Babilonia e Assiria Parte II
Sumer: città-stato, statue votive, templi e glittica
Nel III millennio a.C. la Mesopotamia meridionale assume il volto delle città-stato sumeriche: Ur, Uruk, Lagash, Girsu, Nippur, Eridu, Kish, Umma. Ogni città possiede una divinità principale, un territorio agricolo, canali, mura, templi, élites sacerdotali e regali, archivi. L’arte sumerica cresce dentro questa competizione fra centri. Non esiste un unico stile di corte paragonabile al canone faraonico; esistono officine cittadine, tradizioni templari, forme votive, iscrizioni dedicatorie, guerre locali.
La statua votiva è il documento più intenso di questa fase. Le figure provenienti dai templi della Diyala, da Eshnunna, Tell Asmar, Khafajah e altri centri mostrano corpi rigidi, mani giunte, occhi enormi in conchiglia e lapislazzuli, abiti a balze, barbe ordinate. L’orante non viene colto in un momento psicologico; resta davanti al dio. La statua agisce come presenza permanente del devoto nel tempio. Il grande occhio indica vigilanza, adorazione, contatto con il divino. Il corpo si semplifica perché deve durare nella postura della preghiera.
La scrittura entra nella statua attraverso iscrizioni dedicatorie. Nome, titolo, dio destinatario, formula votiva e richiesta di vita prolungano la presenza dell’immagine. La statua sumerica non mira alla piena individualizzazione fisiognomica. Fissa una posizione sociale e cultuale: principe, funzionario, sacerdote, offerente, devoto. Il corpo vale come supporto di relazione.
Nel Protodinastico le immagini di guerra acquistano una forma più esplicita. La Stele degli avvoltoi, dedicata al conflitto fra Lagash e Umma, mostra Eannatum alla testa dell’esercito e i nemici travolti, mentre gli avvoltoi portano via teste e membra. Qui il rilievo non costruisce un paesaggio. Organizza l’evento in registri e segni di potere: falangi, cadaveri, divinità, rete del dio Ningirsu, iscrizione. La guerra diventa memoria ufficiale della città.
Le tombe reali di Ur, scavate da Leonard Woolley, aggiungono un altro livello. Oro, lapislazzuli, corniola, conchiglia, argento, legno, bitume, strumenti musicali, carri, armi, sigilli, tavole da gioco, copricapi e figure animali mostrano una ricchezza fondata su scambi a lunga distanza. La Mesopotamia meridionale non possiede oro né lapislazzuli in abbondanza; li importa. L’arte sumerica nasce quindi da una geografia commerciale vasta: Iran, Afghanistan, Anatolia, Golfo, Siria.
Lo Stendardo di Ur, con scene di guerra e banchetto, unisce narrazione sociale e gerarchia. Il re domina la scena; carri, soldati, prigionieri, musici, portatori, animali e coppe costruiscono l’immagine di una società ordinata per ranghi. Guerra e festa appartengono allo stesso sistema: conquista, redistribuzione, banchetto, legittimazione.
La glittica sumerica continua a essere fondamentale. Il sigillo cilindrico produce una narrazione miniaturizzata, spesso più libera della grande scultura: eroi che dominano animali, banchetti, divinità, lotte, file processionali, esseri ibridi. La piccola scala del sigillo conserva una straordinaria densità d’invenzione.
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