Arte egizia. Parte VII
Tutankhamon, restaurazione post-amarniana e fine della XVIII dinastia: oro, memoria, damnatio e ritorno ad Amon
La morte di Akhenaton lascia all’Egitto una questione politica, religiosa e visiva. La città dell’Aton aveva concentrato culto, corte, immagine regale e spazio urbano in un sistema fortemente personalizzato; dopo di lui la monarchia deve ricostruire continuità, riaprire i templi, rilegittimare Amon, ricollocare il re dentro una tradizione più ampia. La fine della XVIII dinastia non coincide con un semplice ripristino. È una fase di selezione, correzione, riuso, ridenominazione, cancellazione e splendore materiale.
L’Enciclopedia Universale dell’Arte resta utile come base canonica per il corredo funerario del Nuovo Regno: sarcofagi, maschere, amuleti, gioielli, carri, mobili, armi, strumenti, vasi, oggetti per la cosmesi, suppellettili, tutti elementi che nel sepolcro di Tutankhamon raggiungono una densità eccezionale. La stessa voce enciclopedica ricorda il corredo del giovane re come uno degli equipaggiamenti funerari faraonici più fastosi conservati.
Tutankhamon nasce probabilmente dentro l’ambiente amarniano, con il nome di Tutankhaten, “immagine vivente dell’Aton”. Il cambio in Tutankhamon, “immagine vivente di Amon”, ha valore politico e religioso. Anche Ankhesenpaaten, sua sposa, diventa Ankhesenamun. I nomi registrano il ritorno di Amon, la ricostruzione dei culti tradizionali, lo spostamento della corte e la volontà di reinserire la regalità in una geografia sacra riconoscibile.
Il giovane sovrano regna in età infantile o adolescenziale. Attorno a lui agiscono figure di grande peso: Ay, Horemheb, funzionari di corte, sacerdoti, amministratori e militari. La sua immagine pubblica viene costruita come immagine di restaurazione. Il re appare davanti ad Amon, riceve vita, offre, rinnova monumenti, restituisce ordine. La piccola età biologica del sovrano viene compensata da una forte regia istituzionale dell’immagine.
La cosiddetta Stele della Restaurazione, trovata a Karnak nel 1905, è il documento simbolico di questo ritorno. Il testo presenta i templi in stato di abbandono dopo l’età amarniana e attribuisce a Tutankhamon il compito di riaprire santuari, restaurare immagini divine, ricostituire personale sacerdotale, rendite e offerte. Una sintesi ARCE segnala quattro azioni principali: ornare le statue di Amon e degli dèi, reinsediare personale sacerdotale, aumentare i proventi templari, proteggere servitori e cantori legati ai culti.
La restaurazione produce immagini precise. Il re giovane viene raffigurato davanti ad Amon, spesso in posizione di offerta o ricezione della vita. La relazione non ha il carattere esclusivo del culto dell’Aton: torna la pluralità divina, con Amon al centro dell’ordine tebano. Il Metropolitan Museum conserva una testa del dio Amon, realizzata per Karnak, che la scheda collega al programma di restaurazione dei monumenti di Amon defacciati o distrutti durante il regno di Akhenaton.
Queste sculture post-amarniane hanno un interesse particolare. Conservano talvolta morbidezze, proporzioni e raffinatezze nate nella tarda XVIII dinastia, ma le riconducono a un linguaggio più stabile. I volti perdono l’eccesso fisiognomico amarniano; i corpi ritrovano equilibrio; la relazione con il dio torna a essere frontale, gerarchica, rituale. L’arte della restaurazione lavora sulla memoria recente senza esibirla apertamente.
L’immagine di Tutankhamon presenta quindi una doppia appartenenza. Da un lato riceve il lascito amarniano nella linea sottile, nella morbidezza del modellato, in alcuni oggetti e immagini domestiche; dall’altro partecipa alla ricostruzione amoniana e alla riattivazione dei templi. È una figura di passaggio, più che un innovatore autonomo.
Il trono dorato di Tutankhamon è uno degli oggetti più eloquenti del periodo. Il GEM lo descrive come armchair in legno rivestito di foglie d’oro lavorate e intarsiate con vetro, faïence e pietre semipreziose; la scena sullo schienale mostra il re e la regina sotto un baldacchino floreale, attraversati dai raggi del disco dell’Aton.
L’oggetto condensa la complessità post-amarniana. Appartiene al corredo di un re che porta il nome di Amon, ma conserva una scena ancora pienamente amarniana: sole a raggi terminanti in mani, intimità regale, coppia reale illuminata, atmosfera domestica. L’oro del trono produce magnificenza; l’iconografia registra memoria recente; la collocazione nella tomba trasforma l’oggetto in elemento di rigenerazione funeraria.
Questo trono è uno dei casi in cui la storia dell’arte egizia si legge meglio nell’attrito dei dettagli. Il ritorno ad Amon non comporta cancellazione immediata di ogni forma amarniana. Oggetti già esistenti, officine, modelli, decoratori, gusti di corte e materiali continuano a circolare. La restaurazione agisce gradualmente, dentro un sistema materiale già prodotto.
La tomba di Tutankhamon, KV62, scoperta nel 1922 da Howard Carter nella Valle dei Re, ha modificato la percezione moderna dell’Egitto antico. Il Griffith Institute conserva il grande archivio Carter, con registrazioni, fotografie di Harry Burton, schede, liste e documentazione degli oggetti; il Tutankhamun Spatial Archive raccoglie le schede collegate agli oggetti della tomba e fa riferimento alla Handlist to Howard Carter’s Catalogue of Objects in Tut‘ankhamūn’s Tomb del 1963.
Il valore di KV62 nasce da una condizione rara: una sepoltura reale del Nuovo Regno conservata in forma quasi integra, pur con tracce di antiche intrusioni e riordini. La tomba è piccola rispetto alle grandi tombe regali della Valle dei Re; il suo corredo, invece, è vastissimo. Antechamber, Annex, Burial Chamber e Treasury contenevano letti rituali, carri, cofani, statue guardiane, vasi, gioielli, armi, abiti, sandali, giochi, alimenti, modelli, troni, oggetti cerimoniali, sarcofago, casse, canopi, cappelle dorate e tre bare antropoidi.
La sproporzione fra architettura e contenuto è decisiva. La tomba non sembra progettata per un lungo regno monumentale. Il corredo agisce come compensazione materiale. La regalità del giovane faraone si concentra negli oggetti. Oro, legno dorato, lapislazzuli, vetro, faïence, corniola, calcite, alabastro, ebano, avorio, lino, cuoio, resine e pigmenti formano una riserva di trasformazione.
L’oro è il linguaggio dominante del corredo. Nella cultura egizia, l’oro richiama la carne degli dèi, la luce solare, l’incorruttibilità. Nella maschera funeraria, nelle bare, nelle cappelle, nei gioielli e negli elementi di arredo, l’oro non serve soltanto a manifestare ricchezza. Trasforma il corpo morto in corpo glorioso. Il volto del re, fissato nella maschera, viene sottratto alla fragilità biologica e consegnato a una materia luminosa, stabile, quasi divina.
La maschera funeraria unisce volto idealizzato, nemes, barba rituale, avvoltoio e cobra, lapislazzuli, paste vitree, quarzo, ossidiana, vetro colorato. La fisionomia non cerca la cronaca del ragazzo morto; costruisce un volto regale eterno, compatibile con la rinascita osiriaca e con la solarità del Nuovo Regno.
Le tre bare antropoidi traducono lo stesso principio in forma seriale e protettiva. La bara più interna, in oro massiccio, avvolge il corpo come involucro divino. Le cappelle dorate, disposte una dentro l’altra, creano una serie di architetture concentriche: il corpo del re sta al centro di una macchina liturgica fatta di legno, oro, testi e immagini. Il corredo non accompagna soltanto il defunto; lo riforma.
Il corredo di Tutankhamon conserva anche la vita materiale della corte: sandali, tuniche, guanti, bastoni, cassette, poggiatesta, giochi, armi, strumenti di scrittura, contenitori per unguenti, vasi, cibi, letti, sedili, ventagli, boomerang, archi, frecce, bastoni da passeggio. Questo insieme rende il giovane re una presenza più vicina e concreta rispetto ad altri faraoni conosciuti quasi solo da monumenti.
Gli oggetti quotidiani acquistano funzione funeraria. Un sandalo, una tunica, un bastone, una scatola da unguenti, un gioco da tavola entrano nella tomba per assicurare continuità di uso, protezione e identità. Il corpo regale deve potersi muovere, nutrire, profumare, combattere, governare, giocare, scrivere, apparire. La morte richiede una vita completa, ricostruita in oggetti.
In questa prospettiva, la tomba di Tutankhamon è anche un archivio dell’artigianato tardo-diciottesima dinastia. Ebanisteria, oreficeria, tessitura, cuoio, lavorazione del vetro, intarsio, carpenteria dei carri, pittura su legno, doratura, applicazioni metalliche e tecniche composite si presentano in un grado di conservazione raro.
Una parte del corredo mostra tracce di riuso, adattamento, reinscrizione o provenienza da una fase precedente. La tomba raccoglie oggetti realizzati in momenti diversi, alcuni forse predisposti per altri membri della casa reale amarniana o modificati per Tutankhamon. La questione resta complessa e richiede prudenza caso per caso.
L’elemento più sicuro è la presenza di motivi amarniani in oggetti del corredo: il trono dorato, alcune scene della coppia reale, la morbidezza dei corpi, certi dettagli decorativi e alcuni nomi originari mutati. Il passaggio da Tutankhaten a Tutankhamon si legge anche nella materia. Il corredo diventa un palinsesto politico: porta in tomba la restaurazione, ma conserva sotto la doratura e nelle immagini una memoria della stagione appena conclusa.
Questa stratificazione conferisce al tesoro una qualità storica più alta della semplice magnificenza. L’oro rende Tutankhamon immortale; le tracce amarniane rendono la sua tomba un documento di crisi, adattamento e ricucitura.
La camera funeraria di KV62 conserva un ciclo pittorico relativamente ridotto. Le pareti mostrano il funerale, l’apertura della bocca compiuta da Ay, Tutankhamon accolto da divinità, il re con Osiride, la dea Nut e altre figure del percorso ultraterreno. Le immagini non hanno l’estensione narrativa delle grandi tombe regali ramessidi; la loro concentrazione corrisponde alla scala limitata della tomba e al tempo probabilmente breve della preparazione funeraria.
La scena di Ay che compie il rito dell’apertura della bocca davanti alla mummia di Tutankhamon ha forte valore politico. Ay, successore del giovane sovrano, appare come officiant legittimante. Il gesto rituale attiva il defunto e, nello stesso tempo, colloca Ay nella continuità regale. L’immagine funeraria diventa anche immagine di successione.
Le pitture presentano le note macchie brune sulle pareti. Il progetto del Getty Conservation Institute, condotto con il Supreme Council of Antiquities tra 2009 e 2019, ha studiato materiali, tecniche, condizioni ambientali, deterioramento, flussi di visitatori e misure di conservazione; il progetto ha incluso documentazione accurata, analisi scientifiche, interventi e un piano di monitoraggio a lungo termine.
La fortuna moderna di Tutankhamon è parte della sua storia. La tomba, concepita per restare chiusa, è diventata uno dei luoghi più visitati del pianeta. La massa dei visitatori ha inciso su polvere, umidità, CO₂, contatto fisico, percezione e gestione del sito. La conservazione contemporanea ha dovuto trasformare la tomba in ambiente controllato: barriere, passerelle, ventilazione, monitoraggio, gestione delle presenze, studio delle pitture.
Il Getty Conservation Institute descrive il progetto come un programma integrato di conservazione e gestione della tomba e delle pitture murali, pensato per garantirne il futuro; le fasi hanno incluso ricerca preliminare, registrazione dello stato di conservazione, analisi dei materiali e delle tecniche, studio ambientale, diagnosi delle cause di degrado, interventi e formazione di personale egiziano.
Il trasferimento della collezione di Tutankhamon nel Grand Egyptian Museum ha aggiunto un nuovo capitolo. La pagina ufficiale del GEM dedica gallerie specifiche al re, presentando la scoperta del 1922 e una selezione dei manufatti principali, fra cui maschera, trono e altri oggetti del corredo. La nuova esposizione riordina il tesoro come racconto museale nazionale e globale; l’oggetto funerario entra in un sistema di conservazione, scenografia, comunicazione, turismo culturale e diplomazia patrimoniale.
Il corpo del re ha conosciuto una seconda storia, scientifica. Radiografie, TAC, analisi antropologiche e genetiche hanno cercato di chiarire parentela, età, patologie e cause della morte. Lo studio pubblicato su JAMA nel 2010, basato su indagini antropologiche, radiologiche e genetiche condotte tra 2007 e 2009 su mummie reali, ha indicato l’uso di laboratori indipendenti per la replica delle analisi DNA e ha ricostruito relazioni familiari nel gruppo amarniano.
Questi dati interessano anche la storia dell’arte. La figura di Tutankhamon non è più soltanto maschera aurea, statua, trono, sarcofago. È anche corpo esaminato, fragilità biologica, giovane età, patologie discusse, genealogia controversa. La regalità egizia prometteva un corpo eterno; la diagnostica contemporanea restituisce un corpo vulnerabile. Le due immagini convivono: il re come oro e il re come mummia studiata.
Le conclusioni genetiche e patologiche restano oggetto di discussione specialistica; l’aspetto metodologico è stabile. L’Egitto antico viene oggi letto con strumenti che l’Enciclopedia non poteva ancora incorporare: TAC, DNA antico, imaging multispettrale, analisi ambientale, scanner 3D, restauro preventivo, archivi digitali.
Ay, già figura eminente nella corte amarniana e post-amarniana, succede a Tutankhamon. La sua presenza nella camera funeraria, mentre compie il rito dell’apertura della bocca, segnala un passaggio politico. Il vecchio dignitario assume la funzione regale attraverso il gesto rituale sul corpo del predecessore.
Il suo regno è breve. L’immagine di Ay conserva tratti della cultura tardo-diciottesima dinastia, ma il quadro politico resta instabile. La questione della successione dopo Tutankhamon coinvolge anche Ankhesenamun e la celebre corrispondenza con il re ittita, con richiesta di un principe straniero da sposare. Questo episodio, noto da fonti ittite, rivela la crisi della casa reale egizia dopo la morte del giovane faraone. La fine della XVIII dinastia è segnata da vuoti genealogici, soluzioni provvisorie, tensioni di corte.
Horemheb, generale e poi faraone, conclude la XVIII dinastia. Il suo regno organizza la memoria recente attraverso una politica di cancellazione e appropriazione. Akhenaton, Neferneferuaten/Smenkhkara, Tutankhamon e Ay vengono progressivamente esclusi dalle liste regali ufficiali; Horemheb si presenta come successore diretto di Amenhotep III o della regalità legittima precedente alla crisi amarniana.
La damnatio memoriae non è soltanto atto distruttivo. È ristrutturazione della storia. Cartigli scalpellati, statue usurpate, monumenti reinscritti, blocchi amarniani riutilizzati, genealogie ricostruite: tutto concorre a produrre un racconto ufficiale della continuità. La memoria materiale viene corretta perché il futuro possa leggere una linea dinastica più ordinata.
Horemheb riutilizza materiali amarniani, interviene a Karnak, consolida l’apparato amministrativo e prepara, sul piano istituzionale, la stagione ramesside. La fine della XVIII dinastia crea quindi le condizioni per un nuovo modello di regalità: meno legato alla sperimentazione solare di Amarna, più militare, templare, monumentale, disciplinato.
La fase di Tutankhamon, Ay e Horemheb è uno dei migliori esempi egizi di memoria visiva in trasformazione. I segni principali sono quattro.
Il primo è la permanenza di Amarna negli oggetti. Anche quando il culto torna ad Amon, la linea amarniana, l’intimità della coppia reale, certe proporzioni e alcune iconografie continuano a sopravvivere.
Il secondo è il ruolo dell’oro. Il corredo di Tutankhamon fa dell’oro una teologia materiale della rinascita. Il giovane sovrano, politicamente fragile, riceve nella tomba una forma splendida e invulnerabile.
Il terzo è la funzione politica del rito funerario. La camera di KV62 mostra il passaggio da Tutankhamon ad Ay attraverso l’apertura della bocca. La pittura sancisce successione, rinascita e legittimazione.
Il quarto è la cancellazione selettiva. Horemheb non elimina il passato con un unico gesto; lo riorganizza. La memoria egizia lavora sulla pietra, sul nome, sul cartiglio, sul corpo delle statue, sulle liste regali. Il potere governa anche il modo in cui il passato diventa leggibile.
Tutankhamon resta il faraone più celebre della modernità per ragioni quasi opposte alla sua statura storica effettiva. Regnò poco, morì giovane, governò in una fase guidata da potenti adulti. La sua tomba, però, ha conservato ciò che quasi tutte le altre tombe reali avevano perduto: l’apparato materiale della trasformazione funeraria. Per questo il giovane re è diventato il più grande archivio visivo della tarda XVIII dinastia.
Continua con Egitto Parte VIII — Età ramesside: Seti I, Ramses II, Abu Simbel, Qadesh, templi di milioni di anni e arte della propaganda monumentale.
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