![]() |
||
|
Gio Ponti - Gli anni VentiLa conversazione classica e la casa all’italiana
Gli anni Venti sono il decennio di formazione pubblica di Gio Ponti. Dopo la laurea in architettura al Regio Politecnico di Milano, conseguita nel 1921, entra nel sistema professionale milanese attraverso il sodalizio con Emilio Lancia e, per un breve tratto, con Mino Fiocchi [1]. La sua identità prende corpo in una zona di confine fertile: arti decorative, architettura domestica, arredo, editoria, manifattura. Già in questa fase Ponti considera il progetto come una pratica estesa. L’oggetto, la stanza, la casa e la pagina stampata appartengono a uno stesso modo di dare forma alla vita quotidiana. Nel 1923 assume la direzione artistica della Richard-Ginori [2]. L’incarico gli offre un laboratorio decisivo. La manifattura di Doccia possiede una storia lunga e una competenza tecnica consolidata; Ponti vi introduce un linguaggio agile, fondato su una classicità trasformata in segno moderno. La ceramica diventa superficie narrativa dove figure mitologiche, architetture leggere e motivi geometrici acquistano un ritmo nitido, quasi teatrale. Il disegno governa la forma dell’oggetto e insieme la sua immagine. Questa classicità ha il tono di una conversazione colta dove l’antico entra nella casa attraverso il vaso, il piatto, il servizio da tavola, la credenza. Ponti usa il repertorio italiano come materia adatta alla produzione e alla circolazione moderna del gusto. La decorazione ordina la superficie, stabilisce proporzioni, dà all’oggetto una presenza riconoscibile. Il successo alla Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes di Parigi del 1925 conferma la forza della nuova produzione Richard-Ginori [3]. Ponti presenta una modernità italiana fondata sulla qualità della manifattura, sul controllo del disegno e sulla trasformazione della tradizione in immagine contemporanea. La ceramica gli permette di verificare un principio che resterà stabile: la produzione in serie può accogliere invenzione, precisione e cultura figurativa. Alla Richard-Ginori Ponti agisce come direttore di un sistema visivo. Segue la forma, il decoro, la presentazione, il catalogo, la promozione del prodotto [4]. La sua attività supera il compito del decoratore e anticipa la figura moderna del designer come regista. L’industria diventa un mezzo per diffondere qualità formale. L’attività architettonica prende forma: Casa Ponti in via Randaccio a Milano, progettata con Emilio Lancia tra il 1924 e il 1926, è la prima prova residenziale di rilievo [5]. L’edificio nasce come abitazione familiare e insieme come dichiarazione di metodo. La facciata, gli interni, la scala, gli arredi e i dettagli compongono un organismo domestico unitario. In via Randaccio emerge un tema centrale del Ponti giovane: l’abitare come costruzione culturale dove la casa raccoglie riti familiari, oggetti, luce, percorsi, conversazioni. Ogni parte concorre alla qualità dell’ambiente. La facciata dialoga con la strada, l’interno organizza la vita privata, l’arredo completa l’architettura. Il progetto continua oltre la muratura e investe mobili, tessuti, ceramiche, colori. La casa diventa un luogo di educazione dello sguardo e dei gesti. Il rapporto con Emilio Lancia consolida questa direzione. Nei primi lavori comuni l’architettura domestica assume un tono civile, misurato, attento al dettaglio. La tradizione agisce come grammatica di proporzioni e accenti. Ponti sviluppa un linguaggio capace di trattenere memoria classica, esigenze moderne e gusto borghese. Questa radice resterà visibile anche negli edifici residenziali degli anni Trenta, quando la forma si farà più urbana e sintetica. Nel 1927 nasce Domus Nova, iniziativa sviluppata con Emilio Lancia per La Rinascente, con la collaborazione decorativa di Giulio Rosso [6]. Il progetto riguarda mobili coordinati per la casa medio-borghese e indica una nuova attenzione alla diffusione dell’arredo moderno. Tavoli, sedie, letti, armadi e complementi vengono pensati come parti di ambienti coerenti. Il grande magazzino diventa luogo di modernizzazione del gusto, capace di avvicinare il progetto d’autore a un pubblico più ampio. Domus Nova risponde a nuove esigenze abitative. Le case urbane chiedono spazi meglio organizzati, mobili più pratici, ambienti meno appesantiti da codici ottocenteschi. Ponti interpreta questa trasformazione attraverso forme chiare, misurate, adatte alla vita quotidiana. L’arredo conserva qualità, ma acquista una presenza più agile. La modernità domestica passa attraverso oggetti capaci di ordinare lo spazio e di rendere più naturale l’uso della casa. Nel 1928 Ponti fonda Domus [7]. Attraverso le pagine del periodico, l’architettura entra in rapporto con arredo, arti applicate, giardino, oggetto e cultura domestica. Ponti comprende presto la forza della comunicazione visiva. La rivista seleziona esempi, costruisce modelli, forma il pubblico, collega professionisti, industrie e committenti. L’atto editoriale diventa parte del progetto. L’editoriale “La casa all’italiana”, pubblicato nel primo numero di Domus nel gennaio 1928, contiene il nucleo teorico del decennio [8]. Ponti immagina la casa italiana come luogo di luce, aria, misura, rapporto con il paesaggio e continuità tra interno ed esterno. Terrazze, logge, portici, giardini e finestre compongono una grammatica dell’abitare. La casa accoglie il corpo, lo sguardo, la vita familiare e la rappresentazione civile. Il conforto assume valore fisico e mentale. La “casa all’italiana” indica una modernità radicata nella storia e nella cultura materiale del paese. Ponti elabora una casa adatta al presente, fondata su proporzione, semplicità d’uso, qualità degli oggetti. La casa è un organismo aperto, regolato da rapporti visivi e da una precisa idea di vita. La forza degli anni Venti sta nella continuità tra scale diverse. La ceramica Richard-Ginori, Casa Ponti, Domus Nova e Domus appartengono a una stessa traiettoria. In tutti questi ambiti Ponti cerca una forma capace di entrare nell’uso quotidiano. La modernità prende forma attraverso oggetti concreti, prodotti, abitati, fotografati, pubblicati. Il decennio costruisce anche un’immagine precisa dell’Italia moderna dove Ponti valorizza la tradizione manifatturiera, promuove la casa come centro della vita civile, affida alla rivista il compito di educare lo sguardo, e sperimenta con il grande magazzino una via alla diffusione dell’arredo moderno. Il suo linguaggio conserva un carattere figurativo e spesso classico; il metodo è già pienamente contemporaneo. Gli anni successivi porteranno questa matrice verso campi più vasti.
Note[1] Gio Ponti si laurea in architettura al Regio Politecnico di Milano nel 1921. Subito dopo avvia il sodalizio professionale con Emilio Lancia; per un breve periodo è associato anche a Mino Fiocchi. [2] Ponti assume la direzione artistica della Richard-Ginori nel 1923. La produzione ceramica degli anni Venti costituisce uno dei momenti fondativi della sua ricerca sulle arti decorative e sul rapporto tra manifattura storica e progetto moderno. [3] All’Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes di Parigi del 1925 la Richard-Ginori ottiene un riconoscimento di primo piano per la nuova produzione diretta da Ponti. L’episodio contribuisce alla visibilità internazionale della manifattura e del giovane architetto. [4] Il ruolo di Ponti alla Richard-Ginori comprende ideazione, controllo formale, immagine e promozione del prodotto. Questo aspetto permette di leggere la sua attività come una precoce forma di direzione artistica moderna. [5] Casa Ponti in via Randaccio 9 a Milano è progettata da Gio Ponti con Emilio Lancia tra il 1924 e il 1926. È la prima casa realizzata da Ponti per la propria famiglia. [6] Domus Nova nasce nel 1927 nell’ambito della collaborazione tra Gio Ponti, Emilio Lancia e La Rinascente, con la partecipazione di Giulio Rosso per gli aspetti decorativi. Il progetto viene presentato alla Biennale di Monza e riguarda arredi coordinati per la casa medio-borghese. [7] Domus viene fondata da Gio Ponti nel 1928. La rivista diventa uno degli strumenti principali della sua azione culturale nel campo dell’architettura, dell’arredamento e delle arti applicate. [8] “La casa all’italiana” appare nel primo numero di Domus, gennaio 1928. Il testo costituisce uno dei nuclei teorici più importanti della riflessione pontiana sull’abitare.
BibliografiaGio Ponti, “La casa all’italiana”, Domus, n. 1, Editoriale Domus, Milano, gennaio 1928.Gio Ponti, La casa all’italiana, Editoriale Domus, Milano 1933. Anty Pansera, Paolo Portoghesi, Gio Ponti alla Manifattura di Doccia, Electa, Milano 1982. Ugo La Pietra, Gio Ponti, Rizzoli, Milano 1988. Fulvio Irace, Gio Ponti. La casa all’italiana, Electa, Milano 1988. Lisa Licitra Ponti, Gio Ponti. L’opera, Leonardo, Milano 1990. Loredana Manna, Gio Ponti. Le maioliche, Allemandi, Torino 2000. Dario Matteoni, a cura di, Gio Ponti. Il fascino della ceramica / Fascination for Ceramics, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2011. Livia Frescobaldi, Maria Teresa Giovannini, Oliva Rucellai, a cura di, Gio Ponti. La collezione del Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia / The Collection of the Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia, Aion, Falciano 2019. Maristella Casciato, Fulvio Irace, a cura di, Gio Ponti. Amare l’architettura, Forma Edizioni, Firenze 2019. Salvatore Licitra, a cura di, Gio Ponti. The Complete Work 1923-1978, Taschen, Köln 2021.
|