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Julius Diez
Norimberga, 8 settembre 1870 – Monaco di Baviera, 13 marzo 1957
Julius Diez fu una delle figure più versatili del Jugendstil monacense. Pittore, illustratore, incisore, autore di vignette, ex libris, manifesti, vetri, ceramiche, disegni per arti applicate e grandi decorazioni murali, attraversò quasi tutti i campi della cultura visiva tedesca tra fine Ottocento e prima metà del Novecento. La sua posizione resta meno definita rispetto a quella di altri protagonisti del movimento, proprio perché il suo lavoro sfugge a una categoria unica: troppo colto e ironico per essere ridotto alla grafica pubblicitaria, troppo decorativo per essere letto soltanto come pittura, troppo legato alla memoria storica per apparire pienamente moderno nel senso più lineare del termine. Nacque a Norimberga l’8 settembre 1870. La città d’origine ebbe un peso profondo nella sua immaginazione: il Medioevo tedesco, la grafica antica, il gusto per la caricatura, la memoria della xilografia e della cultura rinascimentale nordica riaffiorano spesso nei suoi disegni. Studiò a Monaco, prima alla Kunstgewerbeschule e poi all’Accademia, tra il 1888 e il 1892. Fra i suoi maestri ebbero importanza Ferdinand Barth, Gabriel von Hackl e Rudolf von Seitz, quest’ultimo figura legata alla Deutsche Neurenaissance. Da questa formazione deriva il suo primo e persistente eclettismo: antico, Rinascimento tedesco, Rococò, Biedermeier, motivi grotteschi e suggestioni Jugendstil convivono entro una grafia mobile e teatralmente controllata.[1] La sua affermazione coincise con la nascita della rivista Jugend, fondata a Monaco nel 1896 da Georg Hirth. Diez ne divenne uno dei collaboratori più riconoscibili. Le sue tavole, le vignette, i frontespizi, le caricature e i motivi ornamentali parteciparono alla costruzione di quel linguaggio da cui il termine Jugendstil prese il nome. La sua grafica per la rivista non propone un’unica formula stilistica: gioca con citazioni storiche, invenzioni grottesche, allegorie, figure mitiche, scene satiriche e impaginazioni di forte valore decorativo. Il tratto può diventare tagliente, calligrafico, caricaturale o arcaizzante, secondo il soggetto e il tono richiesto dalla pagina.[2] Proprio questa libertà spiega il giudizio dei contemporanei, che vedevano in lui un artista moderno pur davanti a un repertorio fitto di richiami storici. La modernità di Diez non risiede nella cancellazione delle fonti, ma nella loro manipolazione. Un motivo tardo-rinascimentale, una posa mitologica o una figura da commedia possono essere piegati a una struttura di superficie nuova: linee nette, pieni e vuoti calcolati, ritmo ornamentale, impaginazione sintetica. La memoria dello stile diventa materia grafica disponibile, non vincolo filologico. Accanto a Jugend, lavorò per Pan, anche se in modo più episodico, e produsse ex libris, illustrazioni librarie, testate, vignettes e decorazioni editoriali. La sua grafica è esemplare del pluralismo monacense: colta, ironica, letteraria, spesso spinta verso il fantastico. Molti fogli mantengono un gusto da teatro di maschere, dove divinità, demoni, amanti, animali favolosi e tipi borghesi entrano in scena con la stessa sicurezza compositiva. Questa vena lo distingue dalla linea più geometrica o costruttiva di altri artisti tedeschi attivi nello stesso periodo. Il manifesto gli consentì alcune delle soluzioni più moderne. Nel 1898 vinse il concorso per i colori artistici Pelikan della ditta Günther Wagner di Hannover con un motivo centrato sul pellicano. L’immagine riduce il soggetto a profilo forte, leggibile, adatto alla comunicazione commerciale. In Diez il cartellone pubblicitario conserva spesso un gusto figurativo ricco, ma tende verso una sintesi più efficace rispetto alla grafica illustrativa. La funzione impone chiarezza; il suo immaginario storico e fantastico viene compresso in un segno di rapido impatto. Dal 1907, o secondo altre fonti dal 1908, insegnò alla Kunstgewerbeschule di Monaco, formando una generazione di grafici e cartellonisti. La didattica ebbe un ruolo consistente nella sua carriera. Diez non trasmise soltanto abilità di disegno; fornì un metodo di trasformazione dell’immagine in oggetto comunicativo. Il suo insegnamento si colloca in una Monaco dove arti applicate, editoria, teatro, manifesti e industria grafica erano strettamente collegati. In quella rete la figura dell’illustratore assumeva ormai una funzione pubblica: educava il gusto, vendeva prodotti, costruiva immagini collettive. La sua attività nel campo delle arti applicate fu ampia. Disegnò caratteri e materiali per fonderie tipografiche, progetti per ceramiche, lavori per Villeroy & Boch, vetri e vetrate. I disegni per le vetrate del Ratskeller di Lipsia, del 1904, mostrano il rapporto diretto con modelli “altdeutsch”, mentre alcuni vasi realizzati da Poschinger fin dal 1894 avvicinano motivi Jugendstil a una lavorazione del vetro di gusto decorativo e sperimentale. Diez si muoveva con disinvoltura fra superficie stampata, oggetto, finestra istoriata e arredo d’ambiente. Nel 1908, con il fregio per il ristorante dell’esposizione München 1908, affrontò con successo la decorazione monumentale. Da quel momento la pittura murale e il mosaico divennero campi importanti della sua attività. Realizzò opere per il Kurhaus di Wiesbaden, per la stazione di Norimberga, per il municipio di Hannover e per l’aula dell’Università di Monaco. In questi lavori il gusto narrativo e allegorico si espande su superfici vaste; la citazione storica viene organizzata entro una partitura pubblica, destinata a luoghi di rappresentanza civile. La pittura da cavalletto rimase per lui un campo autonomo. Nei quadri di soggetto mitologico e fantastico si avverte talvolta il ricordo di Arnold Böcklin: antichità visionaria, figure allegoriche, paesaggi immaginari, creature ibride. La Pinakothek conserva opere tarde come Diana, Der Sturmgott, Vergänglichkeit, Flora, Terpsichore lehrt Amor das Tanzen, che mostrano la lunga persistenza di un immaginario mitico anche dopo la stagione più tipica dello Jugendstil. Diez rimase fedele a una pittura figurativa, decorativa e letteraria, lontana dalle fratture più radicali dell’avanguardia novecentesca.[3] La sua adesione alla Münchner Secession conferma il prestigio raggiunto. Divenne presidente dell’associazione nel 1925, quando la Secessione aveva già perso la forza sperimentale degli inizi e si era trasformata in istituzione consolidata. Nello stesso anno fu chiamato all’Accademia di Belle Arti di Monaco, dove insegnò fino al secondo dopoguerra. La carriera ufficiale proseguì con riconoscimenti importanti: nel 1927 ricevette l’Ordine bavarese di Massimiliano per la scienza e l’arte, nel 1953 la Gran Croce al merito della Repubblica Federale Tedesca.[4] La fase del nazionalsocialismo richiede una valutazione prudente. Diez partecipò alla vita artistica ufficiale tedesca e, secondo Olympedia, fu presente alla Grande Esposizione d’Arte Tedesca del 1939 e del 1941; una sua Genoveva venne acquistata da Hitler. Questo dato colloca l’artista dentro una continuità istituzionale che attraversa anche gli anni del regime. La sua opera non coincide con l’estetica più dura della propaganda, ma la sua carriera tarda si svolse entro istituzioni che il regime utilizzò per legittimare una figurazione tradizionale e controllata.[5] Morì a Monaco il 13 marzo 1957. Il lungo arco della sua attività spiega anche la difficoltà di collocarlo. Il Diez più interessante resta quello fra anni Novanta e primo decennio del Novecento: illustratore di Jugend, cartellonista, autore di ex libris, progettista per vetro e ceramica, inventore di immagini fantastiche e satiriche. In lui il Jugendstil monacense appare nella sua forma meno dottrinaria: un crocevia di memoria storica, umorismo, gusto teatrale, cultura grafica e decorazione. Il suo contributo maggiore sta nella capacità di usare il passato come repertorio mobile. Rinascimento tedesco, mitologia antica, Rococò e Biedermeier vengono assorbiti da una linea che sa diventare manifesto, vignetta, finestra, fregio, mosaico. Da qui nasce la sua attualità storica. Diez mostra che lo Jugendstil di Monaco non fu soltanto linearismo floreale o astrazione ornamentale; fu anche invenzione narrativa, ironia visiva, teatro della forma. La sua opera lega la pagina illustrata alla parete monumentale, il segno umoristico all’immagine pubblica, il mestiere del grafico alla cultura figurativa di una città.
A.R.
Note[1] Per i dati anagrafici, la formazione a Monaco e l’attività come pittore, grafico e progettista per arti applicate, cfr. Museo virtuale dell’arte di Norimberga, scheda “Julius Diez”; Olympedia, scheda “Julius Diez”; British Museum, scheda biografica “Julius Diez”. Le date precise risultano discordanti in alcune fonti: Norimberga e Olympedia indicano 8 settembre 1870 – 13 marzo 1957; altre schede divulgative riportano 18 settembre 1870 – 15 maggio 1957. [2] Sulla collaborazione con Jugend, sulla grafica e sulla posizione di Diez nel Jugendstil monacense, cfr. F. von Ostini, “Julius Diez”, in Deutsche Kunst und Dekoration, vol. XXV, 1909-1910, pp. 3-28; P. Westheim, “Diez-Vignetten”, in Kunst und Handwerk, vol. 60, 1909-1910, pp. 361-372. [3] Per le opere conservate nelle collezioni bavaresi, cfr. Bayerische Staatsgemäldesammlungen / Sammlung Pinakothek, scheda online “Julius Diez”. [4] Per l’insegnamento, la presidenza della Münchner Secession e i riconoscimenti pubblici, cfr. Olympedia, scheda “Julius Diez”; Münchner Stadtmuseum, Die Münchner Secession und ihre Galerie, catalogo della mostra, München, 1975. [5] Sulla partecipazione alle esposizioni artistiche del periodo nazionalsocialista e sull’acquisto della Genoveva, cfr. Olympedia, scheda “Julius Diez”.
BibliografiaGeorg Hirth, “Jugendstil und Goethedenkmal”, in Jugend, vol. V, n. 39, München, 1900, pp. 664-665. Georg Habich, “Julius Diez”, in Die Kunst und das schöne Heim, München, 1907, pp. 225-241. P. Westheim, “Diez-Vignetten”, in Kunst und Handwerk, vol. 60, München, 1909-1910, pp. 361-372. F. von Ostini, “Julius Diez”, in Deutsche Kunst und Dekoration, vol. XXV, Stuttgart, 1909-1910, pp. 3-28. Willy Zils, Geistiges und künstlerisches München in Selbstbiographien, Kellerer, München, 1913. Richard Braungart, “Kriegsgraphiken von Julius Diez”, in Kunst und Handwerk, vol. 67, München, 1915-1916, pp. 1-16. Richard Braungart, Julius Diez, München, 1921. Ernst Schmalenbach, Jugendstil. Ein Beitrag zur Theorie und Geschichte der Flächenkunst, dissertazione, Westfälische Wilhelms-Universität, Münster, 1934. Münchner Stadtmuseum, Die Münchner Secession und ihre Galerie, catalogo della mostra, München, 1975. Münchner Stadtmuseum, Die Zwanziger Jahre in München, catalogo della mostra, München, 1979. G. P. Woeckel, “Glasfenster-Entwürfe des Münchner Jugendstilmalers Julius Diez”, in Weltkunst, vol. 57, n. 15, München, 1987, pp. 2025 ss. Ingrid Gattermair-Farthofer, Plakate von Julius Diez (1870-1957), tesi di diploma, Universität Salzburg, Salzburg, 2001. Museo virtuale dell’arte di Norimberga, scheda online “Julius Diez”. Olympedia, scheda online “Julius Diez”. British Museum, scheda online “Julius Diez”. Bayerische Staatsgemäldesammlungen / Sammlung Pinakothek, scheda online “Julius Diez”.
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