cristiana conservava nel proprio tessuto una forte presenza della classicità.
Queste immagini antiche avevano valore ornamentale, politico e memoriale. Trasferirle a Costantinopoli significava concentrare nella nuova capitale la memoria dell’impero. La città diventava erede visibile del mondo greco-romano. Anche il cristianesimo urbano cresceva accanto a statue pagane riusate, reinterpretate o semplicemente mantenute come segni di prestigio.
Il rapporto con l’antico fu quindi complesso. La capitale cristiana non cancellò immediatamente la cultura figurativa classica. La incorporò, la disciplinò, la rese parte del proprio paesaggio. Questo spiega la persistenza di forme classiche nell’arte bizantina: proporzione, panneggio, monumentalità, ritratto, allegoria, motivi vegetali e gusto per il materiale prezioso.
L’arte bizantina nasce da una città che conserva l’antico e lo orienta verso un futuro cristiano. La Nuova Roma non rinuncia alla memoria greco-romana; la pone al servizio di una nuova visione imperiale.
Dopo Costantino, Costantinopoli continua a crescere. Gli imperatori successivi ampliano mura, chiese, palazzi, infrastrutture e spazi cerimoniali. Teodosio II rafforza la città con le grandi mura terrestri; Pulcheria, Marciano, Leone, Anastasio, Giustino e Giustiniano contribuiscono alla definizione religiosa e politica della capitale.
Nel V secolo, la distinzione fra Oriente e Occidente diventa sempre più evidente. L’Occidente attraversa crisi militari, insediamenti barbarici e progressiva dissoluzione dell’autorità imperiale; l’Oriente mantiene una struttura urbana, fiscale, monetaria e amministrativa più solida. Costantinopoli si afferma come centro reale della continuità romana.
Con Giustiniano, la capitale raggiunge una fase di splendore e tensione. La rivolta di Nika del 532 devasta parte della città, ma offre l’occasione per un vasto programma edilizio. Santa Sofia, i restauri, le cisterne, le opere pubbliche e la legislazione giustinianea presentano Costantinopoli come capitale dell’ordine restaurato.
Nei secoli successivi, la città affronterà assedi, epidemie, crisi religiose, iconoclastia, conflitti con Persiani, Arabi, Bulgari, Rus’, Latini e Turchi. La sua capacità di resistere farà di Costantinopoli una fortezza e un simbolo. La capitale cristiana diventerà una delle immagini più potenti del Medioevo.
Costantinopoli fu il principale centro di produzione e diffusione dell’arte bizantina. Le officine della capitale realizzarono mosaici, icone, manoscritti, avori, smalti, tessuti, oreficerie, oggetti liturgici, monete e manufatti destinati alla corte, alla Chiesa, alla diplomazia e al mercato mediterraneo.
Il prestigio della capitale garantiva autorità ai suoi modelli. Un’icona, un tessuto, un avorio o un manoscritto prodotti a Costantinopoli potevano circolare in Occidente, nei Balcani, in Russia, in Armenia, in Georgia o nel Mediterraneo, contribuendo alla diffusione del gusto bizantino. I doni diplomatici erano strumenti politici e artistici insieme.
Il modello costantinopolitano si fondava su alcuni caratteri: frontalità, solennità, misura, ricchezza materiale, chiarezza iconografica, rapporto fra immagine e liturgia, centralità di Cristo e della Vergine, presenza dell’imperatore, gerarchia degli spazi. Questi tratti vennero adattati in luoghi diversi, generando varianti locali.
Venezia, in particolare, costruirà una parte decisiva della propria identità visiva sul rapporto con Costantinopoli. San Marco, i mosaici, i marmi, gli spolia, la Pala d’Oro, i cavalli bronzei e le reliquie provenienti dall’Oriente testimoniano una relazione lunga, fatta di imitazione, commercio, conflitto, appropriazione e memoria.
La Costantinopoli bizantina è in parte perduta. Incendi, terremoti, saccheggi, trasformazioni ottomane, riusi, demolizioni e cambiamenti religiosi hanno modificato profondamente il suo volto. Molti monumenti sono scomparsi; altri sopravvivono in forma alterata; altri ancora sono noti attraverso testi, disegni, scavi, frammenti e confronti.
Il sacco del 1204, durante la quarta crociata, fu una frattura decisiva. Opere, reliquie, marmi, bronzi e oggetti preziosi furono trasferiti in Occidente. Venezia, in particolare, ricevette materiali costantinopolitani di grande prestigio. La città conquistata divenne fonte di tesori e modello da imitare.
La conquista ottomana del 1453 segnò la fine politica dell’impero bizantino, ma la città continuò a vivere come Istanbul. Santa Sofia fu trasformata in moschea; molte chiese cambiarono funzione; la memoria bizantina venne stratificata dentro una nuova capitale islamica e ottomana. La città non cessò di essere centro imperiale; cambiò orizzonte religioso e politico.
L’eredità di Costantinopoli resta immensa. Senza la sua fondazione, l’arte bizantina non avrebbe assunto la stessa forza. La nuova capitale offrì una cornice in cui romanità, cristianesimo, grecità, corte, liturgia e Oriente poterono fondersi in una civiltà visiva nuova.
Costantinopoli fu il punto di svolta fra tarda antichità e Medioevo bizantino. Fondata da Costantino come Nuova Roma, costruita in posizione strategica sul Bosforo, dotata di palazzo, senato, foro, ippodromo, mura, chiese e reliquie, la città divenne il centro politico e spirituale dell’impero romano d’Oriente.
La sua novità consiste nella fusione tra forma romana e destino cristiano. Roma fornì il modello dell’impero, della capitale, del senato, del foro, del circo, del diritto e della monumentalità. Il cristianesimo diede alla città una nuova gerarchia sacra, fondata su chiese, reliquie, concili, liturgia, patriarcato e immagini di salvezza. La lingua greca, la corte orientale e la posizione geografica completarono la trasformazione.
Da Costantinopoli nacque il linguaggio bizantino della città sacra e imperiale. Il palazzo e Santa Sofia, l’ippodromo e il foro, la colonna di Costantino e i Santi Apostoli, le mura teodosiane e le reliquie, i mosaici e le processioni formarono un sistema unitario. La città fu insieme fortezza, teatro, santuario, capitale amministrativa e immagine terrena di un ordine celeste.
Studiare Costantinopoli significa comprendere come l’arte bizantina abbia potuto nascere dalla romanità e svilupparsi come civiltà autonoma. La Nuova Roma non fu soltanto sede di governo; fu una grande macchina simbolica. Da essa dipendono la forma della chiesa bizantina, la sacralità dell’imperatore, la centralità dell’icona, la luce dei mosaici, la solennità della corte e la memoria cristiana dell’Oriente medievale.
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