Home Storia dell'arte                                                                                                                                                                                            

 

 

 

Arte etrusca e italica preromana

 

 

 

 

Parte II — Orientalizzante etrusco: principi, tombe aristocratiche, oreficeria, avori, buccheri

Tra la fine dell’VIII e il VII secolo a.C. l’Etruria entra in una fase di apertura mediterranea intensa. Le aristocrazie tirreniche si inseriscono nei circuiti che collegano Grecia, Fenicia, Sardegna, Cipro, Siria, Egitto, Campania e Italia centrale. Merci, artigiani, tecniche, materie prime e motivi iconografici attraversano il mare e raggiungono i grandi centri etruschi. La tomba aristocratica diventa il luogo più evidente di questa trasformazione.

La ricchezza dei corredi indica la nascita di gruppi dominanti capaci di accumulare metalli preziosi, avori, bronzi, ambre, uova di struzzo dipinte, ceramiche d’importazione, oggetti da banchetto, carri, armi e ornamenti personali. Il defunto aristocratico viene presentato come signore della guerra, della casa, del vino, del cavallo, dello scambio e della memoria familiare. La tomba assume il valore di residenza simbolica, deposito di prestigio e scena del potere.

Cerveteri, Tarquinia, Vetulonia, Vulci, Marsiliana d’Albegna, Palestrina e Pontecagnano conservano testimonianze di altissimo livello. La Tomba Regolini-Galassi di Cerveteri, scoperta nel 1836, rappresenta uno dei vertici della fase orientalizzante. Il corredo comprende pettorali, fibule, lamine, coppe, bronzi, un letto funerario, carri e oggetti cerimoniali. L’oro, lavorato a granulazione, filigrana e sbalzo, rivela una perizia tecnica straordinaria.

L’oreficeria orientalizzante trasforma il corpo aristocratico in superficie preziosa. Collane, fibule, pendenti, orecchini, pettorali e dischi decorati uniscono motivi vegetali, animali fantastici, rosette, palmette, globuli e piccoli elementi applicati. La decorazione minuta produce un effetto di densità visiva, legato al lusso e al rito. L’ornamento accompagna il defunto e rinnova il prestigio della famiglia nella camera sepolcrale.

Gli avori e gli oggetti esotici introducono un repertorio cosmopolita. Sfingi, leoni, grifoni, pantere, alberi sacri, palmette, loti e animali affrontati entrano nel gusto etrusco attraverso mediazioni fenicie e greche. Questi motivi si collocano su placchette, pettini, manici, piccoli arredi, bronzi e ceramiche. Il repertorio orientale viene inserito nella cultura aristocratica tirrenica come lingua del rango e del prestigio.

Il bucchero costituisce una delle invenzioni più riconoscibili dell’Etruria arcaica. Ceramica nera, lucidata, ottenuta con cottura riducente, il bucchero presenta forme eleganti, superfici metalliche, pareti sottili nelle fasi più antiche, rilievi, incisioni e motivi stampigliati. Kantharoi, kyathoi, oinochoai, calici, coppe e vasi plastici partecipano alla cultura del banchetto. Il vaso in bucchero accompagna vino, offerta, dono, commercio e sepoltura.

L’orientalizzante etrusco definisce la capacità più duratura della civiltà tirrenica: assorbire forme esterne e collocarle in una società dotata di proprie strutture rituali, familiari e funerarie. Gli oggetti stranieri, le imitazioni locali e le invenzioni artigiane entrano nello stesso sistema di rappresentazione. Il principe etrusco parla una lingua mediterranea e afferma il proprio radicamento nella tomba, nella famiglia, nel territorio.

 

 

Bibliografia essenziale

 

Alessandro Naso, a cura di, Etruscology, De Gruyter, Berlin-Boston, 2017.

P. Gregory Warden, a cura di, The Etruscan World, Routledge, London-New York, 2013.

Judith Swaddling, Philip Perkins, a cura di, Etruscan by Definition, British Museum, London, 2009.

Philip Perkins, Etruscan Bucchero in the British Museum, British Museum Research Publication, London, 2007.

Friedhelm Prayon, Die Etrusker. Geschichte, Religion, Kunst, C.H. Beck, München, 2004.

Giovannangelo Camporeale, Gli Etruschi. Storia e civiltà, UTET, Torino, 2000.

Larissa Bonfante, a cura di, Etruscan Life and Afterlife, Wayne State University Press, Detroit, 1986.