Arte greca
Parte VIII — IV secolo: Prassitele, Skopas, Lisippo e nuova sensibilità del corpo
Afrodite
Cnidia,
Hermes
di
Olimpia,
Menade,
Apoxyomenos,
pathos,
grazia,
spazio,
individualizzazione.
Il IV secolo a.C. trasforma la classicità del V secolo in una lingua più mobile, sensibile, spaziale. La città greca attraversa guerre, crisi politiche, egemonie mutevoli, ascesa macedone. L’immagine del corpo cambia: maggiore morbidezza, pathos, inclinazione, erotismo, tensione psicologica, figure divine più prossime all’esperienza umana. Prassitele, Skopas e Lisippo incarnano tre direzioni di questa trasformazione.
Prassitele porta nella scultura una grazia nuova. L’Afrodite Cnidia, celebre nell’antichità e nota attraverso copie, è la prima grande immagine di dea nuda in scala monumentale. Il gesto della mano, il corpo morbido, la torsione lieve, il rapporto con il bagno e con lo sguardo dello spettatore introducono un erotismo controllato. La divinità diventa corpo desiderabile. La bellezza non si presenta come severa misura atletica, ma come presenza sensibile.
L’Hermes con Dioniso bambino di Olimpia, attribuito tradizionalmente a Prassitele, mostra una relazione tenera fra adulto e infante, corpo appoggiato, posa rilassata, superficie levigata. L’attribuzione resta discussa, ma l’opera appartiene pienamente al clima del IV secolo: corpo inclinato, ritmo dolce, pelle resa come materia morbida, attenzione al rapporto affettivo.
Skopas introduce una tensione più drammatica. Le teste attribuite al suo ambiente mostrano occhi infossati, bocche socchiuse, torsioni, energia interna. La Menade danzante, nota da copie e frammenti, rende il corpo attraversato da movimento estatico. Skopas lavora sul pathos come forza che deforma lievemente il volto e il gesto. La figura non resta chiusa nell’equilibrio; si apre a emozione, dolore, furia, desiderio.
Lisippo, scultore di Alessandro, modifica le proporzioni del corpo. L’Apoxyomenos, atleta che si deterge con lo strigile, presenta arti più lunghi, testa più piccola, corpo più slanciato, braccia protese nello spazio dello spettatore. La figura classica esce dal proprio blocco frontale e occupa lo spazio circostante. Lisippo costruisce un corpo più ottico, più variabile secondo il punto di vista.
La ritrattistica acquista importanza. Alessandro viene rappresentato con anastolé dei capelli, sguardo alto, energia eroica, corpo giovane e divinizzato. Il sovrano macedone trasforma il ritratto in strumento politico. Da qui l’ellenismo svilupperà una cultura del volto dinastico, del pathos, dell’identità personale e del potere carismatico.
Il IV secolo prepara l’ellenismo perché allarga la gamma dell’immagine: dea nuda, corpo inclinato, emozione, ritratto, spazio, infanzia, vecchiaia, individualità. La misura classica continua a funzionare, ma si apre a esperienze più articolate del corpo.
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