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Hans Eduard von Berlepsch-Vaalendas
San Gallo, 31 dicembre 1849 – Planegg presso Monaco, 17 agosto 1921
Hans Eduard von Berlepsch-Valendas fu una figura di raccordo nella formazione dello Jugendstil in area tedesca e svizzera. Architetto, pittore, progettista di mobili, autore di scritti sull’arte applicata e sulla città-giardino, lavorò tra Monaco, Zurigo e Planegg in una posizione oggi meno visibile rispetto a quella dei protagonisti più giovani del Jugendstil. Alla fine dell’Ottocento ebbe però un ruolo riconosciuto: intervenne nel dibattito sulla riforma del gusto, promosse la dignità dell’arte decorativa, difese l’educazione artigianale e guardò con attenzione all’esperienza inglese di William Morris, Walter Crane, Charles Robert Ashbee e Raymond Unwin. Nacque a San Gallo il 31 dicembre 1849, cittadino svizzero per tutta la vita. Dal 1868 al 1871 studiò architettura e storia dell’arte al Politecnico di Zurigo. L’insegnamento di Gottfried Semper gli offrì un riferimento decisivo: l’arte come fenomeno storico, tecnico e sociale, legato ai materiali, ai procedimenti, agli usi e alla vita collettiva. Dopo gli studi lavorò per qualche tempo alla Frankfurter Baubank. Nel 1875 abbandonò l’attività professionale e si iscrisse all’Accademia di Monaco per studiare pittura di paesaggio. L’ambiente accademico lo soddisfece poco; dopo quattro anni lasciò la scuola e cercò una propria via tra pittura, architettura e arti applicate.[1] Un episodio particolare precede la sua affermazione monacense: nel 1879 fu in Bulgaria come pittore di battaglie al servizio russo. La fase più importante della sua carriera si aprì però a Monaco, dove si inserì rapidamente nel sistema artistico locale. Entrò nel Bayerischer Kunstgewerbeverein, partecipò ai lavori preparatori della prima grande esposizione tedesca di arti applicate e scrisse il testo introduttivo di un volume celebrativo della mostra. Frequentò l’ambiente di Lenbach e della società artistica Allotria; nel 1895 aderì alla Münchner Secession, dopo aver partecipato già l’anno precedente a una mostra della stessa associazione a Vienna.[2] I primi progetti decorativi personali risalgono alla fine degli anni Ottanta. Berlepsch lavorò per il Cottage, la casa viennese della sorella Lilli Hanke, e per il proprio appartamento di Monaco. In questi interventi si riconosce il passaggio dalla cultura storicista alla riforma dell’interno moderno. Il mobile e la decorazione domestica diventano strumenti di educazione del gusto. L’abitazione viene pensata come ambiente coerente, con arredi, tessuti, pareti, ferramenti e oggetti disegnati secondo una regia comune. Fra i primi in Germania, sostenne apertamente la necessità di elevare le arti decorative al rango di arti maggiori. La sua posizione ebbe anche un risvolto pedagogico. L’artista doveva conoscere la natura, il materiale, l’officina; l’artigiano doveva ricevere cultura visiva e dignità progettuale. Nell’articolo programmatico Endlich ein Umschwung, pubblicato nel primo numero di Deutsche Kunst und Dekoration, salutò la presenza dell’arte applicata alla settima Esposizione internazionale di Monaco del 1897 come segno di mutamento. La formula più efficace del testo univa arte e mestiere in un solo programma: «Geselle man mit einem Worte der Kunst das Handwerk, und dem Handwerk die Kunst».[3] Dal 1897 partecipò alle principali mostre dedicate all’arte applicata. Le sue opere comparvero al Glaspalast di Monaco, nelle esposizioni di Darmstadt, Berlino, Dresda e Vienna, poi a Parigi nel 1900 e a Torino nel 1902, dove ricevette riconoscimenti importanti. Disegnò mobili, interni, oggetti metallici, tessuti, ceramiche e soluzioni ornamentali. La sua attività pratica ebbe una diffusione oggi difficile da ricostruire, perché molte opere sono disperse o documentate soltanto da fotografie, riviste e cataloghi. Rimane però chiara la direzione: introdurre nella vita quotidiana un’arte sobria, colta, costruita sulla qualità del lavoro. Le sue forme nascono dall’incontro fra Arts and Crafts inglese, insegnamento semperiano e interesse per il Giappone. Berlepsch fu conoscitore e collezionista di arte giapponese; possedeva libri di modelli e una raccolta di fornimenti per spade. Aveva incontrato direttamente l’arte giapponese nel 1885, come membro della giuria dell’Esposizione metallurgica di Norimberga. Da quel momento studiò la precisione tecnica, la leggerezza compositiva e il rapporto fra ornamento e funzione che caratterizzavano molti oggetti orientali. La sua idea di modernità nasceva da questo confronto: qualità del fare, chiarezza formale, rapporto stretto fra oggetto e uso. La conoscenza dell’arte inglese fu alimentata da letture e relazioni personali. The Studio gli offrì un osservatorio privilegiato sul rinnovamento britannico. Con Walter Crane intrattenne una corrispondenza dalla metà degli anni Novanta; attraverso Crane entrò in rapporto con altri protagonisti del design inglese. Nel 1906 visitò Charles Robert Ashbee a Campden. Il rapporto con Raymond Unwin fu ancora più significativo per la fase urbanistica: Unwin lo definì, in un giudizio spesso ricordato, il “William Morris della Germania”. La formula coglie un punto reale. Berlepsch vedeva nell’arte uno strumento di miglioramento della vita, con conseguenze sulla casa, sul lavoro, sul quartiere e sulla città.[4] La Villa Tobler a Zurigo-Winkelwiese è una delle sue prove più rilevanti. Gustav Tobler gli affidò il progetto degli interni della propria residenza; la città di Zurigo la considera oggi uno dei capolavori dello Jugendstil locale. L’intervento mostra un Berlepsch capace di trasferire nel contesto svizzero la cultura monacense della casa d’artista: legni, superfici, elementi decorativi e arredi concorrono a costruire un interno denso, organico, di forte presenza materiale. La Villa Tobler ha valore anche per la storia dello Jugendstil zurighese, perché conserva una testimonianza rara di quella stagione.[5] La casa di Planegg, progettata per sé e per la famiglia nel 1899-1900, concentra il suo pensiero sull’abitare. I disegni conservati all’Architekturmuseum della TU München documentano prospetti, piante, sezioni e soluzioni d’insieme. La villa era insieme abitazione, luogo di lavoro e manifesto personale. Berlepsch vi fondò anche una piccola scuola di architettura e arte applicata. Il modello resta quello della casa come laboratorio: il progetto domestico diventa esperienza pedagogica, luogo di sperimentazione, esercizio di vita riformata.[6] Nel suo ambiente si formarono o vennero incoraggiati artisti più giovani. Il caso di Bernhard Pankok è significativo: sotto l’influenza di Berlepsch, il giovane pittore si orientò verso le arti applicate. Questo aspetto pesa molto nella valutazione storica. Berlepsch apparteneva a una generazione precedente rispetto a Pankok, Riemerschmid e agli artisti più riconoscibili dello Jugendstil monacense; proprio per questo ebbe funzione di mediatore. Portò nel nuovo movimento idee già maturate nell’Ottocento, filtrate attraverso Semper, l’Arts and Crafts, il collezionismo giapponese e la riforma sociale. La dimensione teorica divenne sempre più importante. Berlepsch pubblicò scritti sull’architettura storica tedesca, sui musei scandinavi, sull’arte applicata, sull’abitazione operaia e sul movimento inglese delle città-giardino. Nei testi sulla Gartenstadt studiò le esperienze britanniche e tentò di trasferirle nel contesto tedesco. Nel 1909 elaborò un progetto per la città-giardino München-Perlach, rimasto irrealizzato. Qui emerge il lato più sociale della sua opera. La riforma dell’oggetto conduce alla riforma della casa; la riforma della casa conduce al problema del quartiere, del verde, del lavoro, della comunità urbana.[7] La Prima guerra mondiale spezzò la continuità della sua carriera. Le condizioni economiche peggiorarono, il clima culturale mutò, il suo nome uscì progressivamente dal primo piano del dibattito. Morì a Planegg, presso Monaco, il 17 agosto 1921. Una parte consistente delle opere era già dispersa o destinata a rimanere poco visibile; la sua fortuna critica dipese per lungo tempo dalle riviste d’epoca, dalle citazioni dei contemporanei e dagli studi specialistici. La sua importanza va cercata nella posizione di passaggio. Berlepsch unì cultura storicista, eredità semperiana, sensibilità Arts and Crafts, attenzione alla tecnica giapponese e riforma sociale dell’abitare. La sua opera pratica appare oggi frammentaria; la sua azione teorica e pedagogica conserva un peso maggiore. Fu un promotore, un mediatore, un organizzatore di idee. Il suo lavoro mostra come lo Jugendstil monacense sia cresciuto anche da istanze precedenti: educazione artigianale, studio della natura, riforma della casa, dignità dell’oggetto, responsabilità sociale della forma.
A.R.
Note[1] Per i dati biografici essenziali, la formazione a Zurigo con Gottfried Semper e il successivo studio della pittura tra Francoforte e Monaco, cfr. Peter Röllin, “Berlepsch, Hans Karl Eduard von”, in Dictionnaire historique de la Suisse; Musée d’Orsay, scheda “Hans-Eduard von Berlepsch-Valendas”. [2] Sulla prima attività monacense, sul Bayerischer Kunstgewerbeverein, sull’Allotria e sulla Münchner Secession, cfr. Christina Melk-Haen, Hans Eduard von Berlepsch-Valendas. Wegbereiter des Jugendstils in München und Zürich, Fotorotar, Egg, 1993; scheda biografica fotografata, p. 37. [3] Per l’articolo Endlich ein Umschwung e il programma di riforma dell’arte applicata, cfr. Hans Eduard von Berlepsch-Valendas, “Endlich ein Umschwung”, in Deutsche Kunst und Dekoration, vol. I, 1897-1898. [4] Sui rapporti con Walter Crane, Charles Robert Ashbee, Charles Rennie Mackintosh e Raymond Unwin, cfr. Peter Röllin, “Berlepsch, Hans Karl Eduard von”, cit.; Raymond Unwin, testo commemorativo del 1922. [5] Per Villa Tobler e il suo interno Jugendstil, cfr. Grün Stadt Zürich, Gartendenkmal Villa Tobler, Zürich, 2024; Christina Melk-Haen, Hans Eduard von Berlepsch-Valendas, cit. [6] Per la casa di Planegg e i disegni conservati, cfr. Deutsche Digitale Bibliothek / Architekturmuseum der Technischen Universität München, schede “Berlepsch-Valendas, Hans Eduard von: Wohnhaus – Planegg bei München”, 1899. [7] Sul rapporto con la città-giardino e sul progetto München-Perlach, cfr. Hans Eduard von Berlepsch-Valendas, Bauernhaus und Arbeiterwohnung in England. Eine Reisestudie, Stuttgart, 1907; Die Garten-Stadt München-Perlach, München, 1910; Die Gartenstadtbewegung in England, ihre Entwickelung und ihr jetziger Stand, R. Oldenbourg, München, 1912.
BibliografiaHans Eduard von Berlepsch-Valendas, Kunst und Kunstgewerbe auf der Münchner Ausstellung des Jahres 1876. Unserer Väter Werke, München, 1876. Hans Eduard von Berlepsch-Valendas, “Endlich ein Umschwung”, in Deutsche Kunst und Dekoration, vol. I, Stuttgart, 1897-1898. A. Weese, “Hans Eduard von Berlepsch, München”, in Deutsche Kunst und Dekoration, vol. III, Stuttgart, 1898-1899, pp. 1-20. W. Ritter, “Hans Eduard von Berlepsch-Valendas”, in Art et Décoration, vol. VII, Paris, 1900, pp. 74-82. Hans Eduard von Berlepsch-Valendas, Bauernhaus und Arbeiterwohnung in England. Eine Reisestudie, Stuttgart, 1907. Hans Eduard von Berlepsch-Valendas, Die Garten-Stadt München-Perlach, München, 1910. Hans Eduard von Berlepsch-Valendas, Die Gartenstadtbewegung in England, ihre Entwickelung und ihr jetziger Stand, R. Oldenbourg, München, 1912. Raymond Unwin, testo commemorativo su Hans Eduard von Berlepsch-Valendas, 1922. Christina Melk-Haen, Hans Eduard von Berlepsch-Valendas. Wegbereiter des Jugendstils in München und Zürich, Fotorotar, Egg, 1993. Peter Röllin, “Berlepsch, Hans Karl Eduard von”, in Dictionnaire historique de la Suisse, Bern, versione online. Musée d’Orsay, scheda online “Hans-Eduard von Berlepsch-Valendas”. British Museum, scheda online “Hans Eduard von Berlepsch-Valendas”. Deutsche Digitale Bibliothek / Architekturmuseum der Technischen Universität München, schede online dei disegni per la casa di Planegg.
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