Arte greca
Parte IX — Pittura greca perduta e riflessi nella ceramica, nelle tombe e nella pittura romana
Polignoto,
Zeusi,
Parrasio,
Apelle;
tombe
macedoni,
mosaico
di
Alessandro,
problemi
di
ricostruzione.
La pittura greca fu considerata dagli antichi una delle arti maggiori. Polignoto, Zeusi, Parrasio, Apelle, Protogene, Nicomaco, Filosseno, Timante erano celebrati per invenzione, colore, inganno ottico, pathos, composizione. Gran parte della pittura su tavola e parete è perduta. La storia moderna della pittura greca si costruisce attraverso fonti letterarie, copie romane, mosaici, tombe macedoni, pittura vascolare, rilievi e frammenti.
Polignoto di Taso, attivo nel V secolo a.C., è ricordato per grandi composizioni murali a Delfi e ad Atene, con scene dell’Ilioupersis e della Nekyia. Le fonti ne lodano la capacità di distribuire figure su diversi livelli e di costruire caratteri morali. La sua pittura doveva avere una qualità narrativa ampia, con figure disposte in spazi articolati.
Zeusi e Parrasio diventano, nella tradizione antica, protagonisti della gara dell’illusione. L’aneddoto dell’uva beccata dagli uccelli e del velo dipinto mostra quanto la pittura greca fosse pensata anche come potenza mimetica. Apelle, pittore di Alessandro, fu celebrato per grazia, linea, invenzione e controllo della superficie. Questi racconti sono fonti culturali, non fotografie della pittura perduta. Rivelano i valori attribuiti alla pittura: verosimiglianza, carattere, inganno, grazia, invenzione.
Le tombe macedoni offrono testimonianze decisive. La tomba di Filippo II a Vergina, la tomba di Persefone, le tombe di Lefkadia e altre sepolture conservano pitture con scene mitiche, cacce, rapimenti, architetture, figure in movimento. Qui il colore, la profondità, la luce e la composizione narrativa mostrano una pittura greca evoluta, vicina al clima tardo-classico ed ellenistico.
Il mosaico di Alessandro da Pompei, probabilmente derivato da un dipinto ellenistico, conserva memoria della pittura di battaglia: Alessandro avanza, Dario fugge, cavalli, lance, caduti, riflessi nello scudo, intensità degli sguardi. La composizione suggerisce una pittura capace di spazio, movimento, profondità e dramma.
La ceramica figurata, pur con linguaggio proprio, è una fonte indiretta. Alcuni vasi del V e IV secolo mostrano interessi pittorici: scorci, sovrapposizioni, paesaggi, architetture, ombreggiature, figure in più piani. La ceramica apula e italiota conserva scene complesse, spesso teatrali, con edifici, tombe, personaggi, oggetti e ornati che riflettono una cultura pittorica più ampia.
La pittura romana, soprattutto pompeiana, eredita e trasforma modelli greci. Quadri mitologici, paesaggi, architetture illusionistiche, nature morte, scene teatrali e figure eroiche sono debitori di repertori ellenistici. La pittura greca perduta sopravvive quindi in riflessi, copie, traduzioni, memorie letterarie e adattamenti domestici romani.
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