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Arte greca

 

Parte V — Primo classicismo e stile severo


Tempio di Aphaia a Egina, Zeus/Poseidone di Capo Artemisio, Auriga di Delfi, metope di Olimpia, passaggio verso corpo ponderato e tensione interna.

 

 

 

Dopo le guerre persiane, l’arte greca entra in una fase di intensa rielaborazione. Il primo classicismo, spesso chiamato stile severo, si colloca tra circa 480 e 450 a.C. La scultura abbandona la rigidità frontale arcaica e costruisce un corpo più ponderato, interno, teso. La figura acquista peso, articolazione, silenzio. Il sorriso arcaico scompare; il volto diventa compatto, concentrato, trattenuto.

Il tempio di Aphaia a Egina documenta il passaggio. I frontoni presentano due fasi stilistiche: una più arcaica, con figure ancora legate a formule precedenti, e una più severa, con corpi distesi, caduti, torsioni, ferite, eroi in azione. La guerra mitica viene organizzata in uno spazio frontonale complesso. La figura non è più pura formula decorativa; entra nel peso della morte e della lotta.

L’Auriga di Delfi, parte di un gruppo dedicato da Polyzalos di Gela dopo una vittoria nei giochi pitici, offre un’immagine diversa dell’atleta. Il bronzo conserva corpo verticale, veste lunga, volto fermo, occhi intarsiati, mani tese sulle redini perdute. L’energia della corsa è avvenuta; la figura trattiene il momento dopo la vittoria. La severità del volto corrisponde a controllo, disciplina, autocoscienza aristocratica.

Il cosiddetto Zeus o Poseidone di Capo Artemisio mostra il corpo in apertura. Le braccia si distendono nello spazio, una gamba arretra, il torso ruota, il gesto prepara il lancio. Il bronzo consente un’estensione che il marmo avrebbe reso più difficile. La figura non occupa soltanto un asse verticale; attraversa lo spazio circostante.

Le metope del tempio di Zeus a Olimpia segnano uno dei vertici del primo classicismo. Le fatiche di Eracle vengono rappresentate con una calma nuova. Il mito eroico non si riduce a violenza atletica. Ogni scena è costruita su equilibrio, peso, rapporto fra eroe, dea, mostro, oggetto. La scultura olimpica traduce la vittoria in ordine etico. Eracle diventa modello di fatica disciplinata.

Lo stile severo è fase di transizione e insieme linguaggio compiuto. Il corpo greco trova una gravità nuova. La scultura diventa meno ornamentale, più interna. Il gesto possiede ancora chiarezza arcaica, ma il peso anatomico e la concentrazione del volto preparano la classicità matura.

 

 

Bibliografia essenziale

 

Richard Neer, The Emergence of the Classical Style in Greek Sculpture, University of Chicago Press, Chicago-London 2010.

Judith M. Barringer, Art, Myth, and Ritual in Classical Greece, Cambridge University Press, Cambridge 2008.

Andrew Stewart, Classical Greece and the Birth of Western Art, Cambridge University Press, Cambridge 2008.

Andrew Stewart, Greek Sculpture: An Exploration, Yale University Press, New Haven-London 1990.

Brunilde Sismondo Ridgway, The Severe Style in Greek Sculpture, Princeton University Press, Princeton 1970.

Bernard Ashmole, Architect and Sculptor in Classical Greece, Phaidon, London 1972.

John Boardman, Greek Sculpture: The Classical Period, Thames and Hudson, London 1985.