Arte etrusca e italica preromana
L’arte etrusca e italica preromana costituisce una delle grandi cerniere della storia artistica mediterranea. In essa confluiscono tradizioni dell’età del ferro, apporti orientalizzanti, relazioni con il mondo greco, culture regionali dell’Italia antica e prime forme della monumentalità romana. Il suo arco cronologico attraversa molti secoli, dalla formazione delle comunità villanoviane alla progressiva integrazione dell’Italia centrale e meridionale nell’orbita di Roma. La sua geografia comprende l’Etruria tirrenica, l’Etruria padana, il Lazio, la Campania, l’area adriatica, l’Appennino, il Veneto antico, la Puglia daunia e numerose altre regioni della penisola.
La tomba, la città, il santuario, il bronzo, la terracotta, la pittura funeraria, il bucchero, la ceramica importata, la scultura in pietra e l’oggetto votivo sono i principali campi attraverso cui queste culture costruiscono la propria immagine. La memoria del defunto, il rango della famiglia, il rapporto con gli dèi, la guerra, il banchetto, il cavallo, l’ornamento, la musica e la danza diventano forme visive di un mondo aristocratico e rituale, aperto al Mediterraneo e radicato nei territori locali.
La civiltà etrusca occupa un ruolo centrale in questo quadro. Le sue città sviluppano una cultura visiva capace di unire oggetti di lusso, architettura sacra, immagini funerarie, scultura monumentale, bronzistica e scrittura. Le culture italiche contemporanee elaborano linguaggi propri, spesso di grande intensità formale: stele, statue di guerrieri, situle, bronzetti, corredi, pitture tombali, armi, terrecotte architettoniche, votivi e iscrizioni. La futura arte romana nascerà da questa trama di esperienze, assorbendo tecniche, forme, riti, modelli urbani e sistemi di memoria.
La civiltà etrusca si forma nell’Italia tirrenica attraverso un lungo processo di trasformazione che coinvolge l’età del bronzo finale, la prima età del ferro e la progressiva concentrazione degli abitati in grandi centri territoriali. La fase indicata come villanoviana, dal sito di Villanova presso Bologna, costituisce il terreno più diretto dell’Etruria storica. Tra IX e VIII secolo a.C. si consolidano comunità distribuite su alture, pianori tufacei, terrazze naturali, aree costiere e vie interne, in rapporto con risorse agricole, metallurgiche, pascoli, fiumi e traffici tirrenici.
Tarquinia, Cerveteri, Veio, Vulci, Vetulonia, Populonia, Chiusi, Orvieto, Volterra e Felsina-Bologna assumono progressivamente il ruolo di centri guida. Alcuni nuclei abitativi precedenti si aggregano in organismi più ampi; altri acquistano importanza grazie alla posizione lungo assi di scambio. La futura potenza etrusca nasce da questo paesaggio di comunità aristocratiche, necropoli ordinate, metallurgia e controllo territoriale.
Il documento più caratteristico della fase villanoviana è funerario. L’incinerazione domina ampiamente. Le ceneri del defunto vengono raccolte in urne biconiche, spesso coperte da una ciotola rovesciata o da un elmo. Il vaso assume valore di contenitore del corpo e di segno sostitutivo della persona. La forma biconica, con ventre espanso e collo distinto, produce una presenza essenziale, quasi antropomorfa, rafforzata dagli oggetti del corredo.
In alcune aree compaiono urne a capanna, piccoli modelli di abitazioni con tetto a spiovente, pareti incise, porta, travature e dettagli costruttivi. Questi manufatti sono essenziali per la conoscenza dell’architettura domestica dell’età del ferro, realizzata con legno, argilla, canne, paglia e materiali deperibili. La casa dei vivi viene trasposta nel mondo funerario come segno di continuità familiare e di appartenenza comunitaria.
I corredi indicano differenze di sesso, età, rango e funzione. Fibule, spilloni, rasoi lunati, cinturoni, armi, morsi di cavallo, pendagli, ambre, perle in pasta vitrea, vasi d’impasto, oggetti miniaturistici e bronzi compongono una grammatica sociale precisa. L’arma dichiara il ruolo guerriero; la fibula ordina veste e identità; il rasoio allude alla sfera maschile; l’ornamento femminile indica posizione familiare e prestigio.
Nel corso dell’VIII secolo a.C. la società villanoviana manifesta una crescente articolazione. Alcune tombe acquistano dimensioni maggiori e corredi più ricchi; il cavallo e il carro assumono valore aristocratico; la metallurgia diventa campo di distinzione; aumentano gli oggetti esotici. L’Etruria tirrenica entra nel Mediterraneo degli scambi, in rapporto con Sardegna, Lazio, Campania, Grecia e Fenici. Ambra, metalli, oggetti orientali, ceramiche importate e manufatti di prestigio preparano la fase orientalizzante.
La formazione dell’Etruria storica procede attraverso il rapporto fra abitato e necropoli. La città nasce come concentrazione insediativa, controllo di un territorio e organizzazione visibile della memoria familiare. La necropoli conserva una delle prime forme di autorappresentazione delle aristocrazie tirreniche. In questa fase l’immagine si esprime attraverso vaso, bronzo, arma, fibula, modello di casa, elmo, ornamento. La grande arte etrusca nascerà da questa cultura degli oggetti e della sepoltura.
Alessandro Guidi, Preistoria della complessità sociale, Laterza, Roma-Bari, 2021.
Cristiano Iaia, Produzioni toreutiche della prima età del ferro in Italia centrale. Stili decorativi, circolazione, significato, Fabrizio Serra, Pisa-Roma, 2014.
Gilda Bartoloni, Le società dell’Italia primitiva. Lo studio delle necropoli e la nascita delle aristocrazie, Carocci, Roma, 2003.
Giovannangelo Camporeale, Gli Etruschi. Storia e civiltà, UTET, Torino, 2000.
Graeme Barker, Tom Rasmussen, The Etruscans, Blackwell, Oxford, 1998.
Hugh Hencken, Tarquinia, Villanovans and Early Etruscans, Harvard University Press, Cambridge Mass., 1968.