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Arte etrusca e italica preromana

 

 

 

 

 

Parte VIII — Arte italica preromana: Piceni, Veneti, Dauni, Sanniti, Latini, Campani

L’Italia preromana è un mosaico di culture. Accanto agli Etruschi e ai Greci d’Occidente vivono Latini, Falisci, Sabini, Umbri, Piceni, Vestini, Marsi, Sanniti, Campani, Lucani, Dauni, Peucezi, Messapi, Veneti antichi, Liguri e Celti dell’Italia settentrionale. Ogni area sviluppa forme proprie, spesso nutrite da rapporti con Etruria, Magna Grecia, Adriatico, mondo celtico e Mediterraneo orientale.

I Veneti antichi, con centro importante a Este, elaborano una cultura della lamina bronzea, della situla, del cavallo e dei santuari. La Situla Benvenuti, databile al VII secolo a.C., è un documento essenziale della cosiddetta arte delle situle: registri con banchetti, processioni, animali, guerrieri, servi, figure di rango. La decorazione incisa sulla lamina costruisce un racconto aristocratico ordinato, legato a cerimonie, gerarchie e vita comunitaria.

I Piceni e le culture medio-adriatiche sviluppano corredi ricchi, armi, dischi-corazza, elmi, fibule, ambre, ornamenti e sculture monumentali. Il Guerriero di Capestrano, rinvenuto nel 1934 e conservato a Chieti, è uno dei capolavori dell’arte italica. La statua in calcare presenta un guerriero di rango con grande copricapo discoidale, armi, corazza e iscrizione. La figura è frontale, compatta, solenne. Il corpo armato diventa monumento di identità e potere.

La Daunia, nel Tavoliere pugliese, produce un corpus straordinario di stele. Le lastre in pietra, decorate con incisioni geometriche, armi, ornamenti, figure umane e scene narrative, traducono il corpo in superficie simbolica. Vesti, cinture, collane, scudi e attributi costruiscono identità di genere e rango. Le stele daunie rappresentano una delle forme più originali dell’arte italica, fondata su frontalità, segno inciso e memoria funeraria.

Il mondo sannitico e osco, tra Appennino, Molise, Campania e Lucania, sviluppa una cultura fortemente legata ad armi, santuari, fortificazioni, bronzetti votivi, cinturoni e pittura funeraria. Capua, Nola, Paestum lucana, Pompei sannitica e altri centri mostrano una società aristocratica e guerriera, aperta a influssi greci ed etruschi. Le tombe dipinte campane e lucane presentano cavalieri, guerrieri, banchetti, ritorni dal combattimento, scene rituali e figure femminili.

I Latini e i Falisci partecipano alla cultura tirrenica dell’Italia centrale. Praeneste, Satricum, Lavinium, Gabii, Falerii e Narce conservano templi, terrecotte architettoniche, corredi, bronzi, iscrizioni e votivi. Palestrina/Praeneste, con i corredi orientalizzanti Barberini e Bernardini, mostra una ricchezza principesca connessa a Fenici, Greci ed Etruschi. Il Lazio arcaico appare così come area dinamica, in diretto rapporto con i grandi circuiti mediterranei.

L’arte italica preromana privilegia spesso armi, tomba, santuario, bronzetto votivo, stele, lamina, ceramica locale e decorazione del corpo. La figura umana può essere geometrica, compatta, schematica, severa, intensamente segnica. Questa varietà costituisce il vero sfondo della nascita di Roma. La futura arte romana assorbirà molti di questi linguaggi regionali: memoria familiare, culto votivo, architettura templare, immagine militare, iscrizione pubblica, rappresentazione del rango.

 

 

Bibliografia essenziale

 

Gianluca Tagliamonte, I Sanniti. Caudini, Irpini, Pentri, Carricini, Frentani, Longanesi, Milano, 2018.

Alessandro Naso, a cura di, Etruscology, De Gruyter, Berlin-Boston, 2017.

Maurizio Harari, La civiltà dei Veneti antichi, Carocci, Roma, 2015.

Angela Pontrandolfo, Le tombe dipinte di Paestum, Pandemos, Paestum, 2015.

Delia G. Lollini, La civiltà picena, in studi e cataloghi sulle culture medio-adriatiche, 2000 ss.

Dinu Adamesteanu, La Basilicata antica, Di Mauro, Cava dei Tirreni, 1974.

Silvio Ferri, Le stele daunie, Sansoni, Firenze, 1962.

Massimo Pallottino, Etruscologia, Hoepli, Milano, 1942; edizioni successive.