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Arte greca

 

Parte III — Arcaismo: kouroi, korai, tempio dorico e ionico, scultura votiva


Delfi, Olimpia, Samo, Nasso, Atene; sorriso arcaico, nudità maschile, veste femminile, nascita dell’ordine architettonico.

 

Tra VII e VI secolo a.C. l’arte greca costruisce le forme fondamentali della propria identità monumentale: il tempio in pietra, la statua votiva autonoma, il corpo nudo maschile, la figura femminile vestita, il santuario come spazio competitivo delle città e delle aristocrazie. Il mondo delle poleis si consolida; Delfi, Olimpia, Samo, Delo, Atene, Corinto, Nasso, Mileto e le città della Ionia diventano luoghi di produzione e dedica.

Il kouros è la figura più riconoscibile dell’arcaismo. Giovane maschio nudo, stante, gamba sinistra avanzata, braccia lungo i fianchi, pugni chiusi, capelli ordinati, volto frontale. Il modello egizio è evidente nella postura e nella frontalità, ma il significato greco è diverso. Il kouros può essere offerta votiva, segnacolo funerario, immagine di giovane aristocratico, figura ideale di bellezza, forza e presenza. La nudità maschile diventa codice greco del corpo libero, atletico, eroico.

La kore è figura femminile vestita, stante, spesso dedicata nei santuari. Indossa chitone, himation, peplo, gioielli, acconciature elaborate; tiene un frutto, un uccello, un fiore o una piega della veste. Le korai dell’Acropoli di Atene, deposte dopo la distruzione persiana, conservano policromia, ricchezza tessile, variazioni regionali, sperimentazioni ioniche. La figura femminile arcaica è campo di colore, stoffa, ornamento, gesto contenuto.

Il cosiddetto sorriso arcaico non va ridotto a ingenuità espressiva. È una soluzione formale che anima il volto, tende le guance, chiarisce la struttura della bocca, introduce presenza vitale. La scultura arcaica cerca progressivamente articolazione: ginocchio, torace, addome, clavicole, capelli, orecchie, occhi, labbra. Il corpo viene studiato per piani e formule, con una tensione crescente verso organicità.

L’architettura templare raggiunge forme mature. L’ordine dorico si sviluppa nel Peloponneso e in area occidentale: colonne senza base, fusto scanalato, capitello con echino e abaco, fregio con triglifi e metope, proporzioni robuste. L’ordine ionico, legato alle isole e all’Asia Minore, usa basi, capitelli a volute, fregi continui, forme più slanciate. I grandi templi arcaici di Hera a Samo, Artemide a Efeso, Apollo a Didyma, Hera a Olimpia, Aphaia a Egina e i templi della Magna Grecia mostrano una sperimentazione vasta.

La scultura architettonica arcaica sviluppa frontoni, metope, fregi. Mostri, giganti, Gorgoni, leoni, scene mitiche, lotte e carri occupano gli spazi triangolari e rettangolari dell’edificio. Il mito diventa struttura della pietra. Il tempio greco nasce come corpo architettonico dotato di proporzione, colore, immagine e memoria civica.

 

 

Bibliografia essenziale

 

Richard Neer, The Emergence of the Classical Style in Greek Sculpture, University of Chicago Press, Chicago-London 2010.

Robin Osborne, Archaic and Classical Greek Art, Oxford University Press, Oxford-New York 1998.

Andrew Stewart, Greek Sculpture: An Exploration, Yale University Press, New Haven-London 1990.

John Boardman, Greek Sculpture: The Archaic Period, Thames and Hudson, London 1978.

Gisela M. A. Richter, Korai: Archaic Greek Maidens, Phaidon, London 1968.

Gisela M. A. Richter, Kouroi: Archaic Greek Youths, Phaidon, London 1960; edizione rivista 1970.

Rhys Carpenter, Greek Sculpture: A Critical Review, University of Chicago Press, Chicago 1960.