![]() |
|
|
|
Peter Behrens
Amburgo,
14
aprile
1868
–
Berlino,
27
febbraio
1940 pittore, grafico, designer, architetto
Peter Behrens occupa una posizione centrale nella cultura progettuale europea fra Jugendstil, Deutscher Werkbund, industria elettrica e prime formulazioni del design moderno. La sua vicenda è ampia e irregolare: inizia con la pittura, passa attraverso la grafica e l’arte applicata, raggiunge una svolta decisiva nell’architettura industriale e nella costruzione dell’immagine coordinata per AEG. Per questo il suo nome compare spesso accanto a Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe e Le Corbusier, che lavorarono nel suo studio negli anni in cui si andava definendo una nuova idea di architetto-progettista. Nacque ad Amburgo il 14 aprile 1868. Dopo la formazione scolastica all’Altonaer Realgymnasium, studiò alla Kunstschule di Karlsruhe tra il 1885 e il 1887; poi, tra il 1888 e il 1889, seguì a Düsseldorf l’insegnamento privato del pittore Ferdinand Brütt. Nell’autunno del 1889 si trasferì a Monaco, dove prese lezioni da Hugo Kotschenreiter. Nel 1892 abbandonò l’istruzione pittorica regolare e proseguì da autodidatta. La sua prima attività si colloca nel clima vivace della Monaco fin de siècle: nel 1892-1893 partecipò alla fondazione della Münchner Secession e alla Freie Vereinigung Münchner Künstler, luoghi decisivi per il rinnovamento artistico tedesco. All’inizio Behrens fu pittore. I suoi lavori degli anni Novanta mostrano una sensibilità impressionista, poi sempre più orientata verso una decorazione compatta, costruita per superfici. La trasformazione avvenne attorno al 1897, quando la pittura lasciò spazio alla grafica, al disegno ornamentale, all’oggetto e all’interno. I fogli xilografici a colori del 1896-1898 fanno da ponte: campiture nette, profili tesi, composizione piatta, gusto per il ritmo lineare. Da qui nasce il Behrens dello Jugendstil, autore di motivi per tessuti, tappeti, carte da parati, legature, monogrammi, gioielli, vetri, ferramenti e mobili. Il suo linguaggio maturò dentro la cultura delle Vereinigte Werkstätten für Kunst im Handwerk, dove il problema dell’oggetto moderno veniva affrontato insieme a quello della casa. La linea curva, ampia, controllata, segnata anche dall’esempio di Henry van de Velde, divenne il suo strumento espressivo principale. Il primo mobile ricordato dalle fonti, un lettino per il figlio dell’amico Walter Harlan, risale al 1898. Nello stesso anno Behrens presentò lavori d’arte applicata alla mostra annuale del Glaspalast di Monaco. Il mobile, il libro, il tessuto e l’ornamento venivano trattati come parti di una medesima disciplina della superficie. Nel settembre 1899 il granduca Ernst Ludwig d’Assia lo chiamò alla colonia artistica di Darmstadt, appena fondata sulla Mathildenhöhe. Per Behrens fu il passaggio dalla decorazione all’architettura. Alla prima esposizione della colonia, nel 1901, presentò la propria casa, progettando anche gli interni, i mobili e gli oggetti. La Haus Behrens era insieme abitazione, autoritratto e manifesto: tetto, facciate, stanze, arredi, maniglie, vetrate e decorazioni rispondevano a una sola regia formale. L’opera conserva elementi Jugendstil, ma già impone una costruzione più severa, fondata su masse chiare e controllo geometrico. Nel 1903 fu nominato direttore della Kunstgewerbeschule di Düsseldorf. La nomina segnò il riconoscimento pubblico della sua autorità nel campo delle arti applicate. A Düsseldorf Behrens riformò l’insegnamento e orientò la scuola verso un rapporto più stretto tra progetto, officina, industria e architettura. In questi anni il suo linguaggio si allontanò dalla linea fluente della fase monacense e darmstadtiana. Entrarono in primo piano il volume stereometrico, il sistema proporzionale, la misura classica. La sua attenzione per l’Antico non produsse ritorno archeologico: servì a disciplinare la forma, a darle peso, ordine, durata. Nel 1907 partecipò alla fondazione del Deutscher Werkbund, associazione nata per promuovere la qualità del prodotto moderno attraverso la collaborazione tra artisti, imprese e industria. Nello stesso anno Emil Rathenau lo chiamò come consulente artistico della Allgemeine Elektricitäts-Gesellschaft, la grande impresa elettrica berlinese. Qui Behrens raggiunse il suo punto più influente. Per AEG progettò non soltanto edifici, ma anche prodotti, caratteri, marchi, manifesti, cataloghi, carta intestata, imballaggi e allestimenti. L’impresa ricevette un’immagine unitaria, riconoscibile e ripetibile. La parola “corporate identity” appartiene al lessico successivo; il principio operativo era già in atto. Gli oggetti AEG mostrano un passaggio decisivo. Ventilatori, bollitori, lampade, orologi e apparecchi elettrici assumono forma tecnica senza perdere densità simbolica. Il bollitore elettrico ottagonale, i ventilatori e gli orologi conservati in musei come il MoMA documentano una progettazione capace di conciliare produzione, chiarezza visiva e immagine di marca. Behrens comprese che l’industria moderna aveva bisogno di fiducia visiva. L’oggetto elettrico, ancora nuovo nella vita domestica, doveva apparire solido, ordinato, comprensibile, quasi inevitabile. La AEG Turbinenhalle di Berlino-Moabit, realizzata tra il 1908 e il 1909 con la collaborazione strutturale di Karl Bernhard, tradusse questa logica alla scala dell’architettura. La fabbrica ricevette un fronte monumentale, scandito da pilastri angolari e da grandi superfici vetrate. L’edificio lasciava vedere la struttura metallica e al tempo stesso costruiva una presenza quasi templare. La macchina industriale veniva presentata come forza organizzata, luminosa, produttiva. La Turbinenhalle divenne uno dei testi fondativi dell’architettura industriale moderna perché offrì alla produzione di massa una forma pubblica. Attorno al 1910 lo studio di Behrens fu un laboratorio di formazione. Vi passarono Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe e Le Corbusier. La loro presenza ha talvolta oscurato la complessità del maestro, riducendolo a premessa della modernità funzionalista. Behrens fu invece una figura più stratificata: artista Jugendstil, teorico della forma industriale, architetto monumentale, docente, progettista di caratteri e marchi. La sua modernità non coincide con la pura riduzione tecnica. Nel ferro e nel vetro cercò anche peso, solennità, rappresentazione. Dopo l’esperienza AEG, la sua architettura mantenne una forte vocazione monumentale. La fabbrica, l’edificio amministrativo e la sede aziendale divennero temi centrali. Il lessico si fece più compatto, con masse murarie e superfici in laterizio. Nel dopoguerra Behrens elaborò soluzioni vicine all’Espressionismo in mattoni, come nel complesso amministrativo Hoechst a Francoforte-Höchst, dove il colore e la tessitura del laterizio costruiscono uno spazio interno di grande effetto. Nei lavori degli anni Venti entrano poi forme più asciutte, prossime alla Neue Sachlichkeit, pur mantenendo una certa gravità plastica. Dal 1922 al 1936 diresse la Meisterschule für Architektur all’Accademia di Belle Arti di Vienna. Fu una fase lunga, segnata da incarichi internazionali e da un ruolo didattico di primo piano. Progettò edifici residenziali, complessi industriali, sedi amministrative e opere urbane; tra i lavori più noti si ricordano la fabbrica tabacchi di Linz, con Alexander Popp, e gli edifici di Alexanderplatz a Berlino. In questi anni la forma si semplifica, ma conserva una tensione rappresentativa. Behrens guarda alla modernità senza rinunciare al controllo monumentale del volume. Nel 1936 assunse il Meisteratelier für Baukunst presso la Preußische Akademie der Künste di Berlino, succedendo a Hans Poelzig. La fase finale si svolse dentro il contesto del Terzo Reich, tema che richiede cautela critica. Behrens accettò incarichi e ruoli istituzionali nella Germania nazionalsocialista; nel 1938 venne scelto un suo progetto per la nuova sede amministrativa AEG a Berlino, poi rimasto irrealizzato. Morì a Berlino il 27 febbraio 1940. La statura storica dell’artista resta legata soprattutto alla stagione 1897-1914 e alla costruzione di un nuovo rapporto fra arte, industria e comunicazione visiva. Il valore di Behrens emerge con maggiore precisione osservando le cesure della sua carriera. Il pittore monacense degli anni Novanta diventa progettista di superfici; il decoratore Jugendstil diventa architetto della casa totale a Darmstadt; il riformatore di Düsseldorf elabora una grammatica proporzionale; il consulente AEG applica la forma alla produzione industriale e all’identità aziendale. In questo sviluppo si legge una mutazione culturale più ampia: l’arte applicata esce dal recinto ornamentale e assume responsabilità progettuale sulla vita moderna. La sua opera contiene una tensione mai del tutto risolta fra industria e monumentalità. Behrens accoglie la macchina, l’elettricità, la fabbrica, la serialità, la pubblicità; al tempo stesso conferisce a questi elementi una figura solenne, quasi classica. La Turbinenhalle è un edificio tecnico e insieme un’immagine di autorità. Il marchio AEG è un segno commerciale e insieme un emblema. Il bollitore elettrico è un prodotto domestico e insieme una piccola forma architettonica. Questa duplicità spiega la sua importanza. Behrens diede alla modernità industriale un volto riconoscibile, prima che il funzionalismo ne fissasse un vocabolario più asciutto.
A.R.
Note[1] Per i dati biografici essenziali, la formazione a Karlsruhe, Düsseldorf e Monaco, cfr. Deutsches Historisches Museum, LeMO, scheda “Peter Behrens”; Encyclopaedia Britannica, voce “Peter Behrens”; scheda fotografata, p. 31. [2] Sulla prima attività pittorica, sulla Münchner Secession e sulla svolta verso l’arte applicata, cfr. Julius Meier-Graefe, scritti su Behrens del 1898 e 1900; scheda fotografata, p. 31. [3] Per la fase monacense, i lavori grafici e la collaborazione con le Vereinigte Werkstätten für Kunst im Handwerk, cfr. Gisela Moeller, “Der frühe Behrens: Zu seinen kunstgewerblichen Anfängen in München und Darmstadt”, in Wallraf-Richartz-Jahrbuch, vol. 44, 1984, pp. 259-284. [4] Sulla colonia artistica di Darmstadt e sulla Haus Behrens del 1901, cfr. Stanford Anderson, Peter Behrens and a New Architecture for the Twentieth Century, The MIT Press, Cambridge-London, 2000; Alan Windsor, Peter Behrens. Architect and Designer 1868-1940, Architectural Press, London, 1981. [5] Per la direzione della Kunstgewerbeschule di Düsseldorf e la riforma dell’insegnamento, cfr. Gisela Moeller, Peter Behrens in Düsseldorf. Die Jahre von 1903 bis 1907, dissertazione, Universität Bonn, 1988. [6] Su Behrens e AEG, sul sistema coordinato di marchio, grafica, prodotti e architettura, cfr. Tilmann Buddensieg, Henning Rogge, Industriekultur. Peter Behrens und die AEG 1907-1914, Gebr. Mann Verlag, Berlin, 1979; LVR-Industriemuseum, mostra permanente Peter Behrens – Kunst und Technik. [7] Per la AEG Turbinenhalle di Berlino-Moabit e il rapporto con Karl Bernhard, cfr. Stanford Anderson, Peter Behrens and a New Architecture for the Twentieth Century, cit.; visitBerlin, scheda “AEG Turbine Factory”. [8] Per gli oggetti AEG conservati al MoMA, cfr. Museum of Modern Art, New York, schede online relative a Peter Behrens, tra cui A.E.G.-Metallfadenlampe (1907), Fan (ca. 1908), Electric Kettle (1909), Synchronous Electric Clock (1910). [9] Sul ruolo dello studio Behrens nella formazione di Gropius, Mies van der Rohe e Le Corbusier, cfr. LVR-Industriemuseum, Peter Behrens – Kunst und Technik; Encyclopaedia Britannica, voce “Peter Behrens”. [10] Per la fase tarda e il rapporto con il contesto del Terzo Reich, cfr. Georg Krawietz, Peter Behrens im Dritten Reich, VDG, Weimar, 1995; Stadtgeschichte Linz, scheda biografica “Peter Behrens”.
BibliografiaJulius Meier-Graefe, “Peter Behrens”, in Dekorative Kunst, München, 1898. Julius Meier-Graefe, Peter Behrens, München, 1900. Fritz Hoeber, Peter Behrens, F. Bruckmann, München, 1913. Tilmann Buddensieg, Henning Rogge, Industriekultur. Peter Behrens und die AEG 1907-1914, Gebr. Mann Verlag, Berlin, 1979. Alan Windsor, Peter Behrens. Architect and Designer 1868-1940, Architectural Press, London, 1981. Gisela Moeller, “Der frühe Behrens: Zu seinen kunstgewerblichen Anfängen in München und Darmstadt”, in Wallraf-Richartz-Jahrbuch, vol. 44, Köln, 1984, pp. 259-284. Gisela Moeller, Peter Behrens in Düsseldorf. Die Jahre von 1903 bis 1907, dissertazione, Universität Bonn, Bonn, 1988. Hans-Georg Pfeifer, a cura di, Peter Behrens. Wer aber will sagen, was Schönheit sei?, Düsseldorf, 1990. Georg Krawietz, Peter Behrens im Dritten Reich, VDG, Weimar, 1995. Stanford Anderson, Peter Behrens and a New Architecture for the Twentieth Century, The MIT Press, Cambridge-London, 2000. Carsten Krohn, Peter Behrens. Architektur, Birkhäuser, Basel, 2013. Katia Baudin, Magdalena Holzhey, a cura di, Peter Behrens. Das Praktische und das Ideale, Kettler Verlag, Dortmund, 2018. Deutsches Historisches Museum, LeMO, scheda online “Peter Behrens”. LVR-Industriemuseum, Peter Behrens – Kunst und Technik, mostra permanente, Oberhausen. Museum of Modern Art, New York, schede online delle opere di Peter Behrens. visitBerlin, scheda online “AEG Turbine Factory”.
|