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Margarethe von Brauchitsch
Frankenthal auf Rügen, 14 giugno 1865 – Monaco di Baviera, 15 febbraio 1957
Margarethe von Brauchitsch fu una delle protagoniste della textile art nel Jugendstil tedesco. La sua figura rimase a lungo in una posizione laterale nella storiografia, anche per la fragilità materiale delle opere tessili, per la dispersione dei documenti e per la consueta marginalizzazione delle artiste attive nelle arti applicate. Attorno al 1900 il suo nome circolava però nei luoghi più aggiornati del rinnovamento decorativo: Monaco, Parigi, Bruxelles, Vienna, le Vereinigte Werkstätten für Kunst im Handwerk, il Deutscher Werkbund, le riviste specializzate. Nacque il 14 giugno 1865 a Frankenthal, sull’isola di Rügen, come Margaretha Wilhelmina Caroline Julie von Boltenstern. Era una dei dieci figli di Frederik Vilhelm Gustav von Boltenstern e di Anna Charlotte Luise Baerenfels-Warnow. Nel 1888 sposò Ernst von Brauchitsch, fotografo di architettura e paesaggio; dal matrimonio nacque nel 1889 il figlio Johannes. La separazione non cancellò il nome con cui sarebbe rimasta conosciuta nel mondo artistico. Le fonti la ricordano infatti come Margarethe o Margarete von Brauchitsch. La sua formazione avvenne in un momento in cui per molte donne di ambiente borghese e aristocratico l’educazione artistica restava ammessa come coltivazione personale, mentre l’accesso a una carriera professionale incontrava resistenze più forti. Dopo il matrimonio e la nascita del figlio studiò a Lipsia con Max Klinger, tra il 1890 e il 1895. L’apprendistato pittorico ebbe un ruolo iniziale, ma nessun dipinto oggi noto consente di ricostruire con precisione quella fase. Dopo Lipsia diresse una scuola di pittura a Halle an der Saale e si avvicinò alla decorazione tessile, realizzando i primi disegni per ricami applicati.[1] Il passaggio decisivo avvenne alla fine degli anni Novanta, quando si trasferì a Monaco e partecipò alla fondazione delle Vereinigte Werkstätten für Kunst im Handwerk. In quella struttura, nata per collegare artisti, artigiani, produzione e mercato, assunse la direzione del Damenatelier für ornamentales Entwerfen. La presenza di un laboratorio femminile entro una delle officine più avanzate del Jugendstil monacense indica bene la natura del suo ruolo: von Brauchitsch non fu soltanto autrice di disegni, ma organizzatrice del lavoro, imprenditrice e responsabile di una produzione complessa.[2] Dal 1899 partecipò con regolarità alle mostre annuali del Glaspalast di Monaco. Le sue opere comparvero anche in esposizioni internazionali, tra cui Parigi 1900 e Bruxelles 1910, e ottennero premi in concorsi nazionali. Il successo era legato soprattutto alla capacità di rinnovare il ricamo a macchina, in particolare la Kurbelstickerei. Questa tecnica, spesso associata alla produzione seriale o semi-industriale, venne da lei trattata come mezzo espressivo autonomo. Il filo non imitava il ricamo manuale: costruiva superfici, ritmi, contrasti, passaggi tonali. La macchina entrava nel dominio dell’ornamento moderno. La sua posizione teorica può essere riassunta in una frase riferita dalle fonti: nessun pezzo doveva uscire dal suo atelier se lei stessa non sarebbe stata capace di realizzarlo. Era un principio di responsabilità tecnica. Il disegno doveva nascere dalla conoscenza del procedimento, dal contatto con il tessuto e con il filo, dalla consapevolezza dei tempi di esecuzione. Il suo atelier arrivò a impiegare sedici donne, che lavoravano su ricami a macchina tratti dai suoi progetti. Questa dimensione imprenditoriale distingue von Brauchitsch da molte artiste coeve: la sua opera viveva dentro una filiera produttiva reale. Nel 1901 realizzò uno dei suoi lavori più ambiziosi: il sipario del Münchner Schauspielhaus, eseguito in Maschinenkurbelstickerei con un motivo floreale astratto. L’opera andò distrutta durante la Seconda guerra mondiale; nel 1971 Tatjana Ahlers-Hestermann ne ricostruì una versione, donata dalla famiglia Riemerschmid. A von Brauchitsch si deve anche il sipario del Prinzregententheater di Monaco, realizzato nella stessa tecnica. La scala monumentale di questi lavori mostra la sua capacità di trasferire il ricamo dallo spazio domestico alla scena teatrale, trasformando il tessile in superficie architettonica.[3] Accanto ai grandi sipari, produsse cuscini, tende, pannelli murali, abiti, costumi femminili, motivi per tappezzerie, vetri, piastrelle e carte da parati. Il Saint Louis Art Museum conserva una coppia di tendaggi ricamati a macchina dalle Vereinigte Werkstätten su suo disegno: spirali vegetali, griglia e andamento verticale si organizzano in una struttura molto controllata. La natura viene ridotta a ritmo, a crescita ordinata, a segno. Proprio qui si riconosce uno dei suoi contributi principali: il motivo vegetale dello Jugendstil perde morbidezza narrativa e diventa trama geometrica.[4] Fra il 1904 e il 1905 studiò per alcuni mesi a Vienna con Josef Hoffmann e Koloman Moser. L’esperienza viennese incise sul suo linguaggio, che assunse una maggiore severità costruttiva. I cuscini e le placche tessili di questi anni presentano partiture a quadrati, campi ortogonali, fiori stilizzati, gruppi di punti neri, motivi fogliari ridotti a segno. La sua tavolozza tende a combinazioni nette, spesso con nero, verde, lilla, toni naturali del lino. Nei pezzi migliori la decorazione appare trattenuta dalla griglia, come se la linea vegetale dovesse attraversare una disciplina più mentale. I cuscini datati attorno al 1904-1906, citati dalla scheda di catalogo da te trascritta, sono esemplari. Il lino grezzo, filato e tessuto a mano, riceve una macchina ornamentale complessa: quadrati maggiori divisi in campi minori, motivi di foglie, fiori e bordure, echi orientali, richiami alla ceramica persiana o moresca, ma senza repertorio archeologico pesante. La superficie conserva il carattere dell’oggetto d’uso. Il cuscino resta cuscino, però la sua pelle tessile diventa luogo di invenzione formale. Le riviste contemporanee riconobbero presto la novità della sua posizione. Nel 1904-1905 Deutsche Kunst und Dekoration la presentava come una delle forze più rilevanti nell’ambito della decorazione d’interni e sottolineava il valore della sua unione tra arte e imprenditoria. Il giudizio è significativo perché coglie un tratto spesso sottovalutato: von Brauchitsch non forniva soltanto motivi eleganti per il gusto domestico; costruiva un modello produttivo femminile, tecnico, organizzato, capace di competere in un settore espositivo e commerciale dominato da uomini.[5] Nel 1907 fu tra le poche donne presenti alla fondazione del Deutscher Werkbund e operò nel comitato dedicato al tessile e all’abbigliamento. Il suo interesse per la Reformkleidung, la riforma dell’abito femminile, si inserisce nello stesso orizzonte: liberare l’oggetto d’uso da convenzioni inefficienti, costruire una forma adatta al corpo, al movimento, alla vita quotidiana. Disegnò abiti stradali, vestiti per bambini e costumi femminili, talvolta presentando personalmente i propri modelli. La textile art diventava così parte di un progetto più ampio di riforma dell’ambiente e della vita. Nel 1909 collaborò con le Vereinigte Werkstätten alla decorazione del piroscafo Prinz Friedrich Wilhelm del Norddeutscher Lloyd, realizzando pannelli murali tessili. Il dato è rilevante perché sposta il suo lavoro dal salotto privato allo spazio mobile e moderno della nave passeggeri. Gli interni navali di inizio Novecento erano luoghi di rappresentanza internazionale: viaggi, commercio, industria, lusso e identità nazionale si condensavano in ambienti progettati con cura. Il tessile di von Brauchitsch entrava in questa scena come componente del moderno interno tedesco. La Prima guerra mondiale interruppe la sua attività imprenditoriale. Dopo il conflitto non riuscì a ricostruire il ruolo raggiunto prima del 1914. Le fonti dello SKD ricordano che lavorò come governante a Schloss Weißenstein, nell’Osttirol, presso la famiglia di Carl von Thieme, fondatore della Münchener Rückversicherungsgesellschaft. Un passaggio biografico delicato riguarda il 1942: secondo la testimonianza del figlio Kay Thieme, riportata dallo SKD, avrebbe dovuto lasciare quel posto per simpatie nazionalsocialiste. Il dato va registrato con cautela, perché appartiene alla biografia tarda e richiede ulteriori verifiche documentarie; resta comunque un elemento che impedisce una lettura soltanto celebrativa della sua figura.[6] Margarethe von Brauchitsch morì a Monaco il 15 febbraio 1957. La sua opera, in gran parte dispersa o poco accessibile, è stata recuperata soprattutto attraverso cataloghi, riviste illustrate, studi sul Jugendstil monacense e ricerche recenti sulle designer delle Deutsche Werkstätten. La sua importanza risiede nella trasformazione del ricamo a macchina in linguaggio moderno. Il tessuto non è supporto secondario: diventa superficie progettata, campo di rapporti, disciplina del segno. In questo senso von Brauchitsch appartiene alla linea più avanzata dell’arte applicata europea fra 1898 e 1914. Il suo caso permette anche di correggere una visione troppo ristretta dello Jugendstil. Accanto agli architetti, ai grafici e ai designer di mobili, il tessile ebbe un ruolo determinante nella costruzione dell’interno moderno. Tende, sipari, cuscini, pannelli, abiti e tappezzerie trasformavano la percezione della stanza. Von Brauchitsch lavorò esattamente in questa zona: tra superficie e spazio, tra mano e macchina, tra atelier femminile e industria artistica. La sua modernità nasce da lì, dal filo che organizza la parete, dalla stoffa che diventa architettura morbida.
A.R.
Note[1] Per i dati biografici, il nome di nascita e la formazione presso Max Klinger a Lipsia, cfr. Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Kunstgewerbemuseum, scheda “Margarethe von Brauchitsch”, mostra Gegen die Unsichtbarkeit. Designerinnen der Deutschen Werkstätten Hellerau 1898 bis 1938; Musée d’Orsay, scheda “Margarethe von Brauchitsch”. [2] Sulla fondazione delle Vereinigte Werkstätten für Kunst im Handwerk e sulla direzione del Damenatelier für ornamentales Entwerfen, cfr. Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Kunstgewerbemuseum, scheda cit.; Hans Wichmann, Deutsche Werkstätten und WK-Verband 1898-1990. Aufbruch zum neuen Wohnen, Prestel, München, 1992. [3] Per il sipario del Münchner Schauspielhaus, per quello del Prinzregententheater e per la ricostruzione del 1971, cfr. Die Meister des Münchner Jugendstils, Philadelphia Museum of Art / Prestel, München, 1988; scheda catalografica da cui deriva il testo fornito. [4] Per i tendaggi ricamati a macchina conservati al Saint Louis Art Museum, cfr. Saint Louis Art Museum, scheda “Window Draperies”, Margarethe von Brauchitsch. [5] Per la ricezione contemporanea e l’articolo su Deutsche Kunst und Dekoration, cfr. Wilhelm Michel, “Margarete von Brauchitsch. Gestickte Kissen”, in Deutsche Kunst und Dekoration, vol. XV, 1904-1905. [6] Per il periodo successivo alla Prima guerra mondiale e per la testimonianza relativa al 1942, cfr. Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Kunstgewerbemuseum, scheda cit.
BibliografiaWilhelm Michel, “Margarete von Brauchitsch. Gestickte Kissen”, in Deutsche Kunst und Dekoration, vol. XV, Stuttgart, 1904-1905. Richard von Schneider, “Neue Stickereien von Margarete von Brauchitsch”, in Die Kunst. Monatshefte für freie und angewandte Kunst, vol. XII, München, 1905. Georg Jacob Wolf, “Margarete von Brauchitsch”, in Dekorative Kunst, München, 1906. Ernst Heyck, a cura di, Die Kunst in Industrie und Handel, Berlin, 1907. Kathryn Bloom Hiesinger, a cura di, Art Nouveau in Munich. Masters of Jugendstil from the Stadtmuseum, Munich, and Other Public and Private Collections, Philadelphia Museum of Art / Prestel, Philadelphia-München, 1988. Hans Wichmann, Deutsche Werkstätten und WK-Verband 1898-1990. Aufbruch zum neuen Wohnen, Prestel, München, 1992. Jo-Anne Birnie Danzker, Wolfgang Till, a cura di, Schönheit der Formen. Textilien des Münchner Jugendstils, Villa Stuck, München, 2004. Antonia Voit, a cura di, Ab nach München! Künstlerinnen um 1900, Süddeutsche Zeitung Edition, München, 2014. Tulga Beyerle, Klára Němečková, a cura di, Gegen die Unsichtbarkeit. Designerinnen der Deutschen Werkstätten Hellerau 1898 bis 1938, Hirmer, München, 2019. Claudia Teibler, “Margarethe von Brauchitsch. 1865-1957”, in Die bayerischen Suffragetten. Luitpold-Frauen, Kultur-Wirtinnen, Selbständige und Künstlerinnen, Elisabeth Sandmann, München, 2022. Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Kunstgewerbemuseum, scheda online “Margarethe von Brauchitsch”. Musée d’Orsay, scheda online “Margarethe von Brauchitsch”. Saint Louis Art Museum, scheda online “Window Draperies”, Margarethe von Brauchitsch.
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