Home Storia dell'arte                                                                                                                                                                                            

 

 

 

Arte greca

 

Parte VI — Età di Pericle: Partenone, Fidia e costruzione visiva della polis


Acropoli, Partenone, fregio, metope, frontoni, Atena Parthenos, rapporto fra mito, città e impero ateniese.

 

 

 

La metà del V secolo a.C. vede Atene al centro del mondo greco. Dopo la distruzione persiana dell’Acropoli e la formazione della Lega delio-attica, la città costruisce un programma monumentale che traduce in pietra la propria identità politica, religiosa e imperiale. Il Partenone, i Propilei, il tempietto di Atena Nike, l’Eretteo e le statue votive trasformano l’Acropoli in una macchina visiva della polis.

Il Partenone, progettato da Ictino e Callicrate sotto la supervisione di Fidia, viene costruito tra 447 e 432 a.C. circa come tempio di Atena Parthenos. La sua architettura dorica incorpora elementi ionici, in particolare il fregio continuo interno. La peristasi, il naos, l’opistodomo, le proporzioni, le curvature, la ricchezza scultorea e la collocazione sull’Acropoli ne fanno il centro della classicità ateniese.

La scultura del Partenone articola tre livelli: metope, fregio, frontoni. Le metope rappresentano lotte mitiche: Centauromachia, Gigantomachia, Amazzonomachia, Ilioupersis. Il conflitto mitico traduce la vittoria dell’ordine contro forze esterne e caotiche. I frontoni mostrano nascita di Atena e contesa tra Atena e Poseidone per l’Attica. Il fregio continuo, con cavalieri, portatori, donne, magistrati, animali e dèi, è una delle immagini più discusse della storia greca. La tradizione lo legge in rapporto alla processione panatenaica, ma la sua densità simbolica supera il semplice documento rituale. La città appare come corpo ordinato, giovane, aristocratico, civico, sotto lo sguardo degli dèi.

Fidia costruisce anche l’Atena Parthenos, statua crisoelefantina alta circa dodici metri, oggi perduta, nota da descrizioni, monete e copie ridotte. Oro, avorio, legno, pietre e ornamenti producevano un’immagine divina di ricchezza e potere. La statua era tesoro, culto, simbolo politico. L’oro poteva essere rimosso e pesato; la dea era immagine sacra e riserva di valore.

L’Acropoli periclea va letta come organismo civico. Ogni edificio colloca un aspetto della città: ingresso monumentale, dea poliade, vittoria, memoria arcaica, culti locali, processione, impero marittimo, tributo. La classicità ateniese non è pura armonia astratta. È costruzione politica della forma. Dietro il marmo pentelico stanno guerra, ricchezza federale, lavoro di scultori, scalpellini, architetti, trasportatori, pittori, bronzisti, amministratori.

La vicenda moderna delle sculture del Partenone, divise tra Atene, Londra e altri musei, fa parte della loro storia. L’Acropolis Museum espone originali e calchi entro una galleria orientata verso il monumento; il British Museum conserva una parte consistente delle sculture rimosse all’inizio dell’Ottocento. Il problema della ricomposizione, della proprietà e della fruizione internazionale riguarda ormai la storia del patrimonio, oltre la storia dell’arte antica.

 

 

 

Bibliografia essenziale

 

Jenifer Neils, a cura di, The Parthenon: From Antiquity to the Present, Cambridge University Press, Cambridge 2005.

Jeffrey M. Hurwit, The Athenian Acropolis: History, Mythology, and Archaeology from the Neolithic Era to the Present, Cambridge University Press, Cambridge 1999.

Ian Jenkins, The Parthenon Frieze, British Museum Press, London 1994.

Mary Beard, The Parthenon, Harvard University Press, Cambridge Mass. 2002.

John Boardman, Greek Sculpture: The Classical Period, Thames and Hudson, London 1985.

J. J. Pollitt, Art and Experience in Classical Greece, Cambridge University Press, Cambridge 1972.

Rhys Carpenter, The Architects of the Parthenon, Penguin Books, Harmondsworth 1970.

William Bell Dinsmoor, The Architecture of Ancient Greece, Batsford, London 1950.